Pagano, Antonio

Antonio Pagano [Nicotera (Vibo Valentia), 21 novembre 1879 – Vibo Valentia, 1 ottobre 1957]

Nacque a Nicotera (all’epoca in provincia di Catanzaro) da Francesco, stimato insegnante elementare e maestro di cappella della Cattedrale, e da Margherita Pelaia. Frequentò le ginnasiali nel paese di nascita ed ebbe come docenti Cesare Grandinetti e Giovambattista Caivano, quest’ultimo notaio molto noto nell’ambiente, a cui espresse, in uno scritto postumo, la sua gratitudine «non solo per avere appreso i primi rudimenti del latino, ma la dirittura e la probità scrupolosa della vita».
Conclusi con risultati lusinghieri gli studi nel ginnasio, conseguì la licenza liceale a pieni voti a Vibo Valentia, e s’iscrisse alla Facoltà di lettere classiche dell’Università di Messina, ove tenevano cattedra il poeta Giovanni Pascoli e Vittorio Cian. Seguì assiduamente le lezioni fin quando vi rimase il Pascoli, poi si trasferì a Napoli, alla scuola di Bonaventura Zumbini e di Francesco Torraca. Del Torraca dirà che fu il suo venerato maestro «non solamente del metodo e delle discipline, ma per tutta l’attività che concerne la scuola».
A Napoli, il giovanissimo Pagano pubblicò saggi di critica letteraria, novelle, lavori drammatici. Studioso di Zumbini e di Ariosto. Fu un eccellente suonatore di violino (la musica faceva da padrona in casa Pagano), tanto che partecipò a molti concerti delle orchestre del Teatro San Carlo e del Teatro Bellini, divenendo noto per le sua preparazione letteraria e musicale nell’ambiente universitario.
Ottenne nel 1904 il diploma di laurea con il massimo dei voti e la lode. Vinse i concorsi a cattedra nelle medie superiori e insegnò alle magistrali di Catanzaro, Palermo, Milano, Napoli, Ascoli Piceno, e si classificò primo per la cattedra di italiano e latino al Collegio militare dell’Annunziatella di Napoli, in cui elargì  per vent’anni la sua vasta dottrina, la sua fervida e feconda passione in un elevato e inimitabile magistero.
Fu libero docente di letteratura italiana, nella Facoltà di lettere dell’Università di Napoli che lo ebbe tra i migliori allievi; tenne successivamente, da incaricato, la cattedra di Filologia Romanza della stessa Università, e infine resse, fino alla data del collocamento a riposo, la cattedra di Storia della Lingua e della Grammatica italiana al Magistero di Salerno.
La sua fama di letterato varcò i confini nazionali tanto che venne chiamato a coprire la cattedra di Letteratura Latina dell’Università di Helsinki e a quella di Letteratura Italiana dell’Università di Santiago del Cile; ma rinunciò perché fortemente legato alla sua terra.
Fondò nella città partenopea una rivista letteraria, molto apprezzata, la «Letteratura contemporanea» e fu collaboratore di tante altre riviste. Vinse nel 1921 il premio «Tenore», bandito dalla Accademia Pontaniana; nel 1931 l’ambito premio «Torraca», bandito dalla Società Reale di Napoli; nel 1933 venne premiato dall’Accademia Reale d’Italia per la pubblicazione del volume «Saggi e profili di Storia letteraria» (in particolare per i pregi del saggio su Zumbini) e fu anche tenuto in considerazione come uno dei più competenti medievalisti italiani.
Pubblicò numerose opere sia letterarie che artistiche, pedagogiche, filologiche. E fondò anche una casa editrice: l’Istituto editoriale calabrese che aveva sede a Nicotera. Sin dal 1904, infatti, in casa Pagano era attiva una tipografia artigianale denominata «Mesmana» che, avendo pubblicato negli anni diversi volumi, fu utile all’iniziativa.
Si spense a Vibo, colpito da improvviso malore, l’1 ottobre 1957. Per iniziativa dell’Amministrazione Comunale, il 18 agosto 1977, in perenne ricordo, fu posta al muro di Casa Pagano in via Umberto I, una lastra di marmo con incisa una iscrizione dettata dal prof. Giuseppe Neri: «Ad / Antonio Pagano / Illustre accademico – studioso della letteratura italiana e latina / docente universitario di fama internazionale / Memoria non antica di un tempo incredibile / quando cultura genio povertà / e scuola e famiglia furono Lari del pensiero che tantissimo / si alzò sulle cose dei latini per creare la luce di un mondo che sembrò finire / anima grande spirito versatile / alle generazioni insegnò / che la scuola è amore, rinuncia, dovere / la vita dimora del bello consenso del vero / che non turba e che crea». (Pasquale Barbalace) @ ICSAIC 2020

Opere

  • Idealismo e nazionalismo, Treves, Milano 1928;
  • Studi di letteratura latina medievale, Istituto editoriale calabrese, Nicotera 1931;
  • Saggi e profili di storia letteraria, Istituto editoriale calabrese, Nicotera 1932;
  • Etimologie medievali, Istituto editoriale calabrese, Nicotera 1935;
  • Antonio Telesio,, P. Federico & G. Ardia, Napoli 1922 (poi: Istituto Editoriale Calabrese, Nicotera 1935);
  • Francesco Torraca. Profilo e bibliografiaIstituto editoriale calabrese, Nicotera 1939;
  • Manualetto di storia della letteratura latina medievale, Istituto editoriale calabrese, Nicotera 1939;
  • La Vita di Nicotera verso la fine del secolo scorso, s.n., s.l, 1957 (poi a cura di Ernesto Glicora, Biblioteca, Nicotera  1994)

Nota bibliografica

  • Giovannino Galasso, Antonio Pagano, critico e maestro, Tip. P. La Badessa, Vibo Valentia1955
  • Pasquale Barbalace, Scuola Cultura e Società in un comune calabrese. Nicotera (Sec. XIX-XX), Laruffa Editore, Reggio Calabria 2003, pp. 43-44.
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