Mamone Capria, Domenico

Domenico Mamone Capria (Nicotera (Vibo Valentia) 24 maggio 1807 – Napoli, 15 dicembre 1888)

Scienziato e patriota, nacque a Nicotera, all’epoca nella Provincia di Monteleone, dal medico Giuseppe Mamone e da Maria Rosa Capria, della quale, da adulto, assunse anche il cognome. Sotto la guida del padre, intraprese giovanissimo lo studio delle scienze fisiche e matematiche, rivelando ben presto un grande ingegno. Dopo gli studi di base, nel 1828 si recò a Napoli dove fu allievo del prof. Vincenzo Pepe, nello studio di Chimica farmaceutica. In seguito a regolare concorso, vinse e ottenne la cattedra di Chimica medica presso l’Ateneo napoletano, motivo per cui dovette rinunciare al posto di farmacista militare; ma in compenso il Governo lo mandò come Direttore  delle fabbriche di Lipari da dove inviò, all’Istituto d’Incoraggiamento di Scienze naturali, un saggio di prodotti chimici  che gli procurò l’iscrizione all’Albo dell’Istituto e una medaglia d’oro con una lusinghiera  epigrafe. Nell’isola di Vulcano diresse anche una  fabbrica di prodotti chimici di proprietà del marchese Vito Nunziante.
Ritornato a Napoli nel 1838, fu autorizzato all’insegnamento privato di chimica e nel 1843 acquistò una farmacia sull’odierna via Pessina, dove aprì una scuola molto frequentata tanto da dover tenere le lezioni in due turni giornalieri. In quegli anni aggiunse al proprio anche il cognome della madre. Nel 1845 trasformò la scuola di chimica privata in Istituto medico-cerusico-farmaceutico, frequentato da trecento allievi, che annoverò tra i suoi docenti il clinico Giovanni Semmola e il valente prof. Pasquale Mafrè (da Gerace), titolare di clinica medica di quella Università e sanitario stimatissimo di molti ospedali napoletani. Ma la fulgida ascesa scientifico-professionale del Mamone Capria nel febbraio del 1848 ebbe una battuta d’arresto. Nella notte del 25 febbraio egli – che era un fervente patriota – fece sfilare per le vie di Napoli un carro allegorico, da lui ideato e fatto costruire, che lo  scrittore-commediografo francese C. Victor Prevot, Visconte d’Arlicourt, così descrive: «Era la notte del 25 febbraio, un corteo di 200 persone, composto in parte da studenti con torce dai nastri variopinti e con lanterne a tre colori, parte, a due e due, dalla Piazza del Mercatello ed attraversa Via Toledo. Era preceduto da una compagnia di guardie civiche e seguito da una folla di curiosi. Tutta questa folla scortava al suono di una fanfara militare il carro principale del Mamone, trainato da sei buoi bianchi, dalle corna gigantesche. Il carro rappresentava un immenso Mausoleo e le sue quattro facce, coperte d’iscrizioni luminose, ricordavano alla memoria del popolo i nomi degli insorti che erano morti nel 1799 per la causa repubblicana ( e per la libertà)». Questo episodio irritò il Ministro della Polizia Peccheneda, uomo tristo e senza scrupoli, il quale servendosi delle Commissioni di  scrutinio, riusciva a tenere in carcere o a mandare al confino, senza processo, persino coloro che erano stati assolti per insufficienza di prove dai Tribunali. Tale sorte toccò al prof. Mamone Capria che, senza processo fu rimosso da ogni incarico. Arrestato l’11 ottobre 1849 con l’accusa di aver partecipato ai moti popolari del 1848 e perché sospettato di nascondere una fitta corrispondenza con Garibaldi, benché prosciolto dalle accuse fu condotto nel carcere della Vicaria e, dopo diciassette mesi, al confino prima sull’isola di Ponza e poi nell’isola di Ventotene, dove rimase esiliato per oltre dieci anni, vigilato e vessato dalla sbirraglia borbonica, angustiato da inevitabili ristrettezze economiche, afflitto soprattutto dalla lontananza della moglie Marianna  Cerqua e dai figli Giuseppe e Luigi (divenuti, poi, il primo professore di Chimica nel Liceo di Catania e il secondo Ispettore di Polizia), senza dire della forzata interruzione della sua attività scientifica e didattica. Solo a dodici anni dall’arresto, dopo l’unità  d’Italia, il figlio Luigi poté riportarlo a casa dove riprese i suoi studi e l’insegnamento universitario. Nel 1865 fu nominato professore straordinario di Chimica Farmaceutica presso la regia Università e nel 1876 il ministro Coppino rese autonoma la Cattedra e lo nominò titolare; nel 1888 fu il primo direttore della Scuola di Farmacia dalla quale successivamente nacque la Facoltà di Farmacia dell’Università di Napoli. A  metà degli anni sessanta ospitò per qualche tempo il nipote Antonino De Bella, ancora giovanissimo studente, futuro sociologo e filosofo socialista.
Alle sue vicissitudini di patriota che a partire dal febbraio 1848 iniziò a subire le persecuzioni politiche ed «ebbe dipoi a passare i guai suoi, che furono molti e grossi», accenna Luigi Settembrini nel capitolo «La rivoluzione del 1848», del libro Le ricordanze della mia vita.
Pubblicò, oltre ai numerosi articoli su varie e autorevoli riviste e periodici scientifici del tempo, numerose opere. Fu socio dell’Istituto d’incoraggiamento alle Scienze Naturali di Napoli e di varie accademie italiane, tra cui l’Accademia Cosentina, la Florimontana, la Gisenica e la Peloritana, nonché delle Società economiche di Bari, Otranto e l’Aquila.
Morì a Napoli all’età di 81 anni. (Voce redatta con la collaborazione di Pasquale Barbalace, sulla base di un articolo di Annibale Brancia) © ICSAIC 2020

Opere principali

  • Manuale di Chimica Farmaceutica, s.n., Napoli 1834;
  • Epitome di Chimica  Farmaceutica, dalla tip. Fernandes, Napoli 1838 ( poi, Tip. all’insegna del Salvator Rosa, Napoli 1841;
  • Dizionario generale di chimica farmaceutica1ª ed., s.n., Napoli 1842;
  • Dizionario generale di farmacia, presso V. Raimondi, Napoli 1842;
  • Dizionarietto portatile di chimica organica, s.n., Napoli 1844;
  • Elementi di chimica filosofico sperimentale,  2 voll., Tip. Festa, Napoli 1844;
  • Scatola de’ reagenti, Tip. Festa, Napoli, 1845; dalla Tipografia di Gio. Silvestri, Milano 1847;
  • Idee generali di nomenclatura sistematica chimica, Tipografia all’Insegna del Salvator Rosa, Napoli 1849;
  • Dizionario generale di chimica, farmacia, terapia, materia-medica, tossicologia, mineralogia e chimica applicata alle arti, Tip. Festa, Napoli 1860
  • Libro del perché e del come fisico-chimico, ovvero Manuale fisico-chimico per gl’imperiti, s. n., Napoli 1861;
  • Trattato de’ reagenti ed uso di essi, Tip. Festa, Napoli 1863;
  • Guida a’ droghieri,  Stab. Tip. Perrotti, Napoli 1865;
  • Conferenze fisico-chimiche per la istruzione muliebre (con Giuliano Giordano), Tipografia all’insegna del Diogene, Napoli 1871;
  • Lezioni elementari di chimica inorganica, all’Insegna del Diogene, Napoli 1872;
  • Due conferenze pubbliche di Enologia nella R. Università,  Napoli 1880.

Nota bibliografica 

  • Biografia del chimico Domenico Mamone Capria, s.n., s.l., s.d (dopo 1865?)
  • Silvestro Zinno,  La Chimica ed i Chimici in Italia in fin di secolo, «Rassegna 
  • Agraria, Industriale, Commerciale, Politica», 1899;
  • Vittorio Visalli, I calabresi nel Risorgimento italiano. Storia documentata delle rivoluzioni calabresi dal 1799 al 1862, Tip. ed. G.Tarizzo e figlio, Torino 1893;
  • Luigi Settembrini, Ricordanze della mia vita,  Antonio Morano editore, Napoli 1894;
  • Salvatore Di Giacomo, Il Quarantotto, Perrella, Napoli 1902;
  • Antonio Esposito Vitolo, Appunti su Domenico Mamone Capria «La Chimica», XX, 1-2, 1944.
  • Annibale Brancia, Domenico Mamone-Capria Scienziato e Patriota,  «Proposte» (Nicotera), settembre 1987;
  • Per una storia della farmacia e del farmacista in Italia. Napoli e Campania, Edizioni Skema, Bologna 1988;
  • Indice biografico italiano, a cura di T. Nappo,  K. G. Saur, München 2002;
  • Gabriella Botti, Sulle vie della salute. Da speziale a farmacista-imprenditore nel lungo Ottocento a Napoli,  Il Mulino, Bologna 2008;
  • Fabrizio Coscia, Aspirine e rivoluzione gli anni dei farmacisti patrioti, «Il Mattino», 27 dicembre 2008.
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