La Torre, Armando

Armando La Torre [Siderno (Reggio Calabria), 10 maggio 1922 – Roma, 5 novembre 1984]

Figlio di Francesco – ebanista ed importante esponente del partito socialista calabrese con dono dell’attivismo politico e sociale – e di Caterina Serafino, compie gli studi elementari nel paese natale, per poi frequentare la scuola media di Locri. Sempre a Locri continua gli studi classici al Ginnasio Liceo “Ivo Oliveti”, conseguendo la maturità nel 1941, con un anno di anticipo. A prepararlo, per presentarsi da esterno agli esami dopo il secondo anno di Liceo, fu il professore Peppino Brugnano, suo compare e fervente socialista iscrittosi, dopo la guerra, al Pci. Sotto la sua guida, Armando ­ottiene la maturità senza alcuna difficoltà.
L’Italia è ormai già in guerra e, per potere proseguire gli studi, si trasferisce a Napoli dove si iscrive alla Facoltà di Lettere; li può mantenersi grazie a un impiego come istitutore al Convitto nazionale. Lascia Napoli e si trasferisce all’Università di Roma, studiando e lavorando con Carlo Salinari. Nel 1943, caduto Mussolini e spaccata l’Italia in due, si trasferisce all’Ateneo di Messina dove si laurea, a guerra finita, nel 1946.
Armando La Torre ha unito l’impegno di critico militante a quello politico e sociale. La sua tensione si esprimeva anche nell’insofferenza verso quella che lui chiamava «stagnazione» della società italiana, come venne ricordato da «L’Unità».
Aderì al principio Partito socialista, ma nel 1947, dopo la scissione di Palazzo Barberini, si iscrisse al Partito comunista che a Siderno, dopo le elezioni amministrative e politiche del 1946, aveva attratto molti giovani di cultura. Al riguardo, ricorda Giuseppe Errigo, anche “quadri” di «altre formazioni politiche, compagni di elevate qualità culturali e organizzative come Armando La Torre e Vincenzo Albanese provenienti dal Psi» e altri da diversi partiti. 
Il Pci resterà la sua casa politica e culturale per tutta la vita. Nel 1959, fu eletto segretario della sezione del Pci di Siderno e, l’anno dopo, fondò la biblioteca comunale, che poi prenderà il suo nome, con sede nel salone nel Consiglio, e oggiu collocata nei locali dell’ex Istituto Tecnico. Nominato direttore, scelse come suo attivo collaboratore Virgilio D’Agostino. Arricchì la prima dotazione della libreria, lasciando la sua ricca biblioteca a quella comunale, Nicola Palaia, tra i primi sostenitori del socialismo nel circondario di Gerace e nella provincia di Reggio Calabria, di cui La Torre era ammiratore e allievo. Ben presto – come ricorda Errigo – la biblioteca diventò un centro vivo di diffusione e di organizzazione della cultura del territorio.
Il suo primo incarico come docente di lettere fu alla scuola media di Siderno, all’epoca sezione staccata della Media di Locri, dove iniziò a insegnare nell’anno scolastico 1951-52, tornandovi, dopo una parentesi a Terni condivisa con il fratello Mario, prematuramente scomparso, nel 1957. Tra il 1957 e il 1960 si divide tra Roma, Siderno e Cagliari, dove collabora all’Università locale come assistente volontario di Giuseppe Petronio. Da Siderno fu trasferito alla Media di Gioiosa Jonica e, nel 1960, all’Istituto Tecnico Commerciale di Siderno, dopo avere vinto il concorso per la cattedra di italiano e storia nelle scuole secondarie.
Dopo qualche anno sceglie di cambiare vita, e si trasferisce a Roma, dove, nel 1964 sposa Maria Teresa Carone Fabiani, insegnante, con la quale avrà due figli, Mario, docente all’Università «La Sapienza» di Roma, e Serena, manager attiva nel campo bancario e finanziario.
A Roma stabilisce rapporti politici con la direzione del partito comunista, e culturali con il quotidiano del Pci «L’Unità»: ogni anno il giornale lo invia a Viareggio per seguire il premio letterario presieduto dal corregionale Leonida Repaci. Il suo destino sono, comunque, l’insegnamento universitario e la ricerca. Assistente del prof. Giuseppe Petronio a Cagliari, ottiene dapprima la cattedra di Storia della letteratura italiana contemporanea all’Università di Salerno, e, in seguito, quella di Sociologia della letteratura e Storia della Critica Letteraria (una disciplina giovane e dalla fisionomia ambigua, come egli la considerava). A Salerno diviene amico di Antonio Guarasci, primo presidente della Regione Calabria nel 1970, che insegnava nell’Ateneo campano. Armando continua, tuttavia, a vivere a Roma, frequentando intellettuali come Edoardo Sanguineti, Luigi Malerba, Angelo Guglielmi, Carmelo Bene, e i conterranei Walter Pedullà e i fratelli Rosario e Lucio Villari. 
Si afferma sempre più come critico letterario del quotidiano comunista «L’Unità», sempre molto «attento ai fenomeni culturali di massa come il cinema e il teatro e al tempo stesso alla sperimentazione letteraria più avanzata», come ebbe a ricordare lo stesso quotidiano il giorno successivo alla sua scomparsa.
Come conferma Rosalba Topini, «era un uomo dai molteplici interessi», e spaziava dalla letteratura alla storia, dalla filosofia alle scienze, all’arte, al teatro, al cinema e all’antropologia. E, ovviamente, alla sociologia. Su questi temi, nel 1971 pubblica il volume «Letteratura e Comunicazione», considerato la sua opera più importante, «punto di riferimento imprescindibile». Una delle sue grandi passioni, tuttavia, era Denis Diderot che considerava «il precursore più lucido delle analisi materialiste». All’intera opera estetica del pensatore francese dedica due volumi: “Diderot. La teoria e la pratica dell’arte” nel 1976 (un’ampia antologia degli scritti estetici), e l’anno dopo “Diderot, nostro contemporaneo: la fondazione della critica materialistica e della sociologia dell’arte”. Alcuni dei suoi scritti e saggi più significativi sono stati pubblicati postumi, a cura della moglie Maria Teresa, nel volume “La Magia della Scrittura”, che offre un percorso di analisi di alcuni autori del novecento, caratterizzato da uno stile di scrittura di alta sperimentazione linguistica.
«Intellettuale senza chieriche e senza boria», come è stato definito, trascorreva le sue estati a Siderno. Quella del 1984 – come ha scritto Topini – è stata l’ultima della sua vita: «arrivato a Siderno incontrò gli amici» ed i parenti per un’ultima volta. Muore pochi mesi dopo, a soli 62 anni, a causa di un cuore tanto generoso quanto debole. La sua scomparsa prematura è stata una grave perdita per la cultura italiana cui Armando avrebbe senz’altro potuto regalare altre eredità.
Così, con una breve nota sulle pagine de «l’Unità», lo ricorda Carmelo Bene: «Rimpiango innanzitutto l’amico Armando La Torre, apparteneva a quelle persone di cultura che non hanno mai fatto vetrina, ma che hanno lavorato e prodotto tanto. Una persona che, in qualche modo, mi somiglia, che era sofferente ed inquieta. Anche i suoi rapporti con il Pci erano abbastanza critici. Armando era un intellettuale, grazie a Dio, “indisciplinato”: si occupava un po’ di tutto, dalla letteratura francese al teatro. Ma la sua non era una bizzarra interdisciplinarietà che ora va di moda, ma una sacrosanta indisciplina. Un uomo irrequieto che odiava il convenzionale, che non sopportava ogni forma di chiesa. Era un comunista convinto […]. Persone di questa indisciplina ne abbiamo poche. E la loro scomparsa si fa dolorosamente sentire». 
Per ricordarlo, oltre alla biblioteca comunale, per anni Siderno gli ha dedicato anche un prestigioso Premio Letterario. (Aldo Lamberti) @ ICSAIC 2020

Opere

  • Letteratura e comunicazione, Bulzoni, Roma 1971;
  • Diderot. La teoria e la pratica dell’arte (a cura di), Bulzoni, Roma 1976;
  • Diderot, nostro contemporaneo: la fondazione della critica materialistica e della sociologia dell’arte, Bulzoni, Roma 1977;
  • La magia della scrittura. Moravia, Malerba, Sanguineti, Bulzoni, Roma 1987 (postumo).

Nota bibliografica

  • Carmelo Bene, Un intellettuale indisciplinato, «L’Unità», 6 novembre 1984;
  • Giuseppe Errigo, La Locride. Società, politica ed economia 1943 1955, Pellegrini, Cosenza 1989, pp. 141-142;
  • Vincenzo Albanese, Marx e Gramsci nelle terre del Sud. Armando la Torre, in Giuseppe Errigo, Protagonisti del Novecento ionico, vol. II, Arti grafiche edizioni, Ardore Marina 1999, pp.  58-64;
  • Vincenzo Albanese, Armando La Torre (1922-1984). Intellettuale marxista del Sud, cittadino illustre di Siderno (RC), sociologo della letteratura europea, Grafiche Femia, Marina di Gioiosa 2000;
  • Rosalba Topini, Armando La Torre: un uomo che ha costruito la sua vita sul sapere e sui valori, «La Riviera», 18 settembre 2020.

Nota

  • Si ringraziano la moglie e i figli di Armando La Torre per il contributo alla redazione di questa biografia.
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