Gullì, Luigi Gaetano

Luigi Gaetano Gullì [Scilla (Reggio Calabria), 16 giugno 1859 – Sul piroscafo “Dante Alighieri” di ritorno in Italia da New York, 12 marzo 1918]

Ultimo di nove figli, è stato pianista e compositore. Fu avviato alla musica dal padre, Giuseppe, un avvocato che si dilettava a suonare la spinetta e che gli diede le prime lezioni. La madre, Annunziata Delfino, si dedicava al canto lirico e contribuì a sua volta a indirizzare in senso musicale le precoci doti del figlio. Anche il fratello Domenico intraprese gli studi musicali e per molti anni diresse il complesso bandistico di Scilla. Già all’età di sette anni Luigi fu in grado di tenere a Reggio Calabria un concerto pianistico che riscosse grande entusiasmo.
L’evento favorì la deliberazione di un sussidio da parte del Consiglio provinciale di Reggio grazie al quale nel 1870, all’età di undici anni, il piccolo Luigi poté spostarsi a Napoli ed entrare come studente al Conservatorio di San Pietro a Majella nella classe di pianoforte di Beniamino Cesi e in quella di Lauro Rossi per la composizione. Tra le sue doti anche una spiccata propensione per le lingue che gli consentì in breve tempo di padroneggiarne ben cinque e di acquisire inoltre una preparazione vastissima dal punto di vista culturale.
Appena diciottenne, nel 1877 conseguì il diploma di pianoforte col massimo dei voti e si trasferì a Roma, dove rientrò stabilmente dopo un intervallo di due anni trascorsi a Parigi. Le sue doti pianistiche e interpretative gli aprirono le porte dei salotti romani presso i quali divenne ben presto uno dei musicisti più noti e prediletti. Pur in una città dove i nomi di Sgambati, Monachesi, Tosti erano da tempo sulla bocca di tutti, l’eleganza e la raffinatezza del suo pianismo consentiva a Gullì di costituire un punto di riferimento nei principali eventi musicali della capitale.
Nel 1897 fondò il noto «Quintetto Gullì» di cui gli altri quattro componenti erano il primo violino Roberto Fattorini, il secondo violino Raffaele Zampetti, il violista Ettore Marengo; mentre la parte del violoncello fu coperta in vari periodi da Bedetti, Gaetano Morelli, Luigi Forino e infine da Tito Rosati. Il quintetto ebbe grande successo a Roma e consensi strepitosi riscosse nelle sue ripetute tournée in Norvegia dove Gullì divenne amico dei compositori Edvard Grieg e Christian Sinding e dove il suo nome ebbe l’onore di essere trascritto nel libro d’oro della nazione. Il quintetto allargò poi il suo giro di concerti toccando numerose città europee (Berlino, Parigi, Copenaghen) riscuotendo dovunque grande successo. Nel 1907, dopo otto anni di intensa e gratificante attività, si sciolse.
Gullì fu molto attivo anche come pianista solista. Nell’aprile del 1899 presso la Sala della Reale Accademia di Santa Cecilia ebbe modo di affiancare al pianoforte il suo amico Grieg che dirigeva l’orchestra. Altri due concerti memorabili ebbero luogo all’anfiteatro Augusteo: nel 1910 con un programma dedicato interamente a Chopin e con Luigi Mancinelli direttore; in gennaio 1912, per la commemorazione di Martucci, Gullì eseguì sotto la direzione di Bernardino Molinari l’arduo Concerto in Si bemolle maggiore dello stesso Martucci. Nel suo momento migliore Gullì ebbe modo di suonare anche per la famiglia reale ricevendo in dono una pipa con lo stemma di casa Savoia, mentre la regina Margherita gli regalò una spilla con brillanti a forma di M.
Agli inizi del 1912 Gullì decise di partire per l’America e si imbarcò il 2 febbraio a Napoli sul piroscafo Hamburggiungendo il 17 a New York, dopo quindici giorni di traversata. Qui iniziò a dirigere il «Kidd-Key Conservatory» del North Texas College di Sherman. Dopo un paio d’anni divenne docente del College of Music di Chicago e si esibì ripetutamente in concerti pianistici che conseguirono un successo strepitoso. La sua trionfale attività non fu però sostenuta da adeguate condizioni di salute che, col passare del tempo, divennero sempre più precarie. Egli prese così la decisione di rientrare in Italia e il 5 marzo 1918 si imbarcò da New York sul piroscafo Dante Alighieri diretto a Genova. 
Dopo una settimana di navigazione, il 12 marzo verso le sette del mattino, Gullì venne colpito da un grave attacco di uremia che ne causò il rapido decesso. Verso la mezzanotte venne quindi sepolto in mare, secondo gli usi e i regolamenti marittimi previsti all’epoca per le lunghe traversate.
Il pianismo di Gullì, che scaturiva da una profonda e intelligente riflessione culturale mista a un grande temperamento, era scevro da facili concessioni al gusto del momento o a quella che oggi viene chiamata audience. La sua arte tendeva a rivolgersi a chi veramente fosse in grado di comprenderla e per questo è stata a volte considerata elitaria o aristocratica. Dal punto vista caratteriale il suo personaggio contribuiva ulteriormente ad alimentare questa leggenda essendo egli un tipo piuttosto schivo e poco propenso ai bagni di folla o agli onori. Il target della sua attività artistica può essere individuato in un pubblico internazionale competente ed esigente. 
Gabriele D’Annunzio ebbe modo di scrivere in varie occasioni dell’attività di Gullì sulle pagine della testata giornalistica «La Tribuna». Dopo un concerto svoltosi in gennaio 1888 a Roma nella sala «Palestrina», il poeta scrisse: «Il concerto che diedero ieri sera Luigi Gullì ed Ernesto Consolo, col concorso di Vico Ridolfi, fu davvero di una severità degna di vecchi e grandi maestri. Non fu fatta nessuna concessione alla moltitudine: non moti perpetui, né Carnevali di Pest, né trascrizioni, né rapsodie, né altro simile ciarpame da dilettanti. Il programma si componeva di due concerti di Bach, di una suonata di Mozart e d’una improvvisata del Reinecke sopra una gavotta del Gluck. E fu eseguito da cima a fondo, con due o tre clavicembali e con compagnia di quartetti, mirabilmente».
Anche nel romanzo Il piacere, uscito nel 1889, D’Annunzio tirò in ballo Gullì. Vi si legge: «Luigi Gullì, un giovine maestro venuto dalle natali Calabrie in cerca di fortuna, nero e crespo come un arabo, eseguiva con molta anima la Sonata in do diesis minore di Ludovico Beethoven. La marchesa d’Ateleta, che era una sua proteggitrice, stava in piedi accanto al pianoforte, guardando la tastiera. A poco a poco la musica grave e soave prendeva tutti que’ leggeri spiriti ne’ suoi cerchi, come un gorgo tardo ma profondo».
Gullì fu amico di Alessandro Longo, che aveva studiato con lo stesso suo maestro: Beniamino Cesi. In occasione di un concerto per l’Accademia di Santa Cecilia, nell’aprile del 1900, i due si ritrovarono a suonare assieme, con la partecipazione del violinista Tito Monachesi, eseguendo un programma di musiche composte esclusivamente da Longo. Questi dedicò inoltre a Gullì la sua composizione per pianoforte Variazioni su un tema all’ungherese op. 34 edita da Ricordi.
Su proposta di Giovanni Sgambati, Gullì nel 1888 fu inserito nell’Albo dei Soci distinti per elezione dell’Accademia di Santa Cecilia. Nel 1898 re Umberto I gli conferì inoltre la carica di Cavaliere del Regno.:Il 31 dicembre del 1886, il consiglio comunale di Scilla in riconoscimento dei «successi massimi riportati nell’arte musicale nel suo recente viaggio all’estero», rivolse a Gullì un «Saluto d’ammirazione» e pose una sua fotografia nella sala consiliare, dove rimase sino agli anni Venti prima di essere sottratta da ignoti.
Prima di partire per l’America Gullì distrusse tutte le sue moltissime composizioni inedite. Restano così pochissimi spartiti pubblicati da editori stranieri. Si tratta di pezzi da salotto, genere tipico dell’Ottocento: Vier Klavierstücke (Albumblatt, Im Walzertakt, Novellette, Valse), Breitkopf & Härtel, Lipsia 1894; Sfumature (Dedica, Alla mazurka, Capriccio, Canto d’amore, Tarantella, Tempo di valzer), stamperia G. C. Röder, Lipsia; A te, valzer da concerto per pianoforte, C. F. Summy Co., Chicago 1915. (Massimo Distilo) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Gazzetta musicale di Milano, Raccolta 1° semestre 1905, Ricordi, Milano;
  • Alessandro Longo, Lugi Gullì, «L’arte pianistica nella vita e nella coltura musicale», IV, 5, 15 maggio 1917;
  • Pietro Macrì, Scilla: note e appunti, La Calabria, Reggio Calabria 1924;
  • Un pianista calabrese amico di Grieg: Luigi Gullì, «Brutium», VII, 6, 5 giugno 1928;
  • Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti. Appendice, Utet, Torino, 1990;
  • Dizionario biografico degli italiani, vol. 61, Treccani, Roma 2004;
  • Luigi Gaetano Gullì: musicista dimenticato, «Malastoria», 27 gennaio 2008, www.malastoria.blogspot.com;
  • Marilena Gallo (a cura di), Dizionario dei musicisti calabresi, Abramo, Caraffa di Catanzaro 2010;
  • Oreste Parise, Luigi Gaetano Gullì: l’enfant prodige, «Il Tiraccio», Trebisacce, 4 agosto 2012.
RSS
Twitter
Visit Us
Follow Me
YouTube
Instagram