Monaco, Giacomo

Giacomo Monaco [Nicotera (Vibo Valentia), 22 maggio 1884 – 22 aprile 1969]

Nacque a Nicotera (all’epoca in provincia di Catanzaro) da Francesco (calzolaio) e da Maria Rosa Lo Coco (donna di casa). Primo di tre fratelli fu avviato allo studio, mentre gli altri due preferirono sedersi intorno al deschetto del padre per apprendere il mestiere. Terminata la scuola primaria, su consiglio dei maestri, fu avviato a frequentare il locale Seminario vescovile, ove diede prova di sé conseguendo apprezzamenti e risultati notevoli. Fu proprio il contatto con i numerosi sacerdoti che accese il lui l’amore verso il sacerdozio. Nonostante le difficoltà economiche dell’epoca, la famiglia si impegnò a mantenerlo agli studi. Conseguita la maturità, frequentò i corsi di teologia e venne consacrato sacerdote nel 1906, onorando così i sacrifici dei genitori e dei fratelli. Il quel tempo per la classe artigiana avere in casa un sacerdote o altro professionista era motivo di orgoglio e di crescita sociale. 
Durante il vescovado di mons. Domenico Taccone Gallucci (1889-1908) fece parte del Capitolo della Cattedrale nella qualità di abate. Nel 1913, vescovo mons. Giuseppe Maria Leo (1909-1920) venne nominato Rettore del Convitto-Ginnasio presieduto dal prof. Vincenzo Lombardi, fratello dell’on. Nicola. Da autodidatta conseguì il diploma di abilitazione magistrale che gli servirà per tutta la vita, senza tralasciare la sua missione sacerdotale.
Nel 1919 aderì al «Manifesto dei liberi e forti» di don Luigi Sturzo e fondò a Nicotera il Partito Popolare Italiano. Tante dignità del clero del Capitolo della Cattedrale, artigiani, braccianti agricoli, professionisti aderirono alla sua iniziativa. In città la presenza dei fascisti era notevole dato che l’avv. Diagora De Bella (figlio degenere del filosofo positivista Antonino) fondò la Camera dei Fasci anticipando la formazione dei Fasci nazionali, nel mentre in Città erano sorti il Partito Popolare, il Partito Socialista riformista (rappresentato dal preside Vincenzo Lombardi e da Pietro Paparatto) e il Partito Comunista, dopo la scissione di Livorno del 1921 per iniziativa di Francesco Del Vecchio. Le amministrative del 1922 furono molto accese: fascisti e liberali presentarono la loro lista e altrettanto fecero i tre partiti coalizzati. Quest’ultimi vinsero la battaglia elettorale e don Giacomo divenne una presenza cattolica sia nell’agone sociale che politico. Per tale vittoria furono seguiti con molta attenzione dal fascismo negli anni successivi.
Nel 1924 a seguito del Concorso vinto presso le Scuole elementari comunali di Roma si trasferì nella capitale ove esplicò la sua missione di maestro per un quarantennio unitamente a quella di sacerdote. Trovò accoglienza al Collegio dei 100 Preti nell’isola Tiberina, rimanendovi per i tanti lunghi anni della sua vita.
A Roma, gli fu assegnata per sede di insegnamento una Scuola in un Quartiere frequentato dai figli di famiglie agiate che vedevano in lui l’educatore saggio, autorevole, preparato e molto attento alla formazione morale civile religiosa oltre che scolastica dei loro figli. 
Negli anni che vanno dal 1922 al 1926, continuò a interessarsi di politica onorando l’amicizia che lo legava all’on. Antonino Anile, Ministro della PI e anche quella con l’on. Nicola Lombardi, sottosegretario ai Lavori Pubblici. Anile presentò il giovane prete a don Sturzo, a Vito Galati, a Meda ecc, e lo introdusse nel mondo della politica romana. Frequentò la casa del magistrato Mottola, Capo di Gabinetto del Lombardi, ove pervenivano informazioni riservate che consentivano sia ai popolari sia ai socialisti di assumere gli atteggiamenti più contrastanti verso l’arroganza fascista nelle sedute a Montecitorio. Dopo l’Aventino (1926) e la conseguente dichiarazione di decadenza degli aventiniani, continuò il suo impegno antifascista presso le tante famiglie romane di sua conoscenza.
Non tardò la vendetta del Governo che trasferì a Catanzaro il magistrato Mottola, creando tanto scompiglio nella famiglia e grande disaggio anche economico. Con il concordato del 1929, egli non dimenticò l’amico lontano e dopo tante pressioni riuscì a ottenere il rientro del magistrato a Roma e restituirlo così alla famiglia. Gli anni Trenta furono per tutti difficili e anche per i sacerdoti che, nonostante il Concordato, dovettero fare quadrato per la difesa dei Circoli cattolici che venivano presi di mira dalle squadracce fasciste intolleranti di vedere prosperare altre organizzazioni non sottomesse al Duce.
Nel ventennio frequentò per le sue ricerche e i suoi studi la Biblioteca Vaticana, ove conobbe Alcide De Gasperi, che era sotto stretta sorveglianza, e rimase colpito della statura e dell’austerità dell’uomo. Ancora da un suo racconto romano, sappiamo che più difficili figurano gli anni Quaranta che registrarono l’alleanza con la Germania, le leggi razziali, la spietata seconda guerra mondiale guerra.
D’estate quando tornava a Nicotera, frequentava la bottega dei suoi fratelli che intanto avevano messo su un tabacchino con calzoleria e armeria, e si intratteneva con alcuni antifascisti del paese che non si erano arresi. Tornò al paese fino all’estate del 1942, dopo gli avvenimenti precipitarono. Nella trepida attesa di rivedere i suoi cari, rientrò a Nicotera a guerra finita (24 aprile 1945) e vi rimase a sostegno del fratello Giuseppe candidato nella lista della DC alle comunali del 1946, il quale conseguì un risultato inatteso: fu il primo degli eletti. 
Ritornata la pace, la libertà, il benessere, Egli fino agli anni della pensione (1964), si dedicò agli studi pre-normanni, normanni e bizantini, alla storia antica del suo paese. I suoi lavori furono condotti con rigore scientifico e pubblicati su «Calabria Letteraria» e altre riviste. In particolare si ricorda la polemica con Gaudio Incorpora e con Paolo Orsi sul sito di Medma, condotta «con un’analisi accurata di dati inoppugnabili». 
Fu una personalità di storico meticoloso, appassionato, geniale, dal linguaggio scarno e dall’espressione essenziale. Vincenzo Saletta, in «Studi Meridionali», del gennaio-marzo 1969, così lo ricorda: «Troppi furono i legami sentimentali, affettivi, di ammirazione, di stima che ci legavano a questo esemplare di sacerdote-scrittore, a questo prete ammirato e stimato, a questo amico sincero e sollecito, a questo compagno di studi severi e difficili, a questo figlio amoroso di Calabria, alla quale dedicò, dopo Dio, tutta la sua vita con pubblicazioni di severo impegno e di eccezionale interesse, specie per gli studi normanno-bizantini di Calabria. Achille Solano, archeologo, ne tesse le lodi e lo ravvisò come persona dotta, citando la relazione che svolse al Primo Congresso di Studi Meridionali a Cosenza nell’anno 1954 sulla Mileto pre- normanna, in cui dimostrò di essere lo storico appassionato, meticoloso, geniale che pose alla base della sua ricerca i documenti custoditi negli tanti archivi vaticani e di stato. Il Vescovo mons. Agostino Saba, anch’egli storico della Chiesa, lo insignì del titolo di canonico onorario del Capitolo della Cattedrale per la cultura e quanto aveva dato alla sua città natale. Di certo sono convinto di avere stilato una parziale rievocazione dello studioso per la mancanza di altri documenti che non è facile sapere in quali mani siano finiti, comunque va anche il mio grazie e la mia gratitudine per il patrimonio di valore inestimabile che ha lasciato.
Scrisse diversi saggi, pubblicati su giornali e riviste. Da segnalare tra i tanti: Il castello di Nicotera e La Mileto prenormanna, 
Si spense a Nicotera nell’aprile 1969, all’età di 84 anni, spirando nelle braccia del suo più caro amico, il preside don G. B. Simoni, il quale riportò le sue ultime parole: «La mia fede è grande, tutta ispirata a Dio». Il funerale è stato imponente e vi parteciparono tutte le autorità scolastiche, civili e militari e una moltitudine di persone che vollero, per la sua illuminata carriera di studioso, rendergli in maniera plebiscitaria l’estremo sentito saluto. Nicotera lo ricorda con una via intestata a suo nome. (Pasquale Barbalace) ICSAIC 2021 – 6 

Scritti principali

  • Il castello di Nicotera, «Calabria sconosciuta», ottobre-novembre-dicembre 1961, pp. 20–23;
  • La Mileto prenormanna, in Atti dei I Congresso Storico Calabrese, Collezione meridionale editrice, Arti Grafiche Chicca, Tivoli 1957, p. 187.

Nota archivistica

  • Comune di Nicotera (Vibo Valentia), Registro delle morti, atto n. 31, p. I, 1969.

Nota

  • Si ringrazia il sig. Biagio Celli dell’Ufficio Stato Civile del Comune di Nicotera per la gentile collaborazione.
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