Ferrari, Rocco

Rocco Ferrari [Montalto Uffugo (Cosenza), 1 aprile 1854 – Paola (Cosenza), 12 maggio 1917]

Nacque da Nicola, sarto, di idee antiborboniche per le quali fu perseguitato e arrestato nel 1852, e dalla popolana Carmela Medaglia. A Montalto, nel 1864, anno in cui la madre risulta già deceduta, il suo talento artistico fu notato da un ornamentista di Cosenza che consigliò al padre di farlo studiare chiedendo un sussidio alla Deputazione provinciale bruzia. Nel corso dello stesso anno giunsero a Montalto, con le loro apparecchiature fotografiche, i due artisti fuscaldesi Carlo e Consalvo Santoro, che attirarono la sua attenzione, e dopo un paio di giorni dal loro arrivo «piantarono una baracca dentro il giardino di Battista d’Alessandro e fu uno scatenarsi del paese intero per farsi ritrarre» (Bilotto). 
I due maestri, inoltre, essendo pure pittori e scultori, poi, prima di ripartire per Cosenza, restaurarono le statue del paese di San Michele e dell’Immacolata, e al piccolo Rocco, che volle assisterli durante il lavoro, come ricompensa, gli insegnarono a copiare alcune figure mitologiche di stampe litografiche. 
In quel periodo fortuna pure volle che sua zia materna Antonia, detta “Tonna”, lavorasse come domestica in casa del nuovo pretore di Montalto, Vincenzo Leoncavallo (padre del compositore Ruggero), che vi giunse nel 1862 da Eboli, con la sua famiglia, per dirigervi fino al 1868 la locale Giudicatura Mandamentale. Sua moglie era Virginia D’Auria (figlia del pittore partenopeo Raffaele d’Auria) che si dilettava a dipingere e a disegnare. La zia allora le fece conoscere il talentuoso nipote e la signora, sotto la sua guida, gli fece eseguire vari disegni e lavori a pastello.
Nel mese di ottobre del medesimo anno (1864), il decenne Rocco si recò a Cosenza con il padre per presentare la richiesta di un sussidio alla Provincia, con allegata una dichiarazione del suo Comune, che tra l’altro attestava «che Nicola Ferrari (…) rimasto vedovo con tre figli, uno di essi a nome Francesco si trova a servire sotto la Bandiera Nazionale da caporale. Gli altri due ragazzi senza mezzi ed il padre vecchio, avrebbero bisogno di un aiuto massimo il figlio Rocco il quale ha dei talenti e non può applicarli per mancanza di mezzi come si è detto». La supplica fu poi accolta dalla Deputazione Provinciale, che gli concesse un contributo annuale di £. 300, grazie al quale si iscrisse alla Scuola Tecnica di grado inferiore di Cosenza, che era stata istituita appena due anni prima. 
Dopo la morte prematura del fratello Francesco (Ciccio), avvenuta a Napoli il 23 dicembre del 1867, l’Amministrazione Provinciale gli riconfermò un altro sussidio annuale di £. 250, il 18 gennaio del 1868, che gli permise di frequentare per un altro anno la scuola a Cosenza. Quando poi ritornò a Montalto, il padre finalmente decise di fargli intraprendere gli studi artistici a Napoli e lo spinse a partecipare, assieme ad altri giovani del Cosentino, a un concorso per una pensione agli studi, bandito dalla Provincia, che fu espletato nel mese di ottobre dell’anno successivo (1869), all’interno del Reale Istituto di Belle Arti partenopeo. Ma alla fine, suo malgrado, risultò vincitore Giuseppe Cosenza di Luzzi, che si aggiudicò la pensione di £. 1000 annue, per un triennio. 
Pertanto, sconfortato dall’esito negativo del concorso, nel mese di novembre ritornò a casa, dalla sua famiglia. Fortunatamente, però, l’anno dopo (1870) giunse a Montalto, con moglie e figli, l’ex procuratore partenopeo, Errico Cerone, che rincuorò il suo animo spronandolo a continuare gli studi a Napoli, dove l’avrebbe raccomandato a un artista di sua conoscenza facendogli seguire un apprendistato nel suo studio (Bilotto). Il giovane Ferrari, allora, animato da tanta speranza e ardimentoso slancio, il 12 aprile del 1871 partì per Napoli, assieme a suo cugino Antonio Ferrari, grazie anche a un modesto contributo di 25 lire che, per sei mesi, gli concesse il Comune di Montalto (Bilotto). Giunto nella città partenopea si presentò dal procuratore Cerone, che, tenendo fede alla sua promessa, lo affidò alla cura del suo amico don Giuseppe Molinaro per farlo conoscere al figlio Biagio, rinomato pittore, che purtroppo era morto tre anni prima. Tuttavia, l’anziano e buon Molinaro decise di aiutarlo ugualmente e lo segnalò all’attenzione del maestro Ignazio Perricci. L’artista pugliese lo accolse paternamente nel suo studio, per poi farne uno dei suoi allievi più prediletti, anche come suo studente di Ornato dipinto al Reale Istituto di Belle Arti, al quale si iscrisse nel 1873. 
Al suo seguito, infatti, il giovane Ferrari ben presto collaborò in vari cicli di affreschi: a Corigliano Calabro nel castello del barone Compagna (1872-1875); a Roma, nel salone da ballo del palazzo del Quirinale (1875) e in precedenza anche nel duomo di Napoli, dove cadde da un’impalcatura salvandosi per miracolo. Nella città partenopea, inoltre, si tramanda un suo breve apprendistato svolto nello studio di Gioacchino Toma.
Da Napoli rientrò spesso a Montalto, dove il 3 ottobre del 1885 sposò la ventenne Emanuela Romeo, dalla quale ebbe una numerosa prole, pare di ben 15 figli. Nel 1892, infine, ritornò definitivamente con la famiglia a Montalto, per poi nel 1911 trasferirsi a Paola.
Dopo il successo ottenuto con il Perricci, Ferrari pervenne a una propria cifra stilistica, che nelle scene di eleganti ambienti interni diede forma a effetti illusionistici a tromp l’oeil con un’ariosa e pregnante spazialità tridimensionale. Con questa sua indole creativa ed espressiva eseguì importanti cicli di affreschi a sfondo decorativo-ornamentale sia in Calabria che oltre i suoi confini. Verso la fine degli anni Ottanta dell’800 fu in Basilicata, a Ferrandina (Matera), dove nel palazzo Lisanti decorò le stanze del piano nobile con bellissime figure femminili che si affacciano da eleganti e finte balaustre, che gli furono commissionati dalla baronessa Antonietta Maselli di Rossano Calabro, sposa del nobiluomo Francesco Lisanti di Ferrandina (Barone Pugliese). Nella città partenopea eseguì pitture decorative in alcuni ambienti della Reggia di Capodimonte, nella chiesa di San Lorenzo Maggiore e in quella di San Pietro Martire.
A San Giorgio a Cremano (Napoli) realizzò decorazioni nella villa di Luigi Scarpitti e a Castellamare di Stabia (Napoli), nel palazzo Ruocco. Oltre a cimentarsi in questi cicli di affreschi di carattere decorativo, l’artista eseguì anche varie opere da cavalletto, come si evince dalla piccola tavoletta Leopardi sul letto di morte, 1876 (Montalto Uffugo, coll. privata) e dall’Autoritratto, 1900 (coll. privata), nel quale con intensità espressiva comunica la sua identità interiore.
Per il desiderio di ritornare nella sua terra d’origine e ricongiungersi alla sua famiglia, rifiutò di recarsi sia a Milano, per lavorare come scenografo al Teatro alla Scala, sia a Corfù (Grecia) per eseguire decorazioni, assieme ad altri artisti, nel palazzo dell’Achilleion, su richiesta di Guglielmo II, imperatore di Germania (Sirianni).
A Cosenza lavorò nel palazzo Quintieri e nella sala consiliare dell’ex palazzo dei Bruzi (1889), nella quale realizzò un fregio decorativo che, nella sua scorrevole orizzontalità, presenta una sequenza ritmica di 27 medaglioni circolari all’interno dei quali dipinse ritratti celebrativi di uomini illustri calabresi. Altri lavori dello stesso genere li eseguì nel paese natio (Excelsior, sala del Comune), a San Lucido, nell’abitazione del senatore Giuliani e, nel 1895, nella villa Caracciolo a Lattarico (Cosenza), dove realizzò vari affreschi, tra i quali quello raffigurante L’ippodromo di Agnano.
Poi ancora lavorò a Carolei, Fuscaldo, Paola e in altri paesi. Inoltre, sempre nel cosentino, si cimentò sul versante della pittura sacra, fra i quali numerosi dipinti che realizzò, si citano: a Cosenza, nel duomo, le tele Madonna del Rosario e la Sacra Famiglia (1897) e nella chiesa di S. Maria della Sanità, la pala d’altare della Madonna della Sanità (1910); a Pietrafitta (1893) la Madonna del Carmine e Santi con le anime purganti (chiesa dell’Immacolata) e a Cerisano, per la chiesa di San Domenico, le opere Santa FilomenaSan Francesco di Paola, la Madonna del SoccorsoSan DomenicoSan Vincenzo Ferreri; poi ancora eseguì affreschi sul soffitto (1893) e alle pareti dell’abside (1895), la Fuga in Egitto e il Transito di San Luigi. A Montalto realizzò pure varie opere, fra le quali la Sacra Famiglia (santuario della Madonna della Serra), concepita su declinazioni di cultura simbolista. 
Il nome dell’artista è legato anche alla storica rappresentazione della nota opera I Pagliacci del grande compositore verista Ruggero Leoncavallo, andata in scena il 17 dicembre del 1902 al teatro dell’Opera di Parigi. Il musicista napoletano, infatti, per la realizzazione dell’allestimento scenico dell’opera, che si ispira a un fatto di sangue accaduto proprio a Montalto, durante l’annuale festa di ferragosto, gli commissionò vari disegni di personaggi in costume montaltese e di paesi viciniori, assieme a un bozzetto della facciata della chiesa della Madonna della Serra. 
Successivamente, nel 1912, su invito del suo amico Alfonso Frangipane, partecipò alla 1ª mostra d’arte calabrese, a Catanzaro, con alcuni bozzetti di decorazione pittorica.
Nel 1917, all’età di 63 anni, morì a Paola. Il Comune di Montalto Uffugo gli ha dedicato una via. (Tarcisio Pingitore) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Nuccia Barone Pugliese, in Ferrandina. Recupero di una identità culturale (a cura di N. Barone Pugliese e F. Lisanti), Congedo editore, Galatina (Lecce), 1987, pp. 164-165;
  • Tarcisio Pingitore, Sussidi a giovani calabresi studenti di Belle Arti a Napoli nella seconda metà dell’Ottocento, «Il Corriere di Roma»,15 maggio 1998;
  • Tarcisio Pingitore, Ferrari Rocco, in catalogo Rubens Santoro e i pittori della provincia di Cosenza fra Otto e Novecento (a cura di T. Sicoli-I. Valente), Edizioni AR&S, Catanzaro 2003, pp. 148-149;
  • Maria Sirianni, Vita e opere di Rocco Ferrari, in Un paese all’Opera/Arte, territorio e memoria etnografica a Montalto Uffugo. Genesi e storia del “I Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo, Abramo, Catanzaro 2003, pp. 114-117;
  • Enzo Le Pera, Rocco Ferrari in Enciclopedia dell’arte in CalabriaOttocento e Novecento, Rubbettino, Soveria Mannelli 2008; 
  • Luigi Bilotto, Dal diario di Rocco Ferrari. Ricordi del sussidio della Provincia di Cosenza, in catalogo Cosenza e le Arti. La collezione di dipinti dell’800 della Provincia di Cosenza (1861-1931), a cura di A. Cipparrone, Provincia di Cosenza, Cosenza 2013, pp. 79-85.
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