Nucci, Anna Maria

Anna Maria Nucci [Cervinara (Avellino), 1 maggio 1943 – Dipignano (Cosenza), 18 settembre 2017]

Anna Maria Nucci [Cervinara (Avellino), 1 maggio 1943 – Dipignano (Cosenza), 18 settembre 2017]

Figlia primogenita di Guglielmo e di Maria Bianco (lui, cosentino, iscritto in Legge e lei, avellinese, in Lettere Classiche, si erano incontrati frequentando l’Ateneo napoletano), nacque in pieno conflitto mondiale nel paese della mamma, mentre il papà era assente perché prestava servizio militare e, per l’occasione, ebbe due giorni di licenza. Con la sorella Bianca e il fratello Sandro, visse sempre a Cosenza dove Guglielmo Nucci è stato direttore dell’Ufficio provinciale del Lavoro e della Massima Occupazione, prima di essere eletto in Parlamento per cinque legislature consecutive nelle liste della Democrazia Cristiana.
A Cosenza frequentò le scuole primarie e secondarie e il Liceo Classico «Bernardino Telesio», dove ottenne la maturità, con il più alto punteggio di tutto l’istituto: «Questa giovane signora – disse anni dopo il presidente della Regione Calabria Antonio Guarasci ad Aldo Moro, con la figlia Agnese ospiti a casa Nucci in Fuscaldo – è stata mia allieva al liceo: la più brava che abbia mai avuto». Il 27 marzo 1965, nella Basilica di Laurignano, si sposò con l’ing. Francesco Mauro: testimoni alle nozze furono il segretario politico della Dc Flaminio Piccoli e quello amministrativo Ernesto Pucci. 
Già mamma di Giorgio, nato nel 1966, frequentò la facoltà di Lettere dell’Università di Napoli dove nel 1967 si laureò in Filosofia con il massimo dei voti. Oltre a Giorgio ebbe un altro figlio, Guglielmo, ingegnere, come il padre.
Appena laureata, insegnò italiano e storia nell’Istituto tecnico commerciale «Serra» e successivamente nell’Istituto tecnico industriale «Antonio Monaco» della sua città, dando alla sua «mission scolastica» non solo un valore didattico ma anche di formazione umana, tanto da essere, a distanza di anni, ricordata con riconoscente devozione dai suoi allievi: «giovane bella, dura, intransigente, ma bravissima docente», ha scritto di lei un suo allievo. E ha aggiunto: «Capiva se avevi studiato e come, se avevi assimilato le sue lezioni. Ore di effluvi letterari, sempre posti in parallelo con l’attualità, ma fortemente intrisi di “sapere”, di pensieri profondi. Eravamo in una scuola tecnica, ma Lei insegnava come se fossimo al Liceo». Insomma, «era una “donna ferma”, giovane, ma determinata» (D’Ambrosio). 
Sebbene fosse «figlia d’arte» e in famiglia avesse respirato politica da sempre (aveva solo 15 anni quando il padre fu eletto la prima volta in Parlamento), la sua passione maturò negli anni d’insegnamento, quando fu incaricata dal suo preside di occuparsi dei Provvedimenti delegati che davano alle scuole nuove funzioni e una nuova organizzazione e lei andò negli istituti della provincia per discuterne coi colleghi e coi presidi. 
All’Itis «Monaco» rimase fino al 1983, quando si candidò per la Dc alla Camera dei Deputati: aveva quarant’anni e fu eletta con oltre 70 mila preferenze, occupando quel seggio che fino a cinque anni prima era stato del padre. Da lui, che aveva la sua forza elettorale nei collocatori comunali, ereditò la rete di conoscenze e sicuramente un consistente pacchetto di preferenze che lei fece ulteriormente lievitare con le giuste alleanze e una campagna elettorale appassionata; concludeva ogni comizio e ogni intervento con la frase: «E sono sicura che non mortificherete questa presenza femminile». 
E gli elettori non la “mortificarono” in quella elezione, quando risultò la quarta eletta con oltre 73 mila preferenze dopo alcuni potenti veterani della Dc come Riccardo Misasi, Carmelo Pujia e Mario Tassone, e le confermarono il loro consenso per altre due legislature. Dopo Nilde Jotti, come mise in evidenza il «Corriere della Sera», fu la deputata più votata in Italia. Scrive la giornalista del quotidiano milanese: «Una curiosità: dopo Nilde Jotti, il massimo numero di preferenze, tra le donne, non se lo sono aggiudicate le candidate famose per il passato politico o le capacità professionali, ma una oscura – almeno ai mass media – deputata democristiana di Cosenza, Anna Maria Nucci che ha raggiunto 75.916 preferenze. Un primato per lei non nuovo: anche nell’83 era arrivata seconda solo a Nilde Jotti».
Come faceva l’«oscura», ma volitiva, deputata democristiana a ottenere quel risultato eccezionale, fu lei stessa a spiegarlo in una dichiarazione al «Corriere», in quella che può considerarsi la “sintesi” del suo pensiero: «Lavorando sodo, rimanendo molto presente nel mio collegio. La mia famiglia collabora molto. Inoltre qui mi guardano tutti con simpatia: a lungo sono stata l’unica donna eletta in Calabria. Devo il mio successo anche alla tradizione familiare: mio padre è stato in parlamento per cinque legislature. Le donne devono essere sempre più diligenti, lavorare il doppio, per riuscire. Nel mio caso, poi, è stato importante anche l’essere riuscita a mantenere un’immagine femminile: sono sposata, ho due figli, non mi definisco femminista, ho insegnato per 17 anni storia e filosofia, la gente si sente rassicurata da me».
Dopo Jole Giugni Lattari fu la seconda donna calabrese a varcare il portone di Montecitorio, dove rimase dalla IX all’XI Legislatura, dal 12 luglio 1983 al 14 aprile 1994. Di formazione dorotea, aderì tuttavia alla sinistra di Base, in Calabria guidata da Riccardo Misasi, e fu una deputata di stretta osservanza misasiana.
La sua scheda di attività parlamentare è molto sostanziosa: ha firmato 408 progetti di legge, 219 atti di indirizzo e di controllo e ha svolto 131 interventi in aula e in commissione. E ha ricoperto anche incarichi di governo: nel primo Goria, dal 30 luglio 1987 al 13 aprile 1988, è stata Sottosegretario di Stato alla Pubblica Istruzione, quando ministro era Giovanni Galloni. Numerosi anche i suoi incarichi parlamentari: nella IX legislatura è stata membro e segretario della Giunta delle elezioni dal 21 luglio 1983 al 1 luglio 1987, e ha fatto parte della Commissione Finanze e della Commissione di vigilanza sull’anagrafe tributaria. Nella X è stata nella Giunta provvisoria delle elezioni, quindi della Commissione lavoro pubblico e privato, sostituendo Riccardo Misasi (21 aprile 1988 – 14 marzo 1990) nella Commissione Giustizia. Nell’ultimo mandato parlamentare dal 9 giugno 1992 al 14 aprile 1994 ha fatto parte della Commissione lavoro. 
Come parlamentare è stata impegnata anche sui tempi della legalità («La delinquenza organizzata, sia essa mafiosa o no, ha alzato il tiro in Calabria, spara a magistrati, forze dell’ordine e politici, è chiaro che l’anti-Stato vuole colpire le istituzioni», denunciò), e con fermezza anche sui problemi delle donne, annunciando – per esempio – che contrariamente alle indicazioni del suo gruppo avrebbe votato per l’aumento della pena minima nel caso di stupro in presenza ai congiunti della vittima.
Anche una volta fuori dal Parlamento ha continuato a lungo a fare politica. Quando la Dc è scomparsa ha aderito al Partito Popolare Italiano e alla scelta di centrosinistra dell’Ulivo di Romano Prodi. Nel 2000 è stata proposta, dall’allora ministro per i rapporti con il Parlamento Agazio Loiero, alla Presidenza della Regione Calabria come candidata del centrosinistra: una «personalità forte», secondo Loiero, alla quale fu preferito il giornalista Nuccio Fava che fu sconfitto. Nel 2002 si è candidata a sindaco di Cosenza con la lista di Rinascita della Democrazia Cristiana che raccolse appena il 3% dei voti. Il suo impegno politico fu premiato, in seguito, con la nomina ad amministratore unico delle Terme Sibarite. Nel 2006 è stata tra i fondatori del Partito Democratico Meridionale, formazione politica ispirata dal presidente della Regione Calabria Agazio Loiero in polemica con i vertici nazionali del suo partito, la Margherita. Poi, fino all’ottobre del 2009, nella giunta guidata dal sindaco Salvatore Perugini è stata assessore al Comune di Cosenza con delega al Bilancio.
La scomparsa del primogenito Giorgio, il 27 giugno 2006 in un tragico incidente stradale, ferita mai rimarginata, aveva già segnato la sua esistenza. Dopo il 2009, così, si è ritirata a vita privata, allontanandosi per sempre dalla politica e lentamente dalla vita. Si ammalò e si spense 8 anni dopo, a 74 anni d’età, lasciando una grande rimpianto tra chi la conobbe. Il comune di Cosenza per ricordarla le ha intestato una via in centro città associando il suo nome a quello del padre. (Pantaleone Sergi) © ICSAIC 2021 – 03

Scritti

  • La condizione femminile prima e dopo la Costituzione, in Le Donne e la Costituzione, Atti del convegno promosso dall’Associazione degli ex-parlamentari, Roma, 22-23 marzo 1988, Camera dei deputati, Roma1989, p. 258 e sgg.

Nota bibliografica

  • Viviana Kasam, Il parlamento è un po’ più donna ma non è il trionfo rosa, «Corriere della Sera», 18 giugno 1987;
  • Elezioni calabresi: Loiero propone la candidatura di Anna Maria Nucci, «l’Unità», 6 marzo 2000;
  • Morta l’ex parlamentare Dc Anna Maria Nucci, «Gazzetta del Sud»,18 settembre 2017;
  • Francesco D’Ambrosio, Ritratti cosentini, Pellegrini, Cosenza 2018, pp. 97-100;
  • Iginio Carvelli, Sentieri femminili in Calabria, Falco editore, Cosenza 2020, pp. 48-54.

Nota archivistica

  • Comune di Cervinara (Avellino), Registro degli atti di nascita, n. 134, Parte I, Serie A, anno 1943;
  • Comune di Dipignano (Cosenza), Registro degli atti di matrimonio, n. 51, Parte II, Serie A, anno 1965;
  • Comune di Dipignano (Cosenza), Registro degli atti di morte, n. 30, Parte II, Serie B.

Nota

  • L’A. ringrazia l’ing. Franco Mauro, marito della biografata, e la dottoressa Mariateresa Cioffi, responsabile dell’Ufficio Stato Civile del Comune di Cervinara, per la preziosa collaborazione.
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