Malara, Antonio (“Nino”)

Antonio Malara [Reggio Calabria, 2 luglio 1898 – Roma, 17 marzo 1975]

Proviene da una modesta famiglia di ferrovieri, il padre si chiamava Francesco e la madre Grazia Calveri. L’infanzia e l’adolescenza di “Nino” sono segnati da due tragici eventi: il catastrofico terremoto del 1908 e i lunghi anni della Grande Guerra. Frequenta con profitto le scuole elementari e nel 1912 s’iscrive all’Istituto Industriale con l’intenzione di diventare perito meccanico e seguire poi le orme del padre. Nel corso di una manifestazione contro la guerra, nell’ottobre del 1914, incontra Bruno Misefari, che diventerà la sua guida ed il suo “maestro”. Aderisce con entusiasmo al movimento antimilitarista e nel 1917, insieme con altri anarchici reggini, organizza azioni di sabotaggio contro i treni che trasportano armi e munizioni destinati alle truppe controrivoluzionarie in Russia. Conseguito il diploma, nel 1919 viene assunto alle Ferrovie e subito s’iscrive al Sindacato diventando uno dei più attivi propagandisti tra i ferrovieri. Nel Biennio rosso, figura tra i principali organizzatori in Calabria dello sciopero nazionale di categoria svoltosi dal 21 al 29 gennaio 1920 e successivamente, nel 1922, organizza gli scioperi del 1° maggio e del 2, 3 e 4 agosto diretti a mobilitare i ferrovieri contro il fascismo dilagante. Qualche mese dopo viene licenziato in tronco, ufficialmente per «scarso rendimento», in realtà come ritorsione per il suo attivismo sindacale e politico. Nel 1924 fonda insieme con Misefari, il foglio, «L’amico del popolo», che ha vita breve sia a causa delle persecuzioni poliziesche, sia per difficoltà finanziarie. 
Nell’aprile del 1925 si trasferisce a Cosenza. Nella città dei Bruzi s’innamora e sposa una giovane e intraprendente modista, Giovanna Gairo, che le darà due figli, Ilenia ed Empio (quest’ultimo architetto e urbanista affermato).
Al suo arrivo a Cosenza è assunto come manovale nelle Ferrovie Calabro-Lucane. Nel settembre di quell’anno viene arrestato con l’accusa di «complotto contro i poteri dello Stato» insieme con il comunista Fausto Gullo, il socialista Pietro Mancini e decine di altri antifascisti cosentini. Rimesso in libertà per insufficienza di indizi, viene rimandato, con foglio di via, a Reggio Calabria. 
Dopo qualche mese, rientra a Cosenza clandestinamente e trova lavoro come tornitore presso un mobilificio. Riprende i contatti con i compagni Andrea Croccia, Paolo Suraci di Reggio e i fratelli Vincenzo e Sandro Turco, commercianti di frutta e verdura i quali incartano la loro merce in giornali sovversivi, permettendo in tal modo la diffusione di notizie e informazioni antifasciste. Nel 1926 viene arrestato e condannato a cinque anni di confino da scontare a Favignana. Trascorsi circa due anni viene trasferito a Lipari, che a confronto della piccola isoletta delle Egadi, gli appare una metropoli. Nel capoluogo delle Eolie incontra gli anarchici Spartaco Stagnetti, Anselmo Preziosi e Pasquale Binazzi, il direttore de «Il Libertario», importante giornale anarchico che si stampa a La Spezia, oltre a Carlo Rosselli, Emilio Lussu, Francesco Nitti, Giovanni Domaschi, Vincenzo Perrone e altri antifascisti. I maltrattamenti, le sopraffazioni, le angherie subite in quel periodo, ma anche la tenace resistenza opposta dai confinati sono raccontati da Malara. nella sua autobiografia senza enfasi e senza esaltazione ma con la capacità di restituirci con pochi tratti essenziali, la sostanza di un’opposizione forte delle proprie ragioni e fiduciosa nell’avvenire.
Il 18 febbraio 1932 viene liberato  e può ritornare a Cosenza dove trova impiego in una fabbrica di bibite e si assume, molto volentieri, il compito di occuparsi della distribuzione delle bevande nei comuni del circondario. Questo incarico, per il quale dispone anche di un automezzo, gli permette di riprendere i contatti con i vecchi compagni, specialmente con Croccia, che ora fa il venditore ambulante e con il quale organizza una rete di collegamento con gli antifascisti della Liguria.
In occasione della visita di Mussolini a Cosenza nel marzo del 1939 viene arrestato per motivi cautelari e rilasciato dopo qualche mese. Nel giugno del 1940, quando ha già 42 anni, viene richiamato alle armi e inviato a Bologna e qui incontra Augusto Boccone, conosciuto a Lipari e Vindice Rabitti, reduce della Guerra di Spagna. I tre riescono a mettersi in contatto con gli anarchici confinati a Ventotene e da questa collaborazione nasce l’idea, nel 1942, di costituire la Federazione Comunista Libertaria, che diventerà a Firenze, nel settembre 1943, ancora in clandestinità, la Federazione Comunista anarchica italiana. Nel maggio del 1943 ritorna a Cosenza e insieme con suo fratello Alfredo e Andrea Croccia pubblica volantini di propaganda e un giornale clandestino  intitolato «Scintilla».
Dopo la liberazione è tra i promotori del Fronte unico per la libertà, il primo organismo unitario antifascista della nuova Italia, sul cui organo di stampa – «Riscossa» – fin dal primo numero (ottobre 1943) pubblica alcuni articoli dedicati all’unità sindacale, questione decisiva, a suo parere, se si vuole avviare una fase nuova nella vita politica italiana. Questa impostazione fortemente unitaria, quasi fusionista, consente di ottenere un primo indubbio successo a Reggio Calabria in una vertenza con la direzione del compartimento meridionale delle Ferrovie.
Il neocostituito Sindacato unitario dei ferrovieri ottiene la riassunzione di tutti ferrovieri licenziati dal fascismo che lavoreranno al ripristino della linea ferrata. Analogo successo ottiene a Villa Literno. A settembre del 1944 partecipa, a Napoli, al primo convegno anarchico dei Gruppi Libertari dell’Italia liberata e poi al successivo convegno che si tiene a Cosenza. Nel novembre dello stesso anno viene nominato coordinatore nazionale del Sindacato dei ferrovieri e redattore-capo de «La tribuna dei ferrovieri». Si trasferisce a Napoli  e poi a Roma e da qui passa clandestinamente la linea del fronte mettendosi in collegamento con i gruppi partigiani che fanno capo alla Brigata «Malatesta-Bruzzi». Il 20 aprile del 1945 è a Bologna, poi a Parma, a Mantova e arriva a Milano il 18 maggio e ha modo di partecipare al convegno interregionale delle Federazione comunista Libertaria Alta-Italia, che si tiene dal 23 al 25 giugno. È presente come delegato della Calabria, insieme con Luigi Sofrà e Giacomo Bottino, al Congresso di fondazione della Federazione Anarchica Italiana (Fai) di Carrara tenutosi dal 15 al 19 settembre 1945.
Pur mantenendo la sua adesione alla Fai, testimoniata dalla partecipazione a tutti i congressi nazionali quale delegato della Federazione calabrese, dedica tutto il suo impegno alla ricostruzione del sindacato nazionale dei ferrovieri, del quale è dirigente fino alla metà degli anni Sessanta. Al VII congresso nazionale della Fai nel  1965, nel corso del quale si consuma la separazione tra l’ala «organizzativista» e l’ala «anti-organizzativista» (individualisti), che darà vita ai Gruppi d’Iniziativa Anarchica (Gia) Malara che ha sempre manifestato la sua totale adesione alla concezione malatestiana e federalista dell’anarchia nonché il suo impegno nel mondo sindacale, decide di rimanere nella Fai.
Nel 1968 ritorna a Cosenza e partecipa alla fondazione del Gruppo «Bakunin», insieme al quale, seguendo sempre la sua idea di unità del fronte antifascista e dei movimenti di classe, promuove l’iniziativa di costituire una Organizzazione Anarchica Calabrese al cui interno possano raccogliersi sia i tanti gruppi che le singole individualità della galassia anarchica calabrese. In quel difficile periodo è protagonista attivo della «controinformazione», attività diretta a far luce sulla strage di piazza Fontana, sull’assassinio di Giuseppe Pinelli, sui processi contro gli anarchici e sulla strategia della tensione.
Trascorre gli ultimi anni della sua vita tra Cosenza e Roma, continuando a dedicarsi fino all’ultimo all’attività sindacale in quello che è sempre stato il suo ambiente: le ferrovie.
In ricordo del suo attivismo, la Federazione dei Comunisti Anarchici di Genova, nel 2003, gli ha intitolato la sede della propria sezione a Pegli. (Antonio Orlando) © ICSAIC

Opere

  • Antifascismo anarchico (1919-1945). A quelli che rimasero, Sapere 2000 Edizioni, Roma 1995.

Nota bibliografica

  • Leo Candela, Breve storia del movimento anarchico in Calabria dal 1944 al 1953, Sicilia Punto L Ed., Ragusa 1987;
  • Fabio Cuzzola, Cinque anarchici del sud. Una storia negata, Città del sole Edizioni, Reggio Calabria 2001;
  • Domenico Liguori, Antonio Malara, Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani, vol. II, BFS Edizioni, Pisa 2004, p. 637, ad vocem;
  • Antonio Orlando, Anarchici e Anarchia in Calabria, Editori Erranti, Cosenza 2018.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, b. 598, Antonio Malara.
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