Migale, Rosario

Rosario Migale [Cutro (Crotone), 31 gennaio 1920 – 9 aprile 2010]

Secondo di sette figli, nacque in una famiglia di poveri contadini a Cutro, all’epoca in provincia di Catanzaro. Frequentò la scuola fino alla quinta elementare e lavorò come brocciante insieme al padre il quale emigrò per alcuni anni negli Usa, a Filadelfia, con altri parenti. A vent’anni sposò Giuseppina, anche lei figlia di braccianti, dalla quale ebbe cinque figli. 
Nel 1940,l’anno del suo matrimonio, fu chiamato alle armi presso il III Reggimento “Cavalleria Savoia” di Milano e inviato prima in Francia, poi in Jugoslavia e Russia. Rimpatriato dal fronte russo per un grave congelamento fu poi incarcerato ad Alessandria in seguito a una condanna riportata dal Tribunale militare di guerra in Russia. Dopo l’8 settembre 1943, diventò partigiano nei Gap di Alessandria fino alla Liberazione della città piemontese. La sua formazione politica avvenne in quel periodo.
Ritornato in Calabria nel maggio 1945, entrò nel Pci e diventò immediatamente un leader nella secolare vertenza nel Mezzogiorno, la lotta per il riscatto delle terre da sempre in mano agli agrari. 
Partecipò così a tutte le grandi lotte per il riscatto del latifondo. Come quella del 17 settembre del 1946, quando avvenne la prima grande occupazione di terre del dopoguerra. E via via tutte le altre, fino ad arrivare al 29 ottobre del 1949, il giorno dell’eccidio di Melissa, quando finì arrestato con altri contadini dopo l’occupazione di un latifondo del Berlingieri a Cutro, lo stesso proprietario del fondo Fragalà a Melissa dove quella mattina arrivò la celere di Scelba che sparò sui contadini.
Dopo l’eccidio di Melissa montò l’indignazione su tutto il territorio nazionale e tutti presero le difese dei contadini poveri del Mezzogiorno. Anche il Governo corse ai ripari emanando nel 1950 la fatidica riforma agraria. 
Migale fu inizialmente escluso dalle assegnazioni delle terre, assieme ad altri 130 contadini cutresi, e dovette affrontare personalmente, nel 1951, il ministro democristiano Amintore Fanfani in visita a Cutro per rivendicare e ottenere quanto gli spettava dopo anni di dure lotte, per lui e per gli altri contadini cutresi.
Nel 1952, Migale si scontrò, picchiandolo duramente, con il più grande latifondista di Cutro a causa del sequestro del suo grano avvenuto qualche tempo prima.  Accusato di tentato omicidio, per non finire in carcere fu costretto alla latitanza dal 1952 al 1954. Per un anno restò alla macchia nelle campagne del Crotonese. Poi, dopo otto anni, ritornò ad Alessandria. Nella città piemontese rimase sotto falso nome un altro anno, protetto da ex-partigiani, alcuni diventati parlamentari, come il medico e senatore Carlo Boccassi, il deputato Stellio Mauro Lozza e il deputato Walter Audisio, il famoso comandante Valerio che il 28 aprile 1945, a Dongo, giustiziò Benito Mussolini.
Tornò, quindi, a Cutro e si costituì per beneficiare della sopraggiunta amnistia: venne condannato a due anni e dieci mesi: pena interamente condonata. In Calabria ritrovò un contesto sociale totalmente trasformato. La riforma agraria aveva anestetizzato il grande movimento rivoluzionario contadino. La Dc aveva vinto le elezioni a Cutro. Fu chiamato subito a ricoprire ruoli di responsabilità nella locale Camera del lavoro e nella Lega bracciantile, fu elettosegretario della sezione del Pci di Cutro, membro del comitato federale di Crotone, delegato al IX congresso del partito. Fu consigliere comunale e assessore ai lavori pubblici del suo Comune.
Era, però, continuamente sottoposto alle pressioni delle forze dell’ordine e, in alcune circostanze, le vessazioni nei suoi confronti vennero segnalate con interrogazione al ministro dell’Interno da parte dei parlamentari comunisti calabresi.
Gli anni Sessanta sono quelli della svolta filocinese. Nel 1963, in disaccordo con lo gestione della giunta comunale e della federazione provinciale del partito, abbandonò il Pci e costituisce un suo partito a Cutro, il Movimento comunista cutrese, che avrà un’ottima affermazione nelle amministrative del 1964.
Nel frattempo, arrivava con forza il vento della politica cinese di Mao Tse-tung, e Migale si lasciò catturare dalla figura rivoluzionaria di Mao, cominciando a stringere significativi legami politici con i calabresi filocinesi.
Proprio in quel periodo si rafforzò un’amicizia importante tra lui e l’intellettuale Pier Paolo Pasolini. Un’amicizia nata nel 1959, quando Pasolini ricevette il premio Crotone e, allo stesso tempo, una denuncia del comune di Cutro per diffamazione a mezzo stampa. Non conosceva affatto l’intellettuale friulano ma ne condivise immediatamente la tensione politica e civile, schierandosi dalla sua parte, sia in consiglio comunale quando si discusse della denuncia, sia a Crotone nella giornata della premiazione quando organizzò un robusto servizio d’ordine allontanando i fascisti facinorosi. Tra lui e Pasolini, pertanto, si strutturò un legame significativo nel comune sentire civile e politico e una grande reciproca stima.
Nel 1964 prese parte al film «Il Vangelo secondo Matteo» nel ruolo dell’apostolo Tommaso: un’esperienza importante, emotivamente intensa, dolce e poetica; una parentesi felice nel suo duro e difficile percorso esistenziale.
Non si rivide mai più con Pasolini dopo l’esperienza del film, seppur negli anni Settanta si riscontrano ancora rapporti epistolari dettati da ragioni politiche. In particolar modo nel 1974, con il Pasolini corsaro esposto a denunciare le trame fasciste e stragiste che stavano vergognosamente insanguinando l’Italia in quel particolare momento storico.
Il 16 ottobre 1966, intanto, nel teatro Goldoni di Livorno, era il Pcd’I, Partito comunista d’Italia (marxista-leninista), nello stesso luogo in cui era stato fondato nel 1921 il Partito comunista d’Italia di Bordiga e Gramsci. Il “cinese” Migale fece confluire il suo Movimento comunista cutrese nel nuovo partito marxista-leninista, divenendone un esponente importante per l’Italia meridionale.
Nel 1967 scoppiò la rivolta contadina di Cutro. In una delle tante manifestazioni da lui organizzate per rivendicare migliori condizioni economiche e sociali per la popolazione, il 7 novembre fu occupato il municipio. Qualcuno mise fuoco all’archivio e le fiamme, in poco tempo, avvolsero tutto l’edificio. Negli stessi giorni, analoga rivolta avvenne nel comune di Isola Capo Rizzuto.
Tutti i media nazionali arrivarono nel Marchesato crotonese per seguire quanto stava accadendo. Si riteneva che la riforma agraria avesse risolto i problemi del Mezzogiorno; così non era evidentemente, se ancora avvenivano questi casi di jacquerie.
Arrivarono anche in massa le forze dell’ordine e decine di contadini finirono in galera. Migale venne rinchiuso nel carcere di Vibo Valentia, considerato subito un detenuto illustre, ormai battezzato da tutta la stampa come il Mao Tse-tung di Calabria.
Per portare assistenza legale ai contadini finiti in carcere e aiuto economico alle loro famiglie, arrivò in Calabria il Soccorso rosso con gli avvocati Angiolo Gracci da Firenze, Bianca Guidetti Serra da Torino e Attilio Baccioli da Grosseto. Da quel momento, tra il partigiano Migale e Angiolo Gracci, il comandante partigiano Gracco, nacque un legame umano e politico che sarebbe durato per tutta la vita.
Uscì dal carcere nel giugno del 1968. Nel mese di ottobre, dietro interessamento di Gracco, Migale portò la sua esperienza rivoluzionaria tra i lavoratori di Bologna e gli studenti di Firenze. In particolar modo, la sera dell’11 ottobre, nella facoltà di Architettura dell’Università degli studi di Firenze, davanti a un numeroso pubblico di studenti delle varie facoltà e provenienti anche dall’Università di Siena e Pisa, parlò delle lotte dell’autunno precedente nel Crotonese e della situazione generale dei contadini poveri in Calabria. Era diventato ormai un’icona del movimento rivoluzionario contadino. La sua casa a Cutro divenne un punto di riferimento importante per “compagni”, intellettuali, giornalisti, studenti che volevano conoscere da vicino questo microcosmo rivoluzionario contadino che aveva la capacità di indignarsi, mobilitarsi e lottare per un mondo migliore. 
Negli anni Settanta, quando scoppiò un focolaio di rivolta nel Sud, ritroviamo Gracco e Migale assieme: nel marchesato di Crotone, nelle lotte per i baraccati di Messina, e poi ancora in Lucania, in Sicilia, in Campania nelle lotte a Salerno, nella Piana del Sele e Battipaglia. 
Con il riflusso di fine anni Settanta, anche per Migale inizia il declino di ogni strategia di movimento in quel mondo contadino che aveva caratterizzato la sua esistenza politica. Tuttavia negli anni Ottanta si mobilitò contro il progetto di fare dell’aeroporto Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto una base per 72 caccia F-16 statunitensi e ancora  nel 1997 sostenne con forza una campagna contraria alla minaccia secessionista della Lega Nord. Nella solitudine tipica di un anziano, rimase fino all’ultimo dei suoi giorni di vita con un metaforico elmetto in testa, capace di sapersi indignare difronte alle ingiustizie che accadevano in qualsiasi posto del mondo.
Si è spento nella sua Cutro a novant’anni, nell’umile casetta costruita nella riforma agraria, e con una pensione al minimo, dopo una vita intera consegnata alla politica. (Pino Fabiano© ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Pino Fabiano (a cura di), Rosario Migale. Dannata terra. Lotte contadine in Calabria tra il 1967 e il 1972, «Zapruder», 16, 2008, pp. 110-121;
  • Pino Fabiano, Contadini rivoluzionari del Sud. La figura di Rosario Migale nella storia dell’antagonismo politico, Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria 2010;
  • Damiano Lacaria, Rivoluzionario da 90 anni, «Il Crotonese», 23 gennaio 2010 (https://www.ilcrotonese.it/rivoluzionario-da-90-anni/);
  • Giuseppe Ferraro, Rosario Migale, «Archivi della resistenza e del ’900», http://www.metarchivi.it/biografie/p_bio_vis.asp?id=1272

Nota archivistica

  • Istituto storico dello Resistenza in Toscana (Firenze), Fondo Gracci, La Resistenza continua
  • Istituto Ernesto De Martino di Sesto Fiorentino
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