Gullì, Nicola

Nicola Gullì [Palmi (Reggio Calabria), 5 gennaio 1866 – Buenos Aires, 8 dicembre 1954]

Nacque a Palmi dal barbiere Giuseppe Gullì e da Vincenza Lombardo e fu registrato con i nomi di Nicola, Francesco e Giovanni; non appena sedicenne, cominciò a frequentare lo studio del pittore Domenico Augimeri che, avendone intuito il talento, lo raccomandò in seguito allo scultore reggino Rocco Larussa. Nel 1885 Gullì, grazie al sostegno economico da parte del Comune, si iscrisse al Real Istituto di Belle Arti di Napoli, dove studiò fino al 1889. Qui ebbe modo di apprendere le istanze veriste del linguaggio artistico napoletano, attraverso le lezioni di Achille D’Orsi e Domenico Morelli. Espose nel 1890 alla Promotrice Salvator Rosa in occasione dell’inaugurazione della Galleria Umberto I di Napoli. 
Nel 1892 rientrò a Palmi dove stabilì il suo atelier sul Corso Garibaldi e qui realizzò un bassorilievo in marmo in onore dell’eroe dei due mondi. L’anno successivo tentò di aprire una scuola d’arte applicata all’industria con lo scopo di istruire al meglio le maestranze locali, tuttavia, il progetto fallì a causa del sisma sopraggiunto quell’anno e dal mancato sostegno delle istituzioni. Nel 1895 partecipò alla I Esposizione d’Arte Internazionale di Venezia esponendo Il primo mozzicone (1895, ubicazione ignota): una piccola scultura in marmo di matrice chiaramente verista, raffigurante un bambino intento a fumare la sua prima sigaretta; l’opera, in seguito, venne acquistata da Demetrio Tripepi, allora sindaco di Reggio Calabria. Nel novembre dello stesso anno presentò l’opera Aspettando l’onda (1895, gesso, Casa della Cultura Leonida Repaci, Palmi) all’Esposizione di Belle Arti della Società Amatori e Cultori di Roma. La scultura in gesso ‒ esposta nella IX sala del Palazzo delle Esposizioni tra il novembre del 1896 e il marzo del 1897 ‒ fu particolarmente apprezzata dal giovane Luigi Pirandello, collaboratore del «Giornale di Sicilia» in quegli anni. Il gruppo scultoreo colpì infatti la critica per il vivace soggetto raffigurato: un fanciullo dallo sguardo furbo, supino sulla spiaggia, volge indietro lo sguardo mentre attende, divertito, l’arrivo dell’onda.
In quel periodo lo scultore lavorò copiosamente in Calabria: gli fu commissionata la decorazione dell’altare maggiore della chiesa della Madonna dei poveri di Seminara; la scultura della Vergine Immacolata per il Duomo di Palmi; realizzò diversi busti in marmo, tra i quali quelli di Rocco de Zerbi, del marchese Francesco Ajossa, di Domenico Sofia di Taurianova e dell’avvocato Nicola D’Elia. Inoltre, in quegli anni prese parte alla vita politica calabrese. Si legò in particolare al fratello di Leonida Repaci, Mariano, con il quale fondò il primo circolo socialista palmese.
La mancata possibilità di lavoro in Calabria e le persecuzioni dovute alla sua militanza socialista (partecipò al primo Congresso socialista della Calabria che si tenne a Palmi nel 1896 e a quello nazionale di Firenze dell’anno dopo), nel 1901 lo spinsero a lasciare la sua terra e a traferirsi a Buenos Aires. Superate le difficoltà iniziali, riuscì a relazionarsi rapidamente con l’ambiente artistico locale. Si unì, infatti, alla Colmèna artistica, un gruppo di artisti argentini ‒capeggiato da Eduardo Sívori, celebre pittore italo-argentino ‒ legati dalla condivisione del medesimo linguaggio realista. 
Sposato con Virginia Vietri ebbe cinque figli: Vicenta, Isabel, Clelia, Eduardo e Nicolás-Cacho. Iniziò lavorando dapprima a San Nicolás ‒ dove, secondo le fonti, gli fu commissionato il busto in marmo di una figura femminile ‒ ma in seguito abitò con la famiglia a Buones Aires nel quartiere Chacarita e stabilì il suo atelier nella Calle Juramiento. Per il circolo unione palmese della capitale argentina, intitolato a Cilea, realizzò un medaglione dello stesso musicista (bronzo, Casa della Cultura Leonida Repaci, Palmi) a cui poi venne donato. Il successo arrivò nel 1903 all’esposizione della Sociedad Estímulo de Bellas Artes di Buenos Aires, dove lo scultore presentò un busto in marmo del giurista Carlos Carlés (1903, marmo, Museo de Bellas Artes, Rosario) in seguito Direttore Generale delle Poste e del Telefono della Nazione e grande collezionista d’arte che in passato aveva avuto contatti con Giuseppe Pellizza. L’opera riscosse grande successo tra la critica. Come testimoniato da un articolo de «La Nación», fu premiata con la distinzione Juan M. Larrazábal e alla morte di Carlés fu poi donata al Museo de Bellas Artes di Rosario, città natale del politico. 
Nel 1904 Gullì fu chiamato dall’architetto francese August Plou per eseguire la decorazione scultorea della facciata del Teatro Colon di Rosario e l’anno seguente per quella del Teatro Municipale di Santa Fe. Per il primo l’artista realizzò un gruppo scultoreo avente per soggetto Apollo che suona la lira, poi installato sulla cima dell’edificio; per il secondo realizzò le statue raffiguranti le allegorie della musica e della danza, collocate in seguito sul timpano curvo. Nel 1908 scolpì il fregio decorativo della facciata del Teatro Colón della capitale.
Per l’importante Exposición Internacional del Centenario a Buenos Aires del 1910 gli furono commissionate le sculture per il padiglione del Servizio Postaleprogettato dall’architetto italiano Virginio Colombo. Inoltre, per la stessa esposizione, lo scultore presentò nella sezione argentina alla rassegna artistica internazionale ‒ svoltasi tra maggio e novembre ‒ un busto in marmo e Bromas que matan un gruppo scultoreo in gesso, noto in seguito anche come El chico y la gallina (1910, bronzo, disperso). Quest’opera venne acquistata dal Comune di Buenos Aires che incaricò l’artista calabrese di realizzarne una versione definitiva in bronzo, successivamente collocata in Plaza San Martin accanto alle sculture di Vincenzo Gemito. Nello stesso anno dal presidente Roque Sáenz Peña fu incaricato di restaurare il bassorilievo in marmo e bronzo ‒ oggi conservato presso la Casa Rosada ‒ donato dal governo italiano all’Argentina in occasione del grande evento del Centenario. Nel 1919 per la chiesa di Nuestra Señora de Balvanera realizzò i cherubini e le decorazioni in stucco, poste sugli archi di ciascuna campata interna dell’edificio sacro.
Importanti opere pubbliche furono eseguite dall’artista negli anni Trenta: nel 1932 il monumento a Juan Lezica y Torrezzuri; nel 1935 il busto del cantante Carlos Gardel (1935, bronzo, Sociedad de Autores y Compositores de Musica, Buenos Aires); nel 1936 la Società italiana di Mutuo Soccorso di Buenos Aires chiese a Gullì di scolpire una grande lapide per il salone principale della sede per celebrare il settantacinquesimo anniversario della sua fondazione; nello stesso anno a Balcarce, in provincia di Buenos Aires, lo scultore realizzò il monumento in bronzo e marmo dedicato al generale José Félix Uriburu, presidente-dittatore dell’Argentina dal 1930 al 1932; in seguito per la stessa città nel 1940 il busto di Miguel de Cervantes Saavedra, autore del Don Chisciotte della Mancia. Nel 1934 la scultura in bronzo di Padre Jorge Maria Salvaire collocata nell’atrio Basilica di Lujàn. Nel 1942 due monumenti importanti furono realizzati dall’artista: a Lujan quello dedicato al generale Bartolomé Mitre e a Chascomùs quello in onore del capitano Pedro Escribano. All’inizio degli anni Cinquanta la sua ultima impresa fu il busto in bronzo di Josè de San Martin a Lujàn, di cui ci sono poche notizie.
La prematura scomparsa della figlia Clelia, la mancata realizzazione di alcuni progetti e le turbolente vicende politiche del paese furono motivo di grande dolore per l’artista palmese che per un lungo periodo abbandonò il lavoro. Morì a 87 anni nella capitale argentina. Palmi lo ricorda con una via a lui intestata. (Laura Mileto) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Esposizione Internazionale d’Arte della citta di Venezia, catalogo illustrato della prima esposizione internazionale di Venezia del 1895, Stab. Tip. Fratelli Visentini, Venezia 1895;
  • La Tavola Rotonda, Napoli 27 ottobre 1895;
  • Luigi Pirandello, L’Esposizione di belle Arti in Roma, in «Giornale di Sicilia», Palermo 2 novembre 1895; 
  • Rivista Popolare, Roma 15 dicembre 1895;
  • Formas y colores en la Exposición de Bellas Artes. Impresiones, notas in «La Nación Argentina», 22 maggio 1903;
  • Mico Morabito, Uno scultore calabrese Nicola Gullì, Casa Ed. Ardenza, Napoli 1938;
  • Michele Guerrisi, Nicola Gullì, in «La Voce dei calabresi», dicembre 1954; 
  • Llanes Ricardo, Nicolás Gullì: un escultor olvidado, «La Prensa», febbraio 1960;
  • Dionisio Petriella, Sara Sosa Miatello, Diccionario Biográfico Italo-Argentino, Associazione Dante Alighieri, Buenos Aires 1976, ad vocem.
  • Domenico Ferraro, Il palmese Nicola Gullì scultore dei due mondi, in «La Regione, Emigrazione», supplemento al n. 7, 1990;
  • Achille Cofano, 1910: Il palmese Nicola Gullì vincitore alla Esposizione di Buenos Aires, in «Calabria sconosciuta», LXXXII, 1999, pp. 41-44;
  • Ferdinando Taviani, Pirandello. Saggi ed interventi, Mondadori, Milano 2006, p. 173;
  • Exposición Internacional de Arte del Centenario Buenos Aires 1910, catalogo della mostra (Buenos Aires, 1910), Est. Grafico M. Rodriguez Giles, 1910 Buenos Aires, p. 66;
  • Enzo Le Pera, Arte di Calabria tra Ottocento e Novecento: dizionario degli artisti calabresi nati nell’Ottocento, Rubbettino, Soveria Mannelli 2001, p. 95;
  • Marta García Falcó e Patricia Méndez, Los teatros argentinos del Centenario, in Teatro Oficial “Juan de Vera” 1913 – 2013: una sala centenaria, a cura di Marta García Falcó, Istituto de Cultura de la Provincia de Corrientes, Corrientes 2012, p. 40;
  • Renato Ruotolo, Iscritti calabresi all’Istituto tra il 1846 e il 1900, in Cosenza e le arti La collezione di dipinti dell’800 della Provincia di Cosenza (1861-1931), catalogo della mostra (Cosenza, Museo delle Arti e dei Mestieri della Provincia di Cosenza, 13 giugno – 10 agosto 2013), a cura di Anna Cipparone, Cosenza 2013, p. 75;
  • Laura Malosetti Costa, Entresiglos: el impulso cosmopolita en Rosario, Ediciones Castagnino-Macro, Rosario 2017, p. 144;
  • Natale Pace, Nicola Gullì e il mistero del monumento a metà anzi doppio, www. ilsudonline.it/46820-2/ (data di ultima consultazione 19 aprile 2020);

Nota archivistica.

  • Comune di Palmi, Registro atti di nascita, atto n. 4,  anno 1866. 
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