Lanocita, Arturo

Arturo Salvatore Lanocita [Limbadi (Vibo Valentia), 4 giugno 1904 – Milano, 23 aprile 1983]

È stato un giornalista che ha scritto per diverse testate e dal 1930 al 1969 cronista, capocronista, critico cinematografico e infine redattore capo del «Corriere della Sera». È stato anche un apprezzato scrittore, tra i primi autori di gialli in Italia.
Figlio dell’insegnante Umberto e della gentildonna Teresa Bisogni, passò gli anni dell’adolescenza a Limbadi, allora in provincia di Catanzaro, dove il padre era maestro elementare “precario” e doveva badare a una famiglia numerosa, e poi a Monteleone (oggi Vibo Valentia) per gli studi superiori, dove, ancora giovanissimo, collaborò a un  periodico locale.
È lo stesso Lanocita, con alcune pennellate impressionistiche pubblicate su una monografia scolastica che lo ha incluso tra i «limbadesi illustri», a ricordare i suoi anni nel paese natale: «A Limbadi, nacqui, e a Limbadi vissi la mia prima adolescenza. L’ameno paese, chiuso da una specie di cinta blu per alcuni tratti, la striscia del mare di Nicotera, solcato da basti­menti con le vele bianche e da navi con le ciminiere fumanti, e la nostalgia che si chiama Limbadi, e che non cancella un altro ricor­do, quello del brucio d’una sconfitta scolastica. Terminata la prima elementare, non ebbi promozione e mi si disse che avrei ripetuto l’anno; alla seconda non ero stato ammesso. Non perché avessi im­parato poco, ma perché non avevo imparato nulla. Ero entrato in prima elementare quando già sapevo leggere e scrivere, senza esse­re, per questo, più bravo degli altri. E non potevo reimparare quel che già sapevo.[…] (Mandandomi a scuola con l’anticipo di un anno, mia madre, che aveva troppi figlioletti a cui badare, si era sbarazzata del più irrequieto). […] Di Limbadi non ho dimenticato né la striscia blu sull’orizzonte (e le vele bianche) né la prima ed unica bocciatura. Attribuita senza motivazioni, a meno che il maestro non abbia scritto, a proposito dello scolaro-fantasma, che c’era ma non c’era, come nota di spiega­zione: “Sono costretto a bocciare un allievo che, per la sua età, sa troppe cose”. Mi stupì, certo, l’ingiustizia del castigo senza colpa; ma nel mio intimo, indistintamente, avvertivo la gioia dì un bene acqui­sito senza molto aiuto. La carta stampata non era più muta, per me; libri e giornali mi parlavano, e questo era il patrimonio di cui dispo­nevo, per il presente e per il futuro. Prima o seconda non contava; nessuno avrebbe potuto togliermi una così grande ricchezza, acqui­stata tanto precocemente».
Lanocita lasciò la Calabria ancora studente. A 18 anni era già a Milano e dopo un lungo praticantato durato dal 1923 al 1930 divenne redattore al quotidiano filofascista del pomeriggio «L’Ambrosiano», diretto da Umberto Notari e Gastone Gorrieri. A «L’Ambrosiano», Lanocita fu inizialmente reporter, quindi redattore di cronaca bianca e di terza pagina occupandosi anche di critica teatrale e letteraria. Sono questi gli anni del suo debutto come saggista e scrittore con i volumi Nella Regini (dedicato alla grande attrice di operetta, pubblicato 1923), Attrici e attori in pigiama(una raccolta di interviste con attori e attrici pubblicata nel1926), Scrittori del nostro tempo(interviste a scrittori, apparso nel1928), il poliziesco Quaranta milioni (1930), uno dei primi gialli italiani che ebbe due edizioni vendendo 14 mila copie, un vero successo per quei tempi, a cui seguì l’irrintracciabile Ho vinto la lotteria pubblicato con l’editore “Illustrazione del Popolo”.
Lasciò «L’Ambrosiano» quando Arnaldo Mussolini, fratello del Duce ne assunse la direzione e lavorò per qualche tempo a «La Stampa» di Torino da tempo fascistizzata e diretta da Curzio Malaparte. Qui fu notato da Renato Simoni che lo segnalò al «Corriere della Sera», il quotidiano che dal 1930 per quasi quaranta anni diventerà la sua casa. È al giornale di via Solferino che Lanocita ebbe modo di mettere a frutto tutte le sue qualità di giornalista di costume. Redattore, non ha ancora trent’anni quando nel 1933 venne nominato capocronista e messo a dirigere uno dei settori chiave del giornale che contava su venticinque giornalisti, apportando alcune innovazioni considerate per i tempi rivoluzionarie (tra queste l’introduzione delle fotografie). Nell’anno della sua nomina a capocronista, diede una svolta anche alla sua vita privata, sposando Rosa Mazzini da cui ebbe una figlia, Roberta, che diventerà anche lei giornalista.
Direttore del «Corriere» dal 1929 era un calabrese come lui, Aldo Borelli, direttore galantuomo e di grande intelligenza giornalistica,che aveva fatto importanti esperienze professionali e che in pieno fascismo si trovò a guidare il più importante quotidiano italiano mal sopportando le veline dell’Agenzia Stefani e le direttive del Minculpop, così sfidando le alte gerarchie del regime: “proteggendo” diversi suoi giornalisti antifascisti, tra cui Lanocita, li salvò dal regime e dalla miseria.
Diventato capocronista, Lanocita allargò i propri interessi professionali, incominciando a occuparsi di critica cinematografica e di politica come vice di Filippo Sacchi, che sostituì alla caduta del fascismo quando Sacchi diventò direttore del «Corriere». In quegli anni continuò proficuamente a sua attività di scrittore, acquisendo una buona fama di giallista. Lanocita, infatti, fu uno dei primi autori di successo a pubblicare nella celebre collana dei Gialli Mondadori con Quella maledettissima sera(1939) e Salvateli dalla ghigliottina(1943).
Il fascismo arrivò al capolinea e dopo il 25 luglio del 1943, Lanocita, considerato vicino al Partito d’Azione, e che già che dal 1942 non si faceva vedere più in camicia nera alle adunate del regime, con i nuovi direttori del «Corriere» in epoca badogliana Sacchi ed Ettore Janni, divenne attivo nel giornalismo antifascista militante. 
Ma l’Italia della Repubblica di Salò, ancora più opprimente del fascismo mussoliniano, lo costrinse – inseguito da due ordini di cattura – a lasciare Milano riparando dapprima in casa della madre a Luino e poi andando esule in Svizzera: «Esplicavo da vari mesi un’attività nettamente antifascista collaborando a giornali clandestini (“L’Italia Libera”). Dal 27.7.43, feci pubblicare dai miei cronisti nel “Corriere della Sera” articoli contro gli abusi delle Organizzazioni del Regime Fascista», metterà a verbale con le autorità elvetiche che gli concessero asilo. Fu così rifugiato politico in Svizzera, dapprima alla centrale di raccolta di Bellinzona, da dove fu inviato al campo «Francesco Soave» e quindi in «quarantena» al «castello di Unterwalden». Nel gennaio 1944 raggiunse il capo di internamento di Plenterplatz. Ad aprile 1944 era a Locarno, dove dal settembre successivo riprese a fare il giornalista collaborando, da «liberale», al giornale «Libertà!» pubblicato dai democristiani milanesi in esilio. Con lo pseudonimo di Antonio Marlengo collaborò pure al settimanale «Illustrazione Ticinese», sul quale pubblicò«I racconti del sorriso» e «I racconti dell’incubo». Tra il 1944 e il 1945 pubblicò a puntate sul «Corriere del Ticino» il romanzo di grande fascino Voglio vivere ancorache nell’intreccio si avvicina al modello popolare del feuilleton, ambientato durante la Rivoluzione francese(il romanzo è stato pubblicato postumonel 2015 dalle edizioni «L’ora d’oro» di  Poschiavo, in Svizzera, a cura di Andrea Paganini:). L’esperienza di esule in Svizzera, Lanocita la racconta nel romanzo Croce a sinistra (1945).
Da Locarno tornò in Italia dopo la liberazione di Milano del 25 aprile 1945, e riprese il suo posto al «Corriere» come vice redattore capo, occupandosi fino al 1950 dell’edizione del «Corriere d’informazione», quotidiano del pomeriggio che durante la sua gestione raggiunse tirature importanti. Nonostante il gravoso impegno giornalistico, nel 1945scrisse il romanzo breve Otto giorni d’angoscia pubblicato con lo pseudonimo di Arturo Loira, l’anno successivo portò a termine il romanzo Il ragazzo che doveva mentiree nel 1950 il volume Cinema, fabbrica dei sogni, un testo divulgativo destinato ai ragazzi.
La sua carriera negli anni Cinquanta fu tutta in discesa. «Critico burbero e coscienzioso» (così Tullio Kezich), come titolare della rubrica di critica cinematografica del Corriere della Serae del Corriere d’informazioneseguì i Festival del Cinema più importanti. Redattore capo del «Corriere» dal 1962, lasciò la rubrica di critica cinematografica ma continuò a occuparsi di cinema, tanto che l’anno successivo fu chiamato a presiedere la giuria della Mostra del Cinema di Venezia, premiando, tra i fischi e le contestazioni della destra,il film di Francesco Rosi “Mani sulla città”. Tre anni dopo gli fu assegnatoil Premio Borselli e nel 1968 fu eletto Presidente dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti. Di questo periodo sono il romanzo Gratise una volume intitolato Sofia Loren (1966).
Andò in pensione nel 1969 ma non se ne stette con le mani in mano. Per «Il Giornale nuovo» del suo amico Indro Montanelli si occupò di critica televisiva e nel frattempo collaborò con la De Agostini, scrivendo le voci sul cinema della «La grande storia illustrata». E di cinema s’interessò quasi fina alla sua morte avvenuta a Milano all’età di 78 anni.
Nel 2002 il suo paese di nascita decise di ricordarlo intestandogli una via: «Ritengo che questo piccolo paese da me amministrato – scrisse il sindaco alla figlia Roberta comunicandole la notizia – abbia avuto molto, anche se indirettamente, da Arturo Lanocita per il semplice fatto che egli si è portato appresso per sempre quel “nato a Limbadi”, dando lustro così al luogo che gli diede i natali». (Pantaleone Sergi) © ICSAIC 2019

Nota bibliografica

  • Imperio Assisi, Saverio Di Pietro, Pasquale Barbalace e Salvatore Fioresta, Limbadi. Immagini e momenti storici,Editore Falzea, Reggio Calabria 1982.
  • Arturo Lanocita, Cinema ’50. Pagine scelte di un critico militante, a cura di Andrea Napoli, Gremese editore, Napoli 1991;
  • Renata Broggini, Arturo Lanocita: il giornalismo come un romanzo giallo, «Tabloid», 4, 2004;
  • Gian Paolo Giudicetti, recensione a «Voglio vivere ancora», «Quaderni grigionitaliani», 85, 2, 2016, pp. 103-105;

Riferimenti archivistici

  • Archivio Comune di Limbadi, Registro Atti di Nascita anno 1904, atto n. 54;
  • Archivio privato Sergi, Lettera del sindaco di Limbadi a Roberta Lanocita, 25 ottobre 2004.
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