Le Voci, Luigi

Luigi Le Voci [Castrovillari (Cosenza), 2 febbraio 1938 – Milano, 12 aprile 2015)

Nasce da Vincenzo e Agnese Di Maio. Pur avendo alle spalle una famiglia modesta, che però ne asseconda gli interessi, Gino, come era chiamato, si diploma al Liceo Artistico di Napoli, per proseguire i suoi studi e laurearsi in architettura al Politecnico di Torino. Ancora studente espone, per la prima volta, sue opere al Castello del Valentino del capoluogo piemontese.
Nel 1970, Marziano Bernardi famoso critico d’arte del quotidiano «La Stampa», che lo conosceva bene, lo propone per il catalogo Bolaffi Arte. Nel 1972 in occasione della prima mostra a Parigi, alla Galleria «Present Art» di Boulevard Saint Germain, il critico invia una lunga lettera di felicitazioni, dove, tra l’altro, dice: «il suo sogno si è realizzato, e ne sono lieto perché fin dai suoi primi saggi ho avuto fiducia in lei».
Con la mostra parigina Le Voci apre un suo studio nella Ville Lumiere, città che sarà, per lunghi anni, la sua sede prediletta e dove scoprirà le opere di Marc Chagall, sua primaria fonte di ispirazione. I paesaggi di Parigi saranno, nel tempo, sempre presenti nelle sue mostre e i personaggi ispirati da Chagall si libreranno sui tetti rossi della città e galleggeranno nell’aria e nelle placide acque della Senna.
Nel 1972, espone alla Galleria «L’Approdo» di Torino, città in cui, qualche anno dopo, apre una sua propria galleria, «Lo Spazio Le Voci», dove esporre le sue opere saltando l’intermediazione dei galleristi. La cosa, approvata dal Bernardi sulla «Stampa», solleva un vespaio di critiche da parte di altri artisti e, naturalmente, di galleristi.
Nel 1976 si reca a Milano, che gli darà la sua massima notorietà. Pubblica sul quotidiano «Il Giorno» e sulla rivista specializzata «Spirali» una serie di apprezzati disegni. Negli anni successivi continuerà a spostarsi nella sua attività nel triangolo Parigi-Milano-Torino, recandosi, però, spesso anche nella terra d’origine per mantenere vivi i rapporti con la sua gente. A Castrovillari, infatti, organizzata dal Municipio, allestisce una grande mostra di disegni dedicati a un suo viaggio a Marrakesh, mostra che farà scoprire la sua arte alla cittadina calabrese che ne sentiva parlare solo di riflesso dalle notizie che arrivavano da luoghi lontani.
I viaggi daranno spesso l’opportunità di nuove ispirazioni, tanto che i suoi taccuini diverranno, nel tempo, dei diari illustrati, completati da commenti e brevi liriche in cui si potrà leggere la vera essenza artistica del pittore.
Nel 1982, è ancora a Torino, nella «Galleria Dantesca», in una mostra presentata dal critico Ugo Ronfani. Nel 1984, espone a Cosenza e alla «Galleria Ponte Rosso» di Milano. Nel 1986, torna a Milano con una mostra al Centro Culturale Francese dal titolo «Da Parigi a Milano».
Nel 1988, illustra su «Hystrio», rivista di teatro diretta da Ugo Ronfani, Mother Adam, una commedia di Charles Dyer e nel 1990 espone alla Scuola di Giornalismo di Torino dei dipinti che ritraggono la Calabria, Venezia e la sempre presente Parigi.
Nel 1992 si presenta al Conservatorio di Digione con una serie di opere sul tema della musica, altra sua grande fonte d’ispirazione e passione personale, essendo lui stesso amante del violino e del mandolino con i quali intratteneva gli amici nelle lunghe serate invernali. Ancora la musica, che aveva già illustrato nella mostra raffigurante i concerti del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, gli aprirà le porte del Teatro Alla Scala, dove i suoi acquerelli troveranno sempre ospitalità e gli permetteranno di conoscere personalmente musicisti e direttori d’orchestra come Uto Ughi, Riccardo Muti e Claudio Abbado.
Ancora oggi è possibile ammirare nelle vetrine e negli interni dei vari bistrò intorno alla Scala disegni del Maestro eseguiti sulle locandine del teatro milanese. 
Nel 1993 torna nella sua Castrovillari, dove apre uno studio dedicando il suo tempo all’arte e ai tanti ragazzi che vivono nei vicoli vicini, creando una sorta di scuola per occupare proficuamente il tempo libero.
Nel 2005, riceve il premio «We Build» del Kiwanis. Nello stesso periodo apre un nuovo studio a Roma, vicino a Campo dei Fiori, dedicandosi all’illustrazione dei monumenti e della vita della Città Eterna. Bellissimi saranno i disegni degli interni delle chiese barocche, che risveglieranno i suoi trascorsi studi di architettura, occhieggiando per sensibilità a certi dipinti che Giacinto Gigante aveva dedicato nell’Ottocento alle chiese partenopee.
Nel 2010, nella sala della Protomoteca del Campidoglio gli viene consegnato il premio «Personalità Europea 2010», organizzato dal Centro Europeo per il Turismo, Sport e Spettacolo, per l’impegno professionale nella sua attività di pittore apprezzato a livello nazionale ed internazionale e per il suo legame alla figura in un periodo storico di costante fuga verso l’informale.
Negli anni a seguire ancora mostre a Milano, Torino, Roma, Castrovillari e al MACA (Museo di Arte Contemporanea di Acri), fino a quando una subdola e indomabile malattia lo priverà della sua brillante testa e delle sue laboriosissime mani.
Sposato e con figli ebbe una vita privata molto complicata, Luigi Le Voci muore nella sua amata Milano nel 2015. Così l’ultimo artista bohemien intraprende il suo estremo viaggio, verso la luce. 
L’ultima mostra, postuma, di cui si ha notizia, dal titolo «La vita a chi la vive», si è svolta nel Foyer del Teatro Regio di Torino, nel maggio del 2018. (Gianluigi Trombetti) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Luigi Le Voci, in Catalogo Bolaffi Arte, 1970;
  • Marziano Bernardi, Luigi Le Voci, «La Stampa», Torino 26 gennaio 1977;
  • Ugo Ronfani, Luigi Le Voci o la Pittura come Musica, Torino 1977;
  • Gianluigi Trombetti, Luigi Le Voci a Marrakesh, «Tribuna Sud», Castrovillari, XI, 5,1983;
  • Adriana De Gaudio, Personale di Luigi Le Voci, «Tribuna Sud», XII, 4, 1984;
  • Massimo Mila, I disegni dei concerti di Luigi Le Voci, «Piccolo del Teatro Regio di Torino», 1984;
  • Massimo Mila, Luigi Le Voci, «Il Giornale», 9 ottobre 1985;
  • Giuseppe Borgioli, Luigi Le Voci, «Toscana Oggi», 23 dicembre 1985;
  • Boris Brolla, Federico Bria, Luigi Le Voci: L’ultimo grande Bohemien, «Quaderni del Museo MACA», Acri 2010;
  • Omaggio al Maestro Luigi Le Voci nel 1° anniversario della morte, Galleria d’Arte Moderna «il Coscile», Castrovillari 2016;
  • Angelo Biscardi, Dentro Le Voci, Ediz. Arte26, Castrovillari 2018.
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