Marincola Mauro, Giorgio

Giorgio Marincola Mauro [Pizzo (Vibo Valentia), 19 marzo 1914 – Roma, 15 aprile 1988]

Nacque a Pizzo Calabro, all’epoca in provincia di Catanzaro, da Gerlando, titolare di affermata sartoria già fornitrice di uniformi per il Regio Esercito, e Pasqualina Mauro, entrambi appartenenti a nobili famiglie del catanzarese (anche se i Marincola avevano radici napoletane), acquisendone entrambi i cognomi, unico figlio maschio tra i cinque avuti dai genitori. 
Compiuti gli studi classici in un istituto religioso di Reggio Calabria e laureatosi in lettere classiche a Messina, iniziò a insegnare italiano, latino e greco nelle scuole superiori del circondario vibonese, ma ben presto, anche per via dei problemi che ebbe per le sue attività contrarie regime fascista nella sua Pizzo e che avrebbero potuto arrecare serio danno anche alla propria famiglia, si trasferì a Roma, avendo vinto un concorso per un ruolo di alto funzionario presso il Ministero del Tesoro. Quel posto gli permise nel tempo, grazie alla stima acquisita, alla professionalità, alla cultura e alla riservatezza dimostrate, di guadagnare la fiducia di dirigenti, politici, porporati e alti prelati del Vaticano, divenendo nell’immediato dopoguerra non solo segretario particolare di diversi ministri e sottosegretari quali Attilio Piccioni e Giuseppe Pella, quest’ultimo divenuto poi presidente del Consiglio dei Ministri tra il 1953 e il 1954, ma confidente leale e affidabile di molti altri esponenti della politica, sia del mondo cattolico che laico, sia del centro democristiano che della destra e della sinistra.
Ebbe rapporti di amicizia e stima reciproca, difatti, tra i tanti, oltre ai citati Pella e Piccioni, con Giorgio La Pira, don Luigi Sturzo, Giulio Andreotti, Oscar Luigi Scalfaro, Dario Antoniozzi, Vito Giuseppe Galati, Giuseppe Arcaini, Riccardo Misasi, ma anche con Luigi Einaudi, esponente del mondo liberale e poi Presidente della Repubblica, con Giorgio Napolitano, Giorgio Amendola (che addirittura lo avrebbe proposto – non ci sono fonti certe – quale candidato all’Assemblea Costituente nel Pci, invito declinato per coerenza ideologica), Giacomo Mancini e Pietro Nenni, tutti leader della sinistra italiana, e con Raffaele Valensise, esponente della destra missina, del quale apprezzava le qualità di umanista. In passato aveva coltivato le amicizie di molti intellettuali e artisti, in particolare quelle con il pittore Andrea Cefaly junior, il teologo Federico Artese, il poeta dialettale catanzarese Giovanni Patari, e di alcuni esponenti dell’antifascismo, ed ebbe un intenso rapporto di stima e fraterna amicizia con lo scienziato e letterato Antonino Anile, anch’egli di Pizzo, esponente e deputato del Partito popolare e ministro della Pubblica Istruzione nel 1922 con i governi di Luigi Facta. 
Come l’Anile, il Marincola Mauro, aveva una passione per la scrittura, per la poesia e per le novelle in particolare, com’è dimostrato dalla sua non trascurabile produzione letteraria, anche se tra le pubblicazioni ve ne sono molte in edizioni ridotte non destinate alle librerie e riferibili alla circolazione in ambito ristretto o ecclesiastico. Peraltro, Anile divenne suo confidente e teneva moltissimo alle recensioni e agli scritti critici delle sue opere curati dal Marincola Mauro, come evidenziato da Beatrice Zerini, studiosa delle opere dell’Anile, nel corpo di una sua monografia.
Il Marincola Mauro, sin da quando era studente, collaborò a diverse riviste e quotidiani, «Il Giornale d’Italia», «L’Osservatore Romano», «L’Avvenire», «Il Messaggero», «Il Tempo» (nel dopoguerra, poi, scrisse per la «Gazzetta del Sud») e riuscì a coniugare i doveri d’ufficio al Ministero, interpretando il senso dello Stato e con grande scrupolo per il pubblico interesse, con comportamenti adamantini e rigore etico, con le sue passioni letterarie, archeologiche e storiche, allo stesso modo in cui l’Anile, che era un medico e ricercatore, si dedicò alla letteratura passando dai saggi di anatomia alla scrittura di testi umanistici, religiosi e di poesia. Vivendo a Roma, il Marincola Mauro ebbe modo di frequentare gli ambienti vaticani, traendo ispirazioni per molti suoi componimenti, tra i quali diverse preghiere dedicate al culto della Madonna e altri inni sacri, ma ebbe modo – altresì – di frequentare anche il Circolo Archeologico, il Convivio Romano, l’Alma Roma (di cui divenne Presidente), la Pontificia Accademia “Collegium Cultorum Martyrum” (ricoprendo la carica di “Curator”), istituzioni che lo ebbero quale socio e autorevole conferenziere. A lui venne affidata, peraltro, la commemorazione del 150° anniversario del miracolo della Vergine “Salus populi romani”. Frequentò anche l’alta aristocrazia romana, come le famiglie Barberini, Pallavicini e Colonna, conoscendovi la donna che sarebbe poi diventata sua moglie, Luigia De Sanctis, anch’essa di rango nobiliare, che poi sposò nell’immediato dopoguerra. I due non ebbero figli, e anche questo aspetto determinò in loro una forte propensione alle attività filantropiche, esercitate con discrezione e amorevolezza verso gli altri, ispirandosi ai principi della fede cristiana, della quale entrambi erano assidui praticanti.
Gli furono conferite numerose onorificenze e gli vennero attribuiti prestigiosi e onerosi incarichi sia dal Vaticano che dallo Stato italiano: fu Segretario Generale dell’Associazione della SS. Croce della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, che conserva le reliquie del Cristo, e ricoprì questa carica sino alla sua morte, fu insignito della Croce Lateranense d’Oro, e nominato Commendatore, Grand’Ufficiale di San Silvestro, Cavaliere di Gran Croce, onorificenze conferite personalmente dai Pontefici Pio XII e Paolo VI. Divenne anche Presidente della “Primaria Associazione Cattolica Promotrice di Buone Opere in Roma” sotto il papato di Giovanni XXIII. Inoltre, il 9 aprile 1975 venne proclamato in Campidoglio “Accademico della Città Eterna” per meriti storici e letterari, mentre dal 2 aprile 1970, su proposta dell’allora Correttore Generale dei Frati Minimi Padre Francesco Savarese, era già intervenuta la sua affiliazione all’Ordine di San Francesco di Paola.
Una figura importante, quella del Marincola Mauro, autorevole, colta e riservata, corretta e di specchiata onestà, un uomo sempre sensibile e colpito dai bisogni degli ultimi e degli oppressi, come avvenne durante gli anni della guerra e soprattutto in quelli successivi, quando divenne una sorta di ambasciatore del Vaticano prima per salvare molte vite umane dalla deportazione nei lager, poi per portare sollievo materiale e spirituale agli indigenti, mai manifestando discriminazioni di alcun genere, ma dialogando e sapendo ascoltare gli altri.
A Roma ebbe per molti anni il conforto della vicinanza del nipote Gerlando Giuffré, che insegnava nella Capitale, assieme al quale manteneva i legami con il suo indimenticato luogo d’origine, Pizzo, cittadina per la quale si adoperò presso l’amministrazione comunale capitolina per l’intitolazione nel 1949 di una strada, che si trova tra via Appia Nuova e l’ippodromo delle Capannelle. A seguito di suoi interventi presso le sedi competenti il busto marmoreo di Gioacchino Murat è rientrato nel Castello Aragonese, e le spoglie di Antonino Anile, che morì a Raiano (Aq), sono ritornate a Pizzo e collocate nella Chiesa Matrice di San Giorgio.
Una “vivida fiaccola di cultura e di fede”, come descritto dal giornalista e scrittore Mimmo Saverio Romei, che si spense improvvisamente all’età di 74 anni a Roma e che riposa nel Cimitero della sua Pizzo.
Il Comune di Pizzo gli ha intitolato una via della città. (Letterio Licordari) © ICSAIC 2021 – 02

Opere principali

  • Ricordando Francesco Filia, studio biografico-critico, II edizione, Tipografia Giuseppe La Badessa, Vibo Valentia 1935;
  • Il Giglio di Padova, liriche su Sant’Antonio, Tip. Miramare, Rimini 1935;
  • Primus Flos, raccolta di liriche, Tipografia De Rose, Cosenza 1939;
  • Gli inni sacri di Alessandro Manzoni, conferenza del 18 maggio 1941 presso il Palatino, Tip. Orfanotrofio Femminile, Roma, 1941.

Nota bibliografica

  • Franco Russo, Giorgio Marincola Mauro, «Pizzo Marinara», 6, 1988;
  • Mimmo Saverio Romei, Giorgio Marincola Mauro, vivida fiaccola di cultura e di fede, «Calabria Letteraria», 7-8-9, 1989, pp. 90-91;
  • Beatrice Zerini, L’opera poetica di Antonino Anile, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano 1993, p. 85;
  • Giuseppe Raffaele, Nel commosso ricordo di Giorgio Marincola Mauro, «Il Gabbiano» (Pizzo), III, 11-12, 2003, p. 3.
  • Domenico Luigi Costa, Giorgio Marincola Mauro luminoso esempio di cultura e di fede, «Il Gabbiano», III, 11-12, 2003, p. 3;
  • Gustavo Valente, Il Dizionario Bibliografico Biografico Geografico Storico della Calabria, Vol. IV Rubbettino, Soveria Mannelli, 2006 – pp. 311-312.

Nota archivistica

  • Comune di Pizzo, delibera del Consiglio comunale n. 39 del 15 giugno 1988; Commemorazione di Giorgio Marincola Mauro tenuta dal prof. Luigi Betrò.
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