Gangale, Giuseppe

Giuseppe Gangale [Cirò Marina (Crotone), 7 marzo 1898 – Muralto  (Canton Ticino), 13 maggio 1978]

Giuseppe  Tommaso Saverio Domenico Gangale (è questo il suo nome completo allo Stato civile), filologo, albanologo, filosofo, poeta, nacque nella Marina di Cirò (all’epoca frazione del Comune di Cirò) da Giovanni Luigi, di antica famiglia della minoranza calabro-arbresh, e da Maria Teresa Polizzi, una colta maestra elementare catanzarese, di idee aperte e liberali. Come riferisce lo storico locale Mezzi, «trascorse la sua fanciullezza e crebbe sotto le cure affettuose di una cameriera di Carfizzi, di nome Maria Rosa, di cui mantenne dolci ricordi per tutta la vita e che nominava spesso con gratitudine per averlo abituato a parlare in quel dialetto, l’arbresh, che doveva divenire poi nella vita il suo campo preferito di studio e di ricerca».
Dopo aver frequentato il ginnasio e il liceo presso il Collegio italo-greco di S. Adriano a San Demetrio Corone, dove conseguì nel 1916 la maturità classica, si trasferì a Firenze per seguire i corsi di filosofia, laureandosi nel 1921 con una tesi sui Pensieri di Biagio Pascal. Subito dopo si specializzò in Storia delle religioni, con Vittorio Macchioro, che gli trasmise la passione per le leggende folkloriche  e la metafora di una Calabria come «terra del rimorso». 
Partecipò alla guerra del 1915-18, congedandosi col grado di tenente.
A Firenze conobbe e sposò, nel 1926, Maddalena De Capua, una giovane ebrea di origine sarda, che si occupava di letteratura infantile. In seguito alla sua morte avvenuta nel 1977, il 20 marzo 1978, in Danimarca, sposò Margarita Uffer, svizzera, sua assistente universitaria a Ginevra e sua compagna-ombra nella vita. Dai due matrimoni non nacquero figNel biennio 1921-22, a Firenze, venne in contatto con l’ambiente evangelico, in particolare con la Chiesa Battista. Nel gennaio del 1923 aderì alla Massoneria e fu Maestro della Loggia “Tommaso Campanella” di Catanzaro (Dalmas-Strumia). Fu lui a coniare il termine Massonevangelismo per indicare quella doppia militanza.
Nel 1922 – scrive Cassiano – «si schierò su posizioni di aperto filo fascismo», e che «soltanto nel 1924 si accorse finalmente, capovolgendo il suo giudizio, che il fascismo era un movimento fondamentalmente reazionario, conservatore e violento, e ne denunciò apertamente i crimini, l’assassinio di Matteotti e di Piero Gobetti; bollò il manifesto di Gentile e sottoscrisse quello di Benedetto Croce»  (Strumia). Nel 1923 si trasferì a Roma e divenne redattore della rivista di critica culturale filosofica «Coscientia» che subì otto sequestri da parte della Questura di Roma , in seguito ai quali non fu più pubblicata (1927). Sotto la sua direzione il periodico, da organo del protestantesimo italiano, «si trasformò in foglio di dibattito politico-culturale antifascista e di rinnovamento civile» (Cassiano), al quale collaborarono eminenti esponenti della cultura del tempo, tra cui Macchioro, Mario Vinciguerra, Giovanni Ansaldo, Lelio Basso, Tommaso Fiore, Piero Gobetti. Con quest’ultimo intrattenne rapporti di fraterna amicizia e insieme a lui firmò nel 1925 il «Manifesto degli intellettuali» di Benedetto Croce.
L’incontro culturale più importante e decisivo, però, lo ebbe nel 1935 in Germania, all’Università di Tubinga, con Gerhard Rohlfs, noto studioso delle minoranze linguistiche europee che lo indusse a seguire i corsi di filologia dell’ateneo tedesco e a conseguire la laurea in filologia classica.  Si sviluppò in Gangale, dopo questo incontro, l’interesse per le minoranze etniche e le loro lingue (arbresh, romancio, ladino), grazie anche alla sua eccezionale capacità di apprendere le lingue. Durante il suo soggiorno in Germania, ricoprì l’incarico di Lettore di italiano e fu a stretto contatto con Rohlfs, approfondendo i suoi studi sul dialetto albanese in Calabria. I suoi numerosi viaggi in varie parti dell’Europa lo portarono a interessarsi di varie lingue minoritarie:  durante un soggiorno estivo in Alto Adige nacque in lui un forte interesse per il ladino e il romancio; quando si recò in Olanda prese a interessarsi dell’olandese come lingua minore; quando fu nei paesi baltici, si interessò allo studio dei dialetti estoni, retici e finnici.
Nel 1937 si recò  in Baviera, dove ottenne la cittadinanza tedesca e poté insegnare all’Università di Tubinga. Nel 1940 passò in Danimarca:  qui fu prima insegnante ospite presso l’Università di Aarthus e, poi, nel 1941, Lettore di reto-romancio all’Università di Copenaghen, dove intensificò le ricerche sulle minoranze nordiche e lavorò su islandese e faroense. Nel 1943 si spostò in Svizzera, all’Università di Coira, dove resterà fino al 1948 e «fu incaricato ufficialmente dal governo federale di Berna dello studio della crisi linguistica della zona retoromancia centrale» (Mezzi). Come scrive Belluscio,  la «preziosa esperienza elvetica trovò una sua naturale continuità in un’area altrettanto interessante dal punto di vista linguistico e dialettale, quella calabro-albanese», considerato che «il proficuo contatto con gli ambienti accademici danesi lo portò a collaborare con Louis Hijelmslev dell’Università di Copenaghen, e grazie a questo contatto ebbe l’opportunità di ritornare in Calabria per interessarsi allo studio dell’arbyresh della Calabria centrale, cioè delle otto comunità dell’allora non ancora smembrata provincia di Catanzaro: Zangarona, Caraffa di Catanzaro, Vena di Maida, Marcedusa, San Nicola dell’Alto, Carfizzi e Pallagorio».
Nel 1949 tornò nuovamente a Copenaghen e riprese le lezioni di retoromancio e di proto retico in quella Università. Dal 1950 lavorò presso l’Istituto di Glottologia della stessa Università, come specialista di lingua albanese; nel 1952 gli fu affidato l’incarico di recuperare i manoscritti perduti da Girolamo De Rada nella zona della diaspora arberisca meridionale e, tra il 1955 e il 1962, effettuò importanti viaggi di studio e di ricerca in trentasei comuni albanofoni, descritti in lunghi rapporti in lingua danese.
Nel 1963 fondò a Catanzaro il Centro greco-albanese, che aveva sede nella Biblioteca Comunale; nel 1967 il Centro fu spostato a Crotone, ma anche lì ebbe vita breve, «per la scarsa sensibilità della classe dirigente cittadina» (Mezzi). Anche a Cirò Marina, suo paese natale, che prese a frequentare nei primi anni Settanta, tentò di fondare, senza fortuna, un Istituto di studi calabro-greci.  Ma gli effetti positivi del suo tenace e lungo impegno di studio e di ricerca in difesa delle lingue minoritarie, si videro a distanza di un ventennio dalla sua morte, avvenuta, quando aveva 80 anni, a Muralto, nel Canton Ticino (Svizzera). 
Nel 1999, infatti, il Parlamento italiano approvò la legge n. 482 «per la tutela delle minoranze linguistiche storiche presenti sul territorio della Repubblica Italiana» e «molte delle regioni nelle quali sono presenti comunità alloglotte (tra cui la Calabria) approvarono leggi regionali per la difesa della lingua e della cultura di quelle comunità» (Belluscio).
Cirò Marina ha onorato la memoria di Gangale con l’erezione di un busto bronzeo, opera dell’artista Raffaele Elio Malena, collocato nella villetta del Lungomare, e con l’intitolazione dell’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri.  Nel 2002 le sue ceneri  sono state collocate nel cimitero di Cirò Marina. (Franco Liguori) © ICSAIC 2020

Opere principali

  • Rivoluzione protestante, Ed. Piero Gobetti, Torino 1925;
  • Tesi ed amici del Nuovo Protestantesimo, Bilychnis, Roma 1926
  • Calvino, Doxa, Roma 1927
  • Apocalissi della cultura, ed. Doxa, Roma 1928
  • Revival, Doxa, Roma 1929
  • Il Dio straniero, Doxa, Milano 1932
  • Lingua arberisca restituendo, Tip. Pirozzi, Crotone 1976
  • Fragmenta ethnologica Arberisca Mediae Calabriae, Rubbettino Ed., Soveria Mannelli 1979
  • Saggio sulla trascrizione del Milosao di De Rada, Parma 1984.
  • Poesie, a cura di Paolo Sanfilippo, Chiavari, 1987

Nota bibliografica

  • Enrico Ferraro, Bibliografia di Giuseppe Gangale, in «Katundy yne», IX,  26, 1978;
  • Daniele Gambarara, Giuseppe Tommaso Gangale, «Rivista italiana di dialettologia», 1978;
  • Paolo Sanfilippo, Giuseppe Gangale, araldo del nuovo protestantesimo, Ed. Lanterna, Genova 1981;
  • Margarita Uffer, Giuseppe Gangale, Terra Grischuna, Coira 1986;
  • Alberto Cavaglion, Giuseppe Gangale e la cultura italiana negli anni Venti, Sellerio, Palermo 1991;
  • Egidio Mezzi, Giuseppe Gangale glottologo, in Cirò dotta, Belvedere Spinello, 1992;
  • Giovanni Scilanga, Chi era Giuseppe Gangale, in «Annuario dell’Istituto Commerciale e per Geometri» (Cirò Marina), 1995, pp. 5-17;
  • Antonella Cosentino, Anselmo Terminelli, Giuseppe Gangale, in Fulvio Mazza (a cura di), Cirò-Cirò Marina. Storia Cultura Economia, Rubbettino, Soveria Mannelli 1997, pp. 274-277;
  • Corrado Iannino, Giuseppe Gangale: un italiano nel Novecento d’Europa, edizioni 88900 Res/Series, Crotone 1999;
  • Davide Dalmas,  Anna Strumia (a cura di), Una resistenza spirituale: “Conscientia” 1922-1927,Claudiana, Torino 2000, p. 3;
  • Saverio Napolitano, Giuseppe Gangale e la questione meridionale, in «Rivista storica calabrese», XXXVII, 2016, pp. 7-22;
  • Domenico Antonio Cassiano, Giuseppe Gangale (1898-1978), in «Nuove Lettere Meridionali», 1, 2017, pp. 153-164;
  • Giovanni Belluscio, Giuseppe Gangale per la rinascita dell’arberisht nella Calabria centrale: l’utopia dimenticata… l’utopia realizzata, in www.mondoarberesco.it;
  • Anna Strumia, Giuseppe Gangale: l’esilio di un evangelico, in www.unishepherd.it.
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
Instagram