Mazzei, Vincenzo

Vincenzo Mazzei [Nicastro (Catanzaro), 21 agosto 1913 – Roma, 22 dicembre 2010] 

Vincenzo, Agostino, Giuseppe, Leonida, Giordano: con questa sfilza di nomi fu dichiarato allo stato civile dai genitori Gerardo e Settimia Montoro. Famiglia di cultura risorgimentale, i Mazzei, proveniente dalla Toscana al seguito degli Angioini, inizialmente radicatasi nel comune presilano di Serrastretta. Il padre era avvocato; avvocato il nonno Vincenzo; notaio il bisnonno Gerardo, adepto della setta antiborbonica dei Figliuoli della Giovine Italia. Un prozio aveva combattuto con Garibaldi, e c’era una parentela con Giovanni Nicotera, il compagno di Pisacane nella spedizione di Sapri. Dopo la licenza elementare, conseguita a Nicastro, frequentò le scuole ginnasiali a Vibo Valentia, poi il Liceo “P. Galluppi” a Catanzaro. Il suo esordio politico, ancora studente, fu a forte impronta nazionalista, quando nel ‘32 tenne in Nicastro una conferenza intitolata Stato Nazione Impero. Intrisa di entusiasmo fascista è anche la prima opera (novembre 1933): Considerazioni su Giordano Bruno, un’apologia del filosofo nolano descritto come un protofascista.
Il 12 luglio del 1934, si laureò in Giurisprudenza con il massimo dei voti e la lode discutendo la tesi sulla filosofia politica di Hegel, relatore Giorgio Del Vecchio, il maggiore esponente del neo-kantismo giuridico. Il 3 ottobre s’iscrisse al fascio di Nicastro; nel 1937 avrebbe conseguito la laurea in Scienze Politiche, la facoltà in cui insegnava un altro allievo di Del Vecchio, Sergio Panunzio, il teorico dello Stato totalitario sindacale e corporativo, che diventerà il suo più importante punto di riferimento. Una vena anti-hegeliana attraversa sia la tesi di laurea sia una dissertazione (1937) sul pensiero di Schelling che, come Bruno, viene “fascistizzato”. Quell’anno in un articolo su «Regime Corporativo» fa sua la definizione panunziana del fascismo come «conservazione rivoluzionaria», fondato sul «fattore sindacale corporativo».
Aveva intanto cominciato a svolgere la professione di avvocato nello studio romano del padre. Ebbe un primo incarico di assistente presso la cattedra di Diritto pubblico comparato tenuta da Vincenzo Zangara, vice segretario nazionale del Pnf. Ma già l’anno dopo, su richiesta di Panunzio, passò a Dottrina dello Stato.
Scoppiata la guerra, fu distaccato con il grado di sottotenente all’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Aeronautica. Risultò intanto primo nella sessione d’esame 1940-41 per la libera docenza in Filosofia del diritto, presentando l’opera Il socialismo nazionale di Carlo Pisacane, poi pubblicata il 20 luglio 1943, in cui si sottolinea il socialismo «originalmente italiano» dell’eroe di Sapri, «fondato sull’inscindibilità delle idee di Patria, libertà, rivoluzione sociale».
Tra la libera docenza e il Pisacane s’inserì un volumetto che gli diede popolarità ma anche problemi: Razza e Nazione (agosto del 1942); un saggio in cui esponeva tesi in controtendenza rispetto al Manifesto della Razza del 1938, nell’ambito di una consolidata posizione antinazista della sinistra sindacale fascista, e sotto l’influenza di Panunzio. Mazzei contesta il punto 3 del Manifesto, che definisce la razza come un «concetto puramente biologico» secondo l’impostazione nazista. La dottrina italiana della razza ha invece, secondo lui, una impostazione spiritualistica, in continuità «con la teoria italianissima della nazione». Essa è perciò «nettamente diversa da quella nazista» e non ha come questa per motore l’antisemitismo. Quanto alla questione ebraica, non si poteva sostenere che gli ebrei fossero una razza inferiore. Erano semmai gli ebrei a fare del «razzismo integrale» e leggi razziali erano pertanto – minimizzava – un «provvedimento quasi esclusivamente politico», una «ritorsione», un «razzismo difensivo», non una «mistica del sangue». Per questo nazional-razzismo temperato fu attaccato dai razzisti radicali come Telesio Interlandi. Renzo De Felice colse poi per primo l’importanza di Razza e Nazione definendola «il prodotto più tipico» della «critica interna» alle leggi razziali sviluppatasi nel fascismo. 
La guerra in alleanza con la Germania fece da detonatore alla sua maturazione democratica, che era in corso al momento della pubblicazione del Pisacane. Tra Razza e Nazione e il Pisacane si colloca una polemica sul sindacato in cui Mazzei critica esplicitamente la realizzazione dello Stato Corporativo in quanto «il principio autoritario» aveva prevalso sul «principio dell’autogoverno». 
Nel 1943 aderì alla Democrazia del Lavoro di Bonomi. In quell’estate collaborò al «Popolo di Roma» diretto da Corrado Alvaro. Durante l’occupazione tedesca scrisse per giornali clandestini. Su «La democrazia del lavoro», il 20 marzo del 1944, pubblicò l’articolo Socialismo positivo. Dopo la liberazione di Roma divenne una firma del giornalismo politico collaborando ai quotidiani «Il Tempo» e «L’Epoca» diretti da Leonida Repaci, e al settimanale «Domenica». Nel partito aderì alla corrente di sinistra e fu tra gli estensori del manifesto Ai lavoratori italiani e della dichiarazione programmatica Il Sindacato
Sulle pagine di «Domenica» (pseudonimo Numistrano) s’impegnò nella campagna per la Costituente e la Repubblica e teorizzò un sistema politico fondato su quattro partiti, tra i quali uno repubblicano-socialista, linea opposta a quella fusionista del Pci. La militanza nel partito di Bonomi fu contrassegnata dalla critica nei confronti dell’indirizzo moderato prevalente. Quando la sinistra interna fu falcidiata in Direzione, scrisse che il Pdl avrebbe fatto bene a sciogliersi vista la preponderanza in esso di dirigenti preoccupati soltanto delle personali fortune; e «Ricostruzione» rispose ricordandogli i trascorsi fascisti. La polemica s’inasprì quando, il 29 giugno 1945, annunciò il suo passaggio al Pri con una sessantina di iscritti al Pdl. Fu definito leccapiedi di Bottai e Panunzio; rispose su «Domenica» elevando con passione il suo caso personale al caso di un’intera generazione.  
Nel Pri aderì alla corrente di sinistra del “socialismo mazziniano”. Candidato alla Costituente in Calabria, fu eletto con 2646 preferenze e divenne segretario del gruppo repubblicano. Il suo contributo alla Costituente fu di spessore, con interventi in materia di famiglia (contro l’indissolubilità del matrimonio) e sindacale (sindacato unico e obbligatorio a garanzia di una reale autonomia dai partiti). Altro tema cruciale fu la critica al parlamentarismo, che lo portò a esprimere simpatia per il presidenzialismo americano e a definire “figura decorativa” il Presidente della Repubblica (successivamente avrebbe cambiato parere dandone una interpretazione “presidenzialista”). Criticò anche la parte sui rapporti economici, sostenendo che la Costituente non aveva saputo cogliere la sua «funzione rivoluzionaria» di organo «della trasformazione dello Stato».
Ricandidato dal Pri alla Camera in Calabria alle elezioni del 1948 e del 1953 e nel Lazio a quelle del 1958, non fu mai rieletto. Fu segretario regionale del Pri in Calabria e consigliere dell’Opera Sila dal 1951 al 1953. Aveva intanto intensificato l’attività professionale, che fu poliedrica. In materia penale partecipò a famosi processi: banda Pollastrini-Bardi, Graziosi, Fenaroli. A luglio del 1954 conobbe Maria Luisa Milani, una laureanda in Scienze politiche di Alatri (Frosinone), che sposò ad Assisi il 22 dicembre di quell’anno, testimoni di nozze Ugo La Malfa e Ludovico Camangi. Dal matrimonio sarebbero nati due figli Gerardo (1955) e Caterina (1960). 
Nel 1955 cominciò a battersi per l’apertura ai socialisti. Dopo aver firmato (1957) un appello di intellettuali al Psi per una svolta riformista, in un’intervista (1959) al quotidiano filocomunista «Il Paese» auspicò la formazione di un unico partito repubblicano-socialista che avrebbe dovuto favorire una «azione unitaria» con il Pci. Accusato di neo-frontismo, fu deferito ai probiviri. Tullio Gregory, storico della filosofia e unico esponente della sinistra repubblicana nella Direzione, si dimise dal Pri per solidarietà con lui; ed entrambi aderirono poi al Psi. Il 20 febbraio 2007 il presidente della Repubblica, Napolitano, lo insignì del cavalierato di Gran Croce. Ricoverato per un blocco renale in una clinica romana, vi morì una ventina di giorni dopo, il 22 dicembre 2010, all’età di 97 anni. (Paolo Palma) © ICSAIC 2020

Opere

  • Stato Nazione Impero, Stabilimento Tipografico V. Gigliotti, Nicastro s. d. ma 1932.
  • Considerazioni su Giordano Bruno, Stab. Tip. V. Gigliotti, Nicastro, 1933.
  • La poesia del ‘900 e l’arte di F. Berardelli, in «Regime Corporativo», gennaio 1936.
  • La filosofia politica di Giorgio Hegel, Stab. Tip. V. Gigliotti, Nicastro 1936.
  • Il pensiero etico-politico di Federico Schelling, Edizioni Regime Corporativo, Roma            1936.
  • La quintessenza del Fascismo, in «Regime Corporativo», febbraio 1937, poi opuscolo edito da Stab. Tip. V. Gigliotti, Nicastro 1937.
  • Le basi filosofiche e giuridiche della nuova rappresentanza politica, in «Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto», 1942. 
  • Discussione sul sindacato, in «Civiltà Fascista», settembre 1942.
  • Il socialismo nazionale di Carlo Pisacane, Edizioni Italiane, Roma 1943.
  • Razza e Nazione, Edizioni Italiane, Roma 1943. Ristampato a cura di Claudia Stancati e Paola B. Helzel, Brenner, Cosenza 2006.
  • La Costituzione rumena (a cura), Sansoni, Firenze 1946.
  • Il pensiero politico e sociale di Giuseppe Montanelli, in Giuseppe Montanelli, La rivoluzione d’Italia, a cura di V. Mazzei, Sestante, Roma 1945.
  • La Repubblica dei repubblicani, Atlantica Editrice, Roma 1947.

Nota bibliografica

  • Paolo Palma, Vincenzo Mazzei, in Vittorio Cappelli e Paolo Palma (a cura di), I calabresi all’Assemblea Costituente 1946-1948, Rubbettino, Soveria Mannelli 2020;
  • Roberto Borrello, Il contributo di Vincenzo Mazzei all’Assemblea Costituente,http://www.nomos-leattualitadeldiritto.it, 2, 2018;
  • Giuseppe Parlato, La sinistra fascista. Storia di un progetto mancato, il Mulino, Bologna 2000;
  • Lucio D’Angelo, Ceti medi e ricostruzione. Il Partito Democratico del Lavoro (1943-1948), Giuffré, Milano 1981.
  • Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Einaudi, Torino 1961.

Nota archivistica

  • Carte Vincenzo Mazzei, presso la famiglia.
  • Archivio Storico Università La Sapienza di Roma (ASUS), Fascicolo personale Mazzei Vincenzo e Serie attività didattica. Libretti delle lezioni prof. Mazzei Vincenzo
  • Archivio Convitto Nazionale “G. Filangieri” di Vibo Valentia, Fascicolo personale del convittore Mazzei Vincenzo. 
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