Florio, Alba

Alba Florio [Scilla (Reggio Calabria), 21 aprile 1910 – Messina, 27 maggio 2011]

Nacque da Umberto, proprietario terriero, e da Giuseppina Trovato, gentildonna, come riportato negli atti dello Stato Civile del Comune di Scilla, ove è stata registrata con i nome di Maria Alba Fortunata.
Mentre l’unico fratello, Nicola, seguì gli studi in un collegio di Palermo, iscrivendosi poi all’Università di Messina, dove si laureò in Giurisprudenza (diventando in seguito un apprezzato magistrato), Alba – come accadeva in molte famiglie – rimase a casa, cementando un rapporto strettissimo con la madre, ma venne seguita da istitutrici private e dimostrò una particolare predisposizione per le materie letterarie. Aveva appena 14 anni anni quando le sue poesie accolte dal periodico locale «Scilla» il cui direttore, Rocco Bellantoni, per primo, le lesse e le commentò. Confluirono la sua prima raccolta, Estasi e preghiere, pubblicata nel 1929, e supportata dalla prefazione di Francesco Spoleti, intellettuale eclettico di famiglia borghese nativo di Bagnara che viveva tra Roma e Napoli. Nei suoi versi si intravedono legami con il Pascoli dei misteri e della contemplazione del cosmo, punto di rottura con gli schemi del classicismo.
Il suo carattere riservato e la sua vita appartata non favorirono la conoscenza del suo lavoro, essendo fuori dai circuiti editoriali e dai salotti delle grandi città. Anche dopo la pubblicazione della sua prima raccolta diede alle stampe le sue opere a piccole case editrici, in perfetta coerenza con le proprie convinzioni sul mondo della diffusione letteraria. La sua poesia venne definita da Antonio Piromalli, critico e autore di pregevoli pubblicazioni sulla letteratura calabrese, «solitaria e drammatica» e catturò l’attenzione di Vincenzo Gerace, poeta di Cittanova che proprio nel 1929 vinse il Premio Accademia Mondadori per la Letteratura Italiana, e che divenne il primo autorevole estimatore di Alba Florio, facendola conoscere, attraverso i suoi scritti, anche al suo amico Benedetto Croce.
Trascorsero alcuni anni prima che venisse data alle stampe una nuova raccolta. Oltremorte fu pubblicata, difatti, nel 1936, e in essa si ritrovano sia le influenze dei drammi presenti nella poesia di Giuseppe Ungaretti che le aperture stilistiche di Salvatore Quasimodo, che l’autrice conobbe di persona durante i soggiorni sullo Stretto del poeta siciliano che vinse anni dopo, nel 1959, il Nobel per la letteratura. La Florio trascorreva, spesso in solitudine, la sua esistenza prevalentemente in famiglia e con le contesse Zagari, due sorelle che avevano molti interessi culturali e che abitavano nei pressi della sua casa, posta di fronte alla Sicilia. Nei componimenti presenti in questa seconda raccolta sono evidenti i riferimenti ungarettiani, anche stilistici, ma soprattutto quelli legati alla corrispondenza dei naufragi del proprio io e dell’ostilità della natura, con i personaggi descritti divenuti prigionieri di destini privi di alternative e che «scontano la colpa di appartenere alle radici dell’albero del male».
La lirica di Alba Florio si svilupperà negli anni passando gradualmente da un crepuscolarismo intimista all’ermetismo. Nello stesso anno di pubblicazione, alla poetessa scillese venne assegnato il Premio nazionale “Maria Enrica Viola”, tra i cui giurati vi era Francesco Flora, critico letterario e storico della letteratura tra i più autorevoli del periodo, anch’egli molto vicino a Croce.
Nel 1939 la Florio completò e diede alle stampe Troveremo il paese sconosciuto e la raccolta di versi ebbe, a differenza delle prime, una più ampia cassa di risonanza (vinse, peraltro, il Premio “Fiera di Messina”). In questa raccolta appare più marcato il tema del pessimismo esistenziale, presente anche nell’autore suo contemporaneo e coetaneo Lorenzo Calogero, ma si svelano una personalità e una sensibilità non comuni, che si rivedranno in seguito nel suo impegno sociale, nella descrizione delle «madri povere che portano dentro bambini come una colpa» o in quella dei «soldati che tentano rari sorrisi di condannati». 
La produzione letteraria venne dilatata negli anni e questa raccolta fu l’ultima del periodo che precedette la seconda guerra mondiale e una fase importante della sua vita privata, quando instaurò un rapporto affettivo con Rocco Minasi, giovane avvocato anch’egli di Scilla che, oltre alla professione, era impegnato in politica e che fu tra i protagonisti della resistenza a Roma contro l’occupazione nazista. I due si sposarono a Messina dopo la fine del conflitto mondiale, il 18 dicembre del 1945. Frattanto, la Florio iniziò a muoversi da Scilla e, specie dopo la Liberazione dal nazifascismo, iniziò a frequentare anche la Libreria Saitta (detta anche Libreria dell’O.S.P.E.) a Messina, un cenacolo nel quale si ritrovavano figure importanti della cultura del Novecento come Quasimodo, Carlo Bo, Giacomo Debenedetti, Luca Pignato, nonché Giovanni Antonio Di Giacomo (poeta dialettale meglio noto come Vann’Antò) e Salvatore Pugliatti, messinesi entrambi questi ultimi, intellettuali poliedrici e valenti accademici: un gruppo che il libraio Antonio Saitta definì «una scocca di amici» che diede vita a importanti iniziative culturali, tra le quali, appunto, l’Accademia della Scocca.
Dopo l’elezione del marito alla Camera dei Deputati, nel 1953, si stabilì assieme a lui a Roma, ma mantenne i rapporti con gli intellettuali messinesi. Nella capitale continuò a rimanere immersa nelle sue solitudini e nelle sue riflessioni sulla vita, non disdegnando di interessarsi, prima ancora di molte altre, alle problematiche del femminismo e alle condizioni in cui lavoravano le donne (come le gelsominaie della sua terra), influenzata anche dai valori del socialismo divulgati dal marito.
Nel 1956 pubblicò la raccolta, concepita a Roma, dal titolo Come mare a riva (affidata alle edizioni Il Fondaco dell’OSPE di Messina), In essa l’essere umano diventa simile al naufrago che tenta di raggiungere il porto delle proprie esperienze e delle proprie lotte, ma non solo quelle personali, anche quelle di coloro che hanno gli stessi obiettivi, anche se prevale, attraverso la sua ricerca interiore, il dramma esistenziale.
Si deve ad Antonio Piromalli, l’aver fatto conoscere Alba Florio, che non ha mai avuto la notorietà che avrebbe meritato, e che risultò presente solo in alcune antologie, alcune destinate alle scuole superiori, curate da Paolo Borruto, Luca Pignato e da Vann’Antò. La critica, però, nel corso degli anni ha esaltato la valenza e l’intensità della sua lirica scavando nel personaggio e nei suoi assunti esistenziali, al punto che su più testi la Florio viene considerata «una delle ultime esponenti del Decadentismo italiano». 
La poetessa e il marito, che non ebbero figli, vissero tra Roma e Reggio Calabria, dove nel frattempo si era stabilita la madre, nel periodo (1965-1970) in cui Minasi venne eletto sindaco nella sua Scilla oltre che parlamentare (fu deputato per quattro legislature consecutive fino al 1972), supportandolo nella cura del collegio elettorale e dedicandosi ad attività sociali e sindacali, e quindi si trasferì a Messina dopo la scomparsa del coniuge, avvenuta nella capitale nel 1994. Ritiratasi a vita privata, come del resto era nella sua indole, scevra da protagonismi di ogni genere, si dedicò alla famiglia, soprattutto ai numerosi nipoti figli del fratello, ai quali era molto legata, in particolare a Umberto omonimo del padre.
La sua produzione letteraria si era fermata, ma lei aveva continuato a vergare fogli. Nel 2000, in occasione dei suoi 90 anni, dopo alcuni inediti pubblicati nel corpo di lavori di terzi autori, uscì la raccolta Ultima striscia di cielo, dai cui versi scritti in età ormai più che matura si coglie il senso del tempo che passa e che fa sentire più vicino quello che definì «il tempo ideale».
Morì a Messina all’età di 101 anni. Il Circolo Culturale “Rhegium Julii”, che ogni anno assegna i prestigiosi premi internazionali di categoria, ha intitolato a lei il premio speciale per la poesia nel 2019. (Letterio Licordari) © ICSAIC 2020

Opere

  • Estasi e preghiere, Industrie Grafiche Meridionali, Messina 1929;
  • Oltremorte, Istituto Grafico Editoriale, Milano 1936;
  • Troveremo il paese sconosciuto, Ugo Guanda Editore, Modena 1939;
  • Come mare a riva, Il Fondaco dell’O.S.P.E., Messina 1956;
  • Ultima striscia di cielo, Luigi Pellegrini Editore, Cosenza 2000

Nota bibliografica

  • Vincenzo Gerace, Ode ad Alba Florio di Scilla, Nosside-Accademia dei Placidi, Polistena 1929;
  • Angelo Romeo, Alba Florio, «Cronaca di Calabria», 9 dicembre 1937;
  • Giovanni Antonio Di Giacomo (Vann’Antò), Troveremo il paese sconosciuto, «Secolo nostro», gennaio 1940;
  • Antonio Piromalli, Poesia di Alba Florio, «Meridiano di Roma», 28 gennaio 1940;
  • Antonio Piromalli, Poeti lirici calabresi, Edizioni Cenacolo, Reggio Calabria 1952;
  • Antonio Testa, La poesia calabrese nel Novecento: Alba Florio, Lorenzo Calogero, Pellegrini, Cosenza 1968;
  • Antonio Piromalli, Alba Florio, in Letteratura Italiana. I contemporanei, vol. V, pp. 785-799Marzorati, Milano 1974;
  • Clara De Franco, Brevi biografie di scillesi da ricordare, Grafica Meridionale, Villa San Giovanni 1983, pp. 145-146;
  • Giuseppe De Marco, Liriche inedite di Alba Florio, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1984;
  • Giuseppe De Marco, Simboli e parole in nove liriche di Alba Florio, «Calabria sconosciuta», 1985, pp. 59-62;
  • Giuseppe De Marco, L’impegno drammatico-esistenziale nella poesia di Alba Florio (con premessa di Antonio Piromalli), Todariana Editrice, Milano 1986;
  • Aurelia D’Agostino, Una città di arte e di cultura, in Fulvio Mazza (a cura di), Reggio Calabria. Storia cultura economia, Rubbettino, Soveria Mannelli 1993, pp. 303-304;
  • Paolo Borruto (a cura di), Antologia: omaggio ad Alba Florio. Premio Internazionale di poesia, Tipografia Jason, Reggio Calabria 1994;
  • Antonio Piromalli, Storia della letteratura italiana, Editrice Garigliano, Cassino 1994;
  • Pasquino Crupi, Romualdo Marandino, Antonino Zumbo, Roberto Romano, Salvatore Oliverio, Giovanni Sapia, Raffaele Sirri, Pasquale Tuscano, Lezioni di Letteratura Calabrese, Pellegrini, Cosenza 2005, pp. 189-190;
  • Gaetanina Sicari Ruffo, Per ricordare Alba Florio, «brunopino.blogspot.com», 31 maggio 2011;
  • Vincenzo Napolillo, Poeti contemporanei, Edizioni Sinestesie, Avellino 2018, pp. 79-82.
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