Notarianni, Teresa

Teresa Notarianni [Cosenza, 1 gennaio 1828 – Napoli, 23 luglio 1897)

Nacque da Nicola, letterato e giureconsulto e da Carmela Abate. Fece gli studi nella città natale e fu il padre a intuirne le capacità artistiche e letterarie e a incentivarla ad andare avanti su quella strada, nonostante la mentalità borghese trionfante che vorrebbe la donna vocata esclusivamente alla famiglia. Le aspettative paterne non andarono deluse. Ancora giovane, infatti, Teresa arrivò alla fama, affermandosi come pittrice ritrattista e poetessa valorosa: i suoi versi – secondo Riccardo Giraldi – sono densi di contenuti, ricchi di immagini, semplici e armoniosi nella lingua e nello stile.
Operò prevalentemente a Napoli, che allora rappresentava il punto d’approdo per coloro che avevano intenzione di cimentarsi nella pittura e di pubblicare i loro scritti (altre scrittrici calabresi – citiamo Giovanna De Nobili di Catanzaro, Mariannina Giannone di Acri ed Edwige Albani di Crotone – stamparono le loro opere nella città partenopea). 
Di Teresa Notarianni si hanno tre raccolte poetiche: dedica alla madre i suoi primi lavori nel volumetto Versi (pubblicata in occasione dell’Esposizione di Belle Arti il 20 settembre 1845 in Napoli), a cui seguì Rime (di appena 16 pagine), dedicata al padre, raccolta  apprezzabile che vide la luce l’anno dopo e che comprende una bellissima poesia che ha per epigrafe versi di Orazio «Carmine Di superi placuntur Carmine Manes», un sonetto in lode di Bernardino Telesio, un secondo sonetto a proposito di un articolo del periodico «Il Calabrese» che esprimeva lodi nei suoi confronti, un terzo sonetto in lode di Beatrice Oliva Mancini, per la tragedia di costei; Ines de Castro, una versione di Lucio A. Seneca dei versi che cominciano: Omnia tempus edax deposcitur omnia carpii, una versione d’una commedia francese che dice: Toujours joyeux content, un sonetto per il l’onomastico di Gaetano Vantaggi, un altro sonetto per la monacazione di Teresa Zeuli, il Ritrailo del santo Bambino, sestine che hanno per argomento un sogno, Canzone a sua madre. E ancora terzine alla Gloria e versi sopra i suoi voti in società.
L’ultima sua opera, apparsa nel 1856, è infine la raccolta Per mio fratello, dedicata al fratello Federico, magistrato, morto molto giovane il 18 agosto 1954, anche lui poeta promettente in lingua latina e italiana, di cui piangeva il decesso prematuro «con quelle belle rime che bastano a mettere la nostra cosentina tra le poetesse più chiare che conti oggi la penisola», come scrisse Luigi Accattatis. «Questo lavoro – ha scritto Davide Andreotti nella sua Storia dei Cosentini – che solo vale un poema basta a dimostrare di che forza sia la Notarianni nello scrivere e nel poetare, sia per feracità di concetti filosofici e morali, che per copia d’immagini poetiche sempre vive e parlanti, e forza di espressione, ognora purgata d’ogni licenza, che il dire rende spianato grazioso e non mica pesante. Ma ciò che rende più ammirevoli i lavori di questa illustre nostra concittadina è qual sentimento di gloria che anima la poetessa — e che trasfuso nel lettore, finisce per empirti l’animo d’entusiasmo pel bello e pel vero, dopo che per la forma, ogni verso ti ha ricreato l’orecchio colla cara armonia della parola».
Come pittrice fu presente, quando ancora aveva 17 anni, nella esposizione di Belle arti che si tenne il 30 maggio 1845 nella capitale borbonica, affermandosi con un quadro raffigurante una pastorella e due ritratti, uno del padre e l’altro del fratello. Nella esposizione del 30 maggio 1848 mostrò quadri rappresentanti le due Carità (due Pastorelle, Dafne e Cloe, copie del Raffaello, e del Lodovico Caracci), una Ebe (la Maddalena, copia del Guercìni), la sacra famiglia e altre piccole miniature in cui si distinse: Erminia dal Tasso, Ritratto virile, La SS. Vergine col bambino.
In molti paesi della sua terra d’origine, ma anche nel napoletano, sono noti diversi suoi lavori artistici. 
Delle scrittrici calabresi dell’Ottocento – eppure non furono poche e si fecero notare anche in campo nazionale – si conosce molto poco. Teresa Notarianni non fa eccezione. Si conosce, infatti, poco o niente della sua vita privata.
Morì a Napoli all’età di 69 anni. (Leonilde Reda) © ICSAIC 2020

Opere

  • Versi, s.n., Napoli, 1845;
  • Rime, Tip. Gaetano Migliaccio, Napoli 1846;
  • Per mio fratello, Tip. Federico Vitale, Napoli 1856.

 

Nota bibliografica

   

  • Davide Andreotti, Storia dei cosentini, Vol. 3, Stab. Tipografico di Salvatore Marchese, Napoli 1874, pp. 325-326;
  • Luigi Accattatis, Le biografie degli uomini illustri delle Calabrie, Vol. 4, Tip. Municipale, Cosenza 1877;
  • Luigi Aliquò Lenzi, Gli scrittori calabresi, s.n., Messina 1913, ad nomen
  • Maria Bandini Buti, Poetesse e scrittrici, Tosi, Milano 1941-1942, 2 v. (Enciclopedia biografica e bibliografica italiana, serie VI).
  • Riccardo Giraldi, Il popolo cosentino e il suo territorio: da ieri a oggi, Pellegrini, Cosenza 2003, p. 194
  • Catalogo dei libri italiani dell’Ottocento1801-1900, Editrice Bibliografica, Milano 1991.
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