Marino, Luigi

Luigi Marino [Oppido Mamertina (Reggio Calabria), 1 aprile 1873 – Pisa, 7 dicembre 1922]

«Nobile figura di studioso e di credente»: con queste lusinghiere espressioni, dopo la sua morte, la rivista «Studium» qualifica Luigi Marino, a volte indicato con l’aggiunta di Zuco perché il fratello Francesco accomuna al cognome paterno quello della madre. I suoi genitori sono il muratore Alfonso Marino e Teresa Zuco, filatrice. Lo stesso periodico lo definisce «uno degli esponenti più in vista della chimica italiana nel primo 900». Nonostante la morte prematura, causa una banale influenza, si ha conoscenza di molte sue ricerche espletate nel corso degli anni, tutte rese note tra 1908 e 1918 negli Atti della Reale Accademia dei Lincei.
Il Marino muove i primi passi studiando nel paese natale, quindi si trasferisce a Viterbo, e poi a Roma per frequentare il corso universitario. Da Roma si sposta a Genova, città nella quale insegna chimica farmaceutica il fratello Francesco. È così che nel 1899 consegue anche lui la laurea in chimica e farmacia. Da quell’epoca si snoda un cammino ricco d’incarichi prestigiosi. Inizialmente è a Firenze assistente del prof. Augusto Piccini, che lo invoglia a interessarsi della chimica inorganica e con cui coopera, mettendo fuori degli studi «i più pregiati». In successione è assistente e collaboratore del prof. Angelo Angeli e aiuto del Prof. Ugo Schiff. Nel 1909 arriva la nomina ad aiuto nell’Istituto di Chimica Generale dell’Università di Pisa e parimenti di incaricato di Chimica applicata nella Sezione di Scuola di Applicazione. Nel 1912 figura nella terna per la cattedra di Chimica applicata nella Scuola degli Ingegneri di Padova. Nel 1919 da incaricato a Pisa, come già riferito, diventa professore straordinario. Nell’ultimo anno della sua vita sarebbe dovuto passare a Ordinario, ma la Parca decide altrimenti. Appena il 3 settembre 1920 era convolato a nozze a Ovada con Maria Emma Soldi.
Varie e di molto peso le osservazioni avviate nel campo della sua professione dal Marino. In unione ad Angelo Angeli nel 1907 pubblica sui «Rendiconti», di cui già detto, un lavoro Sopra l’acido santoninico e l’anno dopo altro Sull’isometria di struttura. Preparazione di seleniti asimmetrici. Nel 1911 è l’ora della collaborazione con Camillo Porlezza e il risultato è lo studio dal titolo Sulla luminosità del fosforo. Esperienze da lezione. In contemporanea nel medesimo anno escono altre fatiche frutto di uguale impegno da parte di V. Squinzani: Sull’esistenza di un nuovo tipo di biossidi (Reazione fra acido selmioso e biossido di manganese Ricerche sui seleniti asimmetrici. Dal 1912 fino al 1918 i suoi lavori si offrono insieme ad altro studioso, Raffaello Becarelli. Nel 1912 esce Ricerche sulle combinazioni sub-alogenate di alcuni elementi. Sul cosiddetto sottoioduro di Bismuto, nel 1915 Nuove ricerche sulle combinazioni inferiori di alcuni elementi, nel 1916 Ricerche sulle combinazioni sub-alogenate di alcuni elementi IV. Sul cosiddetto sottobromuro di bismuto con continuazione per il sottocloruro di bismuto nel 1918. Nel 1922 a citare gli studi di Marino e Becarelli è il periodico inglese «Journal of the Chemical Society».
Il prof. Raffaello Nasini, in un’opera che tramanda i pregi dei tanti illustri chimici italiani, traccia del Marino, che aveva ottenuto anche dei brevetti, un profilo davvero lusinghiero. 
Eccone un breve squarcio: «La produzione scientifica e tecnica del Marino è segna di molta considerazione. Egli lavorò anche in chimica organica e biologica, dette dei pregevoli contributi alla chimica analitica e nella pratica dell’analisi ebbe una vera competenza, come in genere fu lavoratore abilissimo ed ingegnoso. Fu maestro, sia dalla cattedra, sia ancor più, in laboratorio, zelantissimo e di somma efficacia. Come uomo Luigi Marino fu meraviglioso per bontà, per altruismo, per l’amore alla scuola, per la scrupolosa coscienza nell’adempimento dei suoi doveri, onde fu idolatrato dai congiunti, dagli amici, dagli studenti e altamente stimato dai colleghi e dai direttori che si succedettero nella Scuola degli Ingegneri di Pisa».
Morì che aveva ancora 49 anni, «con unanime consenso di dolore e di sincero compianto». (Rocco Liberti) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Raffaello Nasini, Luigi Marino, in La chimica italiana, a cura di Gianfranco Scorrano, Padova 2008, pp. 49-50;
  • Atti: Processi verbali Società Toscana di scienze naturali 1920, p 1922;
  • Gazzetta chimica italiana, 1913, vol. 43 parte 1, p. 322; 
  • Atti della Reale Accademia dei Lincei. Rendiconti. Classe di Scienze Fisiche Matematiche e Naturali-Chimica;
  • «Studium», rivista universitaria, a. 1923 p. 132.
  • Luigi Cerruti, I chimici italiani e il Risorgimento-Verso la riunificazione chimica dell’Italia, Dipartimento di Chimica Generale ed Organica Applicata Università di Torino.

Nota archivistica

  • Comune di Oppido Mamertina, Stato Civile, Registro dei nati, a. 1873, n. 62. 
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