Lupia, Lorenzo

Lorenzo Lupia [Parenti (Cosenza), 9 giugno 1896 – Cosenza, 21 aprile 1975] 

Figlio di Giuseppe e di Michelina Cardamone, appena sedicenne, emigrò negli Usa dove poco tempo prima era partito il fratello Luciano. Raggiunse il New Jersey e trovò lavoro come sarto, mestiere che in quello Stato esercitavano già molti emigrati di Parenti.
Fu proprio nel New Jersey che, frequentando ambienti anarco-socialisti, maturò le sue idee politiche che non abbandonò per tutta la vita.
Si arruolò nell’esercito americano, ma durante un’esercitazione per il primo conflitto mondiale ebbe un incidente che lo rese invalido per limitazione della vista, cosa che gli consentì una pensione di guerra per tutta la vita.
Nel 1919 tornò in Italia, a Parenti dove nello stesso anno fondò la sezione del Partito Socialista Italiano. 
Fu socialista massimalista e antifascista «della prima ora», svolgendo in tutta la Valle del Savuto un’intensa attività di propaganda e di proselitismo politico, sia nel periodo in cui il fascismo si apprestava alla presa autoritaria del potere, sia dopo la Marcia su Roma; «la sua profonda fede nel socialismo non gli consentiva flessione alcuna, semmai, di fronte al “movimento” fascista, gli imponeva ulteriore impegno» (Falvo, 1995).
Nella primavera del 1921 assieme ad altri parentesi «fondarono una società cooperativa, che sulla falsa riga di quella già esistita a Parenti nel 1909, (“Soc. Coop. Agricola di Mutuo Soccorso Libertà e Lavoro”) fu denominata “Società Anonima Cooperativa Agricola di Parenti”» (Lupia). Considerava, infatti, l’impegno cooperativistico non solo in funzione della formazione politica e sociale dei lavoratori delle terre silane, ma anche alla stessa organizzazione socialista nella zona.
Nel 1925 sposò Michelina Garofalo ed ebbe quattro figli: Giuseppe, Maria, Carmela e Giovanbattista.
«Sarto di professione, in un articolo scritto in occasione della costituzione del fascio di Parenti appariva consumato intellettuale se già dimostrava, dietro una forma ironica e delicata, di aver perfettamente intuito genesi e caratteristiche del fascismo nella zona, di cui indicava la causa nelle “trasformazioni a vista”, ovvero in quell’atavica e deprecabile pratica politica che va sotto il nome di trasformismo» (Falbo).
Su «La Parola Socialista», in un articolo dal titolo «Da Parenti. A carte scoperte», il 22 gennaio 1923, scrisse: «Ieri, domenica, si è proceduto alla costituzione del Fascio locale. Mi riserbo di dire, in seguito, francamente e chiaramente, come al solito, il mio preciso pensiero, sulla spontaneità di certi movimenti. (…) Questo è, effettivamente, il paese delle trasformazioni a vista. Ci si alza alla mattina con tendenze anarchiche, si fanno due passi, e si diventa socialisti; a mezzogiorno arriva De Cardona, e siamo tutti popolari, nel pomeriggio, fra un bicchiere e l’altro, si passa dal popolare al democratico-liberale e da questo al combattente; alla sera s’indossa la camicia nera e siamo già fascisti! Senza tanti complimenti. Ieri, a Parenti, anche i gatti erano in camicia nera. Domani magari, saranno in camicia rossa, o azzurra, o verde, non importa, purché si acchiappino i topi, ecco».
Nel periodo 1923-26, profondamente preoccupato per l’andamento degli eventi politici, moltiplicò i suoi sforzi e, in contatto con Pietro Mancini, sviluppò nell’intera Valle del Savuto una frenetica attività di propaganda che gli costò prima il carcere, poi il confino. 
Fu infatti arrestato il 12 novembre 1926 «perché quale segretario della disciolta sezione del partito socialista aveva svolto attiva propaganda in tutti i comuni della circoscrizione di Rogliano, mantenendo anche in seguito assidui contatti con l’ex deputato Pietro Mancini e ostacolando la propaganda fascista tra le masse». Alcuni giorni dopo, con ordinanza della C.P. di Cosenza, fu assegnato al confino per tre anni. Il 22 dicembre presentò ricorso ma fu ovviamente respinto. Anche l’istanza di liberazione presentata dai fratelli Bruno e Luciano, fu rigettata perché «un eventuale provvedimento di clemenza in favore (…) produrrebbe sfavorevole impressione nel pubblico». Dapprima fu inviato a Favignana dove incontrò i suoi amici Ubaldo Montalto, socialista, e Antonino Malara, anarchico, e conobbe Tito Oro Nobili, segretario nazionale del Psi. Il 23 febbraio 1927 fu trasferito a Lipari.
Fu liberato il 6 aprile 1928 per commutazione del confino in ammonizione. Tornato in libertà, non mitigò affatto il suo impegno, collegandosi con gli antifascisti della Presila e del Savuto. Quando il comune di Parenti, insieme a Marzi, S. Stefano di Rogliano e Mangone, fu aggregato a Rogliano, cercò di utilizzare i «nuovi confini» per avere maggiore possibilità di movimento e di azione. 
Nel giugno 1928 produsse istanza affinché si potesse muovere nella «Grande Rogliano», disegnata dal regime. La risposta evidenzia come le autorità locali e provinciali di pubblica sicurezza lo considerassero pericoloso e lo controllassero. Così scrisse il questore di Cosenza al podestà di Rogliano: «In esito alla richiesta fattami con foglio n. 757 del 15 giugno u.s. relativa all’autorizzazione per concedere al Lupia il permesso onde poter circolare entro i confini del comune, come ora risulta in seguito all’avvenuta aggregazione, comunico che tale concessione rientra nel potere discrezionale della S.V., facendo però presente che siffatta agevolazione non deve risolversi in una mitigazione dell’ammonizione e che essa deve essere concessa nei singoli casi di necessità e deve essere negata ove non concorrano motivi di lavoro. Dovrà inoltre della eventuale autorizzazione, essere informata l’arma di Rogliano, Parenti e Mangone a cui Lupia ha l’obbligo di presentarsi tutte le volte che si reca nei comuni di quelle giurisdizioni, affinché la vigilanza possa essere continuamente esercitata» (Falbo, 1989).
Il 12 novembre 1943 fu nominato commissario prefettizio del comune di Parenti e fra le iniziative intraprese vi fu quella della riorganizzazione della cooperativa agricola, che era stata sospesa nel 1927. 
Il 20 dicembre 1944, con decreto del prefetto Mancini, Lorenzo Lupia fu nominato sindaco di Parenti. Alle prime elezioni ebbe un consenso plebiscitario  ricoprì la carica ininterrottamente dal 1946 al 1975, anno della sua morte.
Parenti lo ricorda con la scuola media intestata al suo nome. (Leonardo Falbo) © ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Antonio Guarasci, Politica e società in Calabria dal Risorgimento alla Repubblica. Il Collegio di Rogliano, Edizioni Frama’s, Chiaravalle Centrale 1973, pp. 352-353;
  • Salvatore Carbone, Il popolo al confino. La persecuzione fascista in Calabria, Edizioni Brenner, Cosenza 1989, p. 217;
  • Leonardo Falbo, Appunti su Lorenzo Lupia, antifascista di Parenti (CS), in «Bollettino dell’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea», n. 2, fasc. n. 7, Cosenza, dicembre 1989, pp. 43-51;
  • Leonardo Falbo, Fascismo e antifascismo in Calabria. Il caso di Rogliano, Edizioni Orizzonti Meridionali, Cosenza 1995, p. 144;
  • Ubaldo Lupia, Parenti tra storia, memoria e cronaca del ‘900, vol. I, 1900-1950, Pellegrini, Cosenza 2006, p. 150;

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, b. 2883 (estremi cronologici 1927-1939);
  • Archivio comunale di Rogliano.
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