Fonte, Vincenzo

Vincenzo Fonte (Crotone, 17 febbraio 1860 – Catanzaro, 21 agosto 1908)

Figlio del notaio Francesco e di donna Elisabetta Calojero, dopo gli studi locali, si iscrisse all’Università di Roma dove si laureò in giurisprudenza. Esercitò la professione in Catanzaro che aveva eletto a seconda patria (sarà, infatti, consigliere provinciale e consigliere comunale nel civico Consesso del Capoluogo), ma sempre tenendo un fortissimo legame con la natia Cotrone.
Nato nel momento in cui veniva formandosi il nuovo Stato unitario, fu una figura alquanto importante perché ebbe tanta parte nell’organizzazione democratica in territorio crotonese, per la cui propaganda dell’ideale repubblicano e radicale non risparmiava gran parte della propria vita giovanile. Al di là di qualche notizia sporadica, non abbiamo, ad oggi, informazioni diffuse relative all’ambiente familiare e alla formazione giovanile tali da permettere di avere un panorama un po’ più completo sull’uomo. Certo è, però, che gli stimoli che ne dovette ricevere furono tali e tanti da ritrovarlo – terminati gli studi universitari – attivamente impegnato nella dialettica politica e sociale del suo tempo.
Infatti, ritornato, in Calabria dopo le esperienze romane, sull’esempio del padre repubblicano e unitamente a un gruppo di giovani scapigliati appartenenti alla locale borghesia formatisi anch’essi, in parte, all’interno quel variegato mondo della democrazia radical-socialista napoletana e meridionale in genere), fomenterà – anche attraverso la stampa periodica e la locale società operaia – quella presa di coscienza in favore dell’emancipazione dell’operaio e quindi mantenendo quegli stretti legami con gli animatori dell’operaismo italiano. 
Costante fu il suo impegno nelle competizioni politiche ed amministrative maturando, nel contempo, una naturale evoluzione del proprio pensiero politico. Tali saranno, ad esempio, le accuse, sobillate da qualche oppositore politico, che gli sarebbero state mosse in occasione della candidatura al Parlamento italiano nell’autunno del 1892. In particolare, lo si rimproverava di aver «abbandonato le file dei radicali», a cui si ribatteva, però, di aver sempre mantenuto inalterate le istanze e il suo indirizzo politico, «a pro’ delle classi lavoratrici, a pro’ dei piccoli proprietari ed industrianti terrieri, a bene della gioventù studiosa e della patria tutta»: «L’avv. Fonte è sempre stata la guida, il modello della balda gioventù calabrese, egli in mezzo agli studenti ed operai ha ispirato l’affetto della patria irredenta e l’amore ai grandi martiri dell’Italia nostra, e oggi con dolore certamente sente la voce di giovani, che dovrebbero se non appoggiarlo (se la loro volontà nol crede) almeno tacere e non gettargli in faccia la rampogna di segnato abbandono», scriveva di lui  «L’Operaio» di Catanzaro.
Tra gli animatori della Democrazia catanzarese, consigliere comunale e provinciale, non mancava di farsi notare anche professionalmente in qualche processo di certa importanza, per come si rileva dalla stampa coeva (ad esempio nel celebre processo per la eredità della Marchesa Cassibile, a Messina, tra la fine dell’800 e il principio del nuovo secolo), in cui «emerse specialmente nell’arringa penale», e di prestare la propria opera di mediazione nelle controversie sovente sorte tra i vari attori del giornalismo locale.
Varie fonti lo consideravano, inoltre, ben introdotto anche ambienti politico-istituzionali romani. Come ad esempio riportava il periodico catanzarese «Il Potere», diretto da Gaetano Silipo, in occasione di un incontro con l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Zanardelli (col quale, peraltro, lo stesso «volle trattenere seco l’ottimo amico Fonte»), in cui venivano presentate anche le attività e i risultati del recente congresso dell’associazione riformatrice Pro Calabria (maggio 1903). Il colloquio tra i due, come riferiva ancora il giornale, «fu improntato alla più grande e cordiale intimità».
Ecco come l’uomo veniva descritto ancora in occasione della sua morte precoce (48 anni) nell’agosto del 1908, a seguito di setticemia sviluppatasi dopo aver subito un’operazione a Napoli: «Di natura entusiastica ed ardente sin da giovanetto nutrì ideali democratici. Anzi il suo idealismo nei tempi degli entusiasmi per Oberdan gli procurò gravi noie. Egli infatti prese parte nel 1882 ai fatti di piazza Sciarra a Roma, Arrestato subì sei mesi di carcere: nel dibattimento che ne seguì fu difeso da Fortis e da Ceneri. Fu con il povero e grande Fratti fondatore di quel Circolo Universitario che era focolaio di tante nobili idee di libertà. […] Col tempo le sue infiammate idee sovversive si addolcirono in tinte più rosee; ma l’anima sua restò sempre salda nei più puri ideali democratici tanto che eletto consigliere comunale provinciale di Catanzaro, in seno alle numerose Commissioni di cui faceva parte ha combattuto sempre belle e feconde battaglie per la libertà e per il popolo».
Alcuni fonti giornalistiche lo indicherebbero, infine, quale massone, che avrebbe partecipato, unitamente ai “fratelli” avvocati Francesco Spizzirri, Giuseppe Falletti e Odoardo Squillace, della loggia Tommaso Campanella di Catanzaro, alla nascita della loggia Pitagora di Crotone al principio del 1896, alla cui guida ritroveremo l’avvocato democratico socialista Carlo Turano. (Christian Palmieri) © ICSAIC 2021 – 12 

Nota bibliografica

  • Chicco, Satana e Lucifero, «L’Operaio» (Catanzaro), 15 ottobre 1892, p. 2;
  • «La Civiltà Cattolica, anno trigesimoquarto, serie XII, Vol. I, fascicolo 783, pp. 369-370;
  • L’Avvocato Fonte al Presidente dei Ministri, «Il Potere» (Catanzaro), 26 maggio 1903, p. 1.
  • Noi, La morte dell’avv. Vincenzo Fonte, «Vita Calabrese», Catanzaro 22 agosto 1908, Anno II, n. 32, p. 3. 
  • Christian Palmieri, Il «Partito dei lavoratori» di Crotone (1889-’92). Contributo per una storia del movimento democratico e socialista in Calabria, Pellegrini, Cosenza, pp. 29-31.
  • Christian Palmieri, Alle origini del movimento operaio a Crotone. Il Mutuo Soccorso di fine Ottocento (1880-1900), Grafiche Cusato Edizioni, Crotone 2012, pp. 30-31;
  • Christian Palmieri, Azionismo, radicalismo e repubblicanesimo a Crotone tra ’800 e ’900. Appunti e profili biografici, «Rivista Calabrese di Storia del ‘900»,1-2, 2020, pp. 49-50. 
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