La Valva, Vincenzo

Vincenzo La Valva [Diamante (Cosenza), 17 aprile 1947 – 12 agosto 2010]

Figlio unico, nacque a Diamante, dove il padre Saverio, maresciallo dei Carabinieri originario di Mistretta (Messina), prestava servizio e conobbe la madre, Isolina Romito, appartenente a una storica famiglia di commercianti del luogo.
Al termine della scuola dell’obbligo frequentò l’Istituto Agrario “G. Tommasi” a Cosenza e, conseguita la maturità, si iscrisse alla Facoltà di Scienze Naturali presso l’Università degli Studi di Napoli, laureandosi nel 1972. Rimase nell’ambito accademico e pochi mesi dopo, dal primo luglio del 1973, fu nominato assistente incaricato presso la cattedra di Botanica della Facoltà di Scienze ricoprendo l’incarico fino al maggio del 1976, allorquando, sostenuto con esito positivo il concorso interno, divenne assistente ordinario.
Sempre nella stessa Facoltà di Scienze nell’agosto del 1985 ottenne la nomina di professore associato di Botanica e nel 1990 quella di professore associato di Fitogeografia. Divenne professore ordinario nell’anno accademico 1993-1994 per la disciplina Botanica sistematica con incarico presso la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi della Basilicata, a Potenza, rimanendovi sino al 1997.
Convinto «difensore della natura» e molto attivo nel Gruppo di Lavoro per la Conservazione della Natura della Società Botanica Italiana, ebbe un ruolo determinante per l’istituzione delle aree protette regionali della Campania e fu promotore e fondatore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, il secondo per dimensioni tra quelli italiani con i suoi 181 mila ettari che interessano ben 80 comuni, dalla pianura del fiume Sele sino al Golfo di Policastro: istituito nel 1991 e operativo dal 1995, ha un popolamento floristico costituito da circa 1800 specie diverse di piante autoctone spontanee, di cui  254 specie di orchidee selvatiche delle 319 segnalate in tutta Europa e nel bacino del Mediterraneo,  nonché la rarissima Primula di Palinuro («primula palinuri petagna») in via di estinzione, e una fauna estremamente diversificata in relazione alla varietà degli ambienti presenti sul territorio. Un Parco che, tra l’altro, comprende importanti valori culturali, antropologici e storici, quali le colonie greche di Elea-Velia e Paestum, nonché la Certosa di Padula, risalente al Trecento.
Durante il mandato presidenziale, La Valva non solo si attivò per la piena operatività delle finalità dell’Ente, tese a valorizzare e preservare i siti montani, fluviali, marittimi, la flora e la fauna del territorio, ma anche a tutelare l’area di interesse dalle speculazioni edilizie e da un estemporaneo e distruttivo turismo di massa, ma fu determinato e proattivo nel far riconoscere il Parco quale Patrimonio dell’Umanità, relazionando davanti ai delegati dell’Unesco nei lavori del Protocollo di Kyoto del 1997 sui motivi e sulla necessità di tutelare e conservare le risorse del patrimonio naturale, non disgiunto da quello storico e archeologico, in piena assonanza con quanto preteso in quella sede dai Paesi partecipanti in merito alla protezione dei boschi, delle foreste e dei terreni agricoli, veri e propri «carbon silk» per l’assorbimento dell’anidride carbonica nell’ottica di evitare emissioni inquinanti e promuovere tecnologie pulite. Progetti e impegni già avviati sono stati poi portati avanti negli anni successivi, avvalendosi della sua autorevole consulenza, dai suoi successori. Il Parco del Cilento, peraltro, dal 2011, è anche il primo in Italia ad avere una biblioteca digitalizzata comprendente oltre ventimila volumi e documenti scientifici di elevata valenza.
Durante la presidenza del Parco, non trascurò affatto l’impegno di Professore all’Università presso la sede del capoluogo lucano, ma a settembre del 1997 ricevette la nomina, dalla Facoltà di Scienze Ambientali della Seconda Università degli Studi di Napoli, di professore di prima fascia di Botanica Sistematica, ricoprendo ad interim anche l’incarico del corso di «Conservazione della natura e delle sue risorse» e, a decorrere dall’anno accademico 2001-2002 l’incarico, per supplenza, del corso di «Zoologia sistematica» per il Corso di laurea triennale in Scienze Ambientali. Dal 1997 al 2000, inoltre, ricoprì per supplenza l’incarico per la disciplina di Botanica sistematica  presso il Corso di Laurea in Scienze Naturali della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell’Università di Napoli Federico II, stessa materia insegnata, a far tempo dall’anno accademico 1997-1998, presso l’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli.
Dal 1° novembre 2003, infine, venne richiamato presso la Cattedra di Botanica Sistematica della Facoltà di Scienze della sua Università di provenienza, la «Federico II» di Napoli, dove continuò a insegnare sino alla sua prematura scomparsa. 
In quasi quaranta anni di insegnamento ha educato i suoi allievi (dai quali era molto stimato anche per la sua riconosciuta modestia e per il suo aplomb anglosassone) al rigore della ricerca scientifica, evidenziando però quanto sia necessario non ricorrere alle sole asettiche analisi per comprendere davvero la natura, attraverso l’osservazione diretta dei fenomeni eseguita con metodo e passione.
Numerose le sue ricerche naturalistiche che hanno costituito fonte di approfondimento didattico e divulgativo attraverso le pubblicazioni, prevalentemente curate assieme a studiosi di elevato rango come Maurizio Fraissinet, Sergio Sabato, Benito Moraldo e molti altri, facenti capo ad altre Università italiane.
Negli ultimi anni si era dedicato anche allo studio della flora sul territorio lucano e calabrese, in particolare quella riferita alle aree del Monte Alpi, tra Lauria e l’area sinnica, nel potentino, nonché ai siti montani compresi tra Guardia Piemontese e il Lago Trifoglietti nel territorio di Fagnano Castello (in provincia di Cosenza). Aveva anche ripreso le attività di ricerca curate molti anni prima sulle peculiarità della flora sull’Isola di Cirella, ricadente nel territorio della sua Diamante, e sull’Isola Dino a Praia a Mare (quest’ultima oggetto di una pubblicazione risalente al 1977).
Proprio a Diamante, dove si trovava in vacanza come ogni anno, scomparve improvvisamente all’età di 63 anni, in seguito a un malore, lasciando la moglie Silvana D’Argenio, insegnante di materie scientifiche, conosciuta all’Università quando la frequentava da studente e non da professore, e i figli Marco e Chiara.
La comunità scientifica ha dedicato alla sua memoria, una pianta insettivora, la «Pinguicula lavalvae», endemica dei Monti Picentini, teatro di molte sue ricerche naturalistiche. L’Amministrazione comunale di Diamante, dove era conosciuto come Enzo, nel febbraio del 2011 gli ha intitolato il Parco Fluviale del Corvino, area verde sperimentale. Anche l’Università degli Studi di Salerno gli ha reso omaggio con una targa nel parco di Fisciano, attiguo alla sede dell’ateneo, dove sono stati piantumati alcuni alberi in sua memoria. (Letterio Licordari) © ICSAIC 2020

Pubblicazioni

  • Dioon purpusii e nuovi taxa erroneamente attribuiti a questa specie (con Sergio Sabato e Aldo Moretti), Ed. Antonio Rapolla Libri, Napoli 1976;
  • Flora e vegetazione dell’isola di Dino (con Massimo Ricciardi), Ed. Antonio Rapolla Libri, Napoli 1977
  • Carta della vegetazione delle isole Ponziane (Golfo di Gaeta) (con Luigi Veri e Giuseppe Caputo),  CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma 1980;
  • Spermatogenesis and tissue formation in cycad pollen grains (con Paolo De Luca e Sergio Sabato), Giuntina, Firenze 1980;
  • Aquilegia Champagnatii sp. nov. nell’Appennino Campano (con Benito Moraldo ed Enio Nardi), Società Botanica Italiana, Firenze 1981;
  • Nomenclature and typification of ipomoea imperati (coinvolvulaceae) (con Sergio Sabato), United States of America : International Association for Plant Taxonomy, 1983;
  • Morphology and alkaloid chemistry of papaver setigerum dc. (papaveraceae) (con Sergio Sabato, Gesualdo Siniscalco Gigliano), International Association for Plant Taxonomy United States of America, 1985;
  • L’esplorazione floristica regionale nell’Italia meridionale (Campania, Basilicata, Puglia, Calabria) (con Giuseppe Caputo e Massimo Ricciardi), Società Botanica Italiana, Firenze 1988
  • La flora dei Monti del Partenio (con Benito Moraldo),  Ed. Scuola tipo-litografica Istituto Anselmi, Marigliano (Na) 1989;
  • I parchi e le riserve naturali terrestri della Campania (con Maurizio Fraissinet), audiovisivo con testi e supervisione scientifica degli AA., Imago Media, Piedimonte Matese (Ce) 2001;

Nota bibliografica

  • Francesco Corbetta, Vincenzo La Valva, «Natura e Montagna», LVII, 2, 2010, pp. 67-68.
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