Padula, Vincenzo

Vincenzo  Padula (Acri (Cosenza), 25 marzo 1819 – 8 gennaio 1893)

Nacque da Carlo Maria, di professione medico, e da Mariangela Caterino, appartenente a famiglia artigiana. I Padula erano venuti in Acri da Saponara (Lucania), al seguito del Principe di Bisignano, del quale il nonno di Vincenzo era stato “maestro di casa”. In Acri trascorse la fanciullezza insieme ai tre fratelli Umile, Salvatore e Giacomo, e alle due sorelle Cristina e Luisa. Dei cinque fratelli amò in modo particolare Giacomo e Luisa, e in un sonetto ricorda quest’ultima come «la compagnuzza dei primi anni miei». Giacomo sarà ucciso da un sicario in un agguato durante le vicende del 1848.
A impartirgli i primi rudimenti letterari fu lo zio Umile, sacerdote, parroco di Santa Chiara in Acri e insegnante nel Seminario di Bisignano. All’età di dieci anni (1829), il padre lo mandò a studiare nel Seminario di Bisignano, dove ebbe a maestri l’erudito Vivacqua di Tarsia per gli studi letterari e Vincenzo Pellegrini, di Belvedere Marittimo, per quelli filosofici. Fin da ragazzo rivelò doti e capacità non comuni, oratorie e artistiche: leggeva e imparava a memoria l’Iliade e scriveva panegirici. Successivamente passò nel Seminario maggiore di San Marco Argentano, dove il 10 giugno 1843 sarà ordinato sacerdote dal vescovo Mariano Marsico. Abbruzzo scrive che il Padula «fu avviato al sacerdozio per risollevare le condizioni della famiglia» e che «la sua non fu, perciò, vera vocazione ed il comportamento da non perfetto ecclesiastico non deve meravigliare, come spesso è avvenuto».
Nel 1840 fu chiamato a collaborare al giornale «Il Viaggiatore» fondato a Napoli da Domenico Mauro «col fine di riunire attorno a sé – come scrisse lo stesso Padula – quanti calabresi potesse, forniti di mente, di buon valore e di patriottismo, per tentare un’insurrezione nella provincia’». L’anno successivo iniziò a collaborare a «L’equilibrio», sul quale pubblicò, tra l’altro, scritti come Riflessioni sulla lingua e sul pedantismo in Italia e Sopra una definizione della poesia. Nel 1842 pubblicò a Napoli la prima opera di rilevanza artistica: la novella in ottave Il monastero della Sambucina, con una dedica a Domenico Mauro, falsificando il luogo di edizione (Bruxelles) per ragioni politiche e morali legate al suo status sacerdotale.
Nello stesso anno Saverio Vitari fondò a Cosenza Il Calabrese, al quale collaboravano «i migliori ingegni della Provincia» (Padula) e anch’egli prese a collaborarvi. Nel 1844 si trasferì a Rossano, dove iniziò a comporre il poemetto Valentino, dramma romantico d’ispirazione byroniana dedicato ai «genitori diletti», che sarà edito a Palermo nel 1845. Il 1846 lo vede insegnante nel Seminario di Bisignano e, nell’anno successivo, in quello di San Marco Argentano, dove i suoi nuovi metodi di insegnamento e la sua cultura vengono particolarmente apprezzati. Ma il 1847 è anche l’anno in cui «si fa più acuta la sua crisi d’identità, che gli fa avvertire l’inconciliabilità tra la missione sacerdotale e la passionalità romantico-rivoluzionaria» (Chiodo). Nel 1848, anno della rivoluzione, seguì dal Seminario di San Marco gli eventi rivoluzionari, e si schierò, con articoli e scritti, dalla parte dei contadini contro i baroni, usurpatori delle terre demaniali. Tale atteggiamento gli costò l’etichetta di «comunista». Nello stesso anno fu chiamato ad Acri da Vincenzo Sprovieri, seguace della Giovane Italia, che lo nominò oratore ufficiale del locale Circolo Democratico.
Alla notizia della sconfitta di Campotenese (27 giugno 1848), scrisse un componimento pieno di delusione e di amarezza: Per la disfatta degli insorti calabresi. La rivoluzione del 1848 si legava in Calabria all’antico e sentito problema della rivendicazione del demanio usurpato e al conseguente movimento per l’occupazione delle terre demaniali. Il Padula, sensibile a questa problematica sociale, nella piazza antistante il Circolo Democratico di Acri, arringò la folla e denunciò le usurpazioni, facendo scattare l’ira di alcune famiglie borghesi chiamate in causa. Il 25 settembre 1848, mentre si stava dirigendo verso la chiesa di S. Domenico per le funzioni religiose, fu aggredito e malmenato; nei fatti che seguirono a questo episodio, perse la vita il fratello Giacomo. Per i suoi comportamenti nei fatti del 1848, si trovò “inviluppato” – come scrive lui stesso – in un processo senza la formulazione di una precisa accusa., e perse il posto di insegnante nel Seminario di San Marco Argentano. Costretto a nascondersi in casa di amici, per non essere arrestato, si allontanò da Acri. Nel dicembre del ’48  si rifugiò a Rossano, ospite della famiglia De Rosis, ma nel ’49 l’arcivescovo di quella città, mons. Pietro Cilento, borbonico a oltranza, per motivi politici lo costrinse a ritornare ad Acri, dove per sei mesi visse nascosto, come egli stesso riferisce, «alloggiando una notte in una casa, ed una notte in un’altra, tra palpiti, paure e patimenti d’ogni sorta».
Nel 1850 trovò rifugio a Cosenza per un anno, facendo il precettore presso la famiglia del barone Luigi Cosentini. Tra il 1851 e il 1852 fu a Petilia Policastro, precettore presso la famiglia Ferrari, e poi, a Crotone, presso la famiglia Berlingieri, a Cutro, presso i Guarany, alternando brevi soggiorni anche a Catanzaro e a Pizzo. Nel 1854, finalmente, ottenne di potersi trasferire a Napoli. Scrive Carlo Muscetta, uno dei maggiori studiosi di Padula, che «a Napoli si legò ai pochi intellettuali antiborbonici rimasti in libertà (E. Rocco, Mastriani, Cossovich, Orgitano) con i quali compilava periodici subito soppressi dalla censura e partecipava ai tentativi di ricostituzione dei gruppi rivoluzionari calabresi» ma «fu soprattutto nella redazione del Secolo XIX da lui fondato insieme a Carlo De Cesare, Federico Quercia e Pasquale Trisolino, che Padula si sentì più a suo agio».
Nel 1861 fondò, con Indelli e Della Vecchia, un giornale di centro sinistra, «Il progresso», ma presto si allontanò da quella iniziativa, avvicinandosi alle posizioni filogovernative e a Silvio Spaventa. 
Grazie all’intervento di Luigi Settembrini, nel 1862 ottenne la cattedra di Lettere al Liceo di Cosenza, dove nel 1864 fondò il periodico bisettimanale Il Bruzio, giornale politico letterario, «l’opera più bella e più appassionata di tutta la sua vita» (Muscetta), in vita fino al 1865. Con questo giornale «voleva analizzare e cambiare la società calabrese, difendendo il nuovo ordine politico contro le minacce legittimiste e le autonomie locali contro il decentramento amministrativo e politico, con uno sguardo a tutta la situazione italiana e alle trasformazioni politiche ed economiche della società europea» (Scafoglio). Su quest’ultimo giornale, scritto quasi interamente da lui e che «non era espressione di nessun gruppo politico» (Muscetta), furono pubblicati i saggi meridionalistici  raccolti successivamente in Dello stato delle persone in Calabria e il dramma Antonello capobrigante calabrese. Il 28 luglio 1865 «Il Bruzio» cessava la sue pubblicazioni, dopo essere stato coinvolto in un processo a causa della sua linea non propriamente “officiosa”.
Nel 1866 Padula tornò a Napoli, avendo ottenuto la cattedra di Lettere nel Liceo “Vittorio Emanuele”. Nel 1867 il ministro della Pubblica Istruzione Cesare Correnti  lo chiamò a Firenze come suo segretario particolare e gli affidò la redazione della rivista «Il Diritto». Nel 1871 tentò la carriera universitaria, pubblicando in pochi mesi l’opera Protogea, ovvero le origini dell’Europa preistorica. Nel 1878 gli venne finalmente conferita una cattedra di Letteratura italiana nell’Università di Parma ma, «nonostante i vantaggi economici e l’accresciuto prestigio, vi rimase solo due anni , anche a causa del clima avverso e della sua salute» (Chiodo).
Tornò a Napoli nel 1881, ed essendosi ridotto in pessime condizioni di salute, decise quindi di tornare per sempre nel suo paese nativo, ad Acri, dove morì all’età di 74 anni, assistito dai familiari e dal poeta Vincenzo Julia.
Grazie alla legge regionale n.20/1995 è nata ad Acri la Fondazione Vincenzo Padula, che ha sede nell’ottocentesco Palazzo Padula, appartenuto al poeta. La Fondazione organizza importanti eventi di valore culturale nazionale, tra cui il prestigioso “Premio Padula”. (Franco Liguori) © ICSAIC 2020

Opere principali

  • Il Monastero della Sambucina, Bruxelles (ma Napoli) 1842;
  • Apocalisse di San Giovanni apostolo recata in versi italiani, Stab. Tipografico di Gaetano Nobile, Napoli 1861;
  • Antonello capobrigante calabrese, dramma, in «Il Bruzio», 20 agosto 1864 – 6 luglio 1865;
  • Stato delle persone in Calabria, «Il Bruzio», 18 giugno 1864 – 29 giugno 1865;
  • Elogio dell’abate Antonio Genovesi, Androsio, Napoli 1869;
  • Protogea ossia l’Europa preistorica , Androsio, Napoli 1871;
  • Poesie varie, Pansin, Napoli 1878;
  • Prose giornalistiche, Androsio, Napoli 1878;
  • L’Orco (a cura di G. Faggiano), Napoli 1924;
  • Le Poesie, s.n., Acri 1928;
  • Le poesie  dialettali (a cura di G. Abbruzzo), Orizzonti meridionali, Cosenza 1993.

Nota bibliografica

  • Stanislao De Chiara, Vincenzo Padula, Casa Editrice La Sicilia, Messina 1923;
  • Carlo Muscetta, Ritratto di Vincenzo Padula, «Il Ponte», 9-10, 1950, pp. 1105-1120;
  • Carlo Muscetta, Introduzione  a  Persone in Calabria, Parenti, Firenze 1950;
  • Natalino Sapegno, Persone in Calabria di Vincenzo Padula, «Società», VII, dicembre 1951;
  • Benedetto Croce, La letteratura della Nuova Italia, Laterza, Bari 1956, vol. I, pp. 91-108;
  • Carlo Muscetta, Vincenzo Padula prosatore, «Almanacco calabrese», 1973, pp.49-52;
  • Attilio Marinari, Il byronismo calabrese e il romanticismo realista di V. Padula, in Letteratura Italiana. Storia e Testi, a cura di C. Muscetta, vol. 8, I, pp. 246-262, Laterza, Bari 1975;
  • Domenico Scafoglio, Vincenzo Padula, storia di una censura letteraria, Lerici, Cosenza 1979.
  • Francesco Godino, Vincenzo Padula. Vita, opere, poesie,  Brenner, Cosenza 1982;
  • Domenico Scafoglio, L’immaginazione filologica,la teoria della lingua e la ricerca dialettologica in Vincenzo Padula, «Qualecultura», Vibo Valentia 1984;
  • Maria Gabriella Chiodo, Intellettuali in provincia, Guida Editore, Napoli 1985,
  • Luigi Reina, Vincenzo Padula, Parallelo 38, Reggio Calabria 1985;
  • Attilio Marinari (a cura di), Un intellettuale di frontiera: Vincenzo Padula, Atti del Convegno Vincenzo Padula e il suo tempo, Acri, gennaio-maggio 1993;
  • Franco Liguori, Vincenzo Padula prete comunista e poeta scapigliato, «Il Serratore», VI, 25, 1993, pp. 38-42
  • Franco Liguori, Il meridionalismo di Padula giornalista e sociologo, «Il Serratore», VI, 26, 1993, pp.38-41
  • Pasquino Crupi, Storia della letteratura calabrese. Autori e testi, vol. III,  Pellegrini, Cosenza 1995 ;
  • Antonio Piromalli, Cultura popolare e poesia in Vincenzo Padula, in La letteratura calabrese, vol. I, III ed., pp.322-348, Pellegrini, Cosenza 1996.
  • Pasquale Tuscano, Vincenzo Padula tra scapigliatura e realismo, «Per altezza d’ingegno», Rubbettino, Soveria Mannelli 2002, pp. 29-55.
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