Mastroianni, Felice

Felice Mastroianni [Platania (Catanzaro), 4 agosto 1914 – Lamezia Terme, 21 aprile 1982]

Secondo di quattro figli nacque in una famiglia borghese. Il padre Cesare era un noto e stimato medico, la madre Serafina Stranges apparteneva a una agiata famiglia della vicina Conflenti. Ancora quattordicenne rimase orfano della madre e alle soglie della giovinezza perse anche il padre. Trascorse l’infanzia a Conflenti (Catanzaro), dove il padre esercitava la sua professione.
Dopo le scuole elementari, studiò a Catanzaro, dove frequentò come convittore le classi ginnasiali presso il «Pasquale Galluppi» avendo tra i suoi maestri il professor Giuseppe Morabito, insigne latinista. Quindi si trasferì a Nicastro (ora Lamezia Terme), dove conseguì la maturità classica. Agli anni dolorosi della sua adolescenza risalgono le prime esperienze poetiche che lasceranno in lui profonde radici. Fin dalle prime classi ginnasiali si rilevarono in lui l’intenso interesse per gli studi letterari e una gran voglia di scrivere i sentimenti del suo animo. Ancora studente a Catanzaro scrisse le prime poesie che furono molto apprezzate dal noto poeta calabrese Giuseppe Casalinuovo e dai più conosciuti scrittori del tempo. Dopo la maturità classica, inspiegabilmente, si scrisse a Napoli alla facoltà di giurisprudenza che abbandonò subito, laureandosi in lettere classiche. Prestò servizio militare e nei primi anni Quaranta incominciò la carriera di docente in diverse scuole della regione. Senza mai tralasciare la scrittura. Nel 1935 aveva pubblicato l‘Infinito leopardiano che segnò il suo esordio nel campo della saggistica, un’attività esplicata ininterrottamente e variamente su periodici e riviste. 
Come professore fu destinato a insegnare per la prima volta al Ginnasio di Cassano Jonio (Cosenza) dove conobbe la donna che sposò, Antonietta Munno, e dalla quale ebbe tre figli. Successivamente insegnò a Castrovillari, a Vibo Valentia e a Napoli.
Gli anni difficili della Seconda Guerra Mondiale, i doveri verso la famiglia e i tre figli, le difficoltà del doversi spostare quotidianamente per raggiungere la sede di servizio, il dolore per la partenza delle amate sorelle – Rosaria e Benita – emigrate in Canada negli anni Cinquanta, lo terranno lontano ancora per un po’ dalla poesia.   
Trasferitosi a Nicastro con la famiglia, per consentire ai figli di proseguire gli studi, agli inizi degli anni Sessanta si trasferì a Napoli dove il figlio Cesare completerà gli studi nella facoltà di medicina di quella Università. In quella Napoli “scontraffatta” che però sa dare ai suoi abitanti serenità e speranza – come anni dopo la definirà Giovanni Artieri – l’anima del poeta si apre al canto, senza più riserve e timori; i versi sgorgano, spontanei e limpidi, per rappresentare voci e colori della sua infanzia, del suo paese, della Calabria e via via il cerchio si allarga fino a includere l’altra “sponda”, la Grecia, con la sua cultura, i suoi poeti contemporanei ai quali si lega in un fraterno sodalizio. In questi anni, infatti, ebbe l’opportunità di conoscere grandi letterati quali Michele Prisco, Mario Pomilio, Mario Stefanile, Vittorio Sereni e sopratutto Mario Luzi, con cui resterà in contatto epistolare e poetico per tutta la vita.
Dopo L’Infinito leopardiano, a cui seguirono Il canto della luce (1936) e Coscienza cristiana di Ulisse dantesco (1939), e la pubblicazione all’inizio degli anni Quaranta dei primi esperimenti poetici quali Frammenti (1941), Notturno (1942), Alba lontana (1942), durante il soggiorno napoletano (1963-68) avvenne il suo vero debutto poetico in campo nazionale, con alcune raccolte che gli valsero prestigiosi premi nazionali: L’arcata sul sereno (1963), Favoloso è il vento (1964), Lucciole sul granturco (1965), Tre poesie(1966), Il vento dopo mezzodì (1968) con prefazione di Luzi. In questo periodo pubblicò anche il saggio Filippo Greco: l’ultimo dei romantici calabresi (1966).
Rientrato in Calabria con la famiglia nel 1968, insegnò al liceo Classico Francesco Fiorentino e all’Istituto Tecnico Commerciale Valentino De Fazio ma continuò ancora a scrivere e pubblicare: nel 1971 apparve cosìIl riso delle Najadi (con prefazione di Vittorio Sereni) e tre anni dopo e Luna santa luna (1974).
Negli anni Settanta, anni del trionfo della sua poetica come «moderno interprete di favole antiche», lavorò intensamente alla composizione dei versi in sapida e vigorosa lingua neogreca, pubblicati ad Atene, in tre raccolte successive poi confluite nel volumeTrilogia Neollenica, e cioè: Quaderno di un’estate (1975), Primavera (1977), La favola di Eutichio (1982), in cui l’ultimo componimento è come un presagio della sua imminente morte: Qui finisce – come un gioco, come un’illusione – il mio canto ellenico, il canto di “Eutichio”.(«Eutichio” mi chiamano i fratelli poeti greci). E verrà il vento a cancellare la mia voce e la favola di “Eutichio”). Collaboratore di giornali e riviste, importante è stata anche la sua attività di traduttore di poeti neo-greci e inglesi.
Trascorse gli ultimi anni della sua vita tra Nicastro e Platania. Si spense all’età di 76 anni, nel compianto di tanti estimatori e dei suoi ex alunni che lo ricordano come grande figura di docente e di educatore. Per sua volontà riposa nel cimitero di Platania. Nel suo paese natale, voluta da parenti e amici dal 2011 opera un’associazione culturale a suo nome che ha istituito un premio nazionale di poesia e si occupa della valorizzazione della sua opera. Per ricordarlo Platania nel 1984 ha intitolato al suo nome la Scuola Media. Inoltre, una targa commemorativa è stata posta sulla sua casa natia e molte sue poesie sono attaccate sui muri di molte vie in un itinerario letterario avvolgente.
Alla sua morte ha lasciato molti scritti inediti. Postuma, così, è uscita la raccolta completa delle sue poesie Quest’ombra sul terreno (1983), mentre nel 2001 è apparso ’U cantu ’ngola (in dialetto) e due anni dopo Il pane degli anni – Memoria d’una sorgiva. (Sulla base di una biografia di Aristide Caruso) © ICSAIC 2021 – 8

Opere

Poesia italiana

  • Frammenti, Patitucci, Castrovillari 1941;
  • Notturno, Patitucci, Castrovillari 1942;
  • Alba lontana, Patitucci, Castrovillari 1942;
  • L’arcata sul sereno, La Procellaria, Reggio Calabria 1963;
  • Favoloso è il vento (con prefazione di Mario Stefanile), Ed. Maia, Siena 1964;
  • Lucciole sul granturco, Rebellato Editore, Padova 1965;
  • Tre poesie, Il Baretti, Napoli 1966;
  • Il vento dopo mezzodì (con prefazione di Mario Luzi), Quaderni di “Persona”, Roma 1968;
  • Il riso delle Naiadi (con lettera-prefazione di Vittorio Sereni), Rebellato, Padova 1971;
  • Luna santa luna, Rebellato, Padova 1974;
  • Quest’ombra sul terreno, Ed. Ligeia, Lamezia Terme 1983;
  • ’U cantu ’ngola (Il canto in gola), Rubbettino, Soveria Mannelli 2001;
  • Il pane degli anni – Memoria d’una sorgiva, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003.

Poesia neogreca

  • Quaderno di un’estate, Karavías, Atene 1975;
  • Primavera, Difros, Atene 1977;
  • La favola di Eutichio, Delphica Tetradia, Atene 1982;
  • Trilogia neoellenica, Delphica Tetradia, Atene 1983 (seconda edizione: Rubbettino, Soveria Mannelli 2014). 

Saggistica

  • L’Infinito leopardiano, Tip. Gigliotti, Nicastro 1935;
  • Coscienza cristiana di Ulisse dantesco, E. Patitucci, Castrovillari, 1939;
  • Filippo Greco, l’ultimo dei romantici calabresi, Pellegrini, Cosenza 1966;
  • Un’interessante figura di poeta calabrese: Leopoldo De Fazio (1865-1953), Rubbettino, Soveria Mannelli 1980

Nota bibliografica essenziale

  • Antonio Testa, Itinerario poetico di Felice Mastroianni, Edizioni d’arte rassegna, Bergamo 1972;
  • Francesco Sisca, Ricordo di un poeta, «Gazzetta del Sud», 31 ottobre 1982.
  • Giuseppe Mascaro, È morto Felice Mastroianni, poeta della natura e dell’umile gente del Sud, «Calabria Letteraria», 30, nn. 4-5-6, 1982, pp. 78-80.
  • Francesco Sisca, Una voce calabrese, Rubbettino, Soveria Mannelli 1983, pp. 149-151
  • Mario Rappazzo, Felice Mastroianni, viandante di sogni, Prometeo, Messina 1983;
  • Felice Mastroianni, poeta mediterraneo, Atti del Convegno di Studi (Lamezia Terme, 20 aprile 1985) a cura dell’Amministrazione Provinciale, Catanzaro 1987;
  • Giuseppe Mascaro, Mito, natura e fede nella poesia di Felice Mastroianni, Rubbettino, Soveria Mannelli 1989;
  • Giovanna Mussari, Quasi una storia: itinerario poetico di Felice Mastroianni fra memoria mito ed esilio, Brenner, Cosenza 1990;
  • Felice Mastroianni. Giornata di studi nel trentennale della morte (Lamezia Terme, 21 aprile 2012), Rubbettino, Soveria Mannelli 2013.

Tesi di laurea

  • Giovanna Mussari, Quasi una storia. Itinerario poetico di Felice Mastroianni, tra memoria, mito ed esilio (rel. Roberto Mercuri) Università degli studi di Cosenza,1987-1988;
  • Liliana Gualberto, La ricerca del sé nella poesia di Felice Mastroianni. Il ruolo dell’immaginario (rel. Raffaele Sirri), Istituto Universitario Orientale di Napoli, a.a. 1990-1991;
  • Fabio Besaldo, Itinerario poetico di Felice Mastroianni (rel. Michele Cataudella), Università degli Studi di Salerno, a.a. 1991-1992;
  • Monica La Torre, Poetica e poesia di Felice Mastroianni (rel. Pasquale Tuscano), Università degli Studi di Perugia, a.a. 1992-1993;
  • Francesco De Grazia, Vita, cultura e tradizioni popolari nell’opera di Felice Mastroianni (rel. Renata Melissari), Università degli Studi di Messina, a.a. 2004-2005.
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