Fiore, Felice

Felice Fiore [Sambiase (Catanzaro), 14 maggio 1868 – Cosenza, 12 novembre 1958]

Nacque a Sambiase, oggi Lamezia Terme, dal pittore Eduardo Fiore e da Marianna Greto di origine cortalese. Sin da ragazzo manifestò una spiccata inclinazione artistica per il disegno e la pittura e sotto la guida paterna apprese i primi insegnamenti, impartitigli anche sugli esempi della pittura della «Scuola di Cortale», che fu attiva dal 1862 al 1875, guidata dal maestro Andrea Cefaly. 
All’età di 21 anni, grazie a una “pensione” che gli concesse l’Amministrazione Provinciale di Catanzaro, si recò a Napoli e il 28 dicembre del 1889 presentò la domanda di rito per l’ammissione agli studi nel Reale Istituto di Belle Arti; mentre, il 22 dicembre del 1891, in un’altra sua successiva domanda, chiese di essere esonerato dal pagamento della tassa d’iscrizione per le ristrettezze economiche in cui versava la sua famiglia. 
Molto probabilmente, però, il suo alunnato nell’Istituto partenopeo si protrasse solo per alcuni anni, senza portare quindi a termine l’intero ciclo di studi. A ogni modo, sin dai primi anni Novanta, il giovane Fiore diede inizio al suo percorso artistico, con scelte stilistiche e tematiche già definite, orientate verso la pittura sacra, nell’ambito di un neoclassicismo di maniera, oltre a cimentarsi (sul versante stilistico opposto, del Realismo) con soggetti ripresi dal vero e ispirati a temi dell’ambiente locale, secondo i dettami che furono diffusi dalla pittura cortalese.
Nel 1892, forse ancora studente a Napoli, per la chiesa matrice di Scigliano (Cosenza), dipinse la tela della Madonna di Pompei. Dopodiché, prefigurandosi un futuro d’artista con lauti guadagni, due anni dopo, il 22 giugno del 1904, contrasse matrimonio a San Benedetto Ullano (CS) con la ventottenne Eleuteria Conforti, figlia di Leopoldo e di Isabella Marsico. Abitando stabilmente nel paese di origine albanese, negli anni successivi riceverà varie committenze artistiche dal clero di vari paesi della Calabria. L’eco della sua arte arrivò anche a Catanzaro, dove, nel corso degli anni Novanta, assieme forse ad altri artisti della «Scuola di Cortale», compreso il padre, lavorò al ciclo di affreschi della luminosa cupola della chiesa dell’Immacolata.
Nel 1905 fu a Rende e nella chiesa di Santa Maria della Consolazione dipinse le due bellissime tele la Disputa dei vescovi a Efeso e L’incendio di Costantinopoli. Successivamente, tra il 1909 e 1910, fece tappa a Gagliato (Catanzaro) su richiesta del sacerdote don Vito Antonio Bertucci, e per la chiesa di San Nicola di Bari eseguì le tele il Battesimo di Cristo, l’Assunta in gloria e San Nicola di Bari, collocate in tre scomparti del soffitto; poi ai due lati dell’arco trionfale dipinse le figure degli Apostoli Pietro e Paolo e sulla balaustra della cantoria la tela Santa Cecilia che suona l’organo, soggetto di concezione barocca, esemplato da quello omonimo dell’artista parmense Michele Rocca (16710–1751), che si conserva a Roma, nella Galleria dell’Accademia di San Luca. Oltre a ciò, nella navata centrale, realizzò lavori di decorazione pittorica con figure di angeli e motivi floreali. Nel 1938, purtroppo, all’interno della chiesa divampò un incendio, che causò gravi danni anche alle sue opere e per il loro recupero si rese necessario un intervento di restauro. Tale compito fu affidato allo stesso artista, al quale fu chiesto anche di dipingere ad affresco, nel corso dello stesso anno 1938, di nuovo l’opera raffigurante il Battesimo di Cristo, dato che era stata totalmente distrutta.
Ma è soprattutto a Luzzi (più d’ogni altro luogo) che Fiore ebbe modo di esprimere al meglio lo spessore della sua vera personalità artistica, nel corso del primo lustro del primo decennio del Novecento, prima comunque, pare, dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. 
Nel paese dell’entroterra cosentino, infatti, eseguì un numero consistente di opere importanti per il clero locale. In questi suoi dipinti, nel dare forma al suo ricorrente e verosimile naturalismo di ascendenza classicistica, talvolta declinato in chiave purista, rivelò straordinarie capacità coloristiche, con brillanti effetti di luce, grazie a una tessitura cromatica densa di materia pittorica luminosa.
Nella chiesa di San Francesco di Paola affrescò l’intera volta dell’abside con una grande e movimentata composizione raffigurante San Francesco di Paola nella gloria del Paradiso, nella quale per alcuni dei personaggi effigiati, si servì, come modelli, anche di persone del luogo. 
Poi ancora, in basso, ai lati della stessa abside, eseguì gli affreschi: San Francesco eremita con un angeloSan Francesco al cospetto del papa e, al centro, la tela dell’Annunciazione, con l’espressione mite e dolce del volto, nonché dipinse sul prospetto della cantoria, in un tondo, una malinconica Santa Cecilia che suona la spinella. Sulla volta della navata, invece, realizzò il bellissimo affresco San Francesco di Paola che attraversa lo Stretto di Messina. La figura del Santo è visualizzata con forte realismo, in primo piano, nell’atto di compiere il suo miracolo in piena estasi con l’Assoluto ed è sovrastata in alto da sette gioiosi angioletti in gloria, immersi fra le nuvole. 
Una sua opera si trova pure nella chiesa di San Giuseppe, nella quale eseguì la classicheggiante tela della SS. ma Trinità; mentre in quella di Sant’Angelo rifece, secondo modelli iconografici stabilizzati, il paliotto dell’altare maggiore, raffigurandovi (ai due lati) San Michele Arcangelo e San Nicola da Bari, con al centro l’immagine della Madonna col Bambino. Inoltre, a carico dell’artista, sia pure con riserva, si prospetta l’attribuzione dei due affreschi Presentazione di Gesù al Tempio e la Visitazione di Maria a Santa Elisabetta eseguiti sulle due pareti laterali del presbiterio della chiesa dell’Immacolata. 
Infine, sempre a Luzzi, altre sue opere nel corso del tempo furono richieste e acquisite da famiglie benestanti locali, come l’Urna con l’effige di S. Aurelia Marcia (coll. eredi G. Coppa), il Ritratto del frate laico Barbanello-Picozzo (coll. eredi famiglia Alfano), la Giovane donna in costume e la tela della Madonna del Buon Consiglio (coll. eredi Giulio Caloiero), il Ritratto di Giulio De Marco (coll. eredi dell’omonima famiglia) e i due ritratti raffiguranti i coniugi Leopoldo Conforti e Isabella Marsico (suoceri del Fiore) che si conservavano presso la coll. del prof. Francesco Maria Bruno, appassionato e valente estimatore dell’artista, e ancora si ricorda una Madonna (coll. Angelo Rendace, Roma), Nel 1920, invitato da Alfonso Frangipane, partecipò a Reggio Calabria, alla prima Biennale della Mostra Calabrese d’arte Moderna, con tre opere da cavalletto, raffiguranti soggetti di genere ispirati all’ambiente locale. 
A Gallico (RC), nel 1928, per la chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, in tre scomparti triangolari dell’abside, dipinse rispettivamente su un vortice di nuvole, i soggetti mariani: Madonna col Bambino (al centro) e ai due lati l’Assunta in Gloria e la Madonna con due fanciulle, nonché, su una scorrevole superficie orizzontale, con un fare più sciolto e meno accademico, rappresentò un gruppo di Angeli oranti, che nella loro definizione iconografica, fanno pensare a quelli della grande tela dell’Assunta di Domenico Morelli, che realizzò sul soffitto della cappella del palazzo Reale di Napoli. In queste figure di Angeli l’artista calabrese alleggerì il loro peso compositivo, attraverso un fluente e aggraziato linearismo formale, di derivazione simbolista e Liberty, aggiornando così il suo canonico registro stilistico, d’impronta classicistica. A San Benedetto Ullano, verso il 1939, realizzò alcune opere su tavola, secondo lo stile delle icone bizantine, tra le quali l’Ultima Cena e la Deposizione dalla Croce, commissionatogli dal sacerdote don Giuseppe Alessandrini per la chiesa di San Giuseppe di Marri. 
Altre sue opere si trovano a Sambiase, suo paese natio, nella Delegazione municipale dello Stato civile (Ritratto di gentiluomo) e nella chiesa matrice, dedicata a San Pancrazio (le Anime del Purgatorio). Come pure a Catona (nel reggino), dipinse San Francesco di Paola che attraversa lo Stretto di Messina, per la chiesa intitolata allo stesso Santo calabrese. A Cosenza presso la coll. privata della famiglia Conforti, si conservano tre sue opere di piccolo formato: Fanciulla con caneAnimali e Vicolo di San Benedetto Ullano, concepite con un realismo minuto, vivace e descrittivo. 
Il 10 agosto del 1951 morì la moglie, con la quale non ebbe figli, e nel mese di febbraio dell’anno successivo si trasferì a Cosenza. Nella città dei Bruzi visse gli ultimi anni della sua vita, dimenticato da tutti, presso il Ricovero “Umberto I”, dove morì all’età di novant’anni. La citta di Lamezia Terme e quella di Cosenza gli hanno dedicato una via. (Tarcisio Pingitore) © ICSAIC 2020

Nota Bibliografica

  • Alfonso Frangipane, La mostra Calabrese d’Arte Moderna, Prem. Off. Graf. La Sicilia, Messina 1921;
  • Gerardo Giraldi, Felice Fiore, in Le chiese di Rende/Itinerario storico-artistico, Tipo-lito Stem, Cosenza 1990, p. 137;
  • Tarcisio Pingitore, Felice Fiore, in catalogo Andrea Cefaly e la Scuola di Cortale (a cura di T. Sicoli-I. Valente), Edizioni Ar&S, Catanzaro 1998, p. 99.;
  • Giovanni Orlando Muraca, Vita e opere di Eduardo Fiore, in Eduardo Fiore/un pittore meridionale tra ispirazione religiosa e sguardo antropologico (a cura di Ottavio Cavalcanti), Rubbettino, 2000, p. 25;
  • Enzo Le Pera, Felice Fiore, in La Calabria e l’Arte/Dizionario degli artisti calabresi dell’Otto e del Novecento, Gazzetta del Sud, Grafiche Femia, Marina di Gioiosa Jonica, 2005, p. 63;
  • Pierpaolo Pellegrino, I dipinti di Felice Fiore nella chiesa parrocchiale di Gagliato: brani di cronaca e di storia, «Esperide», VIII, 15-16, 2015, 2018, pp. 145-160.
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