Patari, Giovanni

Giovanni Patari  (Catanzaro, 14 aprile 1866—19 luglio 1948)

Noto anche con lo pseudonimo di Alfio Bruzio, occupa un posto importante nella letteratura calabrese tra Otto e Novecento e può essere considerato un intellettuale dai molteplici interessi culturali, dal giornalismo alla poesia, dalla storia alla satira sociale e politica., ma soprattutto poeta di fresca vena e di rara potenza pittorica.  Nacque a Catanzaro da Giacomo, coriglianese, e Maria Ciaccio, catanzarese, sorella del medico e filosofo Giuseppe Vincenzo.  Il padre svolse l’attività di ricevitore di dogana ed è noto come autore di un Cenno storico su Corigliano Calabro(1891), dedicato proprio al figlio Giovanni, allorquando era ancora studente in Legge all’Università di Napoli. Giovanni Patari studiò nel ginnasio Garopoli di Corigliano, nel liceo “Galluppi” della sua città, e conseguì la maturità al “Filangieri” di Monteleone (oggi Vibo Valentia), dove ebbe modo di conoscere il grande poeta dialettale Vincenzo Ammirà. A Napoli poi frequentò la facoltà di Giurisprudenza e fece parte di un gruppo di giovani letterati calabresi, tra i quali figurano Antonino Anile, il poeta acrese Filippo Greco e il coriglianese Francesco Maradea. Una volta laureato, Patari tornò nella sua Catanzaro, ma i suoi interessi furono rivolti più alla letteratura che al diritto e, invece che l’avvocato, fece l’insegnante di lettere al “Galluppi”. Svolse con passione l’attività di professore e di educatore, scrivendo anche molti libri scolastici.
Oltre all’insegnamento, con altrettanto grande passione si dedicò all’attività letteraria e giornalistica, collaborando al settimanale dialettale umoristico «U strolacu», prima di fondare egli stesso e dirigere, tra il 1902 e il 1905 «U monacheddu», giornale umoristico e burlesco che ebbe un clamoroso successo nel pubblico catanzarese e non solo. Fu amico di Giosuè Carducci, di Giovanni Pascoli, di Edmondo De Amicis, di Nicola Misasi, dei poeti dialettali calabresi Michele Pane e Vittorio Butera. Fu in cordiali rapporti anche con Antonino Anile, Guido Mazzoni, Vincenzo Vivaldi, Giuseppe Chiarini. Innamorato della cultura popolare della sua città, si servì moltissimo, nella sua poesia, del dialetto catanzarese, che seppe usare con esiti artistici molto alti. Tirripitirri, raccolta pubblicata nel 1926 dall’editore Guido Mauro di Catanzaro, è il libro suo più famoso di poesia vernacolare catanzarese.
Fu anche conferenziere, narratore, storico, critico, e con le sue opere «ha illustrato ed esaltato la Calabria nei suoi uomini migliori, nelle sue incomparabili bellezze, nella gloria del suo passato, nella possibilità di un sempre migliore avvenire» (Chiodo, 1992).
Tra i suoi scritti in prosa si ricordano: Per la CalabriaCatanzaro d’altri tempi;Catanzaro, nido d’aquilaTerra di Calabria; Paesi e Paesaggi. Quest’ultimo libro, edito a Catanzaro nel 1925, è un vero inno alle bellezze paesaggistiche, storico-artistiche e archeologiche della nostra regione, da lui raccontate e descritte con grande garbo realistico e spirito di ammirazione. Nel volume di circa 300 pagine, sono passati in rassegna e stupendamente descritti «paesi e paesaggi» della Calabria, dai siti magnogreci di Crotone e di Sibari alle bellezze naturali dell’Aspromonte, dalla «vecchia Roscia» (Rossano) alla Corigliano «operosa e gentile».
È stato giustamente rilevato che in Patari «troviamo fuse in un certo senso le due anime della cultura catanzarese del secolo ineunte (900): quella positivistica e quella lirica» (Nisticò). Patari fu giornalista e poeta allo stesso tempo. Dal 1903 al 1905 si dedicò a «U monacheddu» giornale settimanale da lui fondato, diretto e completamente redatto con lo pseudonimo di «Patra Giuanni»Di tale foglio si vendevano a Catanzaro circa tremila copie, «tiratura notevole per quel tempo, che, da sola,vale a convincerci non solo dell’importanza del foglio, ma perfino della cultura generale della popolazione stessa di Catanzaro», come rileva giustamente il critico Nicola Caporale, che a Patari ha dedicato un acuto saggio nel suo libro Nove poeti calabresi, in cui, tra l’altro, scrive: «Da catanzarese egli sentiva come tutti i catanzaresi, ma aveva la virtù solitaria di cogliere a volo le note che l’ambiente offriva all’artista. All’artista sagace. Così Patari poté cogliere il vero come la vita lo disseminava per strade e piazze, per vichi e chiassuoli, dentro un magazzino o dentro una sala, da tabaccaio al barbiere. Tutto questo mondo catanzarese ce lo ammannisce con grazia e crudezza il poeta (…). Gusto raffinato, umorismo, pettegolezzo, si mescolavano e si sbriciolavano attraverso la scrittura di Giovanni Patari». Per Caporale, Patari «resta un poeta galantuomo, che vuol far ridere sui vizi e i modi dei suoi concittadini, e c’è riuscito. Ma è riuscito pure a tramandarci la sua città com’era. Egli amò Catanzaro e i Catanzaresi; e lo fa con una sua propria eleganza. Li piglia in giro, vi gioca a stuzzicare or questo, or quello, ma lo fa con mano leggera, senza gravare il bisturi, sorridendo: le figure vengono davanti con tanta naturalezza che hai l’impressione ch’egli lo faccia con sottile soddisfazione, come chi butta fuori una battuta e si compiace del ridere degli amici». Un altro studioso della cultura catanzarese di fine Ottocento e primo Novecento, Nisticò, ricorda che Patari dedicò un poemetto, ’U mulacchiunu, al leader socialista Enrico Mastracchi. In questo componimento – scrive Nisticò – «è di casa il paternalismo sociale, se non la deformazione ideologica, elementi entrambi di tanto socialismo filantropico fin de siècle (l’autore era in buoni rapporti con Edmondo De Amicis)».
Ad analizzare la poesia vernacolare di Patari è anche Carmine Chiodo che gli ha dedicato un ampio e lucido saggio storico-critico (L’attività letteraria e poetica di Giovanni Patari, 1992). Chiodo scrive che «nei tre anni di vita ‘U Monacheddu pubblicò circa trecento sonetti: una ricchissima galleria di ritratti, dove troviamo fissate persone di tutte le condizioni sociali e di tutti i mestieri». Per Chiodo «i versi de «U monacheddu» sono carichi di umorismo talmente mordace che gli si sarebbe dato mille volte dell’insolente». Patari collaborò anche al giornale cosentino «Cronaca di Calabria», fondato da Luigi Caputo nel 1895. In un suo articolo, apparso il 31 dicembre 1938 e intitolato Tra carte e ricordi. Luigi Siciliani, il giornalista catanzarese racconta di un incontro da lui avuto a Catanzaro col poeta Giovanni Pascoli, nella Villa Margherita, il quale gli chiese se conosceva il suo giovane amico Luigi Siciliani, poeta di Cirò. Patari rispose che non lo conosceva di persona ma che lo aveva letto  in molti articoli di giornali e riviste, e ammirandolo di più nel romanzo «Giovanni Francica». L’articolo continua con la delineazione di un “profilo” della personalità e dell’attività letteraria del poeta cirotano, che rivela in Patari notevoli doti di critico letterario.
Morì a Catanzaro nel 1948. Dopo la morte del poeta, la sorella Caterina raccolse le poesie del secondo periodo(1926-1943) in un volume intitolato La lanterna magica, che diede alle stampe nel 1950 presso la Tipografia Bruzia di Catanzaro. La sua città gli ha intitolato una strada del centro storico e una scuola media. (Franco Liguori) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Renato De Bella, La poesia dialettale in Calabria, Giuntina, Firenze 1959, pp. 108-114;
  • Sharo Gambino, Antologia della poesia dialettale calabrese, Carello, Catanzaro 1977, p. 42
  • Nicola Caporale, Nove poeti calabresi, Calabria Letteraria Editrice, Soveria Mannelli 1986, pp. 65-74;
  • Carmine Chiodo, L’attività letteraria di Giovanni Patari, in Poeti calabresi tra Ottocento e Novecento, Bulzoni, Roma, 1992, pp. 71-72;
  • Renato Nisticò, Poesia,scienza,società e istituzioni nel Novecento, in Catanzaro.Storia, cultura economia, a cura di Fulvio Mazza, Rubbettino, Soveria Mannelli 1994, pp. 280-284;
  • Pasquino Crupi, Storia della letteratura calabrese-autori e testi,vol. IV (Novecento), Periferia, Cosenza 1997, pp. 235-237;
  • Gustavo Valente, Dizionario bibliografico, biografico, geografico, storico della Calabria, Edizioni Geometra, Cosenza 2006, vol. V, pp. 151-53;
  • Carmela Galasso, Biografie di personaggi noti e meno noti della Calabria, Pellegrini, Cosenza 2009, p. 345;
  • Franco Liguori, Luigi Siciliani, un poeta e scrittore calabrese tra classicità e decadentismo, Corigliano Calabro, 2011, pp. 28-29;
  • Franco Liguori, La Corigliano di una volta nei ricordi del poeta e giornalista catanzarese Giovanni Patari, «Mondiversi», XVI, 2, 2016, pp. 18-19.
RSS
Facebook
Facebook
Twitter
Visit Us
YouTube
Instagram