Liguori, Saverio

Saverio Liguori  [Cariati (Cosenza), 19 febbraio 1933 – Roma, 2 ottobre 1988]

Architetto, progettista di importanti opere pubbliche del suo paese ma anche di altri centri calabresi (Crotone, Cirò Marina, Corigliano Calabro), e di altre regioni (Lazio), artista del disegno e della pittura, autore di scritti di arte e architettura, nacque a Cariati il 19 febbraio 1933 da una famiglia di modeste condizioni economiche. Il padre, Antonio, era un falegname specializzato nella fabbricazione di mobili che nel ventennio fascista si era opposto con dignità al regime e, nel novembre del 1943, fu nominato commissario prefettizio di Cariati dal prefetto Pietro Mancini al quale fu legato per la sua militanza socialista. La madre, Francesca Cipriotti, casalinga, accudì con dedizione alla famiglia e ai suoi otto figli, di cui Saverio era il terzo. Dopo aver compiuto gli studi di base nel Seminario Vescovile di Cariati, andò a studiare prima a Crotone e, poi, al Liceo Scientifico di Corigliano Calabro, dove conseguì la maturità nei primi anni Cinquanta. Negli anni del liceo a Corigliano ebbe modo di manifestare le sue doti di disegnatore e pittore, partecipando a numerose mostre che si andavano organizzando nell’ambiente scolastico della cittadina ionica. Dopo la maturità s’iscrisse alla Facoltà di Architettura dell’Università di Roma, avendo tra i suoi docenti grandi maestri come Enrico Del Debbio, Luigi Vagnetti, Pierluigi Nervi e, soprattutto, Saverio Muratori, che lo ebbe in grande stima e considerazione al punto da proporgli di diventare suo assistente.
Una volta laureato (1964), Liguori continuò a vivere a Roma dove aprì uno studio professionale in uno storico palazzo rinascimentale, in Largo di Torre Argentina, iniziando un’intensa attività di progettista di opere pubbliche, oltre che di edifici privati (case, palazzine e ville), che gli guadagnarono immediatamente la stima e l’alta considerazione dei committenti. Nel 1965 vinse il concorso per titoli ed esami ad architetto della carriera direttiva delle Soprintendenze alle Antichità e Belle Arti e fu destinato alla sede di Sassari, ma vi rinunciò perché più attratto dalla libera professione. Lo stesso anno (1965) conseguì l’abilitazione all’insegnamento di Disegno di proiezioni e forme architettoniche e ottenne l’incarico di insegnamento all’Istituto Tecnico Industriale Statale “Galileo Galilei” di Roma che tenne fino al 1982.
Nell’agosto del 1966, quando ancora era un giovane architetto alle prime armi, grazie alle sue doti professionali ben note, il Comune di Cariati gli conferì l’incarico di progettare l’Ospedale civile. Nel giro di pochi mesi il progetto era pronto e nel maggio 1967 fu approvato all’unanimità dal Consiglio comunale, presieduto dal sindaco Michele Ascione. L’opera ebbe tempi lunghi nella realizzazione e fu inaugurata a marzo del 1978. Progettò opere in diversi centri, come il Palazzo Comunale di Cirò Marina (1968), gli edifici dei Licei Scientifici di Crotone (1970) e di Corigliano Calabro (1971), della Scuola Media di Terravecchia (1970). Al 1975 risale la progettazione e realizzazione di un’altra importante opera architettonica a Cariati: il Centro Missionario delle Suore di Santa Gemma, la cui costruzione fu voluta da Madre Gemma Giannini, fondatrice dell’Ordine delle Suore di S. Gemma, e finanziata da un gruppo di benefattori vicentini. Monsignor Giuseppe Agostino, all’epoca arcivescovo di Crotone e Santa Severina e vescovo di Cariati, ebbe a dire che in quell’opera «l’architetto Liguori ha espresso il meglio della sua abilità di artista e della sua sensibilità di cristiano».
Alla prima metà degli anni Ottanta risale la progettazione e realizzazione della Chiesa cristiano-evangelica di Cariati, inaugurata nel luglio del 1985. Allo stesso periodo si datano la progettazione e realizzazione del Palazzo della Pretura e della Caserma dei Carabinieri, due opere di grande valore civile, oltre che architettonico-artistico. L’impegno progettuale dell’architetto cariatese negli anni Ottanta, non si arresta alle opere pubbliche. Nascono, dal 1980 al 1988, una serie di costruzioni commissionate da privati, che vengono ad arricchire e qualificare il patrimonio edilizio della città di Cariati. L’opera che maggiormente ne ricorda l’impegno professionale, tuttavia, è il Porto peschereccio e turistico, la cui realizzazione fu lunga e faticosa e lo tenne impegnato per ben 15 anni, dal 1973 fino alla sua morte. L’opera sarà completata agli inizi degli anni Duemila, quando lui ormai non c’era più, dopo che ne aveva fatto il centro prevalente dei suoi interessi professionali e il punto di approdo di una quotidiana ricerca.
All’attività professionale di progettista, Liguori affiancò sempre quella di artista, di pittore, di disegnatore, convinto com’era che la componente artistica servisse a completare la sua personalità di architetto. Anzi, egli nacque come “artista”, come “pittore”, perché la capacità di disegnare a matita o di dipingere con straordinaria precisione di contorni qualsiasi immagine o paesaggio fu per lui una dote naturale, che si manifestò fin da quando era ancora ragazzo di scuola elementare. Agli anni dell’adolescenza appartengono dipinti come un Ritratto di Dante, un Paesaggio silano e, più importante di tutti, una grande tela a olio raffigurante La partenza di Attilio Regolo, un quadro di soggetto storico che si caratterizza per la drammaticità della scena e l’espressività dei personaggi, realizzato nel 1947, all’età di soli 14 anni.
Nei primi anni Cinquanta, quando passò a studiare Architettura a Roma, continuò a dipingere e ad esporre, anche nella capitale, fondando, insieme ad altri artisti, un circolo d’arte chiamato «Il capitello». Nel 1956 venti suoi disegni a inchiostro dedicati a monumenti e a scene di vita romana degli anni Cinquanta furono pubblicati sul giornale americano di Boston «The Italian News». Agli anni del periodo universitario si datano pure le tele Ritratto del Vescovo Faggiano (1953), attualmente nel Convento dei Passionisti di Manduria (Taranto) e Santa Maria Goretti in gloria, già nei locali del Seminario di Cariati e ora nella collezione di famiglia. A partire dagli anni Settanta la sua arte si allontana dallo stile figurativo e si orienta verso le correnti artistiche del Novecento, guardando non più ai modelli classici, ma ad artisti contemporanei come Guttuso, Rosai, Carrà, Morandi e altri ancora. Nel 1967 alcuni suoi quadri d’ispirazione romana (Piazza Navona, Trinità dei Monti, Caffè Rosati) vengono esposti in un’importante Mostra allestita presso il Circolo politico-culturale socialista «Carlo Pisacane», con la partecipazione di affermati artisti romani. L’attività pittorica continua negli anni Settanta e Ottanta, orientandosi verso soggetti familiari, come il Ritratto del padre, il Ritratto della mammaranna, il Ritratto della madre, significativi per l’intensa umanità che da essi traspare.
I due ultimi anni della breve esistenza dell’artista (1987 e 1988) sono caratterizzati da una sua grande attenzione all’amata Cariati. Al 1987 risalgono alcuni disegni a inchiostro di china che ritraggono alcuni luoghi emblematici della cittadina: il corso XX Settembre, la piazzetta del Ponte, il borgo antico visto dal mare, la Chiesa degli Osservanti, il Ponte nuovo. All’estate del 1988, anno della sua morte avvenuta a Roma il 2 ottobre quando aveva 55 anni, si datano, infine, alcuni disegni che ritraggono i “mestieri” dei cariatesi: il «vucalaro nella sua bottega»; la «tessitrice al telaio»; il «forgiaro»; il «varcaiolo»; gli «zappatori», le «ricamatrici»; gli «emigrati cariatesi all’arrivo nel porto di New York», eseguiti a corredo del libro Cariati. Immagini della memoria (1988), dei fratelli Franco e Romano.
Da non dimenticare, infine, la sua partecipazione anche con gli scritti al dibattito politico-culturale dei suoi tempi. Dopo aver collaborato negli anni Cinquanta alla rivista «Calabria Letteraria» con articoli sull’arte calabrese, negli anni Sessanta-Settanta scrisse diversi articoli di taglio politico, oltre che tecnico, sul settimanale «Calabria oggi», su temi riguardanti il cosiddetto «Piano di sviluppo regionale» redatto dal Comitato Regionale per la Programmazione economica, soffermandosi principalmente sulla problematica dei Programmi di fabbricazione e dei Piani regolatori urbanistici.
Nel 2010 il Comune di Cariati gli ha assegnato alla memoria il «Premio Heracles». (Paolo Ferroni) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Cataldo Greco, Artisti nostri. Saverio Liguori, «Calabria letteraria», 1955;
  • Emilio Cassetti, Cultura e politica. Mostra di pittura al Circolo Carlo Pisacane, «Socialismo» (Roma), 25 aprile 1967;
  • Enzo Viteritti,Ricordo di Saverio Liguori, architetto e pittore cariatese, «Il Serratore», a. 1, n.4, nov.-dic.1988;
  • Cataldo Liguori, I disegni di Boston di Saverio Liguori, «Calabria-Emigrazione», dicembre 1995;
  • Paolo Ferroni, Profilo di un artista calabrese del nostro tempo: Saverio Liguori, «Calabria letteraria», XLVI, 7-8-9, 1998.
  • Cataldo Liguori, Saverio Liguori e l’architettura come ideale, Ed.Il Serratore, Corigliano Calabro 1999;
  • Assunta Scorpiniti,Saverio Liguori, un artista innamorato del suo paese, «Il Crotonese», 27-30 agosto 1999;
  • Assunta Scorpiniti, Saverio Liguori e l’architettura come ideale (recensione all’omonimo libro di C. Liguori), «Calabria letteraria», anno XLVIII, 7-8-9, 2000;
  • Manuela Montesanto, La città rende omaggio alla figura e agli ideali di Saverio Liguori, «Calabria ora», 28 dicembre 2008;
  • Donatella Guido (a cura di), Enciclopedia dei comuni della Calabria.“Saverio Liguori”, alla “voce”Cariati, pp. 402-407, Chelone, Cosenza 1999;
  • Carmela Galasso, Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza2009; pp. 255-56;
  • Francesco Pitaro, Apprezzato architetto e pittore carico di amore per la Calabria, «Gazzetta del Sud», 9 marzo 2014;
  • Cataldo Greco, Viaggio nel genio di Saverio Liguori, tra pittura e architettura e tra poesia e realismo, Edizioni Copylab, Ferrara 2018.
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