Morello, Vincenzo (Rastignac)

Vincenzo Morello [Bagnara Calabra (Reggio Calabria), 10 luglio 1860 – Roma, 30 marzo 1933]

Fu l’unico figlio maschio nella benestante famiglia del commerciante Antonino e Grazia Maria Gentiluomo (le sorelle erano Rosaria, Fortuna e Giacoma). Intraprende gli studi tecnici presso il Collegio Donati di Messina e sempre qui consegue la licenza ginnasiale e liceale sotto la guida del filosofo Giuseppe Sergi. Si laurea in giurisprudenza a Napoli nel 1883 e intraprende la carriera forense dapprima in Calabria e poi nuovamente a Napoli.
Fondata a Pisa nel 1881 la rivista «Il Marchese Colombi», nel 1887 Morello, ormai assurto alla figura di «articolista principe del giornalismo italiano», diventa altresì collaboratore fisso del quotidiano «La Tribuna», laddove inizia a utilizzare lo pseudonimo Rastignac, ispirato da quell’Eugène de Rastignac creato dalla penna di Balzac.
Amico di Gabriele D’Annunzio, condivide con lui un profondo scetticismo nei riguardi della politica giolittiana e del parlamentarismo inteso come «grande scuola di delinquenza nazionale». Condividerà tuttavia con lui, più tardi, anche l’amore per la stessa donna: quella Maria Hardouin di Gallese, moglie del Vate, la quale si toglierà la vita nel 1890.
Rocco de Zerbi, direttore del quotidiano «Il Piccolo», gli propone il posto di redattore nel quale Morello si fa notare per un’aspra polemica contro il repubblicano Giovanni Bovio. Tale diatriba gli fa da ponte per l’altra collaborazione, più prestigiosa, con «Il Corriere di Roma» guidato da quella coppia Matilde Serao e Edoardo Scarfoglio che di Morello fu in qualche modo il mentore formativo.
Nel 1890 fonda assieme a Giulio Aristide Sartorio la «Tribuna Illustrata», primo periodico illustrato italiano e nel 1894 fonda con Bobbi e Bellodi «Il Giornale», peculiarmente incentrato intorno alla politica di Zanardelli e Crispi.
Candidatosi alle elezioni del 1895 per la XIX legislatura nel collegio di Bagnara, fu sconfitto da «Antonino De Leo, notabile del luogo, il quale (…) alla forza delle idee aveva anteposto il potere del denaro. Morello ottenne 950 voti contro i 1420 di De Leo: accusato di essersi venduto all’avversario, uscì dalla vicenda profondamente amareggiato e, dall’indignazione provata nei confronti dei suoi concittadini, ebbe origine il vulnus che scavò una distanza insanabile con la sua città natale».
Sostenitore di Crispi e oppositore di Giolitti, nel 1900, a quarant’anni, chiamato da Ignazio Florio, geniale e potente industriale di origini bagnaresi, diventa primo direttore del nuovo quotidiano palermitano «L’Ora» che si presenta come giornale di opposizione al regime autoritario del generale Pelloux e diventa subito, secondo le parole del suo direttore, una «istituzione politica». Chiama tra le più note penne del giornalismo italiano, infatti, e ne fa un giornale moderno, capace di competere con i grandi quotidiani nazionali. Lasciato il quotidiano palermitano dopo tre anni, nel 1909 dirige le fiorentine «Cronache letterarie»: fu infatti pure poeta, drammaturgo e critico teatrale, cresciuto «nell’alveo di una cultura inverata dal positivismo» avendo prediletto Stendhal e Zola, oltre che Spencer, Taine e Nietzsche.
Dotato di grande capacità oratoria e di solida preparazione giuridica non abbandona mai la professione legale, anche se Mario Missiroli disse di lui che fu «grande avvocato, ma più nel giornale che nel foro».
Si avvicina inizialmente alle prime posizioni fasciste e il fascismo apprezza le sue posizioni: nel 1923 viene nominato senatore nella XXVI legislatura del Regno per la 20ª categoria (coloro che con servizi o meriti illustrano la Patria e, più precisamente come «solenne riconoscimento delle singolarissime qualità dello scrittore e, più ancora, dell’opera da lui svolta, durante trent’anni di strenua attività nella stampa quotidiana, per la rivendicazione delle più alte idealità italiane») e viene incluso nella commissione per le celebrazioni del Natale di Roma. Molto Vicino al Duce, nella cui politica vede realizzate le proprie aspettative, scrive sul mussoliniano «Gerarchia». Il 16 dicembre 1925 viene nominato commissario della Società italiana degli autori ed editori, di cui diventa presidente per il biennio 1928-1929. Dal 1926 riveste la carica di direttore del quotidiano milanese «Il Secolo».
Massone, si allontana dalla politica in ossequio al proprio spirito anticlericale, dando infine le dimissioni dal Pnf il 28 aprile 1930, soprattutto in contrasto con le scelte del regime relative al Concordato con il Vaticano, particolarmente in materia di istruzione, matrimonio e proprietà ma nel maggio 1930 è oratore ufficiale all’inaugurazione del monumento ai caduti della Grande Guerra a Reggio Calabra.
Benché avesse osteggiato per una vita intera il parlamentarismo e benché fosse stato anche ben poco partecipe in Senato, infatti, era ispirato da forti sentimenti patriottici. Sulla questione del Concordato tra Stato e Chiesa cattolica, nel 1932 pubblicò il volume Il Conflitto dopo la Conciliazione nel quale condanna le concessioni concordatarie alla politica ecclesiale. Val la pena sottolineare la suddetta sua posizione come ricordata nelle memorie del suo collega parlamentare e giornalista Massimo Rocca: «un libro scritto da Vincenzo Morello (…) che, data la censura del regime e la dignità di senatore fascista dell’autore, non avrebbe mai potuto essere pubblicato, senza il permesso del Duce (…), ripeteva le critiche mosse alla Conciliazione dal più spinto anticlericalismo liberale, accusando il Concordato di favorire la situazione politica ed economica della Chiesa in Italia, al di là di quanto fu mai conseguito negli altri Paesi».
Scettico al riguardo di un’eventuale propria iscrizione all’Unione nazionale Fascista del Senato, nel 1932 i senatori De Vecchi e Vicini, per conto del Direttorio, lo invitavano ancora a partecipare alla successiva seduta del Senato con la camicia nera d’ordinanza per i senatori fascisti.
Fu membro ordinario sia della Commissione d’accusa che di quella d’istruzione in seno all’Alta Corte di Giustizia.
Non ebbe figli e non si sposò. Scomparso a 73 anni in seguito a una pericardite, la sua scomparsa fu commemorata nell’aula di Palazzo Madama dal presidente Luigi Federzoni. Dal 1934 riposa nel cimitero di Bagnara dove gli è stato eretto un monumento, opera dell’architetto Carlo Pouchain. 
Portano il suo nome vie e piazze di Roma, Palermo, Catania, Ragusa. Bagnara gli ha dedicato una piazza e intitolato la scuola elementare. (Luca Irwin Fragale) © ICSAIC 2021 – 01

Opere (elenco sintetico)

  • Strofe, Morano, Napoli 1881;
  • Leggendo, Casa editrice artistico letteraria, Napoli 1886;
  • Politica e bancarotta, Tip. dell’Unione cooperativa editrice, Roma 1894;
  • L’educazione nazionale, Stab. tipogr. della Tribuna, Roma 1899;
  • Nell’arte e nella vita, Remo Sandron, Palermo 1900;
  • Germinal, Il pensiero, Bologna 1909;
  • Gabriele d’Annunzio, Roma 1910;
  • L’albero del male, Bernardo Lux, Roma 1914;
  • Il libro della Guerra, Soc. Tip. Ed. Nazionale, Torino 1915;
  • L’Adriatico senza pace, lfieri & Lacroix, Milano-Roma 1919;
  • Il roveto ardente, Vallecchi, Firenze 1926;
  • Dante, Farinata, Cavalcanti: lettura nella Casa di Dante in Roma, A. Mondadori, Milano 1927;
  • La Germania si sveglia: dopo Locarno e Thoiry, P. Cremonese, Roma 1931;
  • Il conflitto dopo la Conciliazione, Bombiani, Milano 1932;

Nota bibliografica

  • Giovanni Ciraolo, Vincenzo Morello Rastignac (1860-1933), «Nuova Antologia», 16 aprile 1933;
  • Massimo Rocca, La sconfitta dell’Europa: la politica internazionale del Ventennio vista dall’estero, Edizioni Librarie Italiane, Milano 1960.
  • Isabella Loschiavo Prete, Vincenzo Morello: Rastignac, vita e opere, Rubbettino, Soveria Mannelli 1985;
  • Lina Anzalone, Storia di Rastignac, Rubbettino, Soveria Mannelli 2005;
  • Riccardo D’Anna, Vincenzo Morello, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 76, Roma 2012;
  • Luca Irwin Fragale, La Massoneria in Parlamento. Primo Novecento e Fascismo, Perugia 2021 (in corso di pubblicazione).

Nota archivistica

  • Comune di Bagnara Calabra (Reggio Calabria), Registro delle nascite, atto n. 158 dell’11 luglio 1860;
  • Archivio Storico del Senato del Regno, Atti parlamentari, Discussioni, Commemorazioni, 31 marzo 1933, pp. 1662 e ss.
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