Misuraca, Luigi

Luigi Misuraca [Siderno (Reggio Calabria) 28 giugno 1859 – 23 febbraio 1942]

Nacque dal medico Pasquale e da Caterina Romano, una agiata famiglia che lo avviò agli studi. Terminati quelli superiori in Calabria, andò all’Università a Napoli, dove frequentò le lezioni di Giovanni Bovio e dove conseguì la laurea in Giurisprudenza.Nel periodo napoletano oltre al diritto, si interessò anche i problemi sociali e di politica, ed entrò in contatto con alcuni giovani intellettuali e con coloro che all’epoca erano definiti socialisti internazionalisti; abbracciò pure le idee repubblicane, tanto che nel 1882 venne imprigionato nel carcere di S. Francesco di Napoli, poiché partecipò a una manifestazione nel corso della quale invece della marcia reale si tentò di far suonare l’inno di Garibaldi, al grido  di Viva l’Italia Abbasso Casa Savoia. Nel breve periodo passato nel carcere di San Francesco a Napoli scrisse vari sonetti, tra cui uno dedicato ai Cinque Martiri di Gerace, dal titolo In Memoria di Bello, Verducci, Ruffo, Salvadori e Mazzoni, fucilati nella Piana di Gerace nel 1847e un altro dal titolo La Libertà, pubblicati successivamente nel 1902 nello scritto Rimembranze.
Nel periodo universitario rimase sempre in contatto e in corrispondenza con vari amici, tra cui l’amico sacerdote e poeta Domenico Macry Correale, suo paesano, con il quale condivideva l’amore per la letteratura e per la poesia, come dimostrano alcune lettere inviategli tra il 1876 e il 1882. Tornato a Siderno, la sua attività di socialista e le sue idee repubblicane non sfuggirono al controllo del Sotto Prefetto di Gerace, che nel 1886 attestò che nel circondario erano presenti esponenti socialisti e internazionalisti, tra cui Luigi Misuraca di Pasquale di anni 27, studente universitario celibe, nato e domiciliato a Siderno, del quale scriveva: «di sentimenti internazionalisti, sarebbe capace di prendere pel primo le armi contro l’attuale Governo […]. Si vanta pubblicamente di essere attaccato alla Setta Internazionalista». Nel 1889, sempre in un rapporto del Sotto Prefetto, erano indicati come internazionalisti sia Luigi Misuraca sia Vincenzo Romano, entrambi domiciliati in Napoli per motivi di studio.
Dal 1884 in poi Misuraca collaborò con alcuni periodici dell’epoca tra cui «Il Bersagliere», sul quale, nel numero uscito il 30 settembre 1884 scrisse un articolo sul problema della diffusione del colera e sulle precauzioni prese nelle marine joniche come Roccella, Gioiosa, Siderno, Gerace, Ardore, Bovalino e altre. L’anno successivo pubblicò a Napoli la raccolta di sonetti Un po’ di storia dal 1821 al 1849. A Siderno esercitò dapprima la professione di avvocato nello studio dello zio Giuseppe Romano, giurista sidernese impegnato in politica, che fu candidato alla Camera dei Deputati del Parlamento Italiano senza essere eletto. Quindi si impegnò attivamente nella vita politico-amministrativa sidernese; fu eletto consigliere comunale nel 1887 e ricoprì tale carica fino al 1896; rientrò come consigliere comunale nel 1903 nella lista che appoggiò il sindaco Pietro Campoliti e mantenne tale carica fino al 1909, partecipando attivamente alla lotta politica dell’epoca, fatta anche di satiriche poesie e sonetti.
L’agrimensore Antonio Caridi nel 1896 gli dedicò delle ottave satiriche dal titolo Affreschi intorno alla morte amministrativa di Luigi Misuraca, con molta probabilità a causa della sua uscita dal consiglio comunale di Siderno.
Fu membro della Loggia massonica Michele Bello di Siderno.
Curò sempre la poesia e nel 1900 per i tipi Fabiani pubblicò l’endecasillabo L’Animale Politico. Nel 1901contribuì alla costituzione in Siderno della Società di PrevidenzaMichele Bello. Nel 1905 vinse il concorso per notaio, professione che esercitò per circa un ventennio a Grotteria, a Siderno ed a Mammola.Proprio a Mammola conobbe e sposò Francesca Agostini, dalla quale ebbe 7 figli (Italo, Pasquale, Spartaco, Francesco, Lucrezio, Caterina detta Rina e Giuseppina detta Pina). 
Allo scoppio della prima guerra mondiale fu tra gli interventisti, tanto che pubblicò una raccolta di sonetti dal titolo Per la Guerra.
Nel dopoguerra collaborò anche al «Gazzettino Rosso», settimanale socialista diretto da Nicola Palaia, opponendosi al fascismo apertamente e senza alcun timore.
Nel 1935 scrisse delle terzine in memoria dell’amico notaio e letterato Giuseppe Portaro dal titolo In memoria dell’uomo dabbene e letterato Giuseppe Portaro.
Si spense il 23 febbraio 1942. (Domenico Romeo) © ICSAIC 2019

Opere

  • Il cuore di un socialista (racconti), Tip. Antelucana, Napoli 1882;
  • Un po’ di storia dal 1821 al 1849 (poesie), Tip. Orfeo, Napoli 1885;
  • Rimembranze (poesie), Tip. Domenico Serafino, Gerace 1902;
  • L’evangelo, Tip. Serafino, Siderno 1902;
  • Al notaio Giuseppe Portaro (poesie), Tip. Serafino, Siderno 1905;
  • Per la guerra, Tip. Lombardi, Reggio Calabria, 1915;
  • A Tommaso Campanella, Tip. Serafino, Siderno 1923;
  • Dal taccuino del medico Misuraca (pensieri paterni), Tip. Serafino 1931;
  • In memoria dell’uomo dabbene e letterato Giuseppe Portaro, Tip. Serafino, Siderno 1935.

Nota bibliografica

  • Giuseppe Errigo, Personaggi del Novecento Jonico, vol. I, Age, Ardore 1993;
  • Domenico Romeo, Il Socialismo nel circondario di Gerace in Calabria – Dalle origini all’avvento del Fascismo, AGE, Ardore Marina 2003;
  • Domenico Romeo, Socialismo e Letteratura in Calabria tra Ottocento e Novecento, F. Pancallo Editore, Locri 2018.
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