Papaleo, Guglielmo

Guglielmo Papaleo (Catanzaro, 22 agosto 1920 – 5 maggio 2003)

Terzo di sei fratelli (gli altri erano Francesco, Nicola, Lina, Vittorio e Aldo, quest’ultimo scomparso all’età di 5 anni a causa del tifo) nacque da Raffaele, impiegato presso il Tribunale di Catanzaro, originario di Guardavalle, e da Angiolina Grande, casalinga. Benché denotasse interesse per gli studi, dovette iniziare a lavorare presto, così come i fratelli maggiori Francesco e Nicola che operavano nel settore dei trasporti, per contribuire al sostegno di una famiglia numerosa in difficoltà negli anni del regime fascista. Nel 1935, difatti, venne assunto quale commesso in un negozio di generi alimentari sito nel quartiere «Coculi» di Catanzaro, nelle strettoie del centro storico, di proprietà di Armando Mauro che divenne anche il suo padrino di cresima.
Dopo otto anni di “gavetta”, nel 1943 decise che era arrivato il momento di camminare con le proprie gambe e aprì, in prossimità di Corso Mazzini, una piccola bottega di generi alimentari nella quale vendeva anche caffè (che i fratelli trasportavano da Napoli) e deteneva una piccola macchina per la somministrazione della bevanda al pubblico. Iniziò in quel 1943, listato a lutto per la sua famiglia a causa della prematura scomparsa del padre, perito nel bombardamento della città del 27 agosto, l’avventura che porterà nel tempo Guglielmo Papaleo a dare vita a una delle realtà industriali più importanti della Calabria e del Mezzogiorno. Con caparbietà, ma senza mai perdere di vista l’umiltà, aiutato dal fratello Vittorio, ampliò in seguito l’attività, puntando sulla ripresa post-bellica, e nel 1947 iniziò la produzione artigianale con degustazione nella “Casa del Caffè”, sita nel rione Stratò, che precedette di circa dieci anni l’avvio della torrefazione nel quartiere Sala, in una zona della città prossima alla stazione ferroviaria. Un primo, importante, salto di qualità per la sua attività, con ampi spazi destinati ai depositi doganali, alla produzione e all’amministrazione in una posizione strategica. 
Papaleo ha sempre creduto nella comunicazione, sin dai tempi in cui allestiva accattivanti vetrine nel negozio di Armando Mauro (ben prima, quindi, dei particolari veicoli pubblicitari a forma di tazzina che giravano per la Calabria con il logo del Caffè Guglielmo). L’avvio della torrefazione venne infatti supportato da campagne pubblicitarie che risultarono efficaci ai fini della conoscenza del marchio e dell’incremento dei fatturati, in uno al valore principale del prodotto finito, la qualità.
Alla fine della guerra conobbe casualmente Adalgisa Martelossi, una donna friulana bella quanto forte e determinata, ospite a Catanzaro di amici di famiglia, che sposò nel 1946 e dalla quale nacquero tre figlie, Gabriella, Luciana e Daniela. La moglie del Papaleo (che egli chiamava sempre “Martelò” e che ha superato i 100 anni di vita), ha avuto un ruolo importante nella famiglia ma anche per lo sviluppo dell’attività, contribuendo a fornire indirizzi operativi per l’azienda e sostenendo il marito anche dal punto di vista psicologico in qualche momento difficile, sposandone anche la determinazione nel credere nelle potenzialità della terra calabrese per poter realizzare i suoi sogni.
La qualità del prodotto e le efficaci campagne pubblicitarie diedero all’impresa una favorevole immagine, ben oltre l’area del catanzarese, e i fatturati divennero importanti; di contro divennero insufficienti gli spazi nello stabilimento di Catanzaro Sala. Era il momento di investire e di “continuare a crederci”, e nel 1968 iniziò la costruzione del nuovo stabilimento a Copanello di Stalettì, non distante dal capoluogo, e inaugurato nel 1972, che si sviluppa su un unico livello di produzione per l’ottimizzazione di macchine e impianti, per quei tempi all’avanguardia, di cui non erano in possesso molte torrefazioni con marchi notissimi e di rilevanza nazionale. Uno stabilimento di oltre 10.000 metri quadrati che comunque continuava a proporre un’immagine aziendale nella quale si fondevano innovazione e tradizione e che si caratterizzava, sin dai tempi in cui operava su Catanzaro Sala, per essere «una grande famiglia»: non sono in pochi coloro che hanno avvicinato, con le dovute proporzioni, la figura di Papaleo a quella di Adriano Olivetti.
Difatti, “don Guglielmo”, oltre ad essere votato alla solidarietà e alla beneficenza, anche attraverso la Fondazione Rita Levi Montalcini, nonché a sostenere importanti iniziative ed eventi riguardanti la città di Catanzaro, alla quale rimase sempre legato pur avendo nel frattempo trasferito la residenza a Stalettì (compreso il sostegno e poi la sponsorizzazione della squadra di calcio, l’US Catanzaro), ebbe sempre a cuore il capitale umano costituito dai dipendenti, aiutandoli per l’acquisto della casa e per far studiare i propri figli e provvedendo alla loro formazione continua anche attraverso viaggi di lavoro e culturali sia in Italia che all’estero.
L’azienda era già una SpA dal 1967, ma la commercializzazione del prodotto era affidata alla “Guglielmo Commerciale srl”, società del Gruppo al quale faceva capo anche la Movital Hotels SpA (Motels Villaggi Turistici Alberghi Hotels), quando agli inizi degli anni Settanta decise di investire nei villaggi turistici e nel settore alberghiero, realizzando un vasto complesso il «Villaggio Guglielmo», al Lido di Copanello, il collaterale stabilimento balneare, e acquissendo il «Guglielmo Hotel» (l’ex Jolly Hotel del Gruppo Marzotto) nel pieno centro di Catanzaro, non distante dal Tribunale. Era un sogno che si era avverato, grazie alla determinazione e alla ponderatezza che da sempre hanno caratterizzato la figura di questo imprenditore-non padrone che non ha mai dimenticato da dove era partito. Nello stabilimento di Copanello, difatti, creò uno spazio destinato alla memoria, un vero e proprio «museo del caffè» nel quale sono in bella mostra vecchie macchine per la torrefazione e per l’erogazione del caffè macinato, rare confezioni del prodotto, sacchi di juta, finanche le autovetture pubblicitarie: un insieme di oggetti, spesso unici anziché rari, collezionati in oltre 70 anni di attività, a partire da quel 1943 in cui c’era ancora la guerra.
La fase di sviluppo e di espansione dell’azienda non si fermò: il mercato ha sempre imposto di stare al passo e di anticipare, quando possibile, strategie commerciali. Così dal 1984 in poi entrarono in azienda i generi e i nipoti, Roberto Volpi, Daniele Rossi, Beatrice Volpi e Matteo Tubertini che, sotto la guida del Papaleo e, dopo la sua scomparsa, della loro nonna “Martelò”, hanno apportato indirizzi di tecnologia avanzata e di marketing aderente alle nuove realtà del mercato non perdendo mai di vista il valore aggiunto della tradizione di un marchio che, come recita un noto slogan pubblicitario, «fa centro» nel comparto domestico e in quello dei bar e della ristorazione, giovandosi della quasi omonimia con il leggendario arciere ed eroe svizzero Gugliemo Tell.
Nel 1997 Papaleo ricevette la nomina a Cavaliere del Lavoro «per il grande coraggio e per l’indubbia abilità imprenditoriale».
Dalla piccola bottega di Catanzaro ai mercati esteri, sudamericani (Brasile, soprattutto, per l’approvvigionamento diretto) e in particolare asiatici (Cina, Corea del Sud, Vietnam) dove iniziarono a campeggiare le caffetterie con il logo «Guglielmo Cafè», passando per i punti vendita di Roma, Milano e altre località fuori regione, l’azienda ha veicolato l’immagine di una Calabria attiva e produttiva che ha successo.
Signore d’altri tempi, attaccato alle tradizioni, ma fortemente votato all’innovazione. Questi era Guglielmo Papaleo, imprenditore che guardava avanti e «faceva centro», che ha trovato dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 2003 a seguito di una malattia, eredi amministratori dell’azienda che si sono sempre fortemente ispirati al suo pragmatismo e alla sua lungimiranza, apportando ulteriore “valore aggiunto” in termini di marketing, tecnologia e organizzazione.
La storia di Papaleo, ha ispirato un romanzo, quello della scrittrice catanzarese Adriana Lopez dal titolo «Guglielmo, l’imperatore dei tre colli», pubblicato dalla casa editrice “La Rondine” e finanche uno spettacolo teatrale, scritto e diretto da Gregorio Calabretta, catanzarese anch’egli,  «Guglielmo, quando nessuno ci credeva». Il Comune di Stalettì ha intitolato una via, la strada che congiunge la torrefazione con il Villaggio Guglielmo. Un’altra strada gliel’ha dedicata il comune di Catanzaro. La sala Convegni di Confindustria Catanzaro porta il suo nome. (Letterio Licordari) ©ICSAIC 2020

Nota bibliografica

  • Adriana Castagnoli, Emanuela Scarpellini, Storia degli imprenditori italiani, Einaudi, Torino 2003, p. 471;
  • G.A., È morto Guglielmo Papaleo, 6 maggio 2003, https://www.uscatanzaro.net/e-morto-guglielmo-papaleo/
  • Lavoro teatrale onora Guglielmo Papaleo, «Ansa», 27 novembre 2015;
  • Adriana Lopez, Guglielmo, l’imperatore dei tre colli, Casa Editrice La Rondine, Catanzaro 2017;
  • Il Cavaliere Guglielmo Papaleo a dieci anni dalla sua scomparsa5 maggio 2013, https://www.uscatanzaro.net/il-cavaliere-guglielmo-papaleo-a-dieci-anni-dalla-sua-scomparsa/
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