Falvo, Franco

Franco Falvo [Pedivigliano (Cosenza), 11 aprile 1923 – Cosenza, 22 ottobre 2011]

Registrato allo Stato civile con i nomi di Francesco, Carmine e Luciano (da adulto rinunciò ufficialmente agli ultimi due nomi), nacque da Emilio, possidente e poi mediatore immobiliare, e Franceschina Mancuso, donna di casa, sorella di un questore, una famiglia benestante. Dopo gli studi primari nel paese natale, si trasferì a Cosenza per frequentare il Ginnasio e il Liceo «B. Telesio». Conseguita la maturità, dopo una pausa dovuta agli eventi bellici, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari dove si laureò il 12 gennaio 1951. Iscritto all’Albo degli avvocati, di fatto non esercitò mai la professione legale.
Franco – per colleghi e amici Ciccio – si trovava a Cosenza all’arrivo degli alleati e fu allora che, appena ventenne, si affacciò al giornalismo, lavorando nella redazione di «Italia Nuova», poi «Corriere del Sud», quotidiano indipendente autorizzato dalla Commissione alleata. Appartenne, dunque, a quella generazione di giovani che nel disastrato dopoguerra, quando si registrò un fiorire di una stampa povera di mezzi ma ricca di tensioni ideali, furono impegnati a dare dignità al giornalismo libero e non in livrea come fino ad allora era stato imposto dal fascismo.
Giornalista professionista a far data dal 2 novembre 1946, la sua vicenda umana e professionale ha attraversato più di mezzo secolo, anni difficili sotto tutti gli aspetti per una regione socialmente complicata, caratterizzata anche da un settore editoriale debole e instabile. 
Organizzatore di eventi mondani (serate danzanti, «veglionissimi» della stampa, concorsi di Miss Calabria, di cui era agente in Calabria, e altre analoghe iniziative), dal 1947 al 1950 è stato corrispondente de «Il Popolo», dal 1949 al 1964 della «Gazzetta del Mezzogiorno. Negli stessi (1949 -1964) anni ha collaborato anche con l’agenzia di stampa Ansa dalla provincia di Cosenza, e dal 1952 al 1964 con l’agenzia «France Presse».
Sono questi anni, per Falvo, di intensa attività. Dal 1950 al 1964 ha collaborato anche al quotidiano romano «Momento» e dal 1956 al 1964 è stato collaboratore dell’agenzia di stampa americana Upi. Negli anni Cinquanta scrisse anche per «Il Messaggero» di Roma.
Giovane cronista, fu uno dei protagonisti di una vicenda esaltante e purtroppo finita presto e male per interferenze dei potentati economico-politici dell’epoca: la fondazione a Cosenza, nell’ottobre 1956, del quotidiano «La Calabria», per iniziativa di un gruppo di giornalisti baresi che diedero vita alla prima società di giornalisti costituita in Italia. Il giornale fu nelle edicole appena 57 giorni e dovette cessare per mancanza di credito industriale (Dc e Cassa di Risparmio lo boicottarono). 
In quel giornale Falvo ebbe anche un ruolo logistico-organizzativo oltre che giornalistico. Fu vicino ai promotori del quotidiano, tra cui Michele Lomaglio che lo contattò per primo. Sulla vicenda de «La Calabria» raccontava: «La lobby politica della “Balena bianca” si preoccupò non poco dell’affermazione del nuovo quotidiano. Non so cosa pensarono. Ebbero apprensione e… paura. Abbandonarono “La Calabria” e avviarono relazioni con il quotidiano di Messina “La Gazzetta del Sud” che nel frattempo aveva aperto a Cosenza un ufficio di redazione con responsabile Biagio Belfiore».
Vicino agli ambienti democristiani ed ecclesiastici cosentini, nel 1958 avviò prima una collaborazione e  nello stesso anno approdò in Rai come redattore (assieme a Eugenio Greco ed Emanuele Giacoia) quando fu aperta la sede regionale, e in tanti lo ricordano per i “giri” di nera, tra ospedale, polizia e carabinieri alla ricerca di notizie.
Nel 1962 cominciò a collaborare con «Il Giorno» di Milano.
Due anni dopo sposò Santina Orrico, insegnante e affermata pittrice, dalla quale ha avuto due figli, Mariella ed Emilio.
Dal 1° gennaio 1970 divenne capo servizio dei servizi giornalisti della Rai di Cosenza e divenne “vice” di Eugenio Greco quando questi assunse la guida della redazione. Dal 26 luglio 1978, infine, fu il primo giornalista a cui l’azienda riconobbe il grado di  caporedattore della sede regionale, incarico che svolse fino  all’1 luglio 1986.
È lui alla guida della redazione quando il 15 dicembre 1979 va in onda il primo Tg della Calabria. 
Socio e delegato regionale dell’Age (Associazione dei giornalisti europei), è stato anche impegnato sul fronte associazionistico della professione, specialmente nelle attività dell’Ucsi, l’Unione cattolica stampa italiana, di cui per lunghi anni fu presidente della sezione nord Calabria, e anche dell’Uspi (Unione Stampa Periodica Italiana). 
Giornalista professionista dal 2 novembre 1946 (alla sua morte figurava al numero 1 del relativo elenco dell’Ordine dei giornalisti della Calabria) al Congresso di Vibo Valentia dell’8 e 9 marzo 1974 fu tra i fondatori del Sindacato dei Giornalisti della Calabria, ed è stato componente del primo Consiglio Direttivo, con Franco Cipriani, corrispondente Rai da Reggio Calabria e suo amico personale da vecchia data, segretario regionale. Nella riunione di insediamento del 3 aprile 1974, lanciò un vibrante invito a tutti i colleghi «affinché sia bandita ogni forma di polemica e si inizi un proficuo lavoro in favore di tutti i giornalisti calabresi».
Ha scritto un libro su Orazio Cipriani, fondatore e direttore dal 1914 al 1926 del quotidiano reggino «Corriere di Calabria».
Accademico cosentino, ebbe una medaglia d’oro dell’Enal per il giornalismo.
Già da tempo pensionato, negli ultimi anni della sua vita è stato generoso di informazioni e documenti con ricercatori e studenti che si sono occupati di ricostruire le vicende del giornalismo calabrese dell’ultimo mezzo secolo del Novecento.
Morì a Cosenza, in una Casa di cura in cui si trovava ricoverato da alcuni giorni, all’età di 88 anni. Era il decano dei giornalisti calabresi. Al suo funerale, nella chiesa di San Giovanni Battista di Cosenza, parteciparono numerosi giornalisti e amici provenienti da ogni parte della Calabria. (Pantaleone Sergi) © ICSAIC 2020

Opere

  • Un Calabrese di nome Orazio. ECM, Cosenza, 1971;
  • Con il TG3 un nuovo modo di informare, in Informazione in Calabria e sistema radiotelevisivo, Edizione del Consiglio Regionale della Calabria, Reggio Calabria 1982.

Nota bibliografica

  • Il chi è? nel giornalismo italiano, Casa Editrice Nuova Mercurio, Milano 1974, ad vocem, p. 131;
  • Pantaleone Sergi,  Quotidiano desiderati. Giornalismo editoria e stampa in Calabria,Memoria, Cosenza 2000, ad indicem;
  • Pino Nano, Quarant’anni di Rai in Calabria, vol. 1: Da via Montesano a Corso Marconi; vol. 2: I ragazzi di via Montesanto, Memoria, Cosenza 2000; 
  • Pantaleone Sergi,  Il quotidiano dei 57 giorni. Da Bari a Cosenza per stampare «La Calabria», Memoria, Cosenza 2001;
  • Pantaleone Sergi, Prove di “stampa gialla” nell’Italia liberata: il “Corriere del Sud”, «Giornale di Storia Con­temporanea», 1, 2005;
  • Pantaleone Sergi, Stampa e società in Calabria, Memoria, Castrolibero 2006, ad indicem.

Nota archivistica

  • Comune di Pedivigliano (Cosenza), Registro delle nascite, atto n. 16 del 13 aprile 1923;
  • Comune di Cosenza, Registro dei matrimoni, atto n. 347, p. II, serie A, 1964;
  • Comune di Cosenza, Registro dei morti, atto n. 866, p. II, serie B, 2011;
  • Archivio privato Sergi, Il primo giornale del dopoguerra a Cosenza (dattiloscritto di Franco Falvo).
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
Instagram