Moscato, Giovan Battista

Giovan Battista Moscato [Valanidi Inferiore (Reggio Calabria), 25 maggio 1835 – San Lucido (Cosenza), 20 settembre 1909]

Nasce da Gregorio e da Teresa Dattola, nel minuscolo centro di Valanidi Superiore, ora assorbito dal comune di Reggio Calabria. Ancora bambino perde la madre e tale evento lo sconvolge segnandolo per tutta la vita. Giovan Battista (qualcuno scrive anche Giovambattista, altri Giovanni Battista) inizia gli studi di latino, filosofia e greco nel seminario di Reggio Calabria e per completarli, il 4 gennaio 1853, a 18 anni, si trasferisce a Napoli ed entra come novizio nel collegio della Compagnia di Gesù alla Conocchia. Il 21 maggio 1864 viene consacrato sacerdote. Già in giovane età – come ricordano i suoi biografi – ottiene incarichi d’insegnamento nel collegio Massimo di Napoli e quindi a Cosenza e a Lucera.
Le vicende seguite alla spedizione di Garibaldi (la Compagnia di Gesù, come è noto, è considerata uno dei principali ostacoli alla realizzazione dell’unità nazionale e i suoi ben al sud vengono confiscati) lo inducono a trasferirsi a Vals (Francia) dove, tra il 1862 e il 1863, perfeziona i suoi studi di filosofia e insegna sanscrito e arabo ai missionari destinati alla Siria e all’Algeria. Quindi nel 1866 viene trasferito a Manresa, in Spagna, per sostenere la terza prova prima dell’ammissione all’ordine. E qui le autorità religiose “sfruttano” le sue attitudini all’insegnamento.
A Tarragona, città a 100 chilometri da Barcellona che affonda le proprie radici nella storia dell’impero romano, gli viene affidata la cattedra di ebraico nel seminario arcivescovile, mentre nel seminario di Las Palmas, un’isola delle Canarie, insegna teologia dogmatica e diritto canonico. Quest’ultima disciplina, nel 1869, la insegna anche agli studenti collegio della Compagnia di Gesù del principato di Monaco.
Alla fine del 1869, il suo diretto superiore ordina il suo rientro in Italia. Viene destinato a Reggio Calabria come prefetto degli studi e docente di teologia morale e diritto canonico nel seminario diocesano. Circondato da intrighi e bassezze, ferito da calunnie e insinuazione, non riesce ad integrarsi in quel mondo. Per cui, pur sentendosi “gesuitissimo” nel cuore e nella mente come scrive Raffaele Staffa, con una sofferta e dolorosa decisione, il 30 aprile del 1875 decide di uscire dalla Compagnia di Gesù.
Dopo un periodo trascorso nel seminario di Oppido Mamertina e poi nel ginnasio di Nicotera dove è chiamato a insegnare retorica, nel dicembre del 1886 lascia la chiesa di Santa Elia di Amantea che gli era stata affidata dal vescovo di Nicotera e Tropea, perché viene trasferito a San Lucido come parroco della Chiesa di San Giovanni Battista, dove restea sino alla sua morte. Non è una situazione facile quella che trova, per cui nel 1887 si rivolge direttamente al Pontefice chiedendogli di devolvere alla parrocchia, che era sprovvista di tutto, qualche oggetto ricevuto durante il Giubileo.
«Trovata la serenità – scrive Francesco Faragò sulla rivista dei gesuiti dell’Italia meridionale – circondato dall’affetto dei suoi cari, venerato dal popolo… può finalmente attingere quella tranquillità alla quale ha invano sperato negli anni burrascosi della sua giovinezza».
nella sua nuova residenza si dedica agli studi di latino, archeologia e storia, divenendo collaboratore del grande storico Theodor Mommsen che lo chiama «vir doctus et eruditus», e gode la stima e l’amicizia dei maggiori intellettuali italiani e stranieri.
Esclusivamente grazie alla sua attività di studioso, come annota Faragò, tra la fine dell’800 e l’inizio del secolo successivo, «San Lucido diventa un centro di alta cultura umanistica» a cui guarda con ammirazione non solo in Calabria.
«Personaggio eclettico», come segnala Genoese, si interessa «di filologia, di archeologia, di linguistica, di storia» e compone poemetti e liriche. La maggior parte delle sue opere sono scritte in latino lingua utilizzata «con disinvoltura». È direttore della «Rivista storica calabrese», fucina di giovani storici meridionali, apparsa nel 1893 con il titolo originario di «Rivista Calabrese di Storia e Geografia», e che, dopo Siena e Catanzaro, per un biennio, dal 1895 al 1897 si stampa proprio a San Lucido con un sottotitolo mutato («Pubblicazione mensuale fondata dal prof. dott. Oreste Dito, diretta dal prof. Giovan Battista Moscato»). Succedendo al “laico” Dito nella direzione della «Rivista Storica Calabrese», Moscato fornisce un importante contributo alla cultura dell’intera Calabria.
Monsignor Moscato è cognato di Elvira Cipriani (ha sposato suo fratello Gregorio), sorella di Orazio, giornalista originario di Nicotera, che appena ventenne, con l’appoggio del monsignore impianta a San Lucido una tipografia e pubblica il periodico, «Giovane Brezzia» (primo numero il 1° gennaio 1895), poi diventato «Gazzetta del circondario di Paola». Quando Orazio si trasferisce a Reggio Calabria, la tipografia viene gestita dal cognato. In quella tipografia vengono stampati alcuni numeri della rivista storica calabrese di cui monsignor Moscato è direttore.
La sua produzione letteraria è molto vasta; suoi articoli e saggi sono pubblicati in volumi e in riviste. È uno dei collaboratori più attivi de «La Calabria», rivista di letteratura popolare pubblicata a Monteleone (odierna Vivo Valentia) e diretta da Luigi Bruzzano, sulla quale scrivono tra gli altri Antonio Julia, Salvatore Mele, Vincenzo De Cristo, Pietro Ardito, Giovanni di Giacomo, Nicola Lombardi Satriani e Ottavio Ortona.
Muore a 74 anni a San Lucido nel cui cimitero viene sepolto. Nel 1983, per iniziativa del parroco del tempo, le sue spoglie vengono traslate in una cripta nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista. Il 2 dicembre 2016 gli viene intitolato l’Istituto comprensivo statale di San Lucido. (Leonilde Reda) © ICSAIC 2020

Opere principali

  • Cronaca dei musulmani in Calabria, Casa del Libro G. Brenner, Cosenza 1963 (poi 1979, 1983)
  • Sulle tracce di un paese scomparso: S. Lucido, Porto Balaro, Medma, Amantea, Fiumefreddo Bruzio, Temesa, Mit, Cosenza 1972 (con Antonio Ranieri Di Ferdinando e Mario Mandalari);

Nota bibliografica

  • Francesco Faragò, Giovan Battista Moscato storico e poeta, «Societas», 3, 1992, pp. 63-71;
  • Raffaele Staffa, Nicetum – S. Lucido – Temesa? Notizie sulla Calabria, II ed. a cura di Franco Staffa, Tipolitografia Roberto Gnisci, Paola 1999, pp. 123-125;
  • Pantaleone Sergi, Quotidiani desiderati, Memoria, Cosenza 2000, pp. 43-44.
  • Settimio Genoese, Giovambattista Moscato. Umanista e storico calabrese, parroco a San Lucido, in «Calabria letteraria», 7-8-9, 2003, pp. 100-101;
  • Alessandra Pagano, La chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista in San Lucido (CS) attraverso le Visite Pastorali, «Rogerius», 1, 2016, p. 121;
  • Pietro De Leo, Giovanni Battista Moscato: un erudito ecclesiastico reggino al servizio della Chiesa e della società calabrese tra XIX e XX secolo, in «Archivio Storico per la Calabria e la Lucania», LXXXIV, 2018, pp. 235-248.

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