Misasi, Mario

Mario Misasi [Cosenza 1895 – Sangineto (Cosenza), 18 luglio 1977]

Nato da Nicola, affermato romanziere cosentino, e da Concetta Galati, figlia di un noto avvocato di Monteleone (attuale Vibo Valentia), fece i suoi studi a Cosenza conseguendo la maturità al Liceo Bernardino Telesio, dove il padre è stato insegnante. Si trasferì, quindi a Napoli e nel 1920 si laureò in Medicina e Chirurgia. Nella stessa Università frequentò la prestigiosa scuola pediatrica del calabrese Rocco Jemma e quindi si spostò a Roma come aiuto del prof. Giuseppe Caronia, allievo di Jemma, nella clinica pediatrica di quella Università. È considerato una delle figure più rappresentative del mondo medico e culturale calabrese del Novecento.
Nonostante avesse la possibilità di una carriera universitaria, scelse di rientrare in Calabria. Nel 1927 aprì a Cosenza, in un vecchio edificio, la «Clinica Misasi Malattie dei Bambini», punto di riferimento per tutta la Calabria, dopo il 1945 trasferita in un moderno edificio sul lungo Busento progettato dall’arch. Mario Ferrari, nella quale esercitò la professione per tutta la sua vita. Nel 1929 conseguì la Libera docenza in Clinica Pediatrica e successivamente assunse la direzione del Brefotrofio Provinciale di Cosenza, tenendo l’incarico per quasi mezzo secolo. In questo ruolo si dedicò particolarmente al problema dell’assistenza ai bambini illegittimi e alla riforma della legge sulle adozioni. Per tale impegno, al XVIII Congresso Italiano di Pediatria del 1947, gli fu affidata una delle tre relazioni generali. In quella occasione, in una prospettiva molto avanzata, si occupò proprio dei «Problemi attuali di assistenza agli illegittimi», con particolare attenzione alle problematiche del dopoguerra, sviluppando il tema in tre punti: «1) Si fa voto che il governo della Repubblica, prima di rendere obbligatoria la ricerca della paternità, renda possibile il riconoscimento materno; 2) Si fa voto che, in attesa di una migliore disposizione circa il giuridico riconoscimento assistenziale materno, la denuncia di nascita dei figli di ignoti debba essere fatta dagli istituti pubblici di maternità; 3) L’obbligo di ogni madre di allevare il proprio figlio almeno fino al quarto mese di vita, tranne per quei casi di conosciuta incapacità sanitaria».
Nel 1944 riuscì ad aprire un reparto di Pediatria nell’Ospedale Civile dell’Annunziata di Cosenza, reparto che guidò per più di venti anni con risultati notevoli, specialmente per quei tempi, portandolo ad alti livelli di efficienza e produttività. Fu un convinto fautore della vaccinazione antipoliomielite e nel suo reparto ospedaliero fece impiantare un polmone d’acciaio per poter meglio assistere i bambini. 
Fondò la prestigiosa rivista «Pediatria in Calabria» e fu autore di 120 importanti pubblicazioni e curò, a partire dal 1930, gli atti di numerosi congressi della sezione calabrese della Società Italiana di pediatria, e della Società medico-chirurgica calabrese, nonché dell’Accademia cosentina. Vice-Presidente della Società Italiana di Pediatria e per molti anni Presidente della Società Medico-Chirurgica Calabrese, il 12 dicembre 1964 fu insignito della Medaglia al merito della Sanità pubblica per l’impegno e l’autorevolezza che aveva acquisito nel campo dell’assistenza e della tutela dell’infanzia.
Combattente sia nella Grande Guerra, sia nella Seconda Guerra mondiale, nel ventennio fu un coerente antifascista (era in contatto con i fratelli Rosselli), e punto di riferimento del laicismo meridionale negli anni bui del regime.
Massone affiliato al grande oriente d’Italia, repubblicano mazziniano in politica, più volte candidato nelle liste del Partito Repubblicano Italiano, fu inoltre un uomo di cultura insigne che ha seguito con grande sensibilità e competenza le vicende artistiche di Cosenza e della Calabria. Dal padre, infatti, ereditò la passione per la cultura umanistica che procedette di pari passo con quella medica. Piero Ardenti, direttore del«Giornale di Calabria», il giorno dopo la morte, delineandone capacità e carattere, scrisse tra l’altro che Misasi era un «organizzatore di cultura, uomo aperto a tutti i problemi e a tutte le novità, teso solamente all’esigenza della discussione e del confronto. Ma sempre incapace di asprezze, incapace di polemiche astiose o personali».
Nel 1945 fece parte del comitato a cui fu affidato il compito di procedere all’attuazione di corsi universitari a Cosenza. Intellettuale poliedrico, dopo la morte del poeta Giuseppe Carrieri, il 16 marzo 1968 fu eletto Presidente dell’Accademia cosentina, determinando una «vigorosa ripresa degli studi e dei dibattiti». «Aveva ben compreso – come scrisse Pasquale Falco – le valenze speciali e civili dell’impegno culturale, per questo motivo diede impulso al potenziamento e al funzionamento dell’Accademia». Essendo anche presidente della Società medico chirurgica calabrese, prestò particolare attenzione al filone scientifico e valorizzò l’opera di grandi medici calabresi.
Guidò anche la Biblioteca Civica e molti altri organismi scientifici e culturali della città bruzia, sempre con apprezzamenti unanimi. Fu tra i soci fondatori del Rotary cosentino e ha guidato il Club per due bienni (1954-56 e 1970-72). È stato anche presidente del Panathlon.
Sposato con Ester De Filippis, ha avuto quattro figli: Nicola, primario di Ortopedia a Napoli, Francesco, pediatra a Cosenza, Franca, sposata con l’avvocato Luigi Gullo, e Nuccia sposata con l’avvocato Gaspare Fiore.
Morì alle prime ore dell’alba del 18 luglio 1977 nella sua villa di Sangineto all’età di 82 anni, avendo accanto tutti i familiari.
I figli Francesco e Nicola con atto pubblico redatto in Cosenza dal notaio Maria Mancini il 28 giugno 1993 hanno donato la biblioteca medica del padre alla Facoltà di medicina e  chirurgia di Catanzaro, all’epoca dipendente dall’Università di Reggio Calabria che fu autorizzata ad accettare la donazione con decreto del prefetto di Reggio Calabria n. 1923  del 12 novembre 1993. Gli stessi figli, sostenuti da altri medici cosentini, diedero vita alla «Fondazione Mario Misasi». (Teresa Papalia) © ICSAIC 2020

Opere

  • Problemi sociali dell’assistenza agli illegittimi, in Atti del XVIII Congresso Italiano di Pediatria, (a cura di) G. Fiore e A. Gentili, Pisa 31 maggio ­­– 1-4 giugno 1947, Industrie Grafiche V. Lischi e Figli, Pisa 1947, pp. 235-63 ;
  • Rendiconto delle attività del reparto pediatrico ospedaliero. Dal 1944 al 1951, Morace, Napoli 1951
  • La pediatria in Calabria: una storia, una vita, Pellegrini, Cosenza 1977.

Nota bibliografica

  • Il prof. Mario Misasi eletto nuovo presidente dell’Accademia Cosentina, «Cronaca di Calabria», 17 marzo 1968;
  • Una scomparsa che colpisce una città e una regione, «il Giornale di Calabria», 19 luglio 1977;
  • Piero Ardenti, Un punto di riferimento, «il Giornale di Calabria», 19 luglio 1977;
  • Pasquale Falco, Circuiti d’informazione e guide culturali, in Fulvio Mazza (a cura di), Cosenza. Storia cultura economia, Rubbettino, Soveria Mannelli 1991, pp. 263-264;
  • Coriolano Martirano, Mario Misasi medico umanista, Santelli, Mendicino 1994;
  • Autorizzazione all’Università di Reggio Calabria ad accettare una donazione, Gazzetta ufficiale della Repubblica, Serie Generale n. 22 del 27 gennaio 1995;
  • Antonio Petrassi, L’Ospedale dell’Annunziata e dei grandi Medici Calabresi, Editoriale Bios, Cosenza 2005, pp. 106-108;
  • Italo Fornetani, I venticinque pediatri, decorati con la Medaglia d’oro della Sanità, hanno scritto la storia della Repubblica, «Pediatria preventiva & sociale, XI, 3 , 2016.
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