Mauro, Gaetano

Gaetano Mauro [Rogliano (Cosenza), 13 aprile 1888 – Montalto Uffugo (Cosenza), 31 dicembre 1969]

Primo figlio di un’umile coppia di Rogliano: Raffaele, artigiano, e Virginia, tessitrice e sarta. La famiglia era completata dal fratello Vincenzo e dalle sorelle Elisabetta ed Erminia. La sua educazione fu affidata a uno zio sacerdote, curato a Paterno Calabro, e poi al parroco della Chiesa di Santa Lucia di Rogliano, don Michele Caruso. Erano anni di fermento civico ed ecclesiale, segnati nel Cosentino dal lavorìo di “preti sociali” come Carlo De Cardona e Luigi Nicoletti. In quel contesto maturò la sua vocazione religiosa, e nel 1903 entrò nel seminario di Cosenza. Suo direttore spirituale fu il padre redentorista Carmine Cesarano, futuro vescovo di Aversa, che lo seguì anche nel percorso presbiterale.
Ordinato sacerdote il 14 luglio del 1912, fu parroco a Petrone di Aprigliano e San Giovanni in Fiore, prima di essere assegnato alla collegiata di Montalto Uffugo, ruolo che gli conferiva il grado di “decano” tra i chierici del paese agricolo, che contava allora settemilacinquecento abitanti e dove prevalevano le correnti politiche più anticlericali. Si ispirò all’opera di Don Bosco e trasformò l’ex convento dei Minimi in “Ricreatorio” per la gioventù. I risultati furono subito tangibili, ma l’entrata in guerra dell’Italia interruppe ogni attività. Fu inviato al fronte in Friuli, quale cappellano militare. Qui strinse amicizia con un giovane ufficiale, Giuseppe Bottai, che diverrà gerarca fascista e ministro dell’Educazione nazionale. Bottai, iniziato dal padre alla massoneria, si avvicinò alla Chiesa grazie a don Mauro e ricevette dalle sue mani la prima comunione. Dopo Caporetto il cappellano fu deportato dagli austriaci nei lager di Singmundsherberg e Katzenau, dove era stato prigioniero anche Alcide De Gasperi.
Fece ritorno a Montalto Uffugo nella primavera del 1919, provato profondamente dall’esperienza bellica. «Avevo 31 anni ma ne mostravo 60», commentò nei suoi ricordi. Pian piano si riprese e considerò la guarigione un miracolo della Madonna della Serra, venerata dai montaltesi nell’omonimo santuario. Rilanciò l’impegno coi giovani, che organizzò nell’Azione Cattolica. Sostenne anche il percorso di Elena Aiello, la mistica destinata a fondare l’istituto delle Suore Minime della Passione di N.S.G.C. (beatificata nel 2011 da Benedetto XVI).
La constatazione dei bisogni spirituali del mondo contadino fece maturare in lui l’idea di una nuova congregazione religiosa. Dopo contatti con Giacomo Alberione, iniziatore dei Paolini, e con Annibale Maria di Francia, promotore dei Rogazionisti, alla fine del 1927 diede vita all’ARDOR (Associazione Religiosa degli Oratori Rurali). Quello degli “Ardorini” era il primo ordine religioso che nasceva in Calabria dal 1470, anno di istituzione dei Minimi di Francesco di Paola. Per redigere le costituzioni don Mauro ebbe l’ausilio dell’abate benedettino di San Paolo fuori le Mura, Ildefonso Schuster, futuro cardinale arcivescovo di Milano. Con lui rimarrà in rapporti per tutta la vita. «Come vanno le sue cose?», gli chiedeva Schuster. «Grazie al Signore, bene, eminenza». «Male, se vanno bene! Guai, se non ci sono dolori, incomprensioni, contrasti, anche coi più intimi». E lui, accennando un sorriso: «Appunto, eminenza, mi pare che vadano bene…». «Me ne congratulo. Dio è con lei».  
In effetti, non mancarono le prove. La salute del decano era precaria, aggravata dalle preoccupazioni finanziarie che rendevano difficile la formazione dei sacerdoti e dalle incomprensioni con l’arcivescovo Nogara. Fu sul punto di fare assorbire la sua piccola organizzazione nell’alveo dei Salesiani, con i quali si sentiva in affinità di vocazione. Le cose andarono in un altro verso: una donazione permise di aprire un nucleo a Petilia Policastro e da Roma arrivò l’invito a prendere in cura la Chiesa di Santa Caterina della Rota, nei pressi di Piazza Farnese.
Nel 1941 nacque un ramo femminile, le Suore Catechiste Rurali Ausiliatrici dei Sofferenti e nel 1943 gli Ardorini furono congiunti a un altro ordine religioso in via di estinzione, quello dei Pii Operai. Nasceva così la Congregazione dei Pii Operai Catechisti Rurali, la cui sede romana era (ed è tuttora) in Via della Lungara, a pochi passi dal carcere di Regina Coeli.
Nel secondo dopoguerra si adoperò per risollevare la popolazione sfinita e impoverita. Strinse contatti con la Poa (Pontificia opera di assistenza), antenata dalla Caritas, e avviò «stazioni missionarie» per l’aiuto spirituale e materiale alle zone rurali più depresse. Il 9 settembre del 1948, in una conferenza a Rogliano, affermò: «La nostra Regione, dobbiamo pur confessarlo, non ha ancora lo sviluppo di altre Regioni. Perché mai in altre parti d’Italia, e specialmente da Roma in su, le istituzioni religiose e civili sono ad ogni passo di via, mentre nel Mezzogiorno non abbiamo altro che qualche boccone di beneficenza? Manca forse a noi la fede, manca l’intelligenza, mancano i mezzi materiali?». La risposta – sosteneva – è che spesso non c’è in Calabria e in genere nel Sud d’Italia la «forza unitiva» capace di cementare le energie dei singoli. Era convinto che in Calabria non mancassero le doti intellettuali e morali, ma erano ingabbiate fra croniche deficienze strutturali e nuove tendenze sociali segnate dall’emigrazione, dallo spopolamento rurale e dall’urbanizzazione disordinata.
Si estendeva intanto la fama degli Ardorini. Negli anni Cinquanta e Sessanta scrissero a don Mauro i vescovi di Melfi, Castellammare di Stabia, Nardò, Viterbo, Cariati, Brindisi, Oria, Potenza… Vere e proprie suppliche perché si venisse in soccorso di popolazioni emarginate. Giunsero richieste e appelli anche dall’estero (Brasile, Stati Uniti, Canada, Cile, Congo, Iran). Fu impossibile accontentare tutti con le poche forze e i pochi mezzi a disposizione. Il fondatore cercò, almeno, di perfezionare l’organizzazione della Congregazione, che nel 1956 tenne a Montalto il suo primo capitolo generale. Ormai gli Ardorini erano un ramo della Chiesa riconosciuto a tutti gli effetti. Don Mauro, apostolo delle campagne, ebbe due udienze private con il «papa contadino», Giovanni XXIII, nel 1959 e nel 1961. Altre aspettative vennero alimentate dall’elezione di Paolo VI. Due mesi prima dell’elezione a pontefice, l’arcivescovo di Milano gli aveva spedito un biglietto di auguri per il suo 75° compleanno. Si prospettava l’affidamento agli Ardorini di una parrocchia alla periferia del capoluogo lombardo per la cura dei tanti immigrati meridionali. Progetto che rimase in embrione a causa della partenza di Montini.
Era convinto che Dio «dal nulla sa trarre tante cose belle» (25 maggio 1965). Scrisse: «Siamo un niente; e un vero niente ci sia dato di essere in mano di Dio. Noi nulla abbiamo di ciò che forma la gloria, il successo, la potenza di un’opera. Se avessimo queste grandezze umane temeremmo che Dio non sarebbe con noi». I tempi mutavano; il 1968 aprì la stagione della contestazione giovanile. Il sacerdote raccomandò ai padri Ardorini un metodo educativo fatto di colloqui personali con i giovani, che per essere conquistati devono sentirsi amati e seguiti. La Congregazione era la più dinamica tra quelle operanti in Calabria, con centri a Roma, Napoli, Petilia, Reggio Calabria; e stava per varcare l’oceano e impiantarsi nel continente americano. Ma don Gaetano Mauro si sentiva ormai prostrato. Si spense circondato dai suoi nella casa madre di Montalto sul finire dell’ultimo giorno del 1969. Fu tumulato nella chiesa di San Francesco di Paola, Casa Madre della Congregazione.
La famiglia religiosa che ha fondato è oggi formata da una quarantina di consacrati, presenti oltre che in Italia a Toronto (Canada) e a Garzòn (Colombia). Il 9 maggio del 2002 è stata introdotta la causa di beatificazione, conclusa nella sua fase diocesana il 21 aprile 2012. (Enzo Romeo) © ICSAIC 2021

Opere

  • Propositis.n., Cosenza 1912;
  • Diario 1915-1918. Composto durante la guerra Italo-Austriaca dal soldato sac. Gaetano Mauro parroco decano di Montalto Uffugo, s.n., s.l., s.a.
  • Circolari per la festa dell’Immacolata Concezione. 1939-1969Ardor, Montalto Uffugo 1995;

Nota bibliografica

  • Francesco Martino, Quando parli tu o Signore…, Paoline, Bari 1976;
  • Ferdinando Perri, Rogliano & dintorni, Progetto 2000, Cosenza 1987;
  • Vincenzo Romano, Don Gaetano Mauro (1888-1969): fondatore dei missionari Ardorini, 3 voll., Biblioteca regionale dei Domenicani, Publisicula, Palermo 2007;
  • Enzo Romeo, Il niente in mano di Dio. Don Gaetano Mauro prete del Sud, Àncora, Milano 2009. 
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