Godino, Francesco

Francesco Godino [Longobucco (Cosenza), 23 febbraio 1923 – 13 dicembre 2004]

Quartultimo di 10 figli di Giuseppe e di Maria Graziani, a 9 anni, entrò a far parte del seminario arcivescovile di Rossano, per continuare gli studi e la formazione prima a Catanzaro, presso il pontificio seminario “San Pio X” e in seguito a Reggio Calabria, dove il 1° luglio 1938 conseguì la licenza ginnasiale. Venne ordinato sacerdote, insieme al fratello Luigi (gesuita), il 7 luglio 1946 a Napoli, mentre la sua prima messa la celebrò il 14 successivo nella chiesa matrice di Longobucco. Iniziò subito il suo ministero pastorale a Crosia e dall’arcivescovo Domenico Marsiglia (dal 1933 al 1948) fu poi nominato vice rettore del seminario e insegnante di latino nel convitto arcivescovile di Rossano.
Successivamente l’arcivescovo Giovanni Rizzo (dal 1948 al 1971) lo nominò suo segretario particolare e nel contempo fu chiamato a svolgere altri incarichi in diocesi e a Spezzano Abanese; gli venne conferito anche il ruolo di canonico teologo del Capitolo della cattedrale di Rossano. Nello stesso periodo il pontefice gli conferì la dignità di monsignore con il titolo di «Cappellano di sua Santità». Dal 1949, per 10 anni, guidò la chiesa di Santa Maria Maddalena di Longobucco. Successivamente, ad interim, per tre anni, fu nominato parroco a Tarsia, quindi direttore del Centro studi teologici e assistente della Giac (Gioventù italiana azione cattolica). In questo periodo svolse anche l’incarico di economo del seminario arcivescovile e di parroco delle chiese di San Bartolomeo e Santa Maria della Rocca di Rossano. Dal 1° novembre 1967 ritornò, con la nomina di arciprete, nel suo paese natale, dove resterà per 37 anni.
Preghiera, azione e sacrificio avevano improntato la sua pastorale tra i giovani: nella memoria collettiva sono ancora memorabili le sue rappresentazioni teatrali e i rosari itineranti. In pochi anni riuscì a trasformare la propria realtà parrocchiale non solo in un luogo di preghiera, ma anche di formazione umana, sociale e culturale.
Intenso fu anche il suo impegno per valorizzare i beni artistici, architettonici della chiesa matrice di Longobucco, della torre campanaria e delle altre realtà parrocchiali a lui affidate. Si adoperò, tra l’altro, del restauro, presso il monastero di Grottaferrata, dell’intero archivio parrocchiale e di alcuni libri di particolare pregio storico; avviò anche un sistematico lavoro di restauro di oggetti e paramenti liturgici. Ricoprì altresì il ruolo di presidente della caritas diocesana concentrando la sua attenzione su alcune problematiche sociali del dopoguerra.
Ancora oggi, tra gli studiosi del settore, il suo testo Il problema delle raccoglitrici di olive nella piana di Rossano negli anni ’50-’60 (fa parte insieme ad altri saggi – tra gli altri Longobucco: terra d’esilio; Come giocavamo, Longobucco la regina del Trionto ­– della seconda edizione C’era una volta Longobucco), continua a essere ricercato e studiato: una vera e propria indagine sociale su questo mondo di lavoratori che metteva però in evidenza anche i molti problemi del lavoro e della sua dignità. Attento studioso del mondo comunista e della sua propaganda fu tra i principali membri del Centro studi diocesano, ma molto attivo anche a livello regionale e nazionale, soprattutto per quanto riguardava le politiche famigliari e le Chiese del silenzio del blocco sovietico. 
Per don Ciccio, come ormai tutti lo chiamavano, furono culturalmente intensi i primi anni Settanta: il 6 marzo 1970 conseguì la laurea in Teologia con una tesi dal titolo Gli albanesi e la difesa del rito greco in Calabria successivamente pubblicata (gli valse il Premio Villa San Giovanni e Presidenza del Consiglio), poi la laurea in Lettere. Tra le sue numerose pubblicazioni (i temi delle sue opere riguardano la teologia, il culto dei santi – come quello di santa Brigida –, la cultura bizantina, le tradizioni popolari, la letteratura e la storia locale), va certamente menzionata la ricerca condotta su Padula: Vincenzo Padula vita ed opere che gli varrà, nel 1971, il Premio Calabria per la letteratura. Fu anche molto attivo sulle pagine di vari giornali locali e regionali. 
Attento non solo alla cura delle anime, ma anche alla storia e alle tradizioni della sua Longobucco e del territorio calabrese, rivestì il ruolo di presidente della Pro-loco locale.
L’età per don Ciccio Godino non divenne mai un limite, soprattutto non si trasformò in distanza generazionale, infatti fino agli ultimi giorni di vita fu sempre circondato da gruppi di ragazzi e ragazze.
Morì a Longobucco il 13 dicembre 2004.
Successivamente alla sua morte furono date alle stampe due pubblicazioni che raccoglievano scritti e testimonianze in suo onore. Anche a livello civile la sua figura è stata valorizzata e fatta conoscere alle nuove generazioni: nel 2005 l’amministrazione comunale di Longobucco ha intitolato una strada del centro storico in sua memoria; esiste anche un fondo libraio presso la biblioteca comunale, Sezione Godino, costituito dalla donazione del nipote Giuseppe che, per qualche anno, ha promosso l’assegnazione nelle scuole di una borsa di studio intitolata allo zio. (Giuseppe Ferraro) © ICSAIC

Opere

  • Gli albanesi e la difesa del rito greco in Calabria, Mit, Cosenza 1971 (II ediz. Grafosud, Rossano Calabro 2001; III ediz. a cura di Giuseppe Godino e Giuseppe Ferraro, Rossano Calabro 2019).
  • Vincenzo Padula. Vita, opere, poesie, Brenner, Cosenza 1982;
  • Greci e bizantini a Rossano, Grafosud, Rossano Calabro 2000;
  • Santa Brigida a Longobucco, Grafosud, Rossano Calabro 2003;
  • C’era una volta Longobucco, a cura di Giuseppe Godino, Grafosud, Rossano Calabro 2004, nuova ristampa Ferrari, Rossano Calabro 2008;
  • P. Luigi Godino S. J. (1917-2002). Un dono d’amore per tutti: il suo Cuore, Grafosud, Rossano Calabro 2003.

Nota bibliografica

  • Domenico Curcio, Fiorenzo De Simone, Giuseppe Ferraro, (a cura di), Francesco Godino. L’Uomo e il Sacerdote (un parroco tra le montagne), MB Stampa, Benevento 2005.
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