Pelaia, Alfredo

Alfredo Pelaia [Limbadi (Vibo Valentia), 15 novembre 1887 – Flores (Buenos Aires), 30 agosto 1942]

Quarto di otto maschi e due femmine, Alfredo Angelo Pelaia (così è registrato nell’atto di nascita) era figlio di Francesco Saverio, calzolaio, e Maria Rosa Dimundo, filatrice, una modesta famiglia di Limbadi, piccolo centro del Vibonese, emigrata in Argentina all’alba del Novecento. Pelaia padre, chiuse la sua bottega di calzolaio che, come quelle di altri artigiani, era luogo di ritrovo dove la sera si faceva musica, e decise di andare a «fare l’America» in Argentina. Non è certo quando la famiglia s’imbarcò per andare oltreoceano e perché abbia scelto di installarsi e Mendoza. Molto probabilmente se ne andò nel 1901 o addirittura nel 1902 come qualcuno afferma, scrivendo di Alfredo che aveva circa 15 anni.
Degli otto figli maschi nati in Italia, sette hanno avuto a che fare con la musica popolare e classica (furono cantanti, musicisti, docenti nei conservatori, autori di canzoni di successo) e uno, che in Italia aveva frequentato il seminario diocesano di Nicotera, fu avvocato e poeta e non è escluso che abbia, in qualche modo, partecipato anche all’attività musicale degli altri fratelli. Si vuole che anche le due sorelle coltivassero la musica, ma su ciò non ci sono conferme certe. In effetti, dal 1902 al 1906 si fece notare il «Sexteto Pelaia», composto da Antonio (20 anni nel 1902), Giuseppe (18), Guglielmo (17), Alfredo (15), Emilio (10) e Attilio (appena 9).
Sono scarse le notizie sulla vita privata di Alfredo, ma con quarant’anni di attività ad alti livelli egli fu certamente il più noto al grande pubblico di tutta la famiglia. È stato cantante, chitarrista di talento e compositore prolifico, autore di musiche e canzoni di successo come la popolare samba «Los claveles mendocinos», considerata un simbolo del folklore mendosino e cantata anche dal mitico Carlos Gardel del quale Alfredo è stato amico, contribuendo con diverse canzoni al suo repertorio (Campana ).
Arrivato a Mendoza ancora ragazzo, Alfredo «assimilò con successo il modello tipico regionale e poté essere felice interprete della nostra canzone popolare» (Rodríguez e Moreno de Macía). Cantante di fama e prestigio, «occupa un posto speciale» tra gli artisti di quegli anni (Rudolph). Giunse alla notorietà mondiale per la sua feconda vena compositiva (Ostuni ) alla quale si devono valzer come il popolarissimo e struggente «Adios, adios», o come «Recuerdos» e «Ilusion», oltre a molti tanghi e melodie che hanno fatto epoca come «Rayito de Luna», «Canción Porteña» e «Por el Camino».Debuttò suonando il mandolino agli inizi del Novecento con il «Sexteto» di famiglia. Quindi con due giovani amici formò il trio «Los Mendocinos», valorizzando un ampio repertorio autoctono cuyano. Bella voce e belle canzoni, dalla seconda decade del XX secolo ha proseguito la propria carriera artistica a Buenos Aires dove ottenne la consacrazione del proprio talento artistico, e assieme al sanjuanino Saúl Salinas è oggi considerato un precursore della musica cuyana nella capitale porteña (Sánchez). Con il marchio Victor, la più importante casa musicale argentina, ha registrato dischi in diversi duetti vocali: Pelaia-Paolantonio, Pelaia-Catán, Pelaia-Pizarro, Pelaia-Tejeda de Ruiz, Pelaia-Donaldson, Pelaia-Carranza e il più popolare Pelaia-Italo. Il duo con Carlos Marambio Catán, come questi ha ricordato, è stato tra i più apprezzati in campo nazionale: «Con Alfredo Pelaia iniziammo un ciclo di trasmissioni alla radio e nel varietà con buon successo artistico ed economico giacché il mio compagno univa alla sua condizione artistica una formidabile capacità per gli affari, si faceva pagare bene» (Marambio Catán).
Degli altri fratelli musicisti, Emilio e Attilio si distinsero come violinisti, compositori classici e docenti nei conservatori; Antonio fu apprezzato direttore della «rinomata orchestra» folkloristica «Canzone di Napoli»; Dante, fu cantante di tango, paroliere e musicista; contaminato dal successo fu anche il fratello Guglielmo; Dante è stato autore di brani di successo; anche Vittorio, l’ultimo dei fratelli nati a Limbadi, fu un musicista e, a quanto pare, anche apprezzato (collaborò anche con Dante e assieme scrissero, tra l’altro, la canzone «Ella es la Reina») (Morales Guiñazú).
«Grande per l’arte; grande per l’Italia e l’Argentina», come ha scritto il direttore del periodico «Il Mezzogiorno d’Italia» di Buenos Aires, Giovanni Castello, introducendo la pubblicazione di una poesia scritta da Giuseppe Pelaia in ricordo del fratello scomparso, Alfredo Pelaia, «ha lasciato un nome illustre ed un patrimonio artistico musicale di alto è riconosciuto valore».
Morì improvvisamente a Flores all’età di 55 anni. (Pantaleone Sergi) © ICSAIC

Nota bibliografica

  • Prof. Attilio Pelaia, «Il Mezzogiorno d’Italia» (Buenos Aires), 24 maggio 1932;
  • Mo Antonio Pelaia, «Il Mezzogiorno d’Italia», 1 aprile 1942.
  • Nota del Direttore a Josè Pelaia,  Hablando con mi hermano Alfredo, «Il Mezzogiorno d’Italia», novembre 1942;
  • Fernando Morales Guiñazú, Historia de la cultura mendocina, Best hermanos, Mendoza 1943, p. 467
  • Carlos Marambio Catán, El tango que yo viví. 60 años de tango, Editorial Freeland, Buenos Aires 1973, p. 159;
  • Ricardo A. Ostuni, Tango. Voz cortada de organito: la inmigración italiana y su influencia, Lumière, Buenos Aires 2005, p. 94
  • Octavio SánchezIntersecciones sociales en la circulación y recepción de Carlos Montbrun Ocampo, in «Huellas, Búsquedas en Artes y Diseño» (Mendoza), 6, 2008, p. 194 (n. 2);
  • Carlos Campana, El amigo mendocino de Carlos Gardel, «Los Andes», 8 luglio 2010;
  • Pantaleone Sergi, Una famiglia di artisti da Limbadi a Mendoza, in Vittorio Cappelli, Giuseppe Masi e Pantaleone Sergi (a cura di), La Calabria dei migranti, «Rivista Calabrese di Storia del ’900», 2 (numero monografico), 2014, pp. 61-70.

Nota archivistica

  • Archivio Comune di Limbadi, Registro delle nascite, 1887.
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