Nunziante di San Ferdinando, Ferdinando

Ferdinando Nunziante di San Ferdinando (Napoli, 27 settembre 1863 – 26 febbraio 1941).

Nacque da Vito dei marchese di San Ferdinando e da donna Francesca Pignatelli della Leonessa dei principi di Monteroduni, primogenito di quattro figli: Giuseppa, detta Giuseppina, andata in sposa a Ferdinando Lucchesi Palli; Giovanni e Luigi, quest’ultimo prima Sindaco e poi Podestà di Rosarno. Il 12 dicembre 1889 sposò Anna Colonna dei principi di Paliano, dalla quale nacquero Vito, morto ancora in fasce; Francesca, sposata con il capitano di vascello Mario Coda, insignito della croce di guerra al valor militare; Maria Anna, coniugata con Giuseppe Talamo Atenolfi Brancaccio marchese di Castelnuovo; Adele, che sposò il marchese Pasquale Diana. 
Si laureò giovanissimo in Legge, dedicandosi intensamente allo studio delle discipline economiche e politiche. Allo stesso tempo divenne un attento cultore di letteratura e storia, in particolare di quella Patria ed europea; la sua capacità di sintesi lo portò a diventare giornalista e a collaborare con diversi periodici e riviste, quali «La Nuova Antologia», la «Rivista d’Italia» e l’importante «Rassegna Nazionale», pubblicando interessanti monografie, collocandosi, come riportato nel sottotitolo, nell’area dei Conservatori e cattolici liberali italiani.
Il fratello Luigi, da sindaco di Rosarno, lo sostenne nella carriera politica, coordinando la piattaforma di rivendicazioni per la rinascita del Mezzogiorno, in particolare della Calabria. Inizialmente si candidò alle elezioni provinciali del 1904 e, grazie alla rete relazionale famigliare – il padre era stato presidente della Banca Agricola di Palmi – ottenne un grande consenso elettorale nella Piana, superando il suo diretto rivale Giuseppe Colarusso da Cittanova. Successivamente, venne eletto deputato per il Collegio di Palmi nelle legislature XXIII, XXIV, XXV, XXVII e il 24 gennaio 1929 ottenne la nomina a senatore per la 3ª categoria. In particolare, Ferdinando Nunziante si candidò alle elezioni del 1909 al posto del deputato giolittiano Giovanni Bovi di Palmi, che si era ritirato, ottenendo un successo che lo avrebbe spinto verso incarichi prestigiosi. E in Parlamento rappresentò le istanze della borghesia agraria.
Manifestò una chiara ispirazione cattolica nel suo impegno politico: la sua candidatura, infatti, fu caldeggiata dal vescovo di Mileto, mons. Morabito. Un’appartenenza politica che fu ribadita, il 30 giungo 1913, durante un convegno nella città di Palmi al quale parteciparono molti sindaci e notabili della Piana, in cui nel presentare il suo programma per la XXIV legislatura, dichiarò pubblicamente di essere un cattolico liberale. Egli sottolineò il comportamento tenuto in Aula dai dirigenti del partito liberale che, essendo «uomini di Stato e di Governo manca il tempo di occuparsi dei loro umili seguaci, se non per indicare all’ultimo momento come si dovrà votare», dichiarava la “sincerità” dei suoi propositi e comunicava di aver «sostenuto ed appoggiato, lealmente, senza sottintesi, il Ministro Giolitti durante tutta la guerra Libica».
Nelle successive elezioni Nunziante, da un punto di vista elettorale, rafforzò il suo afflato con il territorio prevalendo sul candidato del Partito Socialista Enrico Ferri, nel 1904 al punto che nelle elezioni del 1909 i socialisti si disimpegnarono, malgrado la presenza di una buona base con la lega dei contadini e l’esistenza di un organo stampa «La Falce» che era stato fondato nel 1908. In questo contesto elettorale, il marchese Nunziante fu confermato deputato in tutte le successive elezioni del 1913, del 1919 e del 1924. Fu nominato sottosegretario al Ministero per gli approvvigionamenti e consumi alimentari nel governo Orlando, carica che ricoprì dal 29 ottobre 1917 al 23 giugno 1919. Tale funzione fu svolta durante una congiuntura economica mondiale difficile, che si ripercosse sull’economia della regione in modo pesante. Con questa esperienza maturò le sue innate doti manageriali. 
Nelle elezioni politiche del 1919 entrò, come molti altri cattolici, nella lista del Partito Popolare; altri esponenti, come Biagio Camagna e Giuseppe De Nava, confluirono, invece, in una lista liberale democratica. La nuova legge elettorale estendeva il suffragio a tutti i cittadini maschi dai 21 anni e aboliva il sistema uninominale. In questo contesto, si organizzò la struttura dei partiti per adeguarsi alle nuove campagne elettorali che investivano un bacino elettorale passivo più ampio rispetto il precedente. In Calabria, e in particolare a Reggio, sede dell’Arcidiocesi Metropolitana tra le più importanti del Sud, il Partito Popolare aveva strutturato da subito un’impostazione ideologica antisocialista; uno dei primi comunicati diramati dall’ufficio stampa del partito invitava i cattolici ad aderire al popolarismo, perché «i socialisti sfruttano abilmente gli errori della società sfruttando abilmente gli errori delle masse». Il Partito Popolare cominciò ad organizzarsi «per sottrarre all’attiva propaganda socialista le grandi masse rurali». Alla vigilia delle elezioni politiche, malgrado la resistenza dei giovani popolari, nelle liste e nell’organizzazione territoriale del partito «furono compresi alcuni notabili giolittiani, come il Nunziante», perché prevalse la necessità, ritenuta primaria dai vertici politici del partito, di accaparrarsi quelle figure che potevano attrarre consenso dalla loro rete di relazioni sul territorio, capaci di fare la differenza nella competizione elettorale. Tale tesi, sostenuta dalla maggioranza degli iscritti, comportò l’inclusione dei notabili nelle liste elettorali, in quanto forze elettorali fondamentali per avere la preminenza sul partito socialista, visto come vero e unico pericolo. 
Fu eletto nelle elezioni del 1919 e in quelle del 1924 nel cosiddetto listone, nel quale confluirono esponenti liberali, democratici, popolari e i fascisti. Nel 1929 fu nominato Senatore del Regno.  Noto per la sua capacità di proporre soluzioni e risolvere criticità, ottenne la fiducia del grande meridionalista Umberto Zanotti Bianco, che si rallegrò di «aver conquistato alla causa del miglioramento di vita dei contadini l’agrario Nunziante». Al marchese fu conferita la presidenza dell’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia (Animi), carica che ricoprì dal 1922 al 1924, anno in cui, per correttezza istituzionale, si dimise perché candidato alla Camera dei Deputali. Successivamente, da Senatore fu richiamato ad assumere tale ruolo dal 1929 al 1941, anno della sua morte avvenuta a Napoli il 26 febbraio all’età di 78 anni.
Tra i suoi contributi maggiori vi furono la realizzazione, in qualità di Presidente della Società delle Forze Idrauliche della Sila, delle opere di sbarramento per la nascita del lago d’Ampollino, iniziate nel 1916 e inaugurate nel 1927 alla presenza del re Vittorio Emanuele III. Fu il primo invaso artificiale della Sila che bagna le province di Cosenza, Crotone e Catanzaro; collegato tramite una condotta forzata con il lago Arvo, le sue acque giungono ad alimentare la Centrale di Orichella con un salto di 480 metri. Dopo il passaggio in un bacino di compenso, si dirigono alla seconda centrale di Timpa Grande, costruita 300 metri più in basso; qui le acque vengono nuovamente raccolte e canalizzate alla Centrale di Calusia, situata a valle, per affluire successivamente nel fiume Neto e fornire le condotte a scopi irrigui nel Crotonese. 
Commendatore dell’Ordine SS. Maurizio e Lazzaro e Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia, ebbe molti incarichi di prestigio. Fu membro della Commissione di contabilità interna (30 marzo 1935-2 marzo 1939); della Commissione dell’educazione nazionale e della cultura popolare (17 aprile 1939-23 gennaio 1940); del Comitato nazionale per la protezione ed assistenza degli orfani di guerra (5 giugno 1924); della Commissione dell’agricoltura (23 gennaio 1940-26 febbraio 1941) e del Comitato centrale per il credito agrario del Banco di Napoli. Fu vicepresidente del Comitato nazionale per gli orfani di guerra e del Patronato «Regina Elena», e presidente della Società per le forze idrauliche della Sila; dei Magazzini generali per gli oli di Calabria; della Banca agricola industriale di Palmi; della Commissione del bilancio e della Consulta araldica; dell’Animi (1922-1924) (1928-1941), dell’Istituto bacologico per le Calabrie; della Scuola pratica per l’agricoltura di Palmi e dell’Istituto Vittorio Emanuele III per il credito agrario nelle Calabrie. (Fabio Arichetta) © ICSAIC 2020

Pubblicazioni

  • Per la Calabria, «Rassegna Nazionale», 16 maggio 1910, p. 4;
  • Le assicurazioni sulla vita allo Stato. Discorso dell’On.le Ferdinando Nunziante pronunziato alla Camera dei Deputali nella II tornata del 4 luglio 1911, Tip. Camera dei Deputali, Roma 1911;
  • Discorso pronuncialo agli elettori di Palmi, 30 giugno 1913, Tipografia  Lopresti, Palmi 1913.

Nota bibliografica  

  • «L’Avvenire di Reggio», 16 novembre 1909;
  • I grandi parlamentari calabresi. Il Marchese Ferdinando Nunziante, «Corriere di Calabria», 30 marzo 1924;
  • Umberto Zanotti Bianco. L’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia nei suoi primi cinquant’anni di vita, Animi, Roma 1960, pp. 48-50;
  • Giuseppe Isnardi, Frontiera calabrese, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1965, p. 552; 
  • Pietro Borzomati, I cattolici calabresi, la guerra 1915-18. In il dopoguerra, in Chiesa e società in Calabria nel secolo XX, Marra Ed. Reggio Calabria 1978. p. 202;
  • Pasquale Amato, Umberto Zanotti Bianco meridionalista militante, Marsilio, Venezia 1981, p.11;
  • Gaetano Cingari, Storia della Calabria dall’Unità ad oggi, Laterza, Bari 1982, p. 194;
  • Bruno Polimeni, Ferdinando Nunziante (1863-1941), «Historica», XLVIII, 3, 1995, p. 138-143.
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