I martiri calabresi alle Fosse Ardeatine: il racconto di un nipote e un saggio-verità sugli arresti

Todeskandidat: un inedito di Tancredi Bendicenti che immagina le ultime ore di vita del bisnonno. E una ricerca di Paolo Palma con interessanti novità storiografiche sulle relative operazioni di polizia, tra spie e banda Koch. Sulla «Rivista calabrese di storia del ‘900» di prossima pubblicazione

L’ICSAIC celebra quest’anno il 25 aprile ricordando i quattro antifascisti calabresi uccisi dai nazisti alle Fosse Ardeatine il 24 marzo del 1944: Donato Bendicenti (Rogliano, 18 ottobre 1907), Franco Bucciano (Castrovillari, 5 agosto 1894), Paolo Frascà (Gerace, 18 maggio 1898), Giovanni Vercillo (Catanzaro, 11 ottobre 1908). Oggi perciò anticipiamo in sintesi il lavoro che apparirà a breve sulla Rivista calabrese di storia del ‘900, in uscita con una nuova veste editoriale e la direzione di Vittorio Cappelli. Sul numero in stampa pubblichiamo il racconto inedito Todeskandidat (Condannato a morte) di Tancredi Bendicenti, uno studente liceale romano che immagina le ultime ore di vita del suo bisnonno; e un saggio del presidente dell’Istituto, Paolo Palma, che ricostruisce le biografie dei quattro martiri calabresi con particolare riferimento ai loro arresti.

Donato Bendicenti

Con Todeskandidat, Tancredi Bendicenti ha vinto nel 2019 il primo premio nella categoria adulti del Concorso Letterario Nazionale Anpi «Inchiostro e Memoria». Nell’edizione successiva dello stesso Concorso ha ricevuto una menzione d’onore per un altro racconto dedicato alla Resistenza, intitolato La Piuma. «Ovviamente si tratta di una ricostruzione romanzata, che intreccia la verità storica a quella familiare – ha scritto l’Autore a proposito di Todeskandidat – ma spero abbastanza fedele dei pensieri del mio bisnonno poco prima dell’esecuzione. Questo testo lo dedico a mio nonno Giacinto e a tutte le vittime del nazifascismo».
Il saggio di Paolo Palma, intitolato I martiri calabresi alle Fosse Ardeatine, tra delatori, spie e la famigerata banda Koch, contiene alcune novità storiografiche in relazione, soprattutto, alle operazioni di polizia che portarono alla cattura di Bendicenti e Frascà.

Giovanni Vercillo

Donato Bendicenti era un avvocato comunista, partigiano nella banda Trionfale comandata dal colonnello roglianese Stanislao Vetere. Nell’abitazione di Bendicenti, in via dei Gracchi 195, si riuniva la direzione clandestina del Pci. Fino a pochi minuti prima del suo arresto, il 3 marzo, in quella casa si era svolta una riunione a tre con Giorgio Amendola, Mauro Scoccimarro e Giacomo Pellegrini, interrotta bruscamente da Amendola, come se fosse stato guidato da un sesto senso. Pochi minuti e il bottino della banda Koch (Palma documenta con certezza che fu questa polizia parallela della Repubblica Sociale Italiana ad arrestare Bendicenti) sarebbe stato più sostanzioso e probabilmente – anche se la storia non si fa con i se… – l’attentato di via Rasella non ci sarebbe stato, né quindi l’eccidio alle Cave Ardeatine: Amendola era infatti il capo dei Gap, i Gruppi di Azione Patriottica, che venti giorni dopo fecero esplodere la bomba cui seguì la rappresaglia tedesca. L’Autore documenta inoltre che l’arresto di Bendicenti coinvolse altri due avvocati antifascisti impegnati nella Resistenza romana, un sardo e un pugliese, entrambi del Partito d’Azione, anch’essi trucidati alle Cave Ardeatine. Tutti vittime di una spia che era riuscita a infiltrarsi nel Pd’A: Francesco Argentino, alias Walter Di Franco, calabrese di San Lorenzo (Reggio Calabria), stretto collaboratore di Pietro Koch.

Paolo Frascà

Di grande interesse anche la storia di Paolo Frascà, a cominciare dalla sua doppia militanza partigiana: nella banda socialista dei suoi compaesani di Gerace Franco “Felice” Napoli e Giuseppe Albano (il famoso Gobbo del Quarticciolo) e nella banda Neri del Fronte Militare Clandestino di Resistenza. Considerato martire del Partito d’Azione, ma con alcuni dubbi su questa militanza. Il saggio fa soprattutto luce su una scabrosa vicenda che ha coinvolto Frascà dopo la sua morte: l’accusa di una giovane partigiana comunista, Carla Angelini, di essere stato una spia delle S.S., responsabile della cattura sua e di un importante esponente del Pci romano, e ciò nonostante ucciso alle Fosse Ardeatine. Accusa incredibile, atroce, di cui Palma riesce però a dimostrare l’infondatezza ricostruendo la vicenda, attraverso una serie di incroci da racconto giallo, come una probabile trappola che la banda Koch tese alla giovane partigiana nell’inferno di via Tasso. Dove Frascà si trovava in seguito alla delazione di un presunto amico che era invece al servizio delle S.S. e scorrazzava per Roma su una lussuosa Aprilia nera.

Francesco Bucciano

Vittima della banda Koch fu pure il castrovillarese Francesco Bucciano, uno dei maggiori dirigenti del Movimento Comunista d’Italia-Bandiera Rossa, arrestato mentre stava organizzando una clamorosa evasione dei suoi compagni dal carcere di Regina Coeli. Una spia non meglio identificata è anche all’origine dell’arresto dell’avvocato catanzarese Giovanni Vercillo, referendario della Corte dei Conti e unico militare in servizio, tra i martiri calabresi, con il grado di capitano, incardinato nella banda Fossi del Fronte Militare Clandestino di Resistenza. Le loro storie, pur frammentarie e lacunose, offrono uno spaccato avvincente della lotta partigiana a Roma nel ’44; e ci mostrano in tutta la loro disumanità gli apparati repressivi del nazi-fascismo nella capitale, tra cui emerge con vigore la famigerata banda di Pietro Koch, «il vero questore di Roma».

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