Miniaci, Giuseppe

Giuseppe Miniaci [San Fili (Cosenza), 6 novembre 1861 – Buenos Aires, 20 settembre 1910]

Figlio di Francesco, possidente di 23 anni, e di Maria Ferraro, che aveva appena quattordici anni quando lo mise al mondo, nato a Bucita nel comune di San Fili, Vittorio Giuseppe Garibaldi Miniaci – questo il suo nome completo– è la figura sicuramente più importante nel settore dell’editoria etnica italiana in Argentina. Protagonista di diverse iniziative,infatti, per vent’anni fu amministratore di diversi quotidiani e periodici della colonia italiana, tra i quali «La Patria degli Italiani», il più potente organo d’informazione italiana all’estero di cui fu pure comproprietario.
Grazie alla famiglia benestante studiò a Napoli dove, appena ventenne, si laureò in matematica.  Insegnò nel Collegio Convitto Garopoli di Corigliano Calabria e quindi nelle scuole tecniche governative di Maratea in Basilicata. Era quella l’epoca della grande emigrazione verso l’America e come tanti calabresi fu “sedotto” dall’Argentina, dove arrivò nel 1888. Non trovando occupazione immediata si spostò in Brasile dove, nello stato di Santa Catalina, aveva un cugino che, però, quando lui giunse era partito da pochi giorni per l’Italia. Si trovò in gravi difficoltà economiche e pensò di togliersi la vita ma alcuni paesani gli procurarono i mezzi per far ritorno in Argentina. A Buenos Aires costruì la sua nuova vita. Sposò Maria Cribari ed ebbe un figlio, Arturo.
Dopo un tentativo di entrare nel giornalismo, inizialmente utilizzò la propria laurea insegnando nella scuola italiana della Società «Italia Unita», di cui anni dopo divenne presidente. Sempre attratto dal mondo del giornalismo,si legò a Benedetto Meoli, giornalista originario di Campobasso e presidente della «Unione Calabrese». Assieme a lui, partecipò, come amministratore, alla fondazione del quotidiano «Roma» che vide la luce 12 marzo 1889 diretto fino alla sua morte da Felice Romano, originario di Rossano Calabro, giornalistamolto apprezzato dentro e fuori la colonia e già redattore di «La Patria degli Italiani». L’anno dopo la coppia Meoli-Miniaci diede vita a «L’Italo-Argentino», quotidiano del pomeriggio e in seguito del mattino. Il nuovo giornale non decollò e Miniaci, con Meoli, si diede ad altre imprese, e come costruttore ebbe l’appalto della cloache del rione della Boca.
Il mondo del giornalismo era però la sua vita. Negli anni Novanta dell’Ottocento, mise a disposizione di altre iniziative editoriali le competenze maturate. Nel 1895 fu chiamato a guidare, sempre come amministratore, la società «Pasquale De Nicola y C.ia», editrice del nuovo e agguerrito quotidiano politico, informativo ed economico del mattino «L’Italia al Plata»: si trattò del «primo tentativo di società collettiva e poi di società anonima per la pubblicazione di un giornale italiano in questo paese» scrisse Emilio Zuccarini, di cui erano azionisti alcuni professionisti emigrati, tra cui il suo compaesano Alfonso E. Gentile (San Fili, 1854 – Buenos Aires, 1934), farmacista e industriale farmaceutico per anni e anni attratto dal mondo giornalistico.Dal novembre 1898 Miniaci amministrò anche il settimanale illustrato «Masaniello», diretto da Vincenzo di Napoli-Vita con condirettore il calabrese Giacomo De Zerbi, fratello del più noto Rocco. 
Il vero e proprio capolavoro economico-finanziario che diede a Miniaci visibilità e ricchezza, fu l’operazione di rilancio del vecchio quotidiano coloniale «La Patria degli Italiani» che in seguito alla fusione con «L’Italia al Plata» avvenuta nel febbraio 1900, ritornò a essereil più importante e autorevole giornale di comunità. La gestione di Miniaci condusse al risanamento immediato e al rilancio delle testata che poté da allora contare su mezzi tecnici e finanziari adeguati alle necessità di sviluppo. Due anni dopo, nel luglio 1902, Miniaci rilevò «La Patria» in società con Basilio Cittadini che l’aveva fondata nel 1877 ed era da poco tornato alla direzione. La nuova società si chiamò «Miniaci y C.ia» e il tandem Cittadini-Miniaci si dimostrò vincente.«Non bisogna disconoscere – avvertiva, infatti, lo stesso giornale – che in questo nuovo e prospero rigoglio della Patria degli Italiani abbia la sua parte di merito principale ed efficacissimo il prof. Cav. Giuseppe Miniaci, che associandosi come amministratore al Dottor Cittadini, ha saputo con intelligenza non comune, con vigile perseverante attività, riorganizzare ed assestare le non liete condizioni finanziarie del giornale, assicurandone l’avvenire; di guisa che oggi «La Patria degli Italiani»si è collocata alla testa del giornalismo coloniale, e compete coi migliori e più potenti periodici sud-americani».
Grazie anche al ruolo di Miniaci, «La Patria» nel 1905 (e poi anche nel 1909) aprì una sottoscrizione tra gli emigrati per soccorrere i terremotati calabresi.La notizia del sisma che il 5 settembre 1905 aveva devastato le province calabresi, commosse la collettività italiana. Alla colletta, secondo un calcolo fatto dal giornalista calabrese Crispino Lauria, rossanese, direttore della rivista «Scena Illustrata» che si pubblicava nella capitale argentina, calcolo pubblicato dalla stessa «Patria», aderirono 66.081 persone con contributi da 1 (furono più di 17 mila offerte) fino a 1000 pesos: in totale fu raccolto circa un milione di pesos. Il direttore del quotidiano Basilio Cittadini l’anno dopo a Romaconsegnò al re Vittorio Emanuele III la collezione della «Patria» in cui figuravano i nomi dei donatori. «Lo splendido esito» della sottoscrizione “Pro Calabria” non fu secondario – secondo lo stesso quotidiano – nella decisione del re Vittorio Emanuele III di concedere a Miniaci l’onorificenza della Croce di Cavaliere, come riportò anche la grande stampa argentina. Stesso sentimento di partecipazione e analoga raccolta, mediante una sottoscrizione che superò i due milioni di lire (oltre 15 milioni di euro), nel 1909 riguardò ancora gli scampati del terremoto calabro-siculo di Reggio Calabria e Messina. 
Miniaci partecipò attivamente alla vita comunitaria ed ebbe importanti incarichi in diverse associazioni coloniali. Nel 1907 fu uno dei fondatori (nonché tesoriere) della sezione argentina della Società geografica italiana, e nel gennaio 1910 del Club Canottieri Italiani, uno dei più attivi, anche perché possedeva impianti propri al Tigre, zona turistica alle porte di Buenos Aires.
La vicenda umana di Miniaci, «anima delle più ardite iniziative», s’interruppe traumaticamente nel 1910. A cinquant’anni e per motivi misteriosi (forse una inspiegabile e forte depressione) si sparò un colpo di rivoltella troncando la sua vita, arrestando «per un momento il moto ascendente d’un’azienda colossale, gettando nel lutto tante persone a lui care, inondando di lacrime quei volti che a lui fidenti si volgevano illuminati dal sorriso della gratitudine», come scrisse con enfasi elogiativa sulla «Cronaca di Calabria» un avvocato cosentino molto amico del figlio Arturo, il quale aveva studiato in Italia, a Roma, e al momento della morte del padre si trovava a Parigi. (Pantaleone Sergi) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • La Patria degli Italiani giornale quotidiano di Buenos Aires, Tipografia Abbiati, Milano 1906;
  • Il plebiscito pro-Calabria, «La Patria degli Italiani», 3 febbraio 1906;
  • Renacimientode Italia. Interesante reportaje«La Prensa» (Buenos Aires), 19 settembre 1906;
  • Emilio Zuccarini, Il giornalismo italiano nella Repubblica Argentina, in Id., Il lavoro degli italiani nella Repubblica Argentina dal 1516 al 1910, La Patria degli Italiani, Buenos Aires 1910;
  • Giuseppe Miniaci, «La Patria degli Italiani» (Buenos Aires), 22 settembre 1910;
  • In morte del Comm. Giuseppe Miniaci, «Giornale d’Italia» (Buenos Aires), 22 settembre 1910;
  • Giuseppe De Chiara, Giuseppe Miniaci, «Cronaca di Calabria», 2 ottobre 1910;
  • Dionisio Petriella, Sara Sosa Miatello, Diccionario Biográfico Italo-Argentino, Associazione Dante Alighieri, Buenos Aires 1976, ad vocem;
  • Pantaleone Sergi, Patria di carta. Storia di un quotidiano coloniale e del giornalismo italiano in Argentina, Pellegrini, Cosenza 2012.

Fonti archivistiche

  • Archivio del Comune di San Fili, Registro delle Nascite, atto n. 99 del 6 novembre 1861.
  • Archivio della parrocchia di Santa Lucia in Bucita (San Fili), Atto di battesimo del 6 novembre 1861.
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