Niutta, Vincenzo

Vincenzo Niutta [Caulonia (Reggio Calabria) 20 maggio 1802, Napoli 1 settembre 1867]. 

Figlio di Ilariantonio Niutta e Marianna De Blasio, nacque a Castelvetere (oggi Caulonia) in una famiglia cospicua, fu il primo ministro calabrese dell’Italia unita. Avviato agli studi, inizialmente presso religiosi del luogo, come i fratelli Domenico e Nicola (anch’essi futuri magistrati), venne successivamente avviato agli studi delle lettere e della filosofia a Catanzaro. 
Nel 1820, come da tradizione delle famiglie benestanti, fu mandato a Napoli per studiare Giurisprudenza, sulle orme dello zio materno Ilario Antonio De Blasio, che fu uditore generale del Regno delle Due Sicilie. Superati gli esami di alunnato di giurisprudenza pratica, presso i tribunali dell’ordine giudiziario, dal 1824 passava per tutti i gradi della magistratura del tempo: giudice di tribunale civile e giudice criminale, presidente del tribunale civile, procuratore del re, giudice di corte civile, consigliere della corte suprema, presidente della Gran Corte Civile, infine Presidente della Suprema Corte di Napoli. 
Furono sue sedi professionali: Napoli (uditore giudiziario), Catanzaro (giudice di tribunale civile, anno 1825), Potenza (giudice criminale, anno 1826), Avellino (presidente di tribunale civile, anno 1831), Palermo (promosso Procuratore regio e giudice di corte civile, 26 dicembre 1836), L’Aquila (presidente della Gran Corte civile dell’Aquila, 1848), infine Napoli (consigliere della Suprema corte di giustizia di Napoli dal 19 aprile 1848; presidente della Gran Corte civile di Napoli dal 30 ottobre 1854; vicepresidente della Suprema corte di giustizia di Napoli dal 18 maggio 1857; presidente della Suprema corte di giustizia di Napoli dal 29 agosto 1859,primo presidente della Corte di Cassazione di Napoli dal 12 giugno 1861 fino alla sua morte. 
Sposato con Amalia Franchi, ebbe cinque figli Ilario, Nicola, Luigi, Filomena e Francesco.
La sua folgorante carriera fu agevolata da qualità professionali e culturali non comuni. Gracile nella persona, freddo e poco espressivo nella fisionomia, difficile nella parola, difetto che si aggravò con l’avanzare dell’età. 
Fu liberale con il grande culto della Patria, pur rimanendo fedele al giuramento del mandato di magistrato. Ebbe grande rispetto della libertà, della concezione dello Stato, della giustizia. Seppe distinguere i doveri ed i diritti di regnanti e sudditi, la funzione regolatrice della magistratura. Il concetto di Costituzione «fondata sul doppio principio dell’onore e della verità – si legge nell’elogio funebre – la sua rettitudine morale, la sua indipendenza, la sua dottrina e dirittura, il suo patriottismo gli crearono non pochi problemi con la corte borbonica e con gli stessi sovrani». Tanto che, a seguito di alcune sue affermazioni, soprattutto sulla funzione della magistratura, il ministro di Grazia e giustizia stava per destituirlo dalla carica (1848). Ma, la solidarietà di tutti i magistrati del Regno gli valse la revoca del provvedimento. Fiero e ostinato com’era tirava dritto per la sua strada facendosi amare e rispettare nel Regno delle Due Sicilie e il 1849 faceva ritorno a Napoli con le funzioni di consigliere di corte superiore. Dieci anni dopo divenne primo presidente della Suprema Corte di Giustizia di Napoli. Gli eventi del 1860 lo videro quindi nel ruolo più alto della magistratura partenopea. E in tale veste il 3 novembre 1860, nella Piazza Regia a Napoli (oggi Piazza del Plebiscito),proclamò il risultato del Plebiscito di Napoli e delle provincie meridionali, che si era svolto il 21 ottobre 1860, concludendo con la storica frase: «Proclamo che il popolo delle provincie meridionali d’Italia vuole l’Italia una ed indivisibile con Vittorio Emanuele, Re costituzionale e suoi legittimi discendenti». In precedenza, il 10 settembre dello stesso anno, all’udienza della Corte Suprema di Giustizia di Napoli, aveva pronunciato un discorso in onore di Giuseppe Garibaldi nel quale estrinsecava l’animo e lo spirito con cui le popolazioni meridionali acclamavano all’unità nazionale, salutando «con gioia il Risorgimento Italiano». 
Il 20  gennaio 1861 fu nominato Senatore del Regno d’Italia con la particolarità del giuramento prestato ancor prima della convalida, in seduta reale. Vittorio Emanuele II e Cavour lo vollero nel primo governo dell’Italia Unita. Collaborò con lo statista piemontese alla concezione e pronunciamento del discorso sulla formula «Libera Chiesa in Libero Stato». Ministro senza portafoglio (come da lui preteso) nel governo Cavour (marzo-giugno 1861). Dei preliminari alla nomina informava il fratello Domenico che era magistrato al Avellino (manteneva stretti i contatti coi fratelli e con i congiunti di Castelvetere). 
Fu tra gli estensori, quale vice presidente della Commissione parlamentare e, successivamente, Presidente della Commissione di Magistrati nominata per l’elaborazione del Codice Civile. Al Senato la sua attività fu molto marginale. Parlò soltanto nella discussione di tre leggi: sull’affrancamento dell’enfiteusi nell’Emilia, sull’istruzione elementare e, infine, era prenotato a relazionare «intorno alla proposta di legge di abolizione dei vincoli feudali » quando fu convocato dal Conte Cavour che comunicò la decisione congiunta, con il re, di nominarlo ministro.
Fu anche insigne letterato. Le sue sentenze, relazioni ed inchieste hanno lasciato l’impronta di uomo colto, di grande dottrina e grande giurista.
Non diede nulla alle stampe, ma lasciò manoscritti che meriterebbero di essere riscoperti e valorizzati: Raccolta di Pensieri  e di Giudizi di vari autori sulla filosofia del diritto; Sul Diritto di Natura; Sulrapporto della morale del diritto;Influenza del Cristianesimo sulla civiltà; Sul Diritto e sulla emancipazione della donna; Sul Diritto di Proprietà, di successione, donazioni, testamenti, società civili, nazionalità, Stati; Opinioni e giudizi di autori diversi sulla legislazione; Sopra ogni materia di diritto (disposti per ordine alfabetico delle materie); Sull’organizzazione giudiziaria e di procedura; Principi e regole di diritto romano; Osservazioni critiche sul progetto del Codice Civile, modificato dalla Commissione del Senato; Osservazioni attorno all’ordinamento della Corte di Cassazione o altra Magistratura del Regno; Raccolta di dialoghi di Dante; Frutto delle mie letture (tre manoscritti); ecc. 
Duca e Marchese di Marescotti (assunse i titoli nobiliari per parte della moglie e della nuora duchessa, moglie del figlio maggiore Ilario) fu Grande Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro.
Ammalato, si spense all’età di 65 anni. Ai funerali, che si svolsero due giorni dopo la sua morte,furono tenuti vari discorsi di personalità come Renato Matteo Imbriani, Giuseppe Pisanelli ed Enrico Pessina. Il suo amico Giovanni De Falco, avvocato generale della Corte di Cassazione  di Napoli medesima Corte e senatore, sul quotidiano «Il Pungolo» tracciò il profilo storico del grande giurista e magistrato calabrese. Il Senato lo ricordò nella seduta del 5 dicembre 1867. Il presidente Gabrio Casati, in quella occasione, affermò tra l’altro: «Si distinse ovunque per grande dottrina e specchiatezza, inflessibile nel rendere giustizia, giammai né sgomentato né lusingato, sebbene fossero i tempi difficilissimi».
A lui sono intestate una via a Napoli e una, quella principale, a Caulonia. (Ilario Camerieri) @ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Luigi Capuano, Elogi funerali e Cenni Biografici intorno a Vincenzo Niutta Presidente della Cassazione di Napoli Senatore del Regno Grande Uffiziale dell’ordine Mauriziano, Tipografia Rocco, Napoli 1868;
  • Giovanni De Falco, in Elogi funerali e cenni biografici intorno a Vincenzo Niutta, Presidente della Cassazione di Napoli, Senatore del Regno, Grande Ufficiale dell’Ordine Mauriziano, Tipografia Rocco, Napoli 1868, pp. 44-46;
  • Senato del Regno, Atti parlamentariDiscussioni, 5 dicembre 1867.
  • Davide Prota, Ricerche Storiche su Caulonia, Tipografia Toscano, Roccella Ionica 1913, pp. 147-149;
  • Francesco Genovese, I libri parrocchiali di Castelvetere (Caulonia) in provincia di Reggio Calabria, «Archivio storico per la Calabria e la Lucania», III, 1933, pp. 179-207;
  • Vincenzo Morelli, Vincenzo Niutta, in Dizionario del Risorgimento nazionale, vol. III, Vallardi, Milano 1933, pp. 708-709;
  • Antonio Collaci, Figure Calabresi: Vincenzo Niutta magistrato e poeta, «Il Popolo» 19 febbraio 1952;
  • Ubaldo Franco,Il 1860 ed il primo Governo Nazionale nei documenti dell’Archivio Comunale di Castelvetere (oggi Caulonia), «Archivio Storico per la Calabria e la Lucania», XXIII, fasc. III-IV, 1954, pp. 255-276;
  • Guido Miggiano, Vincenzo Niutta, «Corriere di Reggio», 26 agosto 1961;
  • Rocco Ritorto, Storia nelle storie della Costa dei Gelsomini in Calabria,  Vol. 1°, AGE, Ardore Marina 1991, pp. 219-221
  • Vincenzo Mezzatesta, Biografie di uomini illustri di Calabria, Gangemi Editore, Reggio Calabria 1993, pp. 147-151;
  • Scuteri Armando, Kaulon-Castelvetere,  Caulonia, Calabria Letteraria Editrice, Soveria Mannelli 2005, pp. 221-223;
  • Ilario Camerieri, La costituzione fondata su onore e verità,«il Quotidiano della Calabria», 27 dicembre 2009
  • Scuteri Armando, Quando Niutta accolse Garibaldi a Napoli, «Gazzetta del Sud», 17 marzo 2011;
  • La Calabria ai tempi dell’Unità d’Italia, Laruffa , Reggio Calabria 2011, pp. 41-43;
  • Alberto Scerbo, Vincenzo Niutta: forme della politica e dimensioni del diritto, in Id. (a cura di), Diritto ed economia nella Calabria moderna, Giuffrè, Milano 2013;
  • Rocco Ritorto, Un illustre figlio di Caulonia, www.caulonia2000.it.
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