Martini, Mia

Mia Martini [Bagnara Calabra (Reggio), 20 settembre 1947 – Cardano al Campo (Varese), 12 maggio 1995]

Domenica Rita Adriana Berté, questo il suo vero nome, è stata una grande e intensamente espressiva interprete della musica leggera italiana, nonché cantautrice, una delle voci femminili più dotate e più apprezzate dalla critica, anche all’estero. Una donna di grande talento ma molto fragile dal punto di vista caratteriale, aspetto che ha caratterizzato la sua esistenza e, in parte, la sua attività.
Era figlia di Giuseppe Radames Bertè, insegnante di latino e greco trasferitosi nelle Marche per lavoro e di Maria Salvina Dato. Aveva due sorelle, Leda e Loredana (quest’ultima anch’essa affermata cantante). Mimì trascorse la propria infanzia a Porto Recanati, ma ebbe, al pari della sorella Loredana (che lo ha evidenziato nella sua autobiografia Traslocando pubblicata nel 2015 da Rizzoli), un rapporto turbolento con il padre, rapporto che la rese infelice e desiderosa di ottenere libertà e autonomia attraverso la passione per la musica, per lei vera e propria forma di evasione.
Non ancora nota al pubblico con lo pseudonimo di Mia Martini, esibendosi col nome Mimì Berte iniziò a partecipare ad alcuni festival tra le Marche e la Romagna, incidendo il suo primo 45 giri con la casa discografica CAR Juke Box di Carlo Alberto Rossi.
Ma non era certo l’obiettivo che si era prefissato, e decise poi di trasferirsi a Roma con la sorella Loredana. E a Roma le sorelle incontrarono Renato Fiacchini (in arte Renato Zero), al quale in seguito furono legate da una grande amicizia e col quale si generò nel tempo un importante sodalizio artistico. Ma già nel 1969 la sua fragilità aveva portata Mimì a trascorrere un periodo di 4 mesi nel carcere di Tempio Pausania, in Sardegna, per essere stata trovata con uno spinello di marijuana in una discoteca, un’esperienza che la segnerà molto nel seguito della sua vita e della sua carriera.
Ma negli anni Settanta arrivò il successo, la svolta grazie all’incontro con il produttore discografico Alberigo Crocetta, che già aveva avviato al successo un’altra cantante di successo, Patty Pravo. Crocetta la rilancia sul mercato con lo pseudonimo di Mia Martini, scelto per l’attrice preferita da lei, Mia Farrow, e per uno dei brand italiani più diffusi all’estero, quello del vermouth Martini, e variando il look, imprimendo uno stile di orientamento gitano.
I primi anni Settanta sono quelli di Oltre la collina, il primo LP in cui Mia mette davvero tutta se stessa, in cui affronta temi dibattuti, come la disperazione, la solitudine giovanile, la malattia, il suicidio; in questo LP c’è anche il brano Padre davvero, scritto da Antonello De Sanctis e che narra di un ostile rapporto padre-figlia, molto vicino a quello della realtà vissuta dalla cantante, che sottolineò: «Nella canzone “Padre davvero” c’è anche mio padre, che se ne andò di casa un giorno, vent’anni fa, e che da allora non abbiamo più rivisto. Ho saputo incidentalmente che abita a Milano e insegna in un liceo. C’è anche la mia vita avventurosa, imprevedibile, sofferta».
Era iniziata l’escalation che permise alla cantante di Bagnara (località alla quale era molto legata e nella quale tornava quando poteva) di tramandare un insieme di brani pregnanti di emozioni e di riflessioni, da Piccolo uomo del 1972, scritta da Bruno Lauzi, Michelangelo La Bionda e Dario Baldan Bembo, con la quale ottenne, tra gli altri riconoscimenti, il primo «Disco d’oro», per passare a Minuetto del 1973, composto da Bembo e da Franco Califano. Molti altri successi (la discografia è corposa) sino ad arrivare alla fine degli anni ’80 con brani come Almeno tu nell’universo del 1989 (autori Lauzi e Maurizio Fabrizio), che ebbe un effetto “riabilitativo” per l’artista dopo un periodo di ritiro dalle scene, e Gli uomini non cambiano del 1992 (autori Bigazzi e Dati), con il quale si classificò al secondo posto al Festival di Sanremo.
Nel mondo dello spettacolo gli artisti possono vedere bruciato il loro successo per più fattori. Mia Martini fu vittima delle dicerie sul fatto che portasse sfortuna, al punto che i pregiudizi («che la accompagnavano come un’ombra») sul suo conto e la sua fragilità caratteriale l’avevano già portata a ritirarsi per un periodo dalle scene. La voce che portasse sfortuna ormai era radicata nell’ambiente, una diceria oggettivamente infondata, ma pesante e denigratoria, in un ambiente, quello musicale, che avrebbe dovuto celebrarla tra le più grandi di sempre, qual è stata nella realtà, e che invece la bandiva e la colpiva alle spalle. Ben diversi gli apprezzamenti di altri colleghi italiani, come Mina, Riccardo Cocciante, Roberto Murolo, Ornella Vanoni, e stranieri, come Vinicius de Moraes, Charles Aznavour, Chico Buarque de Hollanda, e della critica erudita.
Una storia “dannata” quella di Mia Martini, un’artista con voce e personalità interpretativa davvero unica nel panorama musicale della seconda metà del ventesimo secolo. Una storia fatta di luci e ombre, di cui si ebbe contezza il 14 maggio 1995 quando fu trovata morta nel suo letto. Una vicenda poco chiara, anche se dall’autopsia emerse che il decesso per arresto cardiaco era stato cagionato da overdose di stupefacenti, probabilmente un suicidio (che già aveva tentato in gioventù durante il carcere a Tempio Pausania).
Morì a Cardano al Campo, in provincia di Varese, luogo in cui si era stabilita dopo aver riallacciato i rapporti con il padre, che lì viveva. Non si avevano sue notizie da giorni e chiunque l’avesse contattata per telefono non avrebbe pensato a ciò che era accaduto. Venne trovata in pigiama, con un braccio teso verso il telefono. Dall’esame autoptico la morte venne fatta risalire al 12 maggio. Le ipotesi di suicidio succedutesi nei giorni seguenti il ritrovamento del cadavere vennero però più volte messe in dubbio dalle sorelle. Il corpo venne cremato e le ceneri deposte nel cimitero di Cavaria con Premezzo (Varese).
Dopo la sua scomparsa la sua figura e il suo grande talento sono riemersi prepotentemente. Ogni anno il Festival di Sanremo (manifestazione che spesso scartò i suoi brani) assegna il «Premio Mia Martini», quello della critica, assegnato al brano e all’interprete di maggiore rilevanza spessore artistico.
Nel corso della sua carriera i riconoscimenti sono stati numerosi (ben 7 «Disco d’oro», di cui uno postumo assegnato nel 2013 per la raccolta dei suoi brani più famosi). All’artista sono state dedicate vie e piazze a Roma, Biella, Soveria Simeri (Cz), Somma Vesuviana (Na), Spezzano della Sila (Cs), Calenzano (Fi), Cagliari, Bazzano dell’Aquila (Aq) e nella sua Bagnara Calabra, dove è presente anche un monumento, l’anfiteatro di Castiglione Cosentino (Cs), un belvedere nella città di Messina, un parco a Roma, una sala convegni a Napoli e un giardino a Ravenna. 
La discografia è corposa, e in calce si fa riferimento ai soli album e ai principali singoli. (Letterio Licordari) © ICSAIC 

Album

1971 Oltre la collina (casa discografica RCA)
1972 Nel mondo, una cosa (Ricordi)
1973 Il giorno dopo (Ricordi)
1974 È proprio come vivere (Ricordi)
1975 Sensi e controsensi (Ricordi)
1975 Un altro giorno con me (Ricordi)
1976 Che vuoi che sia… se t’ho aspettato tanto (Come Il Vento)
1977 Per amarti (Come il Vento)
1978 Danza (WEA)
1981 Mimì (DDD)
1982 Quante volte… ho contato le stelle (DDD)
1983 Miei compagni di viaggio (DDD)
1989 Martini Mia… (Fonit Cetra)
1990 La mia razza (Fonit Cetra)
1991 Mia Martini in concerto (da un’idea di Maurizio Giammarco)” (Fonit Cetra)
1992 Lacrime (Fonit Cetra)
1994 La musica che mi gira intorno (RTI)

Principali singoli

1971 – Padre davvero (RCA)
1972 – Piccolo uomo (Ricordi) – Donna sola (Ricordi)
1973 – Minuetto (Ricordi)
1974 – Inno (Ricordi)
1975 – Al mondo (Ricordi)
1976 – Che vuoi che sia se ti ho aspettato tanto (Come il Vento)
1977 – Libera (Come il Vento) – Per amarti (Come il Vento)
1978 – Vola (Warner)
1979 – Danza (Warner)
1981 – Ti regalo un sorriso (DDD)
1982 – E non finisce mica il cielo (DDD)
1985 – Spaccami il cuore (DDD)
1989 – Donna (Fonit Cetra) – Almeno tu nell’universo (Fonit Cetra)
1990 – La nevicata del ‘56 (Fonit Cetra)
1992 – Gli uomini non cambiano (Fonit Cetra) – Rapsodia (Eurostar) – Cu’ mme [con Roberto Murolo ed Enzo Gragnaniello] (CGD)
1994 – Viva l’amore (RTI)

Filmografia

Io sono Mia, Regia di Riccardo Donna, 2019.

Nota bibliografica

  • Mario Luzzatto Fegiz, Una grande artista, una falsa maledizione, «Corriere della Sera», 15 maggio 1995;
  • Federica Cavadini, Mia Martini, uccisa da overdose, in Corriere della Sera, 13 luglio 1995;
  • Menico Caroli, Il mio canto universale, Tarab, Firenze 1999;
  • Dario Salvatori, Dizionario delle canzoni italiane, Elleu Multimedia, Roma 2001;
  • Pippo Augliera, Mia Martini. La regina senza trono, Guida, Napoli 2005.
  • Marcello M. Giordano, Leda Berté, Il caso Mia Martini, Herald, Roma 2006;
  • Dario Salvatori, Il grande dizionario della canzone italiana, Rizzoli, Milano 2006;
  • Giorgio Nobis, La mia Mimì. Il mio viaggio con Mia Martini, Seneca, Torino 2007;
  • Mimmo Gallo, Mia Martini. Io sono la Calabria, Laruffa, Reggio Calabria 2007;
  • Carlo Mandelli, Mia Martini. Come un diamante in mezzo al cuore, Arcana, Roma 2009;
  • Menico Caroli, Guido Harari, Mia Martini. L’ultima occasione per vivere, TEA, Milano 2009;
  • Pippo Augliera, Mia Martini. La voce dentro, Zona, Arezzo 2011;
  • Aldo Nove, Mi chiamo, Skira, Milano 2013;
  • Salvatore Coccoluto, Mia Martini. Almeno tu nell’universo, Imprimatur, Reggio Emilia 2015;
  • Loredana Bertè, Malcom Pagano, Traslocando. È andata così, Rizzoli, Milano 2015;
  • Enrico Taddei, Mia Martini. Canzoni d’amore. Le parole di una poetessa nel cuore, BastogiLibri, Roma 2016.
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