Lucifero, Armando

Armando Lucifero (Crotone 18 settembre 1855- Roma, 27 dicembre 1933)

Appartenente a una delle più antiche famiglie patrizie della Città, secondo di quattro figli maschi, nacque dal marchese Antonio, che ricoprì la carica di Regio Ispettore Onorario dei monumenti e degli scavi del circondario di Crotone e fu anche sindaco, e dalla nobildonna Teresa Capocchiani. Fratello di Alfonso, letterato e politico, deputato al Parlamento nazionale, di Alfredo, ufficiale superiore della Marina, e di Adolfo, pittore, fu il padre di Falcone Lucifero, Ministro della Real Casa sotto Umberto II di Savoia.
Secondo la consuetudine della nobiltà calabrese, ebbe, con i fratelli, la prima educazione in famiglia, da precettori valorosi e rigidi. Suo primo istitutore fu il sacerdote don Pasquale Alfì, umanista distinto e scrittore forbito, dal quale fu avviato allo studio sistematico dei classici antichi e degli scrittori italiani e stranieri.
Autonomamente si dedicò con profitto a varie discipline, dalla storia alla letteratura, dall’archeologia alle scienze naturali e fu storico, archeologo, paleontologo, sociologo, naturalista, poeta, cronista e anche imprenditore agricolo. Amò la sua città e non se ne allontanò mai, dedicandosi agli studi e aiutando il padre nella cura della proprietà di famiglia.
Come fa notare il figlio Falcone, si distaccò dal modus operandi degli altri latifondisti crotonesi che affidavano ad affittuari la gestione delle loro terre e vivevano nella più completa apatia. Egli, infatti, anticipando i tempi, applicò nella gestione delle sue terre e nel rapporto con i suoi braccianti, sistemi vicini alle moderne modalità imprenditoriali. Sensibile ai mali che affliggevano le classi più umili, sosteneva che fosse necessario imporre per legge un limite massimo di ore lavorative e minimo di lavoro giornaliero e la compartecipazione delle classi operaie agli utili in tutte le Società e le fabbriche sulla scia di quanto già avveniva in alcuni paesi d’Europa.
Attilio Gallo Cristiani, autore di uno studio critico-biografico su Armando Lucifero (1936), evidenziando la sua passione per l’archeologia, così scrive: «Faceva spesso delle escursioni archeologiche nelle diverse contrade della Magna Grecia, come per consultare con la sua anima contemplativa e indagare col suo acuto intuito storico le glorie di una prisca civiltà, fra ruderi e rottami e scavi e tombe. Ed ebbe così modo di costituire una vastissima raccolta di frammenti e di cimeli di opere d’arte, di lapidi e di colonne di marmo, di vasellame di terracotta, di mosaici, di un medagliere di circa duemila esemplari». Un altro dei suoi interessi culturali fu lo studio della natura e «non disdegnò di occuparsi, con grande competenza e con vero fervore virgiliano, di vita rurale e di agronomia» (Gallo Cristiani).
I suoi interessi scientifici si concretarono in alcuni studi sulle scienze naturali, sempre legati all’ambiente calabrese, come i saggi sull’avifauna della Calabria (1901) sui terremoti della regione (1906), e sui mammiferi calabresi (1909) Questi studi gli diedero occasione di avere contatti con studiosi italiani e stranieri e di intraprendere varie collaborazioni scientifiche, tra le quali quella con l’ornitologo Enrico Hillyer Giglioli, direttore della  Specola, il Museo dei vertebrati di Firenze, che gli dedicò il nome scientifico dello scoiattolo meridionale, «Sciurus Meridionalis Lucifero», poiché era stato identificato proprio da Armando Lucifero, e quella con l’ornitologo Arrigoni degli Oddi che, nel curare una rete di studi scientifici in tutte le regioni italiane, chiese la sua collaborazione per la Calabria.
Nel campo degli studi scientifici, comunque, il suo nome rimane legato principalmente al ritrovamento, fatto da lui nel 1899, del «cranio di Caria», così denominato dalla località, presso Girifalco, in cui è stato rinvenuto all’interno di una necropoli preistorica. Si tratta del primo resto umano fossile risalente al periodo neolitico ritrovato in Calabria, ricostruito antropologicamente da Arturo Sabatini nell’Istituto di Antropologia di Roma e oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Crotone. «Lo studio di questo cranio permise a Lucifero di ricostruire i riti funerari preistorici della Calabria, affermandosi in tal modo come un cultore della paletnologia e della paleontologia calabresi» (Barbanera-Celia).
La passione per gli studi di antichità e l’impegno civico esplicato in ambito archeologico rappresentano un tratto distintivo della sua personalità e gli valsero, nel 1899, la nomina a Regio Ispettore Onorario dei monumenti e degli scavi del circondario di Crotone. L’incarico gli fu conferito per l’impegno profuso nella conservazione e nello studio delle antichità crotoniati.
In un recente libro di Barbanera e Celia (2015) si legge che «Armando Lucifero fu il promotore e il più acceso sostenitore della necessità di costituire un Museo civico a Crotone e a tal fine in una accesa seduta del consiglio comunale nel settembre del 1909 si dichiarò disponibile a cedere la sua collezione al nascente museo». La decisione di Lucifero fu di esempio agli altri collezionisti locali (Eugenio Filippo Albani e Nicola Sculco), che misero a disposizione le loro raccolte, con le quali nel 1934, mentre era Soprintendente Edoardo Galli, si costituì il Museo Civico, allestito all’interno del Castello Carlo V. Da quelle collezioni, poi donate allo Stato, nacque nel 1968 l’attuale Museo Archeologico Nazionale di Crotone. 
Fu più volte consigliere comunale e assessore e delegato scolastico per molti anni. Lasciò in dono al Liceo-Ginnasio «Pitagora» la sua collezione di oltre trecento uccelli imbalsamati; alla Regia Scuola Industriale donò una raccolta di fossili e conchiglie, andata purtroppo perduta.
I suoi studi studi e le sue ricerche non furono rivolti soltanto all’età antica e magnogreca della storia di Crotone, ma anche a periodi storici più recenti, come la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento. Nel 1901 pubblicò Quarantacinque giorni di repubblica in Cotrone, una cronistoria della breve esperienza politica della «Repubblica di Cotrone», costituitasi il 3 febbraio 1799, grazie a una società segreta attiva in città da qualche tempo e alla partecipazione del popolo che vi assunse un ruolo determinante. Al 1909 si data la pubblicazione di un poderoso volume di carattere storico, di 512 pagine: Il 1799 nel Regno di Napoli in generale ed in Cotrone in particolare, col sottotitolo: «Storia e commenti, con documenti editi ed inediti», nel quale vengono descritti i moti rivoluzionari che, partendo dalla Francia, si diffusero in Italia e anche in Calabria, arricchito da una vasta e rara raccolta di documenti. A questo volume fece seguito (1922-24) un altro saggio: Cotrone dal 1800 al 1808. Cronaca municipale, in cui l’autore espone le vicende della sua città dalla reazione politica perpetrata dal Cardinale Ruffo al 1808.
Oltre che storico, fu anche poeta, e ha lasciato, quindi, anche opere in versi, come Tiberio (1927), poema drammatico in sette atti; Versi (1929), tra cui una cantica ispirata all’eroe magiaro Alessandro Pètofi; Sibariade (1931), un poema in 12 canti sulla guerra tra Sibari e Crotone, dedicato al figlio Arduino. Nello stesso volume, seguono al poema di Sibari alcune liriche, sonetti, stornelli e varia che costituiscono la raccolta Juvenilia. Ma il suo lavoro più noto e di maggiore interesse rimane la traduzione, dal francese in italiano, della famosa opera La Grande Grecè, paysages et histoire (1881) di François Lenormant, alla quale dedicò gli ultimi anni della sua operosa vita. Egli non si limitò a tradurre l’opera dell’archeologo francese, ma provvide a rettificare gli errori in cui era caduto il Lenormant e aggiunse di suo una serie di note particolarmente preziose, con chiarimenti topografici e con nuove scoperte. La versione di Lucifero, che rese accessibile a tanti italiani una delle opere fondamentali sulla Magna Grecia, appena pubblicata ebbe un’entusiastica accoglienza fra gli studiosi e l’ambiente degli archeologi che ebbero a darne giudizi molto lusinghieri. 
Morì a Roma il 27 dicembre 1933, all’età di 78 anni; le sue ossa riposano nella cappella di famiglia, al cimitero di Crotone. Nel 1934 un Comitato costituitosi in Roma in onore del Marchese scomparso donò alla città di Crotone un busto marmoreo di Lucifero, realizzato dallo scultore Francesco Jerace, che, dopo vari spostamenti avvenuti negli anni, dal 1989 è collocato al centro della ex Piazza Messina, ora rinominata Piazza Armando Lucifero. Al suo nome è stata intitolata anche la Biblioteca Comunale, dove sono confluiti i libri donati al Comune dal figlio Falcone. (Franco Liguori) © ICSAIC 2020

Opere

  • Avifauna Calabra, Tip. e Lit. Sordomuti di L. Lazzari, Siena 1901;
  • Quarantacinque giorni di repubblica in Cotrone, Tip. Pirozzi, Crotone 1901;
  • Del terremoto di Calabria degli 8 settembre 1905 e dei terremoti in generale, Tip. Pirozzi, Crotone 1906;
  • Mammalia Calabra, Tip. e Lit. Sordomuti di L. Lazzari, Siena 1909;
  • Il 1799 nel Regno di Napoli in generale ed in Cotrone in particolare, Tip. Pirozzi, Crotone 1909;
  • Cotrone dal 1800 al 1808, Tip. Pirozzi, Crotone 1922;
  • Tiberio, Tip. Pirozzi, Crotone 1927;
  • Versi, Tip. Pirozzi, Crotone 1929;
  • Sibariade, poema in 12 canti, Tip. Pirozzi, Crotone 1931;
  • La Magna Grecia, traduzione dell’opera di F. Lenormant, Tip. Pirozzi, Crotone 1931-1935.

Nota bibliografica

  • Raffaele Lucente, Un illustre calabrese scomparsoArmando Lucifero, «Il Giornale d’Italia», 24 gennaio 1934;
  • Giuseppe Tallarico, Armando Lucifero, s. l., s. n. 1935;
  • Attilio Gallo Cristiani,  Armando Lucifero, studio critico-biografico, SAITA, Cosenza 1936;
  • Angelo Vaccaro, Kroton, I-II, Mit, Cosenza 1966;
  • Rachele Via, Armando Lucifero traduttore di F. Lenormant, «Pitagora», II, 7, 1997;
  • Rocco Turi, Note sui circuiti informativi e culturali, in Crotone. Storia, Cultura, Economia, a cura di F. Mazza, Rubbettino, Soveria Mannelli 1992;
  • Anselmo Terminelli, Centocinquant’anni fa nasceva Armando Lucifero, «Il Crotonese», 16 settembre 2005;
  • Marcello Barbanera ed Elisabetta Celia, L’archeologia come strumento di coscienza civica.Paolo Orsi e Armando Lucifero pionieri della ricerca archeologica in Calabria, Rubbettino, Soveria Mannelli 2015, pp. 58-66;
  • Margherita Corrado, Il Museo prima del Museo, Città del Sole, Reggio Calabria 2018, pp. 154-161;
  • Alberta Cassano, Teresa De Meco, Monumento ad Armando Lucifero (1855-1933). Biografia, www.comune.crotone.it/flex/cm/pages/ServeAttachment. php/L/IT/D/D.c88908e231516938fc9a/P/BLOB%3AID%3D2262/E/pdf.
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