Gencarelli, Giustina

Giustina Gencarelli [San Demetrio Corone (Cosenza), 1914 – Roma, 2 luglio 2005]

Nata da una famiglia borghese e progressista, ultima di tre figli. Il padre, Francesco, era collaboratore della gobettiana «Rivoluzione liberale»e sostenitore della riforma agraria. La madre, Giulia Farina, era discendente di una famiglia aristocratica di Crotone che, prima dell’Unità d’Italia, era stata fedelissima dei Borbone. Il breve contesto famigliare accennato permette di comprendere meglio l’humusculturale e umano, ma anche politico, in cui la Gencarelli si formò in un contesto storico segnato dall’affermazione in Italia e in Europa di regimi autoritari e totalitari. Il contesto famigliare gli permise di ricevere una formazione antifascista (il padre nel secondo dopoguerra aderì anche al Partito d’Azione), ma soprattutto permeata da una cultura umanistica e solidaristica. Quest’ultimo aspetto caratterizzò la sua intera vita privata e pubblica. Parlava correntemente il francese e più tardi apprese anche l’inglese.
Anche se apparteneva a una famiglia borghese progressista, quindi con più possibilità di contatti sociali e partecipazione alla vita pubblica, non fu facile nemmeno per lei superare o rompere le barriere di genere. Il volontariato e l’attività di assistenza però permisero alla Gencarelli di varcare questa soglia, come molte donne nella prima metà del Novecento della sua stessa estrazione sociale e non. Infatti nel 1937 fu impegnata in un’attiva rete di volontariato e assistenza a favore degli abitanti più disagiati economicamente e socialmente di San Demetrio Corone. Questa esperienza risultò fondamentale per la sua vita e anche per il suo progetto politico futuro, la mise infatti a contatto con un mondo di subalterni, di disagio, di diritti negati: temi che saranno al centro della sua agenda politica nel secondo dopoguerra.
Sposò Salvatore Marini ed ebbe due figli, Cesare e Maria Teresa.
Nel 1944 aderì al Partito comunista italiano, travasando in questo progetto politico tutta la sua esperienza e formazione umanistico-sociale. Nel partito dimostrò da subito doti e capacità organizzative come, ad esempio, la sua attività per favorire la partecipazione civile e politica delle donne all’interno del Pci. L’11 dicembre 1944, assieme a Ida Amato, Italia Bruno, Chiara Di Lorenzo, Lina Dimizio, Franca Gonzales, Maria Le Piane, Ginevra e Livia Mancini, Dora Molinari, Rosa Pacenza, prese parte a Cosenza all’assemblea costitutiva dell’Unione donne italiane (Udi), che già nel marzo 1945, secondo una relazione del prefetto di Cosenza, contava 4000 iscritte e una rete di comitati radicata in molti centri della provincia. Un ruolo importante nell’affermazione dell’Udi, nella provincia cosentina, l’aveva avuto proprio la Gencarelli, infatti nei primi mesi del 1945 venne eletta fiduciaria dell’associazione. Con questo ruolo promosse a Cosenza, l’8 marzo 1945, la Giornata della donna, nei locali del cinema della Camera del lavoro (interverranno alla manifestazione Benedetto Carratelli per il Comitato di liberazione nazionale e Filippo Martire per il Partito socialista). Il discorso della Gencarelli alla manifestazione era strutturato a più livelli, anche se intrinsecamente connessi: dimensione territoriale e nazionale del ruolo delle donne nell’azione politica; pieno sostegno alla lotta per la resistenza continuata dalle donne nei territori settentrionali perché patrimonio civile e politico nazionale. La fiduciaria dell’Udi, come scrisse l’organo comunista cosentino, in quella occasione, «dopo aver inviato un saluto di solidarietà alle donne del Nord che danno il loro eroico contributo di sacrificio e di sangue alla lotta contro il nazifascismo, ha sottolineato la necessità della partecipazione della donna alla vita politica».
Era evidente, nel suo discorso, che la guerra e la resistenza fossero la testimonianza finale di un lungo percorso di affermazione delle donne per il raggiungimento pieno dei diritti; percorso che si sarebbe concluso con l’acquisizione dei diritti politici, come verrà dimostrato qualche mese dopo anche dalla sua candidatura, in qualità di consigliere comunale, alle elezioni amministrative di Cosenza del marzo 1946.
Togliatti la volle candidata anche all’Assemblea costituente. Sarà lei, in quella particolare congiuntura storica e politica del 1946, ad accompagnare il segretario comunista in alcune manifestazioni pubbliche tra le province di Catanzaro e Cosenza. Questo aspetto dimostrava come ormai la Gencarelli fosse membro importante del corpo dirigente del Pci regionale e in seguito nazionale. Anche se non venne eletta all’Assemblea costituente dimostrò di avere conseguito una maturità politica e un’affermazione pubblica tra i quadri del partito.
Dopo il 1946 si trasferì a Roma, all’attività nel partito affiancò anche l’insegnamento. In questi anni finisce anche il matrimonio con il suo primo maritoSalvatore Marini, al quale, durante la campagna elettorale, aveva scritto ogni sera una lettera (in seguito sposerà Vittorio Spinazzola, professore universitario di letteratura italiana, saggista e critico letterario, dal quale ebbe un altro figlio, Francesco). Insegnò alla scuola di partito delle Frattocchie. Successivamente venne inviata dal partito comunista in Inghilterra per approfondire le politiche del welfare state. Significava, per la Gencarelli, valorizzare ancora meglio la sua esperienza umana e sociale degli anni giovanili traducendola in azione politica. In questa nuova veste, inoltre, si candidava ad essere pienamente una cittadina europea, capace di proiettarsi al di fuori dei confini nazionali facendo valere la propria esperienza politica, tutto questo favorito da un’ottima conoscenza del francese e in seguito anche dell’inglese. Riceverà, in questo periodo, anche l’incarico di organizzare la biblioteca dell’Associazione casse di risparmio. 
A volte lo spessore culturale e politico di alcuni personaggi si comprende anche dai travagli di alcune scelte che provocano duraturi e incisivi cambiamenti rispetto alle tradizioni, agli schemi mentali e alle precedenti appartenenze politiche. Il rapporto Krusciov e successivamente i fatti di Polonia e Ungheria fecero maturare nella Gencarelli la scelta di abbandonare il Partito comunista, ma non la vita politica che continuerà, con vari incarichi, nel mondo socialista a fianco di Pietro Nenni e Francesco De Martino. Durante gli anni del centro sinistra sarà infatti scelta per organizzare la segreteria politica di Nenni divenuto vice presidente del consiglio. Il figlio della Gencarelli, Cesare, è stato un senatore della Repubblica,, nonché dirigente regionale e nazionale del Partito Socialista Italiano.
Cristina Gencarelli morì a Roma nel 2005.  (Giuseppe Ferraro) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • L’U.D.I. celebra la Giornata Internazionale della Donna, in «Ordine Proletario», 10 marzo 1945;
  • Leonardo Falbo, La prima campagna elettorale delle donne e la “Signora Togliatti” a Cosenza,«Rivista calabrese di Storia del ’900»,1, 2011, pp. 37-48;
  • Domenico A. Cassiano, Giustina Gencarelli (1914-2005): una intellettuale borghese e comunista, «Il nuovo Corriere della Sibaritide», III, 6, novembre-dicembre 2018.
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