Musuraca, Nicola (Nicholas)

Nicola Musuraca (Nicholas) [Riace (Reggio Calabria), 25 ottobre 1892 – Los Angeles (Usa), 3 settembre 1975]

Nacque da Cosimo e Anna Rosa, in una famiglia di contadini. Emigrò negli Stati Uniti all’età di quindici anni assieme al padre, imbarcandosi sul piroscafo Re d’Italia, partito da Napoli il 18 luglio e approdato a New York il 3 agosto 1907. Superata l’ispezione federale a Ellis Island, i Musuraca si stabilirono a Brooklyn, sulla Flushing Avenue, dove già risiedeva un fratello di Cosimo, Francesco. 
Dopo aver svolto vari umili lavori, nel 1913 fu assunto come autista dal cofondatore della compagnia cinematografica Vitagraph, il produttore e regista di origine inglese James Stuart Blackton, del quale in seguito divenne uomo di fiducia con diverse mansioni: dapprima proiezionista, poi addetto al montaggio, quindi assistente regista e infine, a partire dal 1918, primo operatore.
All’inizio degli anni Venti, si recò in Inghilterra per lavorare in tre film in costume diretti da Blackton, che aveva lasciato la Vitagraph per diventare un produttore indipendente; collaborò a vario titolo alla realizzazione dei primi due,Glorious Adventure (1922) e A Gypsy Cavalier (1922), nel successivo The Virgin Queen (1923), parzialmente girato a colori col pionieristico sistema Prizma, fu invece direttore della fotografia. Rientrato negli Usa, girò in qualità di cinematographer diversi film ancora con Blackton come regista, alcuni realizzati a New York, altri negli studi di Santa Monica, in California. 
Trasferitosi definitivamente a Hollywood nel 1927, iniziò a collaborare con la Robertson-Cole Pictures, poi con la compagnia che ne aveva rilevato l’attività, la Film Booking Offices of America (FBO) di Joseph Kennedy, padre del futuro presidente americano, lavorando nei western interpretati da Tom Tyler e da Buzz Burton. Dal 1929 fu in forza alla RKO, la major di Hollywood in cui era confluita la FBO Pictures. Alla RKO prese parte a decine di pellicole dai budget limitati e dai piani di lavorazione ridotti, a cominciare dai western con protagonista l’attore Tom Keene. Dal 1937 fu operatore preferito di Lew Landers, uno dei più prolifici autori di film a basso costo. Sino alla metà degli anni Trenta nei credits era citato prevalentemente come Nick Musuraca; successivamente, ormai naturalizzato cittadino americano, si firmò spesso col nome di battesimo di Nicholas.
Al volgere degli anni Quaranta, il suo talento era ormai affermato, sospinto dal successo di pubblico ottenuto da Come Robinson Crusoè (Swiss Family Robinson, 1940, di Edward Ludwig) e da Non sono una spia (Tom Brown’s School Days, 1940, di Robert Stevenson). Quello stesso anno uscì Lo sconosciuto del terzo piano (Stranger on the Third Floor, 1940, di Boris Ingster), film in cui la fotografia di Musuraca materializza magnificamente la paranoia del protagonista Peter Lorre, soprattutto nella memorabile sequenza dell’incubo, di chiara derivazione espressionista, e getta le basi di quelle immagini chiaroscurali tipiche dei film noir a venire.
Nel 1942 gli fu affidata la fotografia dei retakes e delle sequenze aggiuntive de L’orgoglio degli Amberson (The Magnificent Ambersons, di Orson Welles), film che la RKO, insoddisfatta del risultato, aveva strappato al controllo dell’autore, ordinando al montatore Robert Wise e all’assistente alla regia Fred Fleck di rimaneggiarlo completamente. Nello stesso anno una nuova unità di produzione della RKO, affidata a Val Lewton, venne delegata alla realizzazione di film fantastici e horror a basso budget. Lewton formò una squadra che includeva il compositore Roy Webb, lo scenografo Albert D’Agostino, i montatori e futuri registi Mark Robson e Robert Wise nonché Musuraca come direttore della fotografia; ai collaboratori venne lasciata libertà creativa, purché non si sforasse dal budget di 150.000 dollari previsto per ogni pellicola. Musuraca ne fotografò cinque, dal celeberrimo Il bacio della pantera (Cat People, 1942, di Jacques Tourneur) fino a Manicomio (Bedlam, 1946, di Mark Robson). L’anno dopo esce un altro film che reca il marchio del suo stile: Il passo del carnefice (The Fallen Sparrow, 1943, di Richard Wallace), interpretato da John Garfield, film “politico” in cui la fotografia di Musuraca contribuisce a creare un senso di claustrofobica angoscia.
Apprezzato non solo per il talento ma anche per la modestia, il carattere schivo, la rapidità dei metodi di lavoro, la semplicità e l’efficacia delle sue soluzioni tecniche, Musuraca toccò nel quinquennio 1945-1950 il vertice della creatività, partecipando a film come Gli eroi del Pacifico (Back to Bataan, 1945, di Edward Dmytryk), La scala a chiocciola (The Spiral Staircase, 1946, di Robert Siodmak), noir psicanalitico la cui perturbante riuscita deve non poco alla fotografia, Il segreto del medaglione (The Locket, 1946, di John Brahm), Le catene della colpa (Out of the Past, 1947, di Jacques Tourneur) e Sangue sulla luna (Blood on the Moon, 1948, di Robert Wise), in cui l’utilizzo della pellicola sensibile agli infrarossi, combinata al filtro rosso n. 29, gli permise di girare in esterni-giorno simulando la luce notturna della luna, con un risultato visivo che surclassava il tradizionale “effetto notte” ottenuto con la pellicola pancromatica. Negli anni Cinquanta, Musuraca lavorò in due film di Fritz Lang, La confessione della signora Doyle(Clash by Night, 1952) e il noir The Blue Gardenia (1953), in cui sperimentò l’uso del “crab dolly”, una gru che consentiva alla macchina da presa di effettuare riprese mobili e fluide. Un’altra riuscita fu la fotografia de La belva dell’autostrada (The Hitch-Hiker, 1953), diretto dall’attrice Ida Lupino e oggi riconosciuto come un piccolo cult movie. Ormai insoddisfatto per l’acquisizione da parte di Howard Hughes della compagnia dove aveva lavorato per oltre un ventennio e per il fatto di essere assegnato a progetti di basso livello, Musuraca aveva intanto lasciato la RKO per lavorare come free-lance. Negli anni Sessanta si unì alla Desilu, la compagnia televisiva fondata dalla coppia di attori Desi Arnaz e Lucille Ball, e per più di dieci anni fu attivo quasi esclusivamente nelle produzioni di serial per il piccolo schermo. Ottenne una candidatura all’Oscar per Mamma, ti ricordo! (I remember mama, 1948, di George Stevens). Fu membro dell’American Society of Cinematographers (ASC). Morì nel 1975 al St. Vincent’s Hospital di Los Angeles, a causa di un ictus, lasciando la moglie Josephine e un figlio, Nicholas Jr., che intraprese una breve carriera cinematografica come assistente operatore.
Il nome di Nicholas Musuraca è spesso relegato tra i mestieranti dell’età d’oro di Hollywood, anche perché buona parte delle centinaia di film, tra corti e lungometraggi, da lui fotografati sono b-movies, film di basso costo, privi di grandi nomi nel cast, diretti da registi di seconda linea, girati in pochissime settimane e spesso destinati al pubblico dei cinema di provincia. Alcuni di essi, però, hanno oggi raggiunto lo status di classici o di cult. Maestro della low-key cinematography, tutta giocata sulle luci basse e sul gioco delle ombre che creavano atmosfere inquietanti e sinistre, Musuraca lasciò il visibile marchio di un talento che scavalcava i limiti imposti dai budget esigui e rileggeva la lezione dei maestri dell’espressionismo tedesco grazie ad un bianco e nero personalissimo. Insieme a Robert De Grasse e a John Alton, fu il maggior interprete di un gusto figurativo basato sul misterioso e sul macabro, destinato a lasciare una notevole eredità nella storia della fotografia nel cinema americano. Lo studioso Eric Schaefer individua cinque elementi fondamentali nello stile di Musuraca: l’uso dell’intera gamma tonale, dal bianco, ai grigi, al nero profondo; il frequente posizionamento in basso delle sorgenti luminose – lampade da tavolo, caminetti, candelabri – che intrappolano il soggetto illuminato nella sua stessa ombra, incombente su pareti e soffitti; l’effetto di tensione psicologica ottenuto da intensi fasci di luce che attraversano il vuoto nero del fotogramma e ne accentuano l’oscurità circostante; la messa in risalto della silhouette di volti, persone ed oggetti, ottenuta collocando le sorgenti di luce lateralmente o posteriormente per enfatizzare il contorno delle figure in primo piano, che si ritagliano così dallo sfondo aggiungendo profondità all’immagine; infine la costante ricerca dell’astrazione e la predilezione per l’antinaturalismo, per le scene di sogno o di incubo, per la frantumazione dell’inquadratura in motivi geometrici di luce e ombra. In molte scene dei suoi film, quelle che più hanno lasciato un segno indelebile nell’immaginario cinefilo degli appassionati di horror e film noir, si ritrovano queste caratteristiche: la sequenza della piscina ne Il bacio della pantera, con i cangianti riflessi dell’acqua riverberati sul soffitto, il minaccioso stalking di Jean Brooks ne La settima vittima (The Seventh Victim, 1943, di Mark Robson), tra pozze di luce dei lampioni, angoli bui e ombre incombenti, le inquadrature notturne di San Francisco ne Le catene della colpa, in cui la città sembra scomporsi in rettangoli di buio e quadrati luminosi, le deliranti architetture di luce dell’aula del tribunale ne Lo sconosciuto del terzo piano, la discesa di Dorothy McGuire con la candela in mano lungo i gradini bui de La scala a chiocciola(Ernesto Fagiani) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Harry Burdick, Mother Nature Knows Best Is Nick Musuraca’s Creed, «American Cinematographer», luglio 1935, p. 287 e 295;
  • Walter Blanchard, Aces of the Camera II: Nicholas Musuraca, A.S.C., «American Cinematographer», febbraio 1941, pp. 56-57;
  • Herb A. Lightman, Low Key and Lively Action, «American Cinematographer», dicembre 1948, p. 411 e 424-426;
  • George E. Turner, Out of The Past: Jacques Tourneur, Nicholas Musuraca and Classic Film Noir, «American Cinematographer», marzo 1984, pp. 32-36;
  • Michael Walker, Nicholas Musuraca, «Film Dope», marzo 1991, pp. 22-27;
  • Eric Schaefer, Nicholas Musuraca, in International Dictionary of Films and Filmmakers, vol. IV, 4 ed., St. James Press, Farmington Hills 2000, pp. 628-629;
  • Stefano Masi, Nick (Nicholas) Musuraca, in Dizionario mondiale dei direttori della fotografia, vol. II, Le Mani, Recco 2009, pp. 199-201;
  • Wheeler Winston Dixon, Black & White Cinema: A Short History, Rutgers University Press, New Brunswick 2015, pp. 104-111;
  • John Bayley, Nicholas Musuraca, Cat People and RKO Film Noir, http://ascmag.com.
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