Il 25 aprile prima presentazione del libro di Matteo Dalena su Paolo Cappello

Si svolgerà il prossimo 25 aprile, 76° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, la prima presentazione del volume “Quel garofano spezzato. Paolo Cappello, muratore antifascista (1890-1924)” del giornalista e storico Matteo Dalena, edito da Le Pecore Nere. Il volume, frutto di una lunga ricerca negli Archivi di Stato di Cosenza e Centrale dello Stato di Roma, sarà presentato con una diretta su facebook che sarà condivisa dalle numerose associazioni che hanno collaborato all’evento. Moderata dall’editore Maria Pina Iannuzzi, la presentazione si svolgerà in due, diverse sessioni. Alla prima, che avrà inizio alle 17.30, interverranno la storica dell’Università di Bologna, Cesarina Casanova, lo storico e antropologo Giovanni Sole che ha curato la prefazione al testo, il giornalista Francesco Veltri e il presidente dell’ICSAIC, Paolo Palma, che ne ha curato l’introduzione. La seconda sessione avrà inizio alle 18.30 e vedrà una serie di interventi di attivisti e artisti (Claudio Dionesalvi, Sergio Crocco, Silvio Cilento, Dario Della Rossa, Ernesto Orrico, e il Centro Rat) che discuteranno sulle nuove forme di resistenza, a partire dall’esempio del muratore antifascista.
Il testo di Dalena porta il lettore in una provincia dell’Italia fascista, dove il delitto di un muratore socialista scuote gli animi e infiamma la piazza. La morte di Paolo Cappello, avvenuta a Cosenza il 21 settembre 1924 (l’omicidio aveva avuto luogo una settimana prima sul ponte di san Francesco) è uno di quei foschi fatti che nemmeno il crollo del regime fascista e il successivo avvento della democrazia riuscirono a chiarire. Tre gradi di giudizio non furono sufficienti ad assicurare alla giustizia i responsabili. Trascorsi 96 anni, l’omicidio di Paolo Cappello rimane ancora impunito. Nel 1944 all’operaio ucciso venne intitolata la vecchia piazza “Michele Bianchi”, dov’era ubicata la Casa littoria che recava il nome del gerarca di origini calabresi. Con i metodi propri della storia criminale, della storia sociale e della microstoria Matteo Dalena cerca di far luce sugli itinerari di vita di uno dei tanti “figli di ignoti”, allevato nel quartiere popolare della Massa e cresciuto nei bassi di una città ebbra di vino e vendetta.
«Paolo Cappello, o più semplicemente Paolino per i suoi compagni muratori della Massa era un “uomo infame” nel senso della enorme distanza che lo separò dalla fama, dalla gloria, dalla ribalta sul palcoscenico della storia. Un’esistenza infima, minima, marginale. Se non fosse stato per la morte violenta e dalla forte connotazione politica, il suo nome e quei pochi dettagli della sua esile linea biografica sarebbero rimasti sepolti nei baratri della storia», scrive Dalena. L’autore è membro del direttivo ICSAIC e autore della rivista Storica National Geographic.

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La scomparsa di Fausto Cozzetto, storico e primo presidente dell’Icsaic

La scomparsa del prof. Fausto Cozzetto, primo presidente dell’Icsaic dal 1983 al 1988, rende certamente più povera la cultura storiografica e più in generale meridionalistica calabrese, che egli ha animato per lunghi anni con ricerche e riflessioni acute, anche in campo giornalistico. Cozzetto ha avuto anzi il merito di ritagliare per il nostro Istituto uno spazio culturale in un settore ancora trascurato, la storia contemporanea della Calabria, con particolare attenzione – e anche questa era una novità – all’antifascismo e alla partecipazione dei calabresi alla Resistenza, temi dibattuti per la prima volta nella nostra regione.
Basta scorrere gli indici delle annate del Bollettino ICSAIC (1985-1996) poi diventato «Rivista calabrese di storia del ‘900», per capire quanto sia stato importante il lavoro di ricerca e divulgazione svolto in quegli anni da Cozzetto e dagli altri fondatori dell’ICSAIC, insieme all’attività di didattica della storia in numerose scuole calabresi e a una collana di studi e ricerche che ha prodotto diversi volumi di grande interesse, tra i quali Ferramonti: un lager del Sud, a cura di Francesco Volpe, che raccoglie gli atti del convegno internazionale svoltosi a Cosenza il 15 e 16 maggio 1987, durante la presidenza di Cozzetto, e Socialismo e amministrazione nella Calabria contemporanea, di Giuseppe Masi, oggi presidente onorario dell’Istituto, pubblicato in quello stesso anno 1987.
Fausto Cozzetto, che era nato ad Acri nel 1945, è stato uno storico di ampia visione. Allievo di Giuseppe Galasso, la sua formazione è essenzialmente “modernista”, ma ha spaziato con ottimi risultati anche nel Medioevo e nell’Età contemporanea. La sua produzione scientifica ha riguardato, tra l’altro, i problemi demografici del Mezzogiorno nel XV secolo, il feudo di Aiello, ma anche la vita in Calabria dal fascismo agli anni ’80 e la biografia di Michele Bianchi. All’Età contemporanea ha dedicato le ultime ricerche con la biografia di Settimio Perna, Il sindaco del pane, che attraverso la figura del primo cittadino socialista di Amantea affronta il tema delle profonde ferite sociali del dopoguerra e della ricostruzione in una comunità del Sud; e con la curatela del volume Memorie di una città nascente. Corigliano Rossano. Importante infine la sua collaborazione con Galasso, quale relatore capo, alla rivista «L’Acropoli» (direttore responsabile prima Fulvio Mazza e quindi Pantaleone Sergi).
Per l’Icsaic è un momento triste. Con questa breve nota intendo esprimere, anche a nome del presidente onorario Giuseppe Masi, del direttore Vittorio Cappelli e del Direttivo dell’Istituto, le più sentite condoglianze alla famiglia del prof. Cozzetto che vogliamo ricordare anche pubblicando l’articolo, apparso oggi sul Quotidiano del Sud, di Fulvio Mazza, fondatore dell’Icsaic.

Paolo Palma
Presidente dell’Icsaic

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La rassegna stampa del volume sul popolarismo nel Mezzogiorno

Presentiamo una breve rassegna stampa sul volume “Alla scuola di don Sturzo. Il popolarismo nel Mezzogiorno a cento anni dall’Appello ai liberi e forti”, curato da Lorenzo Coscarella e Paolo Palma. Il libro, con il quale si pubblicano gli atti del convegno nazionale organizzato dal nostro istituto e tenutosi presso l’Università della Calabria il 13 novembre 2019, raccoglie gli interventi effettuati durante l’iniziativa e presenta un bilancio critico del popolarismo nel Sud Italia.

  • Alla scuola di don Sturzo. Il popolarismo nel Sud, in «Gazzetta del Sud», 21 marzo 2021, p. 24.
  • Filippo Veltri, Alla scuola di don Sturzo contro il populismo, in «Il Quotidiano del Sud», 26 marzo 2021, p. 31.
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“Come si diventa nazisti?” Riflessione online per le scuole superiori

Lunedì 12 aprile 2021, dalle ore 11.00 alle ore 12.00, si terrà in diretta steaming l’evento “Come si diventa nazisti?”, rivolto a tutte le classi quinte delle scuole superiori e promosso dall’Istituto Nazionale “Ferruccio Parri” e da ApiS – Amore per il Sapere.
L’iniziativa si propone di fornire a studenti e docenti interpretazioni aggiornate sui regimi fascisti, per comprendere le cause del loro affermarsi nell’Europa del dopoguerra.
Grazie all’apporto dei due storici Paolo Pezzino e Daniel Lee, si vuole favorire la riflessione degli studenti sull’esperienza di quei regimi, affermatisi con l’uso spregiudicato della violenza, per tentare di spiegare perché in tanti si sono riconosciuti in ideologie nazionaliste, razziste, antidemocratiche.
La partecipazione è libera previa registrazione al link: www.amoreperilsapere.it/eventi/daniel-lee-paolo-pezzino/

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Online altre dieci biografie di donne: artiste, religiose, politiche e ribelli

Care amiche e care amici.
Con questo omaggio a dieci donne calabresi il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea si arricchisce di figure importanti della nostra storia.
Con le nuove biografie siamo ora arrivati a 560, una cifra sempre più considerevole. E continua l’impegno della redazione e dei collaboratori che vi danno appuntamento alle prossime biografie già pianificate.
Queste sono le nuove 10 biografie di donne con i rispettivi autori.

Vi ringraziamo dell’attenzione e vi auguriamo buona lettura.

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Una recensione di “Approdi” dell’Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana

La ristampa anastatica di Approdi di Raoul Maria De Angelis, curata dallo storico Vittorio Cappelli, direttore dell’ICSAIC, ed edita da Pellegrini, grazie alla collaborazione dell’Assessorato alla Cultura della Regione Calabria, è stata recensita da “Oblio. Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana Otto-novecentesca”, diretta da Nicola Merola (n. 40, 2020), che qui di seguito proponiamo ai lettori del nostro sito web.

di Alessandro Gaudio

«Approdi» 1928-1929. Rassegna di Lettere e d’Arte diretta da R. M. de Angelis Ristampa anastatica a cura di Vittorio Cappelli Cosenza Pellegrini 2019 ISBN 978-88-6822-774-6

Dopo aver frequentato il ginnasio e il liceo classico Galluppi a Catanzaro, Raoul Maria de Angelis, originario di Terranova da Sibari, piccolo centro in provincia di Cosenza a venti chilometri dalla costa ionica, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” di Roma. Anche se ben presto abbandonò gli studi, il ventenne de Angelis (era nato nel 1908) rimase nella Capitale (dove morì nel 1990) e diede inizio alla sua attività − che poi lo vide scrittore prolifico e giornalista di successo, ma anche poeta, pittore e critico d’arte − ideando e dirigendo «Approdi». L’editore Pellegrini di Cosenza propone la ristampa anastatica dell’unica collezione completa ancora esistente del periodico, conservata nella gloriosa emeroteca della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Le pagine di «Approdi», rassegna mensile di Lettere e d’Arte, sono le prime fondamentali testimonianze della fittissima rete di contatti che l’intellettuale calabrese riuscì a intessere nei vivaci ambienti letterari di Roma. Essi furono la rampa di lancio di una carriera che si sviluppò rapidamente, passando subito dall’«Italia Letteraria» di Massimo Bontempelli, e più avanti dalle redazioni di alcuni dei principali quotidiani italiani («Il Giornale d’Italia», «Il Messaggero», «Il Resto del Carlino», «La Gazzetta del Popolo», «Il Tempo», tra gli altri) e dalla scrittura di centinaia di racconti e moltissimi romanzi (si ricordino, almeno, i primi titoli: Inverno in palude del 1936, ambientato nella paludosa e malarica piana di Sibari, e poi Oroverde del ’40 e La peste a Urana del ’43, tutti pubblicati da Mondadori). In un panorama piuttosto dinamico, ma privo di riviste letterarie che riescono a sottrarsi a un registro localistico, de Angelis, nel dicembre del 1928, dà vita a Catanzaro a un progetto, dall’esistenza breve ma intensa, di respiro nazionale, mettendo a frutto − spiega Vittorio Cappelli nell’accurata introduzione alla ristampa qui recensita − «le relazioni culturali che ha già intessuto a Roma con gli ambienti d’avanguardia e l’area del realismo magico di Bontempelli» (p. 11). Il periodico, come detto stampato nell’appartata Calabria, presenta una copertina che, oltre al titolo e al nome del direttore, riporta l’elenco dei collaboratori e dei rispettivi testi inclusi in ciascun fascicolo; il corpo vero e proprio della rivista è composto da 16 pagine: le ultime sono solitamente riservate a una sezione dedicata alle recensioni, denominata Vetrina, mentre la quarta di copertina contiene anticipazioni e notizie dal mondo dell’editoria. La ristampa allestita da Cappelli consente di apprezzare il periodico in un formato, l’A4, vicino a quello originario ed è completata da un utile Indice degli autori e dei testi. Studioso di lungo corso dell’opera di de Angelis, Cappelli, nella sua Introduzione, passa in rassegna quasi tutti i testi pubblicati nei quattro numeri di «Approdi»: oltre agli scritti, alle novelle e agli editoriali dello stesso de Angelis, notevoli sono i contributi di Anton Giulio Bragaglia (Autobiografia), di Filippo Tommaso Marinetti (L’aurora giapponese, i cui versi sono preceduti da una presentazione di Giovanni Rotiroti, futurista calabrese), ma anche quelli di Luciano Folgore, Ugo Custo, Libero de Libero, Alfonso Silipo, Marcello Gallian. A spiccare è senz’altro il contributo di Corrado Alvaro (che propone Santa Venere, novella già inclusa ne La siepe e l’orto, raccolta uscita per Vallecchi nel 1920) e quello di Leonardo Sinisgalli (che collabora con i componimenti poetici inediti intitolati La mummia dorme e Cantico dei fiori di gesso). Significativa anche l’intervista che Luigi Pirandello rilascia al giornalista Arturo Lanocita, accolta nel secondo numero del periodico e intitolata Pirandello anticerebrale. Insomma, «Approdi» certifica, sin dal primo numero e per l’intera sua breve vita, la necessità di un giovanissimo intellettuale di sottrarsi all’asfitticità degli ambienti culturali calabresi e di «liberar dal torpore e ridonare un’anima a l’antica gente corsara» (R.M. de Angelis, Chi siamo, «Approdi», a. II, n. 2, gennaio 1929, p. 1), imbarbarita negli «ozî vili», nelle «cibarie» e nel «vin santo» (ibidem). Allo stesso tempo le pagine della rivista calabro-romana attestano la precocità di alcune predilezioni che si sedimentarono, poi, nelle opere successive di de Angelis: tra le tante intraviste sulle pagine del periodico, è opportuno registrare quelle, già pronunciatissime, per il futurismo (suffragata anche dalla collaborazione di diversi futuristi minori come Mario Hyerace, oltre che da quella, già segnalata, di Marinetti, Bragaglia, Folgore e Rotiroti) e per l’espressionismo, considerata l’influenza che questo ebbe sulla pittura, arte cui De Angelis si dedicò con sempre maggiore impegno sin dalla seconda metà degli anni Quaranta. Per approfondire i corollari intellettuali che l’esperienza di «Approdi» fece emergere nell’opera di de Angelis si rimanda senz’altro ai tanti studi del già citato Cappelli, tra i pochissimi a occuparsi con sistematicità dell’autore scomparso nel 1990. Tra i suoi saggi, segnalo Circuti culturali e stampa in Calabria (in Stampa e piccola editoria tra le due guerre, a cura di Ada Gigli Marchetti e Luisa Finocchi, Milano, Franco Angeli, 1997, pp. 337-349) e, più recentemente, Calabria futurista 1909- 1943 (Soveria Mannelli, Rubbettino, 2009), Dalla palude alla foresta. Raoul Maria de Angelis o del barocco calabro-brasiliano (in Id., Storie di italiani nelle altre Americhe: Bolivia, Brasile, Colombia, Guatemala e Venezuela, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2009, pp. 123-134) e l’utile voce dedicata a de Angelis, inclusa nel Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea (curato da Pantaleone Sergi per l’ICSAIC, l’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, disponibile al seguente URL: http://www.icsaicstoria.it/de-angelis-raoul-maria/). Se si escludono l’apporto di Cappelli e quello di uno sparuto ma molto competente drappello di critici, tra i quali spiccano i nomi di Francesco Flora (Inverno in Palude, «L’Italia Letteraria», n. 26, 19 luglio 1936), Emilio Cecchi (Di giorno in giorno, Garzanti, Milano 1954, pp. 247-250), Giorgio Barberi Squarotti (Raoul Maria de Angelis, «Cantiere», a. 1, n. 1, novembre – dicembre 1998, pp. 3- 4) e Nicola Merola (Prefazione, in R.M. de Angelis, La peste a Urana, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2006, pp. 5-18), troppo resta ancora da dire sulla dimensione intellettuale di uno scrittore poliedrico e originale, capace di cogliere, come già si evince dalle colonne di «Approdi», i fermenti artistici più avanzati. Nel caso specifico, andrebbero chiariti, ad esempio, i motivi che indussero il nostro a chiudere l’esperienza di «Approdi» dopo soltanto quattro fascicoli; si ha l’impressione che non ci si sbaglierebbe di molto cercandoli nella sfera delle difficoltà economiche che, spesso in quegli anni, non consentivano di portare avanti iniziative editoriali anche autorevoli e di qualità.

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“Pensare storicamente”: seminario di formazione a Rossano Corigliano

Venerdì 26 marzo, alle ore 16, si terrà il seminario di formazione “Pensare storicamente”, organizzato dal Polo liceale “San Nilo” di Rossano. L’iniziativa, che l’ICSAIC ha patrocinato, si inserisce nell’ambito delle attività portate avanti dalla Commissione didattica dell’Istituto, impegnata ad avvicinare allo studio della Storia i giovani delle scuole calabresi.
L’evento, che si svolgerà in modalità online e verrà coordinato dalla docente Margherita Angelini, sarà introdotto dal dirigente Antonio Franco Pistoia e dal coordinatore della commissione didattica dell’ICSAIC Giuseppe Ferraro. Relazioneranno Salvatore Adorno, dell’Università di Catania, Stefano Cavazza, dell’Università di Bologna, e Claudia Villani, dell’Università di Bari.
Il seminario è il risultato dello stretto dialogo tra ricerca e pratica didattica. Gli interventi prenderanno in esame diversi aspetti della didattica dalla storia in una dimensione però di dialogo multidisciplinare, proponendo l’uso di risorse didattiche connesse al digitale, alla Public History.
I docenti interessati potranno effettuare l’iscrizione tramite la piattaforma “Sofia” al corso ID 56187 e lì sarà possibile reperire ulteriori informazioni sulle modalità di certificazione della frequenza.

Per partecipare, questi sono i link all’evento sulla piattaforma Zoom:
https://us02web.zoom.us/j/88246986939?pwd=aFpud0FaRkdjWjU2YUIvLzh1ZEhJZz09
– ID riunione: 882 4698 6939
– Passcode: 829013

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“Alla scuola di Don Sturzo”, bilancio critico del popolarismo nel Mezzogiorno

La scuola di don Sturzo non fu sufficiente al Ppi, un secolo fa, per radicarsi nel Mezzogiorno per come il suo fondatore avrebbe voluto, puntando a una radicale democratizzazione dello Stato. È questo il bilancio critico del popolarismo in Calabria e nelle altre regioni del Sud contenuto nel volume Alla scuola di Don Sturzo. Il popolarismo nel Mezzogiorno a cento anni dall’Appello ai liberi e forti. Il libro, appena pubblicato da Luigi Pellegrini Editore, raccoglie gli atti del convegno nazionale tenuto all’Università della Calabria il 13 novembre del 2019, organizzato dall’ICSAIC (Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea) in collaborazione con il DISPeS (Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali) in occasione del centenario dell’Appello ai Liberi e Forti.

L’opera, che ha approfondito notevolmente gli studi sull’esperienza del Partito popolare italiano nel Mezzogiorno d’Italia, è stata curata da Paolo Palma, presidente dell’ICSAIC, e da Lorenzo Coscarella, membro del direttivo dello stesso Istituto. Oltre che dei due curatori, raccoglie i contributi di Francesco Altimari, Nicola Antonetti, Leonardo Bonanno, Raffaele Cananzi, Vittorio Cappelli, Antonio Costabile, Daria De Donno, Vittorio De Marco, Giuseppe Ferraro, Francesco Milito, Giuseppe Palmisciano, Francesco Raniolo, Vincenzo A. Tucci, Roberto P. Violi.
Il volume, realizzato con il contributo dell’ICSAIC e della Fondazione CariCal, si inserisce così nel filone di studi sul popolarismo presentando non pochi aspetti inediti, con particolare attenzione alle esperienze calabresi e uno sguardo più ampio all’intero Mezzogiorno. L’esperienza del Ppi, infatti, iniziata nel 1919 e conclusasi con il consolidamento del potere da parte del governo fascista, fu relativamente breve ma lasciò un segno notevole nella storia politica italiana del ‘900, grazie anche all’apporto nei vari territori di personaggi come Luigi Nicoletti, Carlo De Cardona, Vito Giuseppe Galati, Giulio Rodinò, Vincenzo D’Elia e tanti altri che affiancarono il fondatore. I saggi contenuti nel volume ne analizzano così l’evoluzione in alcuni contesti locali, approfondiscono aspetti delle biografie di personaggi chiave nella vita del partito, e offrono nuovo materiale sulla parabola del Ppi nel Sud della penisola e sul ruolo della Chiesa nelle vicende politiche italiane di quegli anni.

L’ICSAIC invierà il volume ai soci in regola con la quota del 2021 e, a fronte di un contributo di 20 euro (spedizione inclusa) da versare sull’IBAN IT40U0306916200100000002325, a chi ne facesse richiesta all’indirizzo icsaic@icsaicstoria.it

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L’appuntamento con il “Dizionario”: ecco 10 nuove biografie di calabresi

Care amiche e cari amici, 
Il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea raggiunge le 550 voci.
Questi i nomi dei nuovi biografati e dei rispettivi autori.

  1. Asta Moisé (Leonilde Reda)
  2. Basile Antonino (Franco Liguori)
  3. Casciaro Giuseppe (Franco Emilio Carlino)
  4. Di Francia Letterio (Francesca Raimondi)
  5. Giuliani Lucantonio (Leonardo Falbo)
  6. Lupinacci, Ercole (Gianfranco Castiglia)
  7. Quattrone Francesco (Fabio Arichetta)
  8. Romano Carratelli Domenico (Pino Nano)
  9. Smurra, Tiberio (Giuseppe Ferraro)
  10. Spinelli Vincenzo (Pantaleone Sergi)

Vi auguriamo buona lettura e vi diamo appuntamento alle prossime biografie di calabresi illustri, noti e meno noti.

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“10+1”: le nuove biografie fanno crescere ancora il nostro Dizionario

Care amiche e care amici del Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea,
Con le dieci nuove biografie che da oggi trovate online siano arrivati a 540! L’impegno della redazione e dei collaboratori sempre più numerosi, infatti, continua senza sosta.
Queste sono le nuove biografie con i rispettivi autori.

Pubblichiamo, inoltre, la biografia definitiva di

Nel ringraziarvi dell’attenzione, dei complimenti e delle critiche costruttive che ci aiutano a migliorare, vi auguriamo buona lettura e vi diamo appuntamento al 15 marzo per nuove biografie.

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È morto il figlio di Enrico Esposito L’Icsaic è vicino al suo vicepresidente

Un grave lutto ha colpito il prof. Enrico Esposito, socio fondatore e vice presidente del nostro Istituto: il figlio primogenito Francesco, brillante e apprezzato avvocato civilista del Foro di Paola, è scomparso improvvisamente questa notte a causa di un malore all’età di 46 anni. Lascia la moglie e due bambine in tenera età. «Siamo vicini al nostro Enrico, alla nuora e alle nipoti, per la improvvisa e gravissima perdita. A lui e a tutti familiari – ha detto il presidente Paolo Palma – manifesto il più profondo cordoglio a nome mio, del vice presidente vicario Franco Spingola, del direttore Vittorio Cappelli, del direttivo e dei soci tutti».

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Il “Dizionario” ora conta 530 voci. Nuove biografie sono in arrivo!

Il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea ora conta 530 voci.
Questi i nomi dei nuovi biografati e dei rispettivi autori.

Care amiche e cari amici del Dizionario, vi auguriamo buona lettura e vi diamo appuntamento a fine mese per le prossime voci.

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Attacco alla ricerca storica sulle foibe, una nota dell’Istituto Parri

Pubblichiamo un comunicato dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri, capofila della rete di Istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea di cui anche l’ICSAIC fa parte.

Ogni anno la giornata del ricordo è occasione per elementi di destra per attaccare qualsiasi interpretazione che rifiuti la vulgata nazionalista della pulizia etnica a danno degli italiani, e inviti a prendere in considerazione la politica di snazionalizzazione portata avanti durante il ventennio nelle zone del confine orientale, non per giustificare, ma per spiegare quanto successo dopo la caduta del fascismo e durante la costruzione dello stato comunista jugoslavo. Si vuole imporre una versione della tragedia delle foibe e di quella successiva dell’esodo dei giuliano fiumano dalmati sotto forma di genocidio degli italiani, anche con impropri e assurdi confronti con la Shoah. Chiunque operi la necessaria contestualizzazione di quanto successo sa che gli italiani furono perseguitati o in quanto ex fascisti, o perché identificati con le classi egemoni, o in quanto si opponevano alla costruzione dello Stato comunista, e non in quanto italiani. Quest’anno ripetuti attacchi sono stati portati allo storico Eric Gobetti, reo di avere pubblicato un volume nel quale contesta la vulgata di destra nazionalista.
È recente il caso della presa di posizione del consigliere regionale emiliano di Fratelli d’Italia Michele Barcaiuolo e del gruppo consiliare della Lega a Parma contro il Comune di Parma, reo di avere commissionato al Centro Studi movimenti “fortemente ideologizzato e dichiaratamente di parte” due webinar rivolti alle scuole, nei quali è stato chiamato a parlare lo stesso Gobetti.
Gli attacchi mirano a negare la legittimità della rete degli Istituti della Resistenza e dell’età contemporanea, alla quale aderisce il Centro studi di Parma, a svolgere azione di ricerca storica e attività didattica sul confine orientale, sostenendo che essi sarebbero ideologicamente orientati.
È allora essenziale ribadire che la ricerca storiografica non può essere condizionata da verità ufficiali diffuse o imposte; che la libertà di ricerca va fondata sull’onestà intellettuale, sulla contestualizzazione ampia degli eventi, sull’utilizzo critico di fonti verificabili; che da parte degli istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea non si nega che le foibe rappresentino un crimine, che si inquadra non soltanto in una reazione alle politiche di snazionalizzazione e oppressione messe in atto dal fascismo nei confronti delle minoranze slovene e croate, ma anche nei meccanismi violenti di costruzione dello Stato jugoslavo da parte di un regime comunista che perseguitava tutti coloro che si opponevano ai suoi progetti (e quindi non solo italiani, e quindi non solo fascisti).
Dietro questi attacchi si nasconde non solo la totale ignoranza degli eventi storici, l’utilizzazione di parole d’ordine nazionaliste, ma anche e soprattutto la cancellazione del ventennio fascista e dei suoi crimini.
L’Istituto nazionale Ferruccio Parri, che è il capofila di 64 Istituti storici della Resistenza dell’età contemporanea associati e 15 collegati, diffusi su tutto il territorio nazionale, si oppone con forza a questa deriva antidemocratica e, nel manifestare la propria vicinanza alle famiglie di tutti coloro che hanno dovuto soffrire per le tragedie consumatesi sul confine orientale, ribadisce il suo impegno per la libertà di ricerca storica al di fuori di vincoli e polemiche di carattere politico-ideologico; esprime solidarietà agli istituti e ai ricercatori che in questi giorni hanno ricevuto attacchi per il loro impegno per la verità e la correttezza storica.

Paolo Pezzino
Presidente

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Storie di Resistenza calabrese. Le vicende esemplari di Angelo de Fiore e Geniale Bruni

Tra gli appuntamenti dell’ICSAIC organizzati per la Giornata della Memoria 2021, si è svolto online un interessante incontro dal titolo “Dalla Calabria a Mauthausen, storie di resistenza. Le vicende esemplari di Geniale Bruni e Angelo de Fiore”, trasmesso domenica 31 gennaio 2021, alle ore 18, in diretta streaming sulla pagina Facebook dell’Istituto, che postiamo anche sul canale Youtube e sul sito web (www.icsaicstoria.it).
L’iniziativa è stata patrocinata dai comuni di Acquappesa e di Rota Greca. Gli ospiti sono stati: Massimiliano De Caro vice sindaco di Acquappesa, la presidente dell’Associazione Italia-Israele Cosenza Lucia De Fiore, il criminologo e direttore del Master Criminologia Calabria Sergio Caruso, e Francesco Bruni, familiare del partigiano Geniale Bruni. Per l’ICSAIC sono intervenuti Paolo Palma, presidente dell’Istituto, e Francesca Rennis, membro del direttivo ed esperta in didattica della Shoah, che ha coordinato il dibattito.
Nel corso dell’incontro sono state evidenziate le ragioni alla base di una memoria storica condivisa della Shoah e, in particolare, sono state ricordate le figure esemplari di Angelo de Fiore e di Geniale Bruni. Per quest’ultimo, vittima della violenza nazista nel lager di Mauthausen, è stata proposta la posa di una “pietra d’inciampo”; proposta alla quale ha aderito, e di cui si farà portavoce in Consiglio comunale il vice sindaco di Acquappesa.
Per maggiori informazioni:
• Scheda Dizionario Biografico della Calabria – Geniale Bruni – http://www.icsaicstoria.it/bruni-geniale-amerigo/
• Scheda Dizionario Biografico della Calabria- Angelo de Fiore – http://www.icsaicstoria.it/de-fiore-angelo/

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I Romeo e il Risorgimento italiano a Reggio Calabria

Su iniziativa dell’Associazione Culturale Anassilaos e dello Spazio Open si è tenuta la conversazione da remoto sui Romeo e il Risorgimento italiano del dott. Fabio Arichetta, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e dell’Istituto di storia del Risorgimento Italiano. L’incontro è stato patrocinato anche dall’Istituto calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea e dalla Deputazione di Storia Patria per la Calabria.
Sono state illustrate le biografie di Giannandrea Romeo [Santo Stefano in Aspromonte (Reggio Calabria), 4 luglio 1786 – 28 aprile 1862], Pietro Aristeo Romeo [Santo Stefano in Aspromonte (Reggio Calabria), 5 luglio 1817 – 18 novembre 1886] e Stefano Romeo [Santo Stefano in Aspromonte (Reggio Calabria), 13 settembre 1819 –10 agosto 1869], pubblicate nel Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea.
Giannandrea insieme al fratello Domenico, maturò in un ambiente familiare intriso di valori repubblicani, aderì con entusiasmo al decennio francese e ricoprì ruoli amministrativi. Dopo essere stato imprigionato a seguito della restaurazione, fu scarcerato beneficiando dell’amnistia. Durante il moto dell’estate 1820, i Romeo e degli altri liberali occuparono le istituzioni locali. Nel 1847 i fratelli Romeo avviarono il moto a Reggio che fu schiacciato in pochi giorni. Domenico fu ucciso e decapitato.
Nel 1848, Ferdinando II dovette concedere la costituzione, Giannandrea ottenne la guida
dell’Intendenza di Salerno e dopo il moto del 15 maggio 1848, fu destituito e dovette fuggire con il figlio Pietro Aristeo a Torino, invece il nipote Stefano prese la via dell’esilio all’estero. Nel 1848 Giannandrea Romeo fu nominato presidente della rappresentanza meridionale al Congresso nazionale per la confederazione italiana e, nello stesso periodo, guidò il gruppo calabrese e meridionale alla definitiva adesione alla Società nazionale italiana. Sostenne l’impresa dei Mille e Garibaldi, una volta giunto a Napoli, lo nominò consigliere di Stato. 
Nelle elezioni del primo parlamento unitario, Pietro Aristeo, fu eletto con i cavouriani, mentre Stefano con i radicali.

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