Longo, Alessandro

Alessandro Longo [Amantea (Cosenza), 30 dicembre 1864 – Napoli, 3 novembre 1945]

Il padre, Achille, originario di Melicuccà (Reggio Calabria), era insegnante di pianoforte e organista presso la chiesa dei frati minori di Nicotera, nonché direttore di banda che sovente si spostava di sede per andare a dirigere i complessi bandistici che lo chiamavano. Alessandro nacque ad Amantea, dove in quel periodo il padre dirigeva la locale formazione musicale, ed ebbe da questi le prime lezioni di musica e di pianoforte prima di essere iscritto, all’età di quattordici anni, nel 1878, al conservatorio S. Pietro a Maiella di Napoli. 
Qui ebbe come insegnante di pianoforte Beniamino Cesi di cui fu uno dei sei allievi (assieme a Giuseppe Martucci, Florestano Rossomandi, Napoleone e Sigismondo Cesi ed Ernesto Marciano) che costituirono il blocco portante di quella che fu poi definita Scuola pianistica napoletana. In conservatorio, oltre a conseguire i diplomi di pianoforte e di organo, studiò composizione con Paolo Serrao diplomandosi anche in questa disciplina.
A partire dal 1897 divenne docente di pianoforte nel conservatorio di Napoli e vi insegnò ininterrottamente fino al 1934. Nel corso della Seconda guerra mondiale, nel 1944, fu inoltre chiamato come direttore ad interimdella stessa istituzione. La sua scuola pianistica si caratterizzò per una sorta di ortodossia verso il metodo propugnato dal suo maestro Beniamino Cesi. I suoi esercizi iniziali per l’approccio dell’allievo alla tastiera non si discostano molto da quelli proposti da Cesi, con la presenza costante di note tenute e “martelletti” in chiaro ossequio alla tradizione della scuola napoletana. Egli aveva delle idee molto precise in merito a cosa era necessario fare durante l’avvio di un ragazzo agli studi pianistici: «Al giovanetto che inizia i suoi studi musicali e pianistici si diano pure grandi sensazioni d’arte; ma, in quanto a studii, gli si dia, nei primi anni, solfeggio e martelletti a tutto pasto. Base della tecnica musicale è il solfeggio; base della tecnica pianistica l’articolazione delle dita» (in L’Arte Pianistica nella Vita e nella Coltura musicale, anno I, n. 3, 1 febbraio 1914, p. 9). Longo riteneva però che durante l’esecuzione dei “martelletti” da parte dell’allievo, dovesse esserci l’occhio vigile del maestro a correggere la quasi naturale tendenza all’irrigidimento della mano. Era presente in lui una particolare attenzione a non produrre contrazioni dannose, cosa che in fondo derivava dalle prescrizioni che Sigismund Thalberg, maestro di Cesi, aveva raccolto nella sua celebre Art du chant appliqué au piano
Tra i più noti allievi di Longo al conservatorio di Napoli spiccano i nomi di Tito Aprea, Paolo Denza, Lya De Barberis, Franco Alfano, Antonino Votto. Sotto la sua guida crebbero anche i figli Achille, che diventò un apprezzato compositore, e Myriam che svolse attività di pianista.
La sua passione per il pianoforte e per la musica trovava espressione anche in un’intensa attività di animazione culturale finalizzata al rinnovamento musicale. Rientra in questo quadro la pubblicazione di riviste quali L’Arte Pianistica nella Vita e nella Coltura musicale, da lui fondata nel 1914 (poi trasformatasi, a partire dal 1925, in Vita musicale italiana), che promosse un intenso dibattito al quale parteciparono con i loro interventi personaggi del calibro di Giovanni Anfossi, Gennaro Napoli, Florestano Rossomandi, Edgardo Del Valle de Paz, Salvatore Di Giacomo, Giovanni Sgambati, Nicola D’Arienzo, Costantino Palumbo. 
Anche la fondazione e la direzione di enti musicali per la promozione di attività concertistiche è stato uno dei tratti caratterizzanti la sua attività. Egli fu infatti fondatore del Circolo Scarlattie direttore della Società del quartetto. Nella sua visione della storia musicale era presente la tendenza a dare maggior credito a tutto ciò che era stato prodotto fino a Wagner, di cui si riteneva seguace, guardando invece con spirito critico, anche se con grande considerazione, alle produzioni successive di autori quali Debussy, Ravel, Stravinskij, Malipiero, Casella, dei quali propugnò comunque la diffusione delle opere.
Nel campo dell’insegnamento musicale era molto fiducioso nelle potenzialità espresse dal Meridione d’Italia, anche se traspare una concezione piuttosto aristocratica dell’arte: «La musicalità del mezzogiorno d’Italia non si smentisce, come non si smentisce l’opera degli insegnanti del nostro glorioso istituto. È lecito affermare che finché il Conservatorio avrà ottimi insegnanti – quanto agli alunni, la statistica assicura che le province meridionali daranno sempre il loro prezioso contributo d’intelligenze musicali – l’arte nostra sarà sempre in prima linea. È necessario quindi che le autorità competenti, preposte al buon funzionamento degli studi, curino l’ammissione degli alunni con un criterio di selezione piuttosto che di larghezza; ma è sopra tutto indispensabile che si curi con ogni rigore e con ogni onestà artistica la nomina e la convalida degli insegnanti effettivi. È bene che le porte dei Conservatorii non si aprano facilmente così come s’aprono quelle dei comuni alla democrazia sociale. Ancorché talora l’arte si rivolga alle moltitudini, bisogna convenire che l’educazione artistica dev’essere eminentemente aristocratica» (L’Arte pianistica, Anno I, n. 14, 15 luglio 1914, p. 7).
Questa sua visione aristocratica dell’arte si condensa anche in una replica sul suo giornale ad Attilio Brugnoli che, in una lettera riguardante la pedagogia pianistica, aveva fatto ricorso al concetto di “maggioranza”. Longo scrive: «Maggioranza! Che brutta parola, in tema di arte aristocratica. Io sono per la minoranza!» (L’Arte pianistica, Anno VII, n. 10, 31 ottobre 1920, p. 7).
Dal punto di vista delle scelte di tipo politico, sempre in relazione alla situazione dell’insegnamento musicale, è necessario evidenziare che, invitato a far parte della commissione per l’«autarchia musicale» insediatasi nel 1941 e presieduta da Ildebrando Pizzetti, conseguenza diretta dei principi che informavano la Carta della Scuola e le leggi razziali del regime fascista, egli non rispose all’appello considerando evidentemente non degni di essere perseguiti gli obiettivi che la commissione (e il regime) si ponevano, ovvero l’utilizzo e lo studio di opere esclusivamente italiane nei programmi degli istituti musicali della penisola (Maione, 2005, pp. 77-78).
Gran parte della sua produzione musicale risponde a finalità di tipo didattico. Nell’ambito di questa esigenza possono essere fatti rientrare i suoi volumi di Tecnica pianistica, i 40 Studietti melodici op. 43, così come i famosi dieci fascicoli di studi di Czerny organizzati in forma progressiva cui diede il titolo di Czernyana. Longo trovava molto utili gli studi di Czerny che «a causa del loro scarsissimo contenuto musicale» non affaticavano né intellettualmente né emotivamente l’allievo. A suo dire «la maggior forza pedagogica degli studi di Czerny» risiedeva proprio nella loro «scarsa musicalità». (L’Arte pianistica…, anno I, n. 22, 15 novembre 1914, p. 4)
Egli fu anche revisore e curatore di molti capolavori del passato quali le Opere complete per clavicembalodi Domenico Scarlatti in dieci volumi e Il clavicembalo ben temperatodi J. S. Bach. Tra le sue composizioni pianistiche si evidenziano i 24 pezzi caratteristiciop. 40, le Miniature op. 47, gli Intermezziop. 61, i Momenti musicaliop. 49, le sette Sonate per pianoforte. Fu anche autore di pezzi orchestrali, come i 4 brani sinfonici,di numerosi brani di musica da camera e di un’antologia di pezzi per pianoforte in quattro volumi intitolata La biblioteca d’oro.
Tra le opere teoriche rientra il volume dal titolo Domenico Scarlatti e la sua figura nella storia della musica (Bideri, Napoli, 1913), mentre le Fronde sparsevidero la luce nel 1912. A ciò si aggiungono le numerose composizioni poetiche scritte in occasione dei suoi viaggi in Calabria, dove periodicamente ritornava in visita ad Amantea, suo paese natale, o a Cittanova, ospite presso il suo amico dottor Giovanni Cavaliere. Alessandro Longo, pur avendo dedicato quasi tutta la vita alla musica e al pianoforte, può essere fatto rientrare nella categoria più generale degli intellettuali raffinati e poliedrici che ha da sempre trovato pregevole militanza nel Meridione d’Italia. (Massimo Distilo) © ICSAIC 2019

Nota bibliografica

  • Mattia Limoncelli, Alessandro Longo, Tip. D’Agostino, Napoli 1956;
  • Vincenzo Vitale, Il pianoforte a Napoli nell’Ottocento, Bibliopolis, Napoli, 1983;
  • Giorgio Feroleto e Annunziato Pugliese (a cura di), Alessandro Longo: l’uomo, il suo tempo, la sua opera, Atti del Convegno Internazionale di Studi, Amantea-Arcavacata di Rende, 9-12 dicembre 1995, Istituto di Bibliografia Musicale Calabrese, Vibo Valentia 2001;
  • Orazio Maione, I Conservatori di musica durante il fascismo. La riforma del 1930: storia e documenti, De Sono Associazione per la musica, Torino 2005;
  • Massimo Distilo, Sigismund Thalberg: primordi e sviluppi della Scuola pianistica napoletana, Booksprint, Salerno 2016.
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