Guarasci, Antonio

Antonio Guarasci [Rogliano (Cosenza), 7 maggio 1918 – Polla (Salerno), 2 ottobre 1974]

Nacque da Luigi e Luigina De Rose, secondogenito di sei fratelli. Insegnante, storico e politico, fu il primo presidente della Regione Calabria. La sua prima formazione iniziò presso il ginnasio di San Demetrio Corone dove si iscrisse nel 1930, mentre nel 1932 iniziò a frequentare il liceo classico “Bernardino Telesio” di Cosenza (nelle volontà testamentarie destinò a questa scuola la propria biblioteca). Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale venne mobilitato e destinato sul fronte africano dove, nel 1942, venne fatto prigioniero nella battaglia di El Alamein e trasferito negli Stati Uniti nel campo di Seattle (Washington), dove venne in contatto con diversi antifascisti. Negli anni di prigionia, la necessità di comunicare con le autorità del campo e la famiglia in Italia, portarono Guarasci a imparare l’inglese.
Ritornato in Calabria nel 1946 si iscrisse alla Democrazia cristiana e conobbe, nello stesso periodo, don Luigi Nicoletti. Successivamente si laureò in Filosofia a Roma.
Iniziò la sua carriera professionale in varie scuole della provincia: prima a Luzzi e poi presso l’Istituto magistrale “Lucrezia della Valle” di Cosenza. Nel 1948 sposò Geltrude Buffone. Proprio durante la prigionia aveva conosciuto il padre di Geltrude e ritornato in Calabria aveva avuto modo di frequentare la famiglia Buffone di Rogliano. 
Nel 1952 venne eletto prima componente del comitato provinciale della Democrazia cristiana e successivamente consigliere provinciale per il collegio di Rogliano. Dal 1955 cominciò a insegnare presso il Liceo Classico Telesio di Cosenza, dove rimarrà fino al 1969, per poi passare anche all’insegnamento universitario presso l’Università di Lecce e di Salerno.
Guarasci, insieme ad altri esponenti politici del suo tempo, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, sarà tra i protagonisti di un passaggio generazionale, ma anche intellettuale e programmatico, all’interno della classe dirigente calabrese. In questo periodo il vecchio nobilitato, che aveva fatto da nervo centrale alla struttura politica democristiana in Calabria, verrà infatti sostituito da un nuovo ceto politico professionale (tra cui molti docenti) diffuso e radicato orizzontalmente. Una trasformazione che scaturiva dai forti cambiamenti economico-sociali che, anche la realtà calabrese, viveva in quegli anni, con chiari effetti sulla vita politica locale. 
Inoltre, in questi anni, riuscì a consolidare la sua posizione all’interno dei quadri direttivi della Democrazia cristiana. Nel 1954 entrò nella giunta esecutiva del partito a livello provinciale, con l’incarico di dirigere anche l’«Impegno»; successivamente assunse il ruolo di dirigente provinciale dell’ufficio scuola, della Spes e di componente della consulta Enti locali. All’interno del partito, insieme a Misasi e Giovanni Galloni, si fece portavoce di un progetto di rinnovamento che porterà alla nascita della corrente interna denominata «sinistra di base».
Riconfermato, nel 1956, consigliere provinciale per il collegio di Rogliano, venne nominato anche assessore all’attività culturali e assistenza fino al 1960. Rieletto consigliere nel 1960 ricoprì nell’esecutivo l’incarico di assessore ai lavori pubblici (fino al 1962); sarà proprio lui ad avviare il discorso sull’edilizia scolastica a Cosenza. Sempre nel 1962 assunse la presidenza della Provincia. Incarico che gli permetteva di travasare in più vaste progettazioni le competenze acquisite a livello culturale e dall’impegno tra le fila della Dc provinciale. In questo contesto si ritrovò protagonista di un’esperienza politica originale: la prima amministrazione provinciale di centrosinistra del Mezzogiorno (si collocava solo dopo quella di Milano e Genova). Sotto la sua presidenza l’istituzione provinciale avviò, tra le altre cose, la realizzazione del grande complesso scolastico di via Popilia a Cosenza (Liceo scientifico, Istituto tecnico commerciale e industriale), mentre a Paola dell’Istituto tecnico agrario. Avviò anche, in questo periodo, il finanziamento di un ospedale psichiatrico a Cosenza. Alla provincia venne riconfermato anche nel 1964 con l’incarico di assessore alla programmazione e nel 1967, venne di nuovo eletto presidente. Nel suo impegno alla provincia ribadì anche la necessità per la Calabria di avviarsi verso un concreto processo di industrializzazione. 
Eletto consigliere regionale nel 1970 fu protagonista della neonata esperienza di governo regionale, diventandone anche primo presidente. Anche in questo ruolo Guarasci seppe coniugare la riflessione teorico-intellettuale con un’organica e concreta azione politica, ispirata a un meridionalismo propositivo e non vittimista, volto a far dialogare la Calabria con orizzonti più vasti. Nel governo della regione cercò, per questo, la massima convergenza con gli altri partiti che componevano l’assemblea. Cercò infatti di valorizzare i rapporti tra consiglio e giunta, tenendo, però, ben distinta la dimensione politico-direzionale e il momento amministrativo-esecutivo.
La «via calabrese allo sviluppo» di Guarasci, anche se attenta alle peculiarità e alla complessità della Calabria, non era confinata all’interno di un progetto territoriale, ma aperta al contesto politico-economico nazionale ed europeo. In questo contesto si inseriva la volontà di Guarasci di sostenere un rilevante processo di modernizzazione degli apparati tecnico-scientifici, ma anche di quelli istituzionali ed economici della regione. L’esito più evidente di questo processo di modernizzazione fu l’incremento, nel primo quinquennio degli anni Settanta, degli investimenti e delle occupazioni in Calabria. Si trattava certamente di una ripresa che, rispetto ad altre regioni meridionali, arrivava in ritardo, ma non era il frutto di politiche assistenziali e del solo intervento dello Stato nell’economia della regione. Tutto questo era stato favorito in quegli anni anche dalla presenza, nella compagine governativa e istituzionale nazionale, di esponenti di primo piano delle realtà politica calabrese; contatti e rapporti che da Guarasci vennero valorizzati per far dialogare la Regione Calabria con il governo centrale. Durante la sua presidenza vennero inoltre incentivate le politiche a favore della scuola, della sanità locale e delle infrastrutture viarie, per far uscire molti territori da un forte isolamento interno.
A livello culturale l’impegno di Guarasci in questi anni contribuì ad arricchire e innovare gli studi storici in Calabria, come dimostravano i suoi contributi su don Carlo De Cardona e il movimento cattolico, sul Risorgimento e la questione meridionale; azione culturale che si tradusse anche in proposta politica con il suo impegno, iniziato dal 1963, per l’istituzione dell’Università della Calabria. Una proposta nuova, originale a cui l’Italia intera guardava con ammirazione e curiosità per le sue caratteristiche: accentrata, residenziale e a indirizzo tecnico-scientifico, concepita come un campus anglosassone e strutturata in dipartimenti. Ma quello che ancora oggi del progetto universitario di Guarasci può affascinare è il suo voler evitare a questa istituzione i vizi del provincialismo per aprirla ai Paesi del Mediterraneo. Un’istituzione universitaria che fosse però motore di sviluppo economico e mobilità sociale, culturale e umana anche per il territorio che l’ospitava.
Perse la vita tragicamente nel 1974 a causa di un incidente stradale nei pressi di Polla. In sua memoria, nel 1983, a Cosenza venne istituita la fondazione “Antonio Guarasci”. Diverse strade, piazze e spazi pubblici sono stati intestati a lui in molti centri della regione. (Giuseppe Ferraro)  © ICSAIC.

Opere principali

  • Umberto Caldora, Antonio Guarasci, (a cura di), La Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania. Primo centenario 1861-1961, Tip. San Giuseppe, Roma 1961;
  • Carlo De Cardona e il movimento cattolico a Cosenza, 1898-1906, in Atti del 2° Congresso Storico Calabrese (Catanzaro-Cosenza, 1960), Fausto Fiorentino, Napoli 1961, pp. 653-674;
  • La Sila nel Risorgimento: 1790-1847, «Quaderni di cronache calabresi», Cosenza 1968;
  • La questione meridionale e la Calabria nella cultura italiana dell’ultimo secolo, MIT, Cosenza 1969;
  • Politica e società in Calabria dal Risorgimento alla RepubblicaIl Collegio di Rogliano, Frama’s, Chiaravalle Centrale 1973;  
  • La Calabria nell’età della Restaurazione, in Atti del 47° Congresso di storia del Risorgimento italiano (Cosenza 15-19 settembre 1974), Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Roma 1974;
  • La Calabria in età contemporanea: ricerche e studi, a cura di Pietro Borzomati, Daga, Roma, 1985;
  • Popolarismo Meridionalismo Regionalismo, a cura di Pietro Rende, Daga, Roma 1988.

Nota bibliografica

  • Pasquale Perugini, Gaetano Cingari, Antonio Guarasci storico e politico, a cura della Regione Calabria, Reggio Calabria 1975;
  • Franco Alimena, Guarasci: la battaglia per l’Università in Calabria, Pellegrini, Cosenza 1988;
  • Pietro Rende, Antonio Guarasci, primo presidente della regione Calabria, in Cultura e società nella Calabria del Novecento, v. 1, Periferia, Cosenza 1989;
  • Luca Addante, Cosenza e i cosentini: un volo lungo tre millenni, Rubbettino, Soveria Mannelli 2001, p. 74;
  • Enzo Arcuri (a cura di), La via calabrese allo sviluppo nel progetto di Antonio Guarasci, Fondazione Antonio Guarasci, Cosenza 2005;
  • Vittorio Cappelli, Antonio Guarasci tra storiografia e politica, in «Rivista calabrese di storia del ’900», 1, 2016, pp. 53-58;
  • Vittorio Cappelli, Politica e politici in Calabria. Dall’Unità d’Italia al XXI secolo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2018;
  • Fausto Cozzetto, Antonio Guarasci storico, «L’Acropoli», XVII, 3, 2016, pp. 308-317.

Sitografia

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