Malito, Giuseppe

Giuseppe Malito [Pedace (Cosenza), 26 giugno 1907 – 11 marzo 2002]

Precursore del fotoritocco, nacque da Carlo e Rachele Scarcello a Pedace (oggi Casali del Manco). All’arte fotografica s’avvicinò già da ragazzo. Era l’anno 1915, aveva appena otto anni. Rimase come «folgorato» dalla luce del flash proprio nella sua natia ed amata Pedace, il piccolo centro rurale presilano, già segnato dal fenomeno migratorio verso le Americhe. Esercitò il mestiere di sarto, falegname e calzolaio ma una vecchia macchina fotografica colpi la sua attenzione allorquando un maggiorente pedacese, certo dott. Filippo Leonetti, immortalò i capi famiglia della Pedace dei notabili, adusa agli incontri conviviali.
Sempre a Pedace, il giovane Malito, s’accosta all’arte fotografica di un bravo artigiano dell’epoca, il maestro Antonio Scarcello, suo padrino di cresima, che conferì al discepolo cognizioni basilari per il non facile mestiere. «Ma poi – racconta Osvaldo Mailito – spaventato dall’oscurità della “camera oscura” fugge e cerca lavoro a Cosenza, come falegname, siamo nel 1923. Ma il destino evidentemente “spinge” nella direzione dell’arte fotografica, e fu così che un giorno arriva nella falegnameria un fotografo, Cesare Cavalcante, che vedendo il ragazzo interessato gli suggerisce di provare ad imparare il mestiere. Lascia la falegnameria». Formativa ed importante è stata l’esperienza a fianco dei maestri Alfonso De Maria. Raffaele Gaudio e Gabriele Serra.
Dichiaratamente antifascista, nel 1923, al rientro delle spoglie di un caduto pedacese della Grande Guerra, fu oggetto di una spedizione punitiva di una squadraccia in camicia nera che gli sottrasse le foto scattate durante una manifestazione comunista.
Il suo vero esordio come fotografo, tuttavia, risale all’anno 1924. II soggetto è la squadra di calcio del Pedace in cui erano impegnati giovanissimi atleti, che divennero più tardi personaggi storici: Mario Martire (maggiore pilota arrestato dalle SS il 9 maggio del 1944 e deportato a Mathausen dove morì) e Cesare Curcio (protagonista delle lotte per la terra e futuro deputato del Pci).
«Decide quindi – continua Osvaldo Malito – di partire per Roma, nel 1926 circa, dove studia con successo l’arte del fotoritocco e altre tecniche fotografiche, preso lo studio Hermann. Ritorna nel ’28 circa e apre il suo primo studio fotografico a Spezzano della Sila. Sarà uno dei primi tentativi di aprire una attività propria, sino all’apertura a Cosenza della Fotolux Malito».
Tra il 1934 e il 1937 fu sospettato assieme ad altri oppositori antifascisti di aver scritto sui muri frasi contro il duce. Il suo studio fu allora chiuso dal regime. Arrestato e torturato, gli fu tolta la licenza per poter svolgere la professione.
Negli anni Quaranta, tuttavia, è già un artista impegnato. Notevoli le sue foto di scena sul set del film «I Pagliacci», regista Giuseppe Fatigati, girato a Montalto Uffugo nel 1942. Con gli anni cresceva anche il suo impegno civile e sociale. La sua fotografia non era solo un megafono per dar voce a chi troppe volte viene ignorato, ma anche un mezzo per dar luce alla “quotidianità”, ai piccoli gesti e alle cose semplici del territorio calabrese.
Testimone degli avvenimenti del secondo dopoguerra, fu uno dei fotografi professionisti più in vista della Calabria. Maestro riconosciuto e unico nel ritocco fotografico, nel dopoguerra venne nominato Direttore tecnico provinciale per la fotografia artistica dall’ Enal (Ente Nazionale Assistenza Lavoratori) di Cosenza. L’allora Opera Valorizzazione Sila lo volle come consulente fotografo con il compito di illustrare l’attuazione della riforma agraria in Sila e nel Marchesato di Crotone. In quegli anni, così, è il testimone privilegiato di tanti avvenimenti storici: la consegna delle case coloniche ai contadini, la conquista delle terre, le manifestazioni politiche del dopoguerra, ecc.
L’obiettivo di Malito, però, era rivolto anche ai paesaggi rurali, collinari e montani; agli ambienti naturali; ai luoghi incantati della Sila; ai centri storici della pre Sila e a quello della città capoluogo.
Artista sensibile alle tecniche fotografiche più all’avanguardia, (come il sistema insolarizzato) preferisce il «rischio» dell’impatto con le sue tematiche preferite. E sono degli autentici capolavori i
documenti fotografici che, oggi fanno parte della collezione privata.
Malito è stato, anche, fotografo di fiducia di due giornali quotidiani. Collaborò, infatti, con la «Gazzetta del Sud» e il «Roma» ed ebbe modo di conoscere e fotografare personaggi di rilevo della vita politica, sociale e culturale del Paese: dal registra Alessandro Blasetti, ai cantanti Claudio Villa e Aurelio Fierro, agli attori Alida Valli e Nino Manfredi, ai pittori Renato Guttuso e Carlo Levi, al poeta Michele De Marco, ai calciatori Juliano, Bercellino e Sandro Mazzola, al pugile Primo Carnera, nonché a personaggi protagonisti della vita politica: Fausto Gullo, Giuseppe Saragat, Sandro Pertini, Enrico Berlinguer, Pietro Nenni, Giacomo Mancini, Amintore Fanfani e altri ancora.
Parte delle sue foto, quand’era ancora attivo, sono state esposte in mostre fotografiche organizzate a Cosenza, Rogliano, Camigliatello, Pedace, Campana
Ha smesso l’attività nel 1988. È deceduto a 95 anni d’età.
La ricchezza delle immagini del suo archivio fotografico, nel 2012 dichiarato di «interesse storico particolarmente importante» dalla Soprintendenza archivistica per la Calabria, con le sue istantanee legate al mondo del lavoro, assume un valore documentario considerevole dal punto di vista della ricerca storica. (Da una biografia di Enzo Pianelli) © ICSAIC 2021 – 08 

Nota bibliografica

  • Enzo Pianelli, Mostra fotografica fra storia e impegno socio-culturale dell’artista pedacese Giuseppe Malito, «Bollettino dell’Istituto Calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea», f. 10, 1, 1991, pp. 39-40.
  • Orlando Malito, Giuseppe Malito, fotografo, https://www.museoleoncavallo.it/mu/giuseppe-malito-fotografo.
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