Giunta, Nicola

Nicola Giunta (Reggio Calabria, 4 maggio 1895 – 31 maggio 1968)

Nicola Riccardo nasce da Pietro e da Ippolita Catanoso, di nobile famiglia reggina. Figlio unico intraprende, con successo, gli studi liceali interrompendoli per seguire una sua grande vocazione, e si trasferisce a Napoli dove si iscrive al Conservatorio di Santa Cecilia per studiare canto con il maestro Ferdinando De Lucia. Diventato attore lirico, grazie alla sua voce forte e possente di baritono, gli vengono, in seguito, assegnate scritture in diversi teatri: Napoli, Roma, Milano, Catania, Reggio Calabria e Londra.
Diventa amico di illustri personalità del mondo della cultura e di artisti, tra i quali Ermete Zacconi, Mascagni, Cilea, Ettore Petrolini, e ciò influenzò fortemente la sua formazione culturale e caratteriale.
Ma un’altra scintilla illumina il suo universo di artista: quella della scrittura!
È proprio nella città partenopea che gli giunge il primo successo anche come autore di drammi, con la Compagnia di Giovanni Grasso: al Teatro Mercadante viene rappresentata Anna Verduci, con discreto successo.
Autodidatta, è stato certamente uomo di notevole spessore culturale, vivendo, come detto, negli anni giovanili, in quegli ambienti artistico-culturali napoletani interessanti e stimolanti.
Avvincente il concetto della poesia con funzione elevatrice delle coscienze, che, ritroviamo in tutta la sua produzione letteraria.
Dal 1920 al 1927 Giunta elabora il suo teatro in vernacolo, assieme a diversi testi in lingua, producendo intensamente, perché il periodo teatrale è stato per lui ricco come attore lirico, drammaturgo e commediografo. Rientra a Reggio, preso da forte nostalgia. Quando la dittatura fascista partorisce mostri e chiude le menti oltre che le bocche, il Poeta contesta il sistema, con il suo carattere indomabile, strappa le “tessere” senza le quali non si poteva lavorare, deride e beffeggia in maniera pesante i rituali del Fascio; un certo giorno è “convocato”, insieme all’altro poeta dialettale Matteo Paviglianiti, noto esponente socialista, dal Federale nella sede del Fascio, dove viene “invitato” a trangugiare un buon bicchiere di olio di ricino. Lo beve, ma poi, sprezzante, esclama: «Purgate il mio stomaco, non la mia Idea!». 
Sopraggiunge anche il tempo di piacevoli canzoni musicate da Giuseppe Travia e Pasquale Benintende per la «Settembrata Calabrese» del 1944, curata dallo stesso Giunta per incarico del sindaco socialista Diego Andiloro, che lo stimava molto. E nasce anche una singolare produzione di testi poetici fortemente lirici che lo rendono una delle voci più alte della poesia dialettale calabrese. Rime intense, composte magari mentre si trovava… al Caffe, o scritte… su una cambiale… Rappresentazione di un mondo minuto, nel quale egli pur non riconoscendo di appartenervi, tuttavia, attraverso l’uso del dialetto, può indagare e vedere nell’animo della sua gente.           
Vive, sicuramente, con sofferenza un rapporto di odio-amore con la sua città, forse rabbiosa reazione ai riconoscimenti sempre delusi per la sua produzione letteraria in lingua. 
È direttore della Biblioteca Civica reggina dal 1944 sino al 1963.
Ma, oggi come ieri, la notorietà di Poeta gli deriva per il notevole contributo offerto alla Poesia popolare, quale “Vate” dell’intera Calabria, perché, profondo conoscitore della parlata “riggitana”, manifestazione dell’anima popolare.
Egli partiva dalla convinzione che il dialetto avesse una sua grande capacità «per dire certe cose» dando all’espressione quella forza che, la lingua nazionale non possiede.
Ma il Poeta più autentico e poliedrico lo troviamo, soprattutto, nelle favole e nella silloge Fauliàta, in cui fa parlare gli animali e le cose, alla Trilussa, usando la metafora. 
Nella sua vita abbiamo anche due “digressioni” giornalistiche: quando, subito dopo l’arrivo degli Alleati, collaborò con il giornale «Calabria libera» edito da Carlo Lacava, e quando, nel 1956, fece parte di un gruppo di intellettuali che collaborarono al quotidiano «La Calabria», stampato a Cosenza
È stato personaggio, certamente, notevole e poliedrico nel panorama culturale reggino, eppure, purtroppo, scarsamente considerato. 
Ha passato gli ultimi anni con la vecchia madre (“a mammuzza”), a cui era legato possessivamente. Non si è sposato; malato e paralizzato, è morto in solitudine, dimenticato da parenti e amici, all’età di 73 anni. Riposa nel grande cimitero di Condera a Reggio Calabria. Alla sua scomparsa, il poeta dialettale Giuseppe Ginestra ha raccolto suoi manoscritti, appunti e quant’altro poté, depositando il tutto presso la Biblioteca Civica di Reggio Calabria. Bene ha fatto il Circolo culturale Rhegium Julii a istituire il «Premio per la Poesia Dialettale Nicola Giunta», che purtroppo non è più riproposto, ed è meritevole di menzione l’intitolazione di una strada cittadina a suo nome. (Minella Bellantonio) © ICSAIC 2021

Opere principali

  • Il satiro al fonte, Alfredo Guida, Napoli 1931
  • Commedie ironiche, Edizioni Cosmopoli, Roma 1932;
  • Francesco da Paola, Libreria Emiliana Editrice, Venezia 1937;
  • Reghion, Edizioni Giuli, Reggio Calabria 1946;
  • Fauliàta, Rhegium Julii, Reggio Calabria 1946;
  • Il poema della mia Terra, Libreria Editrice Carmelo Franco, Reggio Calabria 1951;
  • I canti della Repubblica, Febea, Reggio Calabria 1954;
  • I canti del focolare, Febea, Reggio Calabria 1955;
  • I canti della Costa Viola, Libreria Editrice Carmelo Franco, Reggio Calabria 1958;
  • I canti d’Aspromonte, Libreria Editrice Carmelo Franco, Reggio Calabria 1959;
  • Poesie dialettali, a cura di Antonio. Piromalli e Domenico Scarfoglio, Edizioni Casa del Libro, Reggio Calabria 1977;
  • Poesie e favole dialettali, Città del Sole, Reggio Calabria 2011.

Nota bibliografica

  • Antonio Piromalli, La Letteratura calabrese, vol. II, Pellegrini, Cosenza 1966, pp. 165-174;
  • Nicola Giunta, l’uomo, l’opera, a cura dell’Amministrazione comunale, Reggio Calabria 1980;
  • Pasquale Tuscano, Letteratura delle regioni d’Italia, Calabria, La Scuola, Brescia 1986; 
  • Pasquale De Filippo, Nicola Giunta, un reggino poeta contro la fatalità, «Giornale di Calabria», 6 novembre 1990 (poi in Uomini e libri, Il Grifo, Reggio Calabria 1992, pp. 289-292); 
  • Mimmo Scappatura, Nicola Giunta, Il Grifo, Reggio Calabria 1995;
  • Francesco Chirico, Antologia critica dei poeti dialettali reggini, Laruffa, Reggio Calabria 2003;
  • Francesco Fiumara, Ricordo di Nicola Giunta a 50 anni dal mio primo incontro con lui, «La Procellaria», 1, 2003.
  • Minella Bellantonio, Il teatro dialettale calabrese, «Calabria sconosciuta», 122, giugno 2009;
  • Emiliano Scappatura, Breve storia della poesia dialettale nella Reggio del dopoguerra, Città del Sole, Reggio Calabria 2012.
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