Greco, Antonio

Antonio Greco (Catanzaro, 3 settembre 1816 – Napoli, 10 luglio 1881)

Nacque da Salvatore, proprietario terriero e magistrato, e Barbara Gregoraci. Giovanissimo, fu orientato agli studi teologici e filosofici, frequentò il Liceo di Catanzaro e fu allievo di Luigi Settembrini; influenzato dal patriottismo che si diffondeva nella città dei tre colli, aderì ben presto alla setta dei Figlioli della Giovane Italia fondata nel 1832 da Benedetto Musolino, che non aveva vincoli se non ideali con la Giovane Italia di Mazzini. Ordinato sacerdote, venne nominato canonico della cattedrale del Carmine di Catanzaro e, successivamente, rettore del locale seminario.
Aderì, quindi, alla Società evangelica, fondata da Domenico Angherà arciprete di San Vito allo Jonio nel 1846. Questa sua adesione lo portò a partecipare al moto scoppiato a Reggio Calabria nel settembre 1847, poi soffocato nel sangue e con numerose condanne. Riuscì a evitare il carcere grazie ai buoni uffici di cui godeva il padre, in quegli anni presidente della Gran Corte Civile della Calabria.
Festeggiò, insieme agli altri patrioti, la concessione della Costituzione il 2 febbraio 1848 e, dopo il 15 maggio, sollecitò la nascita del Comitato di salute pubblica, costituitosi a Catanzaro. Dopo la repressione del moto e la sconfitta dei rivoluzionari sull’Angitola da parte dal generale Nunziante, fu condannato in contumacia a 27 anni dalla Gran Corte Speciale di Calabria Ultra Seconda, e scelse la via dell’esilio prima sull’isola di Corfù, poi a Malta dove entrò in contatto con altri esuli; in seguito raggiunse altri patrioti in Francia ma, subito dopo il colpo di Stato di Luigi Napoleone, fu espulso. Si trasferì in Piemonte nel settembre 1852, poi in Svizzera e successivamente a Londra. Ritornato a Parigi, si nascose fino a quando non fu scoperto dalla polizia in seguito a una retata conseguente all’attentato Orsini; nuovamente espulso, ritornò a Genova.
In questo periodo Greco lasciò il sacerdozio, abbracciò la fede valdese e nel novembre 1869 contrasse matrimonio ed ebbe tre figli.
Prima della spedizione dei Mille, fu inviato in Calabria col compito di avviare l’insurrezione, malgrado fosse osteggiato da una parte dei liberali. Fermatosi a Napoli, dopo la concessione della Costituzione del 25 giugno 1859 da parte di Francesco II di Borbone, Greco rientrò a Catanzaro dove organizzò un gruppo armato, si autoproclamò prodittatore e assunse la guida del moto liberale che, tuttavia, fu accolto tiepidamente dalla popolazione e dal notabilato della città e della provincia. In questa circostanza, Greco manifestò una capacità di dialogo che lo mise in condizione di superare il frazionamento locale e l’opposizione dei moderati, contrari che vi fossero disordini a Catanzaro; pertanto decise di subordinare l’inizio del moto al passaggio di Garibaldi e, in questa occasione, organizzò la guardia nazionale e raccolse i soldati borbonici sbandati sfamandoli, evitando così potenziali disordini.
Il 24 agosto 1860, pochi giorni dopo la presa di Reggio Calabria a seguito della sanguinosa battaglia di Piazza Duomo a opera dei garibaldini, Greco si rivolse ai Calabresi invitandoli a insorgere e proclamando Vittorio Emanuele II re d’Italia. Il proclama, fortemente radicale, urtò la sensibilità dei moderati, tant’è che, per superare i contrasti, fu raggiunto un compromesso con la nomina a prodittatore di Greco e del moderato Vincenzo Stocco. Nonostante il compromesso, vista l’insanabile frattura, Garibaldi nominò governatore il generale Francesco Stocco che, dovendo proseguire per Napoli, investì del ruolo il fidato nipote Vincenzo, segnando così lo sbocco moderato del moto a Catanzaro e nella sua provincia. 
Nelle prime elezioni politiche del 1861, a cui i liberali e i radicali calabresi aspiravano per poter entrare nel governo e partecipare alla gestione della cosa pubblica nel nuovo regno, la candidatura di Greco, tra i fondatori della prima loggia massonica «Campanella», prevalse su quelle del barone Poerio e del marchese Ippolito De Riso: Greco fu eletto nel collegio di Catanzaro dopo un combattuto ballottaggio, grazie al sostegno elettorale dei moderati. Nel corso del suo mandato alla Camera fece omaggio di 250 esemplari di un memorandum al Parlamento on difesa Dei diritti della città di Catanzaro a conservare ciò che possiede. Denunciò l’assenza di collegamenti viari e la carenza assoluta di infrastrutture: «più volte si è parlato in questa Camera della necessità di dotare di strade rotabili quei paesi che ne mancano (…) abbiamo udito i ministri farci promessa (…). Ma finora vediamo che questo giusto loro desiderio è stato frustrato. Le Calabrie non hanno che una sola strada, eppure sono un milione e mezzo di abitanti. Il signor ministro ci ha presentato un progetto di legge per nuove spese, non per strade nuove da farsi nelle Calabrie. L’onorevole Depretis quando era il Ministero dei lavori pubblici aveva fatto promessa (…), col quale si stabiliva un sistema di nuove strade nazionali per le Calabrie, e finora questa promessa è rimasta lettera morta». Propose la costruzione del porto di santa Tenore nel golfo di sant’Eufemia, seguì lo svolgimento dei lavori del porto di Santa Venere (Vibo marina), indicò la costruzione in Calabria di acquedotti e di ponti, come intervento straordinario nelle provincie calabresi. 
Attento alle problematiche sociali, propose che una petizione di oltre 10 mila operai di Napoli, con cui chiedevano di ottenere la cessione di terreni demaniali, fosse demandata alla Commissione per la vendita e la cessione gratuita dei beni demaniali. Inoltre, relazionò contro il disegno di legge per la proroga della legge per la repressione del brigantaggio, dando una interpretazione sociale al problema e denunciando la criminalizzazione della popolazione delle aree interessate alla repressione. Alle elezioni del 1865, del 1866 e del 1867, uscì sempre sconfitto; fu eletto invece al primo turno nel collegio di Minervino Murge, forte caposaldo della sinistra, nelle stesse tornate elettorali, e nel 1870 prevalse sul liberale pugliese Pisanelli, già ministro di Grazia e Giustizia.Lasciata Catanzaro si stabilì a Napoli dove fece parte del comitato elettorale presieduto da Giuseppe Ricciardi.
Sempre attento ai bisogni della gente, nel 1867 presentò come primo firmatario una proposta di legge per il «Soccorso alle vedove ed ai figli dei medici e chirurghi morti in servizio dello Stato per il colera».
In politica estera di distinse per aver presentato nella seduta del 17 marzo 1861 un ordine del giorno col quale sollecitava la proclamazione di Roma capitale del Regno d’Italia e lo sgombero dal territorio italiano della capitale delle truppe francesi che supportavano il Papa. Insieme ad altri deputati calabresi intervenne per sollecitare nuovamente la costruzione di strade e ferrovie per la regione e per alcune infrastrutture portuali.
Greco fu storicamente contrario a ogni alleanza con la Francia, in quanto sensibile al mondo anglosassone, in particolare all’Inghilterra; assolutamente contrario al potere temporale del Papato durante la discussione della legge delle guarentigie nel 1871, fu uno dei sottoscrittori dell’ordine del giorno Cairoli, che aveva come obiettivo principale quello di sostituire le garanzie della libertà a quelle del privilegio e creare una piattaforma giuridica affinché tutte le confessioni religiose fossero egualmente trattate e libere. Fu inoltre un convinto assertore dell’abolizione della pena di morte. Intervenne in più di un’occasione quando si paventò la possibilità dello spostamento della Corte d’Appello da Catanzaro, tutelando gli interessi della propria città. 
Nel 1874, a causa della sua salute malferma, si ritirò a vita privata, accettando un incarico pubblico – segretario generale del R. Economato dei benefizi vacanti per le provincie napoletane – che gli assicurasse un minimo di sostentamento.
Morì a sessantacinque anni a Napoli. Dopo i funerali di Stato, voluti dal ministro Zanardelli, fu sepolto nel cimitero di Poggioreale. La città di Catanzaro gli ha intitolato una via. (Fabio Arichetta) © ICSAIC 2020

Opere

  • Panegirici del canonico Antonio Greco, Officina Tipografica, Napoli 1839; 
  • Memorie e documenti per la storia della guerra dell’indipendenza italiana del 1859, Tip. del r.i. de’ sordo-muti, Genova 1859; 
  • Una pagina di storia del 1860. Memorie di Antonio Greco pubblicate a cura del figlio Garibaldi, Off. Tip. Caliò, Catanzaro 1915.

Fonti bibliografiche

  • Oreste Dito, La rivoluzione calabrese del 1848, Off. Tip. Caliò, Catanzaro 1895, pp. 68, 83; 
  • Domenico De Giorgio, Benedetto Musolino e il Risorgimento in Calabria, Ed. Historica, Reggio Calabria 1953, p. 73; 
  • Maria Caristo, La provincia di Catanzaro nel primo decennio dell’Unità d’Italia, Siderea, Roma 1965, pp. 11-37, 56-63, 150-153, 158-165; 
  • Alfonso Ugri, L’audacia di Antonio Greco ed il coraggio dei cittadini liberavano Catanzarodall’oppressione borbonica, «La Tribuna del Mezzogiorno», 25 agosto 1960;
  • Gaetano Cingari, Problemi del Risorgimento meridionale, Messina-Firenze 1965, pp. 177-195, 211-214, 236 ss.;
  • Ferdinando Cordova, Momenti di storia contemporanea calabrese ed altri saggi, Frama Sud, Chiaravalle Centrale 1971, pp. 22, 35; 
  • Domenico De Giorgio, Figure e momenti del Risorgimento in Calabria, Peloritana, Messina 1971, p. 29; 
  • Antonio Carvello, La società catanzarese nella crisi dell’unificazione: il plebiscito del 1860, in Civiltà di Calabria. Studi in memoria di Filippo De Nobili, a cura di Augusto Placanica, Frama Sud, Chiaravalle Centrale 1976, pp. 59 ssg., 77; 
  • Cesare Mulé, Una storia di Catanzaro, Frama Sud, Chiaravalle Centrale 1984, pp. 119 ss.; 
  • Pietro Emidio Commodaro, Domenico Angherà (1803-1881). Un prete calabrese nel Risorgimento, Giannotta, Soverato 1986, pp. 6, 16, 27, 53, 66; 
  • Cletto Arrighi, I 450 ovvero i deputati del presente i deputati dell’avvenire, Presso gli Editori via del Broglio n. 3 e via S. Paolo n. 8, Milano 1864, pp. 435-440. 
  • Vittorio Visalli, I Calabresi nel Risorgimento italiano, II, G. Tarizzo e Figlio Edit.,Torino 1891-93, pp. 14 ssg.; 
  • Jole Giugni Lattari, I parlamentari della Calabria dal 1861 al 1967, Casa Editrice Morara, Roma 1967, pp.105, 297 ss.
  • Francesco Talamo, Cronache Risorgimentali di Antonio Serravalle, Pellegrini, Cosenza 2006, ad indicem; 

Fonti archivistiche

  • Museo centrale del Risorgimento, Roma, bb. 96, 182, 234, 505, 618, 871; 
  • Archivio privato famiglia Stocco, Decollatura, Lettera del Greco a Vincenzo Stocco.
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