Mazzario, Francescantonio

Francescantonio Mazzario (Roseto Capo Spùlico [Cosenza] 6 giugno 1828 – 22 giugno 1887)

Allo Stato civile registrato come Francesco Antonio, fu il secondogenito tra gli undici figli del possidente avv. Giuseppe, e della nobildonna Isabella Andreassi. Frequentò le prime due classi elementari ad Amendolara e le scuole ginnasiali a Chiaromonte. Fu poi studente di giurisprudenza all’Università di Napoli e prese parte alle sommosse del 1848 che gli costarono il carcere. Laureatosi, esercitò l’avvocatura nel foro partenopeo, muovendo i primi passi nello studio legale del celebre Cesare Marini. Al 1851 risalgono difatti due delle sue allegazioni difensive a stampa, pubblicate a Napoli e oggi al più rintracciabili in copie uniche presso la Biblioteca Casanatense in Roma o la Nazionale in Napoli, inserite nel solo schedario cartaceo antico e perciò non pure in quelli digitali odierni. Una delle due, firmata sia da Mazzario sia da Marini, è a pro di don Gerardo Coppola di Altomonte (la cui zia era Isabella Coppola, bisnonna di Francescantonio), zio del senatore Giacomo Coppola e del deputato Ferdinando Balsano.
Nel 1852 Francescantonio Mazzario fa definitivamente ritorno a Roseto Capo Spulico per dedicarsi all’amministrazione del «non tenue patrimonio» di famiglia e a quella pubblica, con varie declinazioni. Singolare è la figura del giovane Mazzario come rivoluzionario, in contrasto, per alcuni versi, con lo stesso ambiente familiare: era infatti fratello, tra gli altri, di Filippo (sergente maggiore, poi capitano, della Guardia nazionale), di Domenico (tenente della Guardia nazionale, consigliere comunale, Conciliatore), di Pietro (Guardia Nazionale) e infine di Nicola, sindaco di Roseto Capo Spulico dal 1888.
Sindaco di Roseto fu anch’egli, tuttavia, e per ben vent’anni, nonché poi Consigliere Provinciale per due. Dagli atti amministrativi emerge il suo impegno nella cura della cosa pubblica e la preoccupazione di offrire lavoro ai bisognosi, soprattutto nei periodi dell’anno in cui erano sospesi i lavori agricoli e nelle annate di carestia.
Già nominato barone nel 1855 (e, come lui, solo il fratello minore Nicola), ricevette poi il titolo di Cavaliere della Corona d’Italia con decreto del 23 settembre 1877, e quello di Cavaliere di San Maurizio. Se fino al 1873 lo si vede protagonista in numerosi atti notarili inerenti permute, compravendite e altra diversa gestione dei latifondi della propria famiglia, va anche detto però che non abbandona del tutto la professione d’avvocato: nel 1868, in particolare, è formalmente incaricato della difesa per varie cause civili nei Mandamenti di Oriolo, Amendolara e Rotondella.
Nel 1867 Francescantonio Mazzario tenta, invano, l’ingresso alla Camera ma si impelaga in una lotta elettorale assai dura, di cui restano non poche tracce nella sua terza e ultima opera a stampa oggi superstite: si tratta del pamphlet che raccoglie insieme tutte le tappe della diatriba fra lui e il deputato Lomonaco.
Sempre nel 1867, Mazzario è pure presidente dell’Opera pia della Congregazione della Santissima Immacolata Concezione di Roseto, il cui scopo era quello di devolvere in beneficenza le rendite della cappella, elargendo sussidi in danaro ai poveri, medicine agli ammalati indigenti e fornendo latte ai neonati appartenenti a famiglie bisognose.
Consigliere di Leva a Rossano, nel 1869 lo ritroviamo poi in qualità di Delegato scolastico mandamentale per il distretto di Amendolara, quando – assieme a Lucio Toscani per Oriolo, a Lucio Cappelli per Morano e ad altri – denuncia la dimessa situazione dell’istruzione pubblica a ridosso dell’Unità d’Italia, sottoscrivendo l’apposita petizione finalizzata all’inamovibilità dall’impiego degli insegnanti, al miglioramento degli stipendi, all’assegnazione di pensioni di riposo, al riconoscimento del diritto di elettorato politico agli insegnanti e all’obbligatorietà dell’istruzione elementare per entrambi i sessi, per una determinata fascia di età. Continuerà a rivestire tale carica fino alla morte.
Vice-segretario del Consiglio Provinciale di Cosenza, votato all’unanimità, prese nel frattempo parte all’acceso dibattito in merito ai finanziamenti alla Biblioteca Comunale di Cosenza: in data 17 novembre 1871, Francescantonio Mazzario propose infatti la cessazione dell’assegno al segretario dell’Accademia Cosentina, «non parendogli che la Provincia ne abbia de’ vantaggi, essendo essa piuttosto una riunione letteraria privata». 
E, ancora, sua fu la proposta di radiare gli “allievi maestri” della scuola normale maschile e della magistrale femminile di Cosenza; di tagliare il numero dei veterinari; di ridurre a un terzo i contributi comunali agli asili infantili di Cosenza, Paola, Mongrassano e Rossano, poiché già oltremodo gravanti sulla Provincia; e di far collocare la lapide in memoria di Ferdinando Balsano nel luogo i cui era stato ucciso (mentre verrà invece deliberato di collocarla all’interno del Liceo Classico).
Nel 1878 verrà proposto dal Prefetto della Provincia di Cosenza come Agente demaniale, ma tale proposta sarebbe poi caduta.
Fu infine poeta per diletto – talvolta con l’impegnativo pseudonimo di Gregorio Nazianzeno –, come si evince da alcuni incartamenti privati del 1872 e del 1874, nonché dal carteggio col dottor Carlo Fasoli di Rocca Imperiale.
Ammalatosi, trascorrerà l’ultimo periodo della sua esistenza nel casino di caccia della Caprara, in agro di Montegiordano, oggi diruto, laddove redigerà l’ultimo dei suoi testamenti.
A distanza di quasi 120 anni dalla morte, il Comune di Roseto Capo Spùlico gli ha intitolato una strada del centro storico, a ridosso del palazzo Mazzario.
Ufficialmente non si sposò e non ebbe figli, cosicché il ramo principale dei Mazzario – quello, appunto, rosetano – si estinse con la generazione di Francescantonio. Non si estinse però e, anzi, fu assai prolifico, nella sua meno nota discendenza illegittima (e in quella di suo fratello Domenico), in particolare in quella dei D’Angelo di Roseto della quale vanno almeno menzionati due bisnipoti di Mazzario, i fratelli Giovanni e Nicola (sindaco di Roseto, quest’ultimo, nel secondo dopoguerra, dopo aver sofferto la prigionia nel campo di concentramento di Wietzendorf, nel 2006 gli verrà intitolata altra strada del centro storico). (Luca Irwin Fragale) © ICSAIC 2020

Opere

  • A difesa di Ferdinando Barbati di Spezzano-Albanese, dalla tipografia di Luigi Banzoli, Napoli 1851;
  • A difesa di d. Gerardo Coppola di Altomonte ricorrente contro d. Francesco ed altri Salituri. Presso la Suprema Corte di Giustizia. A relazione dell’onorevolissimo sig. Consigliere De Tommaso (con Cesare Marini), Banzoli, Napoli 1851;
  • Risposta ad una lettera intitolata: La elezione del deputato nel collegio elettorale di Matera, in marzo 1867, Dalla tipografia municipale, Cosenza 1867;
  • La elezione del deputato nel collegio elettorale di Matera in marzo 1867, Dalla tipografia municipale, Cosenza 1867.

Nota bibliografica

  • Petizione degli insegnanti elementari d’Italia appoggiata dal voto di altri onorevoli cittadini diretta all’Assemblea legislativa ed al Governo del Re, st. Salerno, 1869, p. 23;
  • Angelo Bozza, La Lucania. Studii storico-archeologici, Torquato Ercolani, Rionero in Vulture 1888-1889, rist. an. Sala Bolognese, Forni, 1979, vol. II, p. 278;
  • Michele Chiodo, L’Accademia cosentina e la sua biblioteca. Società e cultura in Calabria, 1870-1998, Pellegrini, Cosenza 2002, pp. 38-39
  • Domenico Ludovico De Vincentiis, Storia di Taranto, rist. Mandese, Taranto 1983 (ma tipografia Latronico, Taranto 1878), pp. 389-391
  • Luca Irwin Fragale, Il Granaio di Rocca Imperiale in un ignoto incartamento privato del secolo XIX, in «Rivista storica calabrese», n.s., XXXVII, 1-2, 2016, pp. 149-158;
  • Luca Irwin Fragale, Di alcuni stemmi dell’Alto Ionio, tra portali e pietre minori: Canna e il circondario in un’ipotesi migratoria delle maestranze, in Giorgio Leone (a cura di), La Pietra. Il mestiere e l’arte del decorare. Storia della lavorazione della pietra nella provincia di Cosenza, Pellegrini, Cosenza 2015;
  • Luigi Larocca, Storia di Pisticci, Roma-Monopoli, Vivere, st. 2001, p. 82
  • Giovanni Laviola, Trebisacce. Storia, cronaca, cultura, Galasso, Trebisacce 1992, p. 241
  • Salvatore Lizzano, Roseto nella storia, Kompos, Matera 1989, p. 288
  • Annibale Mari, Cenni sulla vita e opere dell’avvocato Cesare Marini, «Il giurista calabrese», III, 1869, passim
  • Cesare Marini, La selva bruzia, Migliaccio, Cosenza 1844; introduzione di Massimiliano Pezzi, rist. an. Orizzonti Meridionali, Cosenza 1995, pp. LXI-LXIII
  • Vincenzo Padula, Persone in Calabria, rist. Rubbettino, Soveria Mannelli 2006, pp. 222-223.

Nota archivistica

  • Archivio di Stato di Cosenza, Atti del consiglio provinciale di Cosenza, a. 1871
  • Ivi, Notai, Notar Francesco Sarubbi, Roseto Capo Spulico, Repertori 1837-1868; atti del 3 marzo, 13 luglio e 1° maggio 1868
  • Ivi, Prefettura, Affari speciali dei Comuni, Roseto Capo Spulico, 1870-1883, Elenco delle strade obbligatorie a sensi della legge 30 agosto 1868, approvato dalla Giunta in data 20 marzo 1869; Lettera del Sindaco al Prefetto, 8 aprile 1873; Lettera del Prefetto all’Ingegnere capo del genio civile, 26 gennaio 1875
  • Ivi, Stato Civile, Comune di Roseto Capo Spulico, ad annum
  • Ivi, Sezione distrettuale di Castrovillari, Opere pie, Pio istituto denominato Congregazione Santissima Immacolata Concezione e Personale della Congregazione di carità, 1853-1907
  • Archivio Privato Battifarano (Nova Siri), busta 2, fascicolo 6, Atti diversi riguardanti Pietro Antonio Battifarano
  • Carte D’Angelo (ora in originale presso L.I. Fragale), Autobiografia incompiuta di Giovanni D’Angelo e La discendenza della nostra famiglia, di Giovanni D’Angelo.
  • Carte Mazzario, poi D’Angelo (ora in originale presso L. I. Fragale), doc. 15, Testamento di Francescantonio Mazzario, notaio Giambattista Tarsia di Canna, atto del 19 giugno 1887, redatto in Caprara, agro di Montegiordano, ultima volontà. Testamento pubblico n. 907/983 dei Repertori, n. 46 del Repertorio.

Referenze iconografiche

  • Archivio privato Luca I. Fragale
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